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MA È UN UOMO?

5 Marzo 2019 , Scritto da Costantino Delfo Con tag #costantino delfo, #racconto, #vignette e illustrazioni

 

 

 

 

Ma è un uomo? Molti se lo chiedevano, vedendola passare. Le sue forme opulente ricordavano un aspetto giunonico. Era una bella bionda, alta, ben fatta, dalle curve esuberanti, una donna matura, sui quarant’anni; il suo viso aveva tratti regolari e delicati con un naso aquilino e i grandi occhi neri, fortemente marcati dal rimmel, denotavano un temperamento focoso. Aveva un passo giovanile che indicava vigore e agilità insieme. Indossava dei jeans scoloriti, sgualciti o anche stracciati, alla moda, ma sempre molto attillati tanto che il suo culo prorompente sembrava voler lacerare il tessuto. Quella esuberante femminilità contrastava però con la sua voce cupa, baritonale e tuttavia attraente per una donna ma di più per un uomo, quale davvero lui era.

Io Gianni lo conoscevo bene, da bambini abitavamo nello stesso palazzo e spesso lui veniva a casa mia e io andavo a casa sua. Stessa scuola, io alla F, lui nella C. Poi, più avanti, si giocava insieme a calcetto e a tennis e vi assicuro che alle docce si vedeva bene che era un uomo. Poi negli anni di Università ci siamo persi e ieri, camminando in fretta a testa bassa, ci sono andato a sbattere. I nostri volti stavano quasi a scrosciarsi e stavo per dire: “mi scusi” ma quegli occhi anche se imbellettati erano a me ben noti e sono rimasto lì a fissarlo/a, imbambolato. “Ciao”, m’ha detto col suo vocione. “Ciao Gianni”, gli ho risposto e stavo per dargli una manata sul braccio, ma mi son trattenuto. Non sta bene dar sventole alle donne. Gli ho sorriso ma lui/lei sempre serio/a mi ha preso a braccetto e m’ha detto: “Vieni, andiamo al bar”. Non capita spesso d’andare per via abbracciato a una bionda come lei/lui che, per giunta, è un tuo amico d’infanzia. Ci siamo seduti in un angolino appartato e ci siamo guardati. Lei/lui aveva la stessa espressione contrita di allora, quando il preside della scuola ci sorprese a ‘giocare’ con Mara. Gianni cominciò così: “Lei odia gli uomini, ama le donne e io l’amo” m’ha detto. L’ho fissato con aria interrogativa. “Ama un’altra” ha continuato e aveva già gli occhi lucidi. Io, sempre zitto, non sapevo che dire. “Mi sono travestito per starle vicino, capisci?” Venne il cameriere: “Desiderano?” “Un whisky”, disse Gianni. “Due”, dissi io.

 

Illustrazione di Costantino Delfo

 

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L'oroscopo letterario di Marzo

4 Marzo 2019 , Scritto da Loredana Galiano Con tag #loredana galiano, #astrologia

 

 

 

 

 

Bellissimo questo mese dove il 20 di Marzo irrompe la Primavera con l’entrata del Sole nel segno dell’Ariete, e non solo!

Un’altra importante ed eclatante è l’entrata DEFINITIVA di Urano nel segno del Toro;

  •  il 2 di Marzo Venere entra in Aquario e il 27 dello stesso mese entra nel segno dei Pesci;
  •  Mercurio fa un anello di sosta nel segno dei Pesci.

Si forma così un bellissimo ed emotivo stellium nel segno dei Pesci a regalar fantasia, emozioni e sensibilità ai nativi dei segni d’Acqua: Cancro, Scorpione e Pesci!

  • Marte smuove gli animi pacati in Toro fino alla fine del mese, poi il 31 trasloca nel segno dei Gemelli;
  • Saturno e Plutone confermano il loro potere in Capricorno;
  • Giove dispensa fortuna nel segno del Sagittario.

 

ARIETE:  21/3 – 20/4:  benvenuta primavera!

Che bello il vostro entusiasmo, motore primo della vostra vita, della voglia di muovervi, di cambiare, di girare pagina con quanto non vi soddisfa, alimentando positivamente ogni iniziativa che vorrete sfidare.

Un classico da rileggere: “Robinson Crusoe” di Daniel Defoe.

 

TORO: 21/4 – 20/5:  benvenuto Urano!

Si dice che voi non amiate i cambiamenti, più che cavalcarli, voi li subite! Questa volta, le cose sono diverse, la vostra vita la vedete con le lenti colorate, in modo rivoluzionario, con effetti speciali, acchiappando al volo occasioni fortunate e soprattutto azzeccate.

Un classico da rileggere: “Il libro della giungla” di Rudyard Kipling.

 

GEMELLI: 21/5  -  21/6:  una ventata di freschezza

Potreste davvero sentirvi sfiniti, ma è solo una vostra sensazione, che vi costringe a mettere i piedi per terra e volare basso. Meno male che Venere c’è e vi aiuta a sollevare il vostro morale, solleticando la vostra parte adolescenziale senza sentirvi in colpa.

Un classico da rileggere: “Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello.

 

CANCRO:  22/6 – 22/7:   cambiamenti inaspettati

Finalmente, dopo anni di stagno e ristagno, Urano irrompe nella vostra vita e regala una ventata di aria fresca e rigeneratrice, si profilano all’orizzonte cambiamenti indovinati, scelte importanti e le certezze affettive che cercavate.

Un classico da rileggere: “Odissea” di Omero.

 

LEONE:  23/7 – 23/8: ruggite forte!

Siete generosi e magnetici, attraenti e ottimisti, pronti per far diventare i vostri sogni realtà? Fidatevi delle vostre intuizioni, lasciate respirare le vostre emozioni che vi guidano lontano.

Un classico da rileggere: “Le confessioni di un italiano” di Ippolito Nievo.

 

VERGINE: 24/8 – 22/9:   quasi tutto il cielo è dalla vostra parte!

A parte qualche sgambetto di Giove, avete davvero tutto dalla vostra parte, chiedete la Luna e vi sarà dato. Chiedete di andare su Marte e un atollo per voi è pronto per decollare. Beh, forse state esagerando un po’!

Un classico da rileggere: “La certosa di Parma”  di Stendhal.

 

BILANCIA: 23/9 – 22/10:  un po’ più di leggerezza

Si profila un periodo interessante, quasi magico, quasi medianico. Un periodo di grandi trasformazioni interiori, di esperienze spirituali, un avvicinamento ad altre culture, fatto di studi e di conoscenze.

Un classico da rileggere: “Novelle” di Giovanni Verga.

 

SCORPIONE: 23/10 – 22/11:  di tutto e di più

Successo creativo, intuito geniale, idee prodigiose, progetti fruttuosi, complice un dialogo convincente che promette fuochi d’artificio. Potete darvi alla pazza gioia!

Un classico da rileggere:  “Eneide” di Virgilio.

 

SAGITTARIO:  23/11 – 21/12:  nessun ostacolo in vista!

Entusiasmo, edonismo, benessere e pensiero positivo vi illuminano di simpatia e di generosità, di gratificazione e successo, di creatività e di ingegno, di ricchezza e di grandi traguardi.

Un classico da rileggere: “Storia di una capinera” di Giovanni Verga.

 

CAPRICORNO:  22/12 – 20/1:  arriva il tempo non delle mele, ma delle svolte!

Inaspettati desideri solleticano la vostra voglia di lavorare, ma anche di fare l’amore, di dare una grande svolta alla vostra personalità, al vostro modo di fare, alla voglia di stare nel mondo.

Un classico da rileggere: “Ventimila leghe sotto i mari” di Jules Verne.

 

AQUARIO: 21/1 – 19/2:  tutto in sintonia

Non vi resta che ridere!!! Vi aspetta un periodo fortunato, pieno di novità nell’ambito della carriera, in amore, in affari, insomma ora gira tutto per il verso giusto, finalmente!

Un classico da rileggere:  “Le avventure di Huckleberry Finn” di Mark Twain.

 

PESCI:  20/2 – 20/3:  delle belle rivincite!!

Un ottimo antidoto suggerito da Saturno è un pizzico di sano egoismo che riporti gli equilibri nella tua vita affettiva e professionale, a volte basta poco per far scivolare qualche turbamento emotivo.

Un classico da rileggere: “Guerra e Pace” di Lev Tolstoj.

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Poesie di Valentina Casadei

3 Marzo 2019 , Scritto da Valentina Casadei Con tag #valentina casadei, #poesia

 

 

 

 

Immaginai la vita

Come donna

Le diedi un corpo piccino

Di fata

Un naso grande

Di strega

E due grandi occhi

Una domanda.

 

 

 

Te, nel cielo

nell’ignominia del dolore

guardi in basso

M’osservi vivere,

muovere l’arto destro

camminare sui piedi stanchi

M’osservi osservarti

implorare il cielo d’assottigliarsi

la troposfera di scomparire,

per avvicinarci

M’osservi piangerti

macchiare di nulla i cuscini

nell’attesa d’allontanare

tutti i tuoi aliti di pensiero

E nell’imparità del fato

sei il dubbio

il miracolo dell’eventualità

Te, nel cielo

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Dies irae

2 Marzo 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #poesia, #musica

 

 

 

Il dies irae, il giorno dell’ira, o del giudizio, è una sequenza, cioè un componimento musicale liturgico, attribuito a Tommaso da Celano.

Era usato soprattutto nelle liturgie francescane e domenicane ma l’uso nei messali divenne universale sulla fine del quattrocento.

Celebri musicisti, fra i quali Cherubini, Donizetti, Dvorăk, Berlioz, Mahler, hanno accompagnato il testo, ma i più famosi sono Verdi e, soprattutto, Mozart.

 

The dies irae, the day of wrath, or of judgment, is a “sequence”, that is, a liturgical musical composition, attributed to Tommaso da Celano.

It was used mainly in the Franciscan and Dominican liturgies but the use in the missals became universal in the late fifteenth century.

Famous musicians, including Cherubini, Donizetti, Dvorăk, Berlioz, Mahler, accompanied the text, but the most famous are Verdi and, above all, Mozart.

 

Dies ìrae, dìes ìlla,

Solvet seclum in favìlla,

Teste David cum Sybìlla.

 

Quantus tremor est futùrus,

Quando Iùdex est ventùrus,

Cuncta stricte discussùrus.

 

Tuba, mirum spargens sonum,

Per sepùlchra regiònum,

Coget omnes ante thronum.

 

Mors stupèbit et natùra,

Cum resùrget creatùra,

Iudicànti responsùra.

 

Liber scriptus proferètur,

In quo totum continètur,

Unde mundus iudicètur.

 

Iudex ergo cum sedèbit,

Quidquid latet apparèbit,

Nil inùltum remanèbit.

 

Quid sum miser tunc dictùrus?

Quem patrònum rogatùrus,

Cum vix iùstus sit secùrus?

 

Rex tremèndae maiestàtis,

Qui salvàndos salva gratis,

Salva me, fons pietàtis.

 

Recordàre, Iesu pìe,

Quod sum càusa tuae vìae,

Ne me perdas ille dìe.

 

Quaerens me, sedìsti làssus;

Redemìsti crucem pàssus;

Tantus labor non sit càssus.

 

Iùste Iùdex ultiònis,

Donum fac remissiònis,

Ante dìem ratiònis.

 

Ingemìsco tamquam rèus;

Culpa rubet vultus mèus;

Supplicànti parce, Dèus.

 

Qui Màriam absolvìsti,

Et latrònem exaudìsti,

Mihi quoque spem dedìsti.

 

Preces meae non sunt dìgnae,

Sed tu bonus, fac benìgne,

Ne perènni cremer ìgne.

 

Inter oves locum praesta,

Et ab haedis me sequèstra,

Stàtuens in parte dèxtra.

 

Confutàtis malèdictis,

Flammis àcribus addìctis,

Vòca me cum benedìctis.

 

Oro supplex et acclìnis;

Cor contrìtum quasi cinis;

Gère curam mei fìnis.

 

Lacrimòsa dìes ìlla,

Qua resùrget ex favìlla,

 

Iudicàndus homo rèus,

Hùic èrgo pàrce Dèus;

 

Pìe Ièsu Dòmine,

Dòna eis rèquiem. Amen.

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Poesie di Valentina Casadei

1 Marzo 2019 , Scritto da Valentina Casadei Con tag #valentina casadei, #poesia

 

 

 

 

Ti dedichi,

con cura,

al peso delle piume

Detieni i diritti dei cieli

linea diretta alle stelle,

che unisci

come puntini senzadio,

sparsi a manciate goffe

da mani di contadini

che trovano casa ai semi

 

Sono un disastro sbiadito

Un errore dall’alto

Un dito puntato

Sono un enorme rimpianto

Sono un fiume nel mare

il fluttuare dell’onda

l’annegare del sordo

Sono un navigante disperso

 

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La letteratura incontra la moda con “La Diva Simonetta” a Siracusa

28 Febbraio 2019 , Scritto da Giovanna Strano Con tag #giovanna strano, #moda, #storia, #personaggi da conoscere, #pittura

La letteratura incontra la moda con “La Diva Simonetta” a Siracusa

 

 

 

 

Appuntamento culturale di rilievo a Siracusa con la presentazione del romanzo La Diva Simonetta – la sans par di Giovanna Strano, Aiep Editore. L’evento ha coniugato la presentazione dell’opera letteraria con la moda, abbinando al romanzo, incentrato sulla vera storia della Venere del Botticelli, un abito strepitoso realizzato dalla stilista Gisella Scibona, autrice di numerosi capi nell’ambito di Art Couture. Lo scenario della splendida Piazza Duomo ha fatto da coronamento a un evento magico, che ha incantato il pubblico coniugando vari linguaggi artistici. La voce dell’attore Francesco Di Lorenzo ha portato gli spettatori direttamente dentro il romanzo, coinvolgendo attraverso un’immersione totale nella narrazione.

L’ultima novità letteraria dell’ormai affermata scrittrice siracusana Giovanna Strano, nonché dirigente scolastico dell’Istituto “Antonello Gagini”, ha raccolto il consenso dei lettori a Milano, Bologna, Rimini, Torino e, per ultima, Siracusa nell’elegante cornice del Salone di Palazzo Vermexio. Si tratta del romanzo storico La Diva Simonetta – la sans par, AIEP Editore, pubblicato da qualche mese e già in vetta alle classifiche.

L’evento, patrocinato dal Comune di Siracusa e, in particolare, dall’Assessorato alla Cultura, è stato introdotto dall’Assessore alla Cultura Fabio Granata, dalla presidente dell’Associazione Fildis Elena Flavia Castagnino, dal docente e artista Nino Sicari e dalla stessa autrice.

L’opera è centrata sulle opere di Sandro Botticelli e ci svela, con uno stile coinvolgente e appassionante, i segreti della Primavera del Botticelli e degli altri capolavori del ‘400, narrando la storia, poco conosciuta, della splendida Simonetta Cattaneo Vespucci, immortalata nelle opere di Sandro Botticelli, del Ghirlandaio, di Benozzo Gozzoli e altri maestri.

La bellissima Simonetta diventa, attraverso i tempi, una musa immortale di bellezza. Lo scenario è la Firenze rinascimentale della seconda metà del ‘400, quella di Lorenzo de’ Medici, un’epoca storica singolare per la ricchezza culturale e l’effervescenza politica che connotano la fioritura dei Comuni e delle Signorie.

L’esuberanza artistica della società del tempo fa da coronamento a una storia vera, celata nei documenti del periodo sepolti in archivi e biblioteche, e velata in molte opere d’arte e nei componimenti letterari dei cantori del tempo, come Agnolo Poliziano, Tommaso Sardi, Bernando Pulci e lo stesso Lorenzo il Magnifico.

Simonetta è la musa ispiratrice del maestro Botticelli, al punto che il pittore esprimerà il desiderio di essere sepolto ai suoi piedi. E proprio l’avvenenza della giovane ne costituirà anche motivo di sventura, in quanto la renderà preda della malvagità e della cupidigia umana. Simonetta morirà nel 1476 all'età di soli ventitré anni. Gli artisti del tempo restituiscono al mondo una figura destinata a divenire immortale attraverso i tempi; per tutti noi resterà in eterno la sans par.

A coronamento dell’evento la docente e artista Angela Gallaro Goracci ha introdotto i lavori degli studenti nella realizzazione della copertina della pubblicazione.

 

 

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Poesie di Valentina Casadei

27 Febbraio 2019 , Scritto da Valentina Casadei Con tag #valentina casadei, #poesia

 

 

 

 

 

Abbiamo visto arrivare la notte

con lo scoppio di tutti i tuoi ordigni

che frantumavano il rantolo dei ricordi

e seguivano le mappe dello splendore

Abbiamo visto arrivare la notte

nella disperazione dell’abbandono

in quell’eremo dove dimora

la mia pietà verso la tua dottrina

Abbiamo visto arrivare la notte

ad occhi aperti, nel buio

nella beatitudine dei tuoi respiri

pieni di senso e di colore chiaro

 

 

 

Il mattino per le stelle

la fame per le fauci

il passo dell’inerzia

Sei pioggia su giacca

sei quella parola che non dico

Misconosci le regole del vuoto

e l’eternità ti aspetta fra i respiri

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Read different

26 Febbraio 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #corsi, #eventi

 

 

 
 
 
 
Da marzo ad aprile, a Roma, il nuovo corso di West Egg 
per aspiranti scrittori, redattori, editor
 

 
R e a d   d i f f e r e n t !

 

Come si valuta un libro? 
Cosa vuol dire leggere "professionalmente" un romanzo? 
Quali le strategie per far fronte alle nuove esigenze del lavoro redazionale mentre le case editrici tendono a esternalizzare ruoli e figure cruciali preposti allo scouting letterario?  
                                             
Il corso Leggere Per ripercorre quel viaggio circolare che gli addetti ai lavori compiono intorno a un unico centro, un unico gesto, causa e fine della loro attività: leggere.
Valutare un testo o scriverlo significa infatti collocarsi in punti diversi del medesimo cammino. 


Da quell'infinita Biblioteca ideale che tutti abbiamo intorno inizia il viaggio sia del redattore sia dello scrittore per garantire il destino editoriale di un testo o crearlo da zero e tornare così al punto di partenza, alimentando il serbatoio di riferimenti, voci e parole chiamato Letteratura. Confrontarsi con questa Biblioteca ideale, fatta di speranze e nuove proposte, di canone e tradizione, e di tutto ciò che sta in mezzo, significa leggere. Leggere diversamente.
 

Dove • sede di WestEgg, viale delle Milizie 34, a due passi dalla fermata Lepanto. Roma 
Quando • 1 incontro a settimana, il giovedì dalle 19,00 alle 21,00 dal 7 marzo 
Docenti • Christian Soddu, Fabrizio Patriarca. Laboratorio: Matteo Sarlo

 

 


Chi abita fuori Roma potrà seguire il corso via Skype
inoltre la registrazione video di ogni lezione
 
sarà disponibile poche ore dopo la sua conclusione 
 
 

 

 

 

Calendario 
info e costi 
info@westegg.it

 
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Stabat Mater

25 Febbraio 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #poesia, #musica, #luomodelsorriso

 

 

 

 

Lo Stabat mater, letteralmente “stava la madre”, è una preghiera in latino del XIII secolo, attribuita a Jacopone da Todi. Il ritmo è già quello del latino medievale e ne sono state fatte alcune versioni liturgiche e anche una in italiano dell’ottocento.

 

Addolorata, in pianto

la Madre sta presso la Croce

da cui pende il Figlio.

 

Immersa in angoscia mortale

geme nell’intimo del cuore

trafitto da spada.

 

Quanto grande è il dolore

della benedetta fra le donne,

Madre dell'Unigenito!

 

Piange la Madre pietosa

contemplando le piaghe

del divino suo Figlio.

 

Chi può trattenersi dal pianto

davanti alla Madre di Cristo

in tanto tormento?

 

Chi può non provare dolore

davanti alla Madre

che porta la morte del Figlio?

 

Per i peccati del popolo suo

ella vede Gesù nei tormenti

del duro supplizio.

 

Per noi ella vede morire

il dolce suo Figlio,

solo, nell'ultima ora.

 

O Madre, sorgente di amore,

fa' ch'io viva il tuo martirio,

fa' ch’io pianga le tue lacrime.

 

Fa' che arda il mio cuore

nell’amare il Cristo-Dio,

per essergli gradito.

 

Ti prego, Madre santa:

siano impresse nel mio cuore

le piaghe del tuo Figlio.

 

Uniscimi al tuo dolore

per il Figlio tuo divino

che per me ha voluto patire.

 

Con te lascia ch'io pianga

il Cristo crocifisso

finché avrò vita.

 

Restarti sempre vicino

piangendo sotto la croce:

questo desidero.

 

O Vergine santa tra le vergini,

non respingere la mia preghiera,

e accogli il mio pianto di figlio.

 

Fammi portare la morte di Cristo,

partecipare ai suoi patimenti,

adorare le sue piaghe sante.

 

Ferisci il mio cuore con le sue ferite,

stringimi alla sua croce,

inèbriami del suo sangue.

 

Nel suo ritorno glorioso

rimani, o Madre, al mio fianco,

salvami dall’eterno abbandono.

 

O Cristo, nell'ora del mio passaggio

fa' che, per mano a tua Madre,

io giunga alla mèta gloriosa.

 

Quando la morte dissolve il mio corpo

aprimi, Signore, le porte del cielo,

accoglimi nel tuo regno di gloria.

 

Amen.

 

Lo Stabat Mater è anche una melodia gregoriana. Fu abrogata dal Concilio di Trento e poi reintrodotta nella liturgia nel 1727 da papa Benedetto XIII.

Ha ispirato oltre quattrocento compositori. Le versioni più famose sono quelle di Scarlatti, Vivaldi, Verdi, Rossini, Haydn, Salieri, Boccherini ma, soprattutto, di Pergolesi.

 

Colgo l'occasione per ricordavi il mio personale Stabat, nel capitolo 18 de L'uomo del sorriso.

 

 

The Stabat mater, literally "stood the mother", is a Latin prayer of the thirteenth century, attributed to Jacopone da Todi. The rhythm is already that of medieval Latin and some liturgical versions have been made and also one in Italian of the nineteenth century.

Stabat Mater is also a Gregorian melody. It was repealed by the Council of Trent and then reintroduced into the liturgy in 1727 by Pope Benedict XIII.

It has inspired over four hundred composers. The most famous versions are those of Scarlatti, Vivaldi, Verdi, Rossini, Haydn, Salieri, Boccherini but, above all, of Pergolesi.

I take this opportunity to remind you of my personal Stabat, in chapter 18 of The Man of the Smile.

 

 

«Jeshu… Jeshu…»

Chiamava suo figlio appeso sulla croce, Maria di Nazareth, col dolce nome dell’infanzia. «Jeshu…» Poterlo strappare da lassù, stringerlo ancora fra le braccia come quando era bambino, riscaldarlo, asciugargli le lacrime di sangue che gli rigavano il volto. La sua mente di madre vacillava, aveva un macigno da sollevare a ogni respiro doloroso quanto i respiri del figlio. Temeva di vederlo morire e, insieme, lo desiderava come non aveva mai desiderato altro in tutta la sua vita.

Si era levato vento, la pelle di suo figlio, tormentato dalla febbre, s’increspava di brividi. Yeshua’ fece uno sforzo per sollevarsi, per respirare, ma il movimento gli strappò un lamento.

“Muori, figlio mio, ti prego, non lottare”.

I singhiozzi l’avevano squassata fino a sfinirla, ora non aveva più lacrime, solo un orrore fondo e nero che la invadeva da capo a piedi. Ogni pezzo di lei era lassù, insieme al figlio sulla croce; soffriva con lui, agonizzava con lui.

Yeshua’ emise un gemito, la testa gli ciondolò sul petto, perse conoscenza e questo fu un conforto per la madre. Mentre pregava Dio che facesse morire in fretta il suo ragazzo, si abbandonò ai ricordi, consapevole che, da quel momento in poi, sarebbero stati l’unica cosa che avrebbe avuto di lui.  

Il vento del deserto era lo stesso quando Yeshua’ era nato, come se un cerchio si stesse chiudendo. Ricordava le pareti pietrose della grotta, il pavimento macchiato di sangue, Yosef che, con le ginocchia, premeva sul suo ventre per aiutarla a spingere. Ricordava l’odore di stalla, il fiato caldo del bue, la mangiatoia nella quale aveva adagiato il bambino, maledicendo l’ostessa che non li aveva accolti. Ricordava il calore delle braccia di Yosef, ansimante e sudato, che stringevano lei e il piccolo appena nato. «Ora siamo una famiglia, Maria» le aveva detto. «Sei stata brava».

Più di ogni altra cosa, ricordava il primo istante in cui aveva stretto a sé il bambino. Il corpicino si era adattato subito all’incavo delle sue braccia, Yeshua’ si era acciambellato contro di lei come fosse ancora nel suo grembo, le piccole labbra avevano cercato il capezzolo. Lei aveva tastato con le mani ogni parte del piccolo corpo, aveva posato la guancia sul ventre per sentirne il calore, aveva annusato l’odore per imprimerselo dentro, riconoscendolo poi per sempre, sentendo che quella era la perfezione, che lei era venuta al mondo per dare la vita a lui. Dopo, niente era più stato come in quell’istante. Solo distacco, lontananza, freddezza.

Oggi, ai piedi della croce, l’amore che provava per suo figlio era così grande che non bastava un cuore solo a contenerlo. E il suo cuore di madre ora stava esplodendo, pompava sangue all’unisono col cuore del figlio, accompagnandolo, respiro dopo respiro, fino all’ultimo soffio di vita. (Da L'uomo del sorriso di Patrizia Poli pagina 222)

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Valentina Casadei, "Tormento fragile"

23 Febbraio 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #poesia, #valentina casadei

 

 

 

 

Tormento fragile

Valentina Casadei

Bertoni Editore, 2018

pp 79

12,50

 

Tormento Fragile, di Valentina Casadei, è una silloge di belle poesie, scritte da una venticinquenne che ha dimestichezza non solo con le parole ma anche con le emozioni, affrontate con la saggezza di una persona molto più anziana. L’amore, la nostalgia, il ricordo, la paura del tempo che passa e della morte, il ripiegamento su se stessi, hanno anche qui lo scopo che tutta, o quasi tutta, la poesia dovrebbe avere, cioè arginare e incanalare l’emotività, rendendola sopportabile. Insomma, condividere diventa uguale a dominare e controllare.

Si tratta per lo più di dialoghi al femminile, con un interlocutore che varia di volta in volta, un tu che diventa noi ma anche io, per guardarsi dentro senza sconti. E questo parlare all’altro da sé indica il bisogno estremo di contatto, di apertura, ovvero il contrario del “ripiegarsi come una salamandra”, ed è ciò che aiuta a considerare la paura “solo una parola.”

Il linguaggio della Casadei è ermetico ma lo è in modo semplice e scorrevole. Proprio nelle frasi più comuni e prosastiche si annida la suggestione: “Incontriamoci da qualche parte /stasera”, “e hai regalato ai vivi /la cura che diamo ai morti”,

Liriche brevissime, brevi o più lunghe, senza un titolo che le definisca o contenga. C’è parecchia solitudine, “mi ripiego/come una salamandra magra”, dovuta anche all’atteggiamento ostile di alcuni, e c’è paura della morte, contrastata da un provvidenziale elan vital che si spera non venga mai a mancare: “spero che non finisca mai / questa mia vitale spinta”.

La conclusione è che esistere è fine a se stesso, ma ciò non deve spaventare, piuttosto farci apprezzare certi “orizzonti” che gli amanti “non si stancano di rimpiangere”.

Ci vuole coraggio per affrontare l’esistenza così com’è, con tutti i chiaroscuri, comprendendola senza edulcorarla ma nemmeno respingerla perché, in questa dimensione così materiale e terrestre, si può comunque ravvisare lo spirito che anima e pervade tutto, unito ad  un amore carnale/ filiale/ amicale che consola: “Sei una parola di petali, dolce.”

Concludo riportando una poesia, particolarmente bella:

 

Ti prendo come poesia.

I tuoi versi sono capelli

Uniti in strofe di trecce.

Ed ecco che l’allitterazione dei  tuoi sospiri

Sfida il vento.

Ma tu, poesia da foglio di carta,

ti involi con lui.

Paladina dell’alba.

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