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La Cantina Multiforme

6 Maggio 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

Crispin riconobbe lo stanzone, esitò un momento, poi prese Deia per il polso e la tirò verso il varco – finché furono dentro. Allora la parete crollata, o sparita, si ricompose dietro di loro.

Erano fuori dal labirinto. Erano nella cantina di casa Arlanovich. O in una delle sue tante conformazioni ed espressioni. Questa specifica porzione ricordava bene di averla sognata. Una stanza umida, vuota, a parte alcuni piccoli mucchi di detriti. Erano nella semioscurità.

La condusse all'altra estremità, dove dei gradini portavano verso una stretta apertura sul soffitto, da cui trapelava della luce. Riuscì a issarsi e aiutò Deia a salire.

L'apertura si chiuse a sua volta.

«Cosa succede?»

«Non lo so. Ma è la mia cantina. Siamo al sicuro. Per il momento. Immagino sia un'altra invenzione di mio padre Pyotr. Una che credevo di aver solo sognato. Come la Torre Mobile. La nostra cantina è come un serpente che si snoda fuori dalle regole dello spazio-tempo. Si allunga, si restringe e si torce a piacimento. Ma a piacimento di chi?»

«È il discorso più lungo che ti abbia sentito fare» osservò lei.

Erano in un'altra porzione onirica. Qui c'erano scaffali ricolmi di oggetti, giornali antichi dotati di prime pagine di polvere, hardware obsoleto da cui fili pendevano come tentacoli intrecciati di ragnatele. Ninnoli, tazze, caraffe, brocche, pupazzetti. Componenti elettronici, transistor, microchip. Fusibili, sparsi liberi sui ripiani. Vecchi poster ormai fusi con le pareti dall'umidità. Scatole slabbrate di giochi da tavolo, schermi ciechi, cassette consumate da cui spuntavano fogli di carta vergati di diagrammi, formule e altri geroglifici. Scheletri di misteriosi macchinari appoggiati ai muri. Entrando in altri varchi, percorrendo passaggi, arrampicandosi per altri gradini e scale, arrivarono in un ambiente pulito, moderno e confortevole.  Vi erano mattonelle, piastrelle, tecnologia, un frigorifero. «Tutto questo non dovrebbe esistere» mormorò Crispin. «Era il rifugio che sognavo, in cui io e i miei potevamo andare a ripararci, in caso di guerra».

Deia intanto aveva aperto lo sportello del frigidaire e stava scrutando dentro, il viso illuminato dalla lampadina interna.

«Sai, ti avevo scritto.»

Lei si girò verso di lui e lo guardò per un momento. «È proprio il tuo giorno loquace questo. Fammi pensare a quale delle tipologie appartieni»

«Non importa. In realtà non sono davvero un ammiratore. Tentavo di convincermi di esserlo.»

«Meglio così. Significa che non correrò rischi. Anche se non è chiaro perché volessi esserlo».

«Era solo il tentativo di appigliarmi a un sogno. Per avere qualcosa con cui orientarmi. Ti scrivevo sciocchezze poetiche. Ti scrivevo che potevi salvarmi. Ma non lo credo realmente. Semplicemente, non avevo di meglio da fare».

«Capisco» rispose lei. Era della tipologia dei sognatori depressi, concluse.

«Ti guardavo, la luce elettrica sul volto. E ti ho vista irreale di nuovo».

Deia aveva passato l'infanzia in un orfanotrofio. Era aliena. Ed era l'unica sirena. Si sentiva diversa, e si isolava. Non aveva il completo controllo della propria metà inferiore, che a volte – quando era particolarmente nervosa – tornava ittica e squamosa all'improvviso, facendola scivolare per terra tra le risate degli altri orfani – tra i quali vi erano altri extramondani, più normalmente dotati di ventose, tenagliette o carapaci. «Pesce!» le gridava schernosamente qualcuno. Sapeva cosa significava essere differenti. Essere tristi. Preferiva starsene in disparte. Osservava gli altri, durante le pause di gioco, lo sviluppo delle loro amicizie attraverso il tempo. Le erano familiari bambini che invece non la consideravano, di cui seguiva le azioni e relazioni – senza interagire. Era come un'entomologa affezionata. Quella conoscenza a distanza le permetteva di sviluppare affettività senza correre il pericolo di venire delusa da un rifiuto. Rifiuto che l'avrebbe solo inaridita, le avrebbe reso tutto il mondo inviso, nemico. Questo stratagemma le permetteva di coltivare un piccolo ritaglio fiorito in un deserto, arginando quest'ultimo. Tenendo a bada le ineluttabili formiche della psicosi o dell'autismo, sperando che qualcuno prima o poi sarebbe accorso in aiuto. O non le sarebbero rimasti che i simulacri interiori dei propri genitori, con cui si sarebbe definitiva chiusa dentro sé stessa.

Un Natale, qualcuno di particolarmente arguto sentenziò: «Gli ospiti sono come il pesce: dopo tre giorni puzzano. A parte Deia, che puzza di pesce fin da subito! Pesce, pesce pe...». Non fece a tempo a finire l'ultima reiterazione perché la bocca gli fu serrata da un simpatico scappellotto. Gliel'aveva bonariamente quanto efficacemente elargito Babbo Natale, con la sua ben nota generosità.

«Sei sicuro che non sia il fetore del tuo cervello andato a male?» gli chiese con un rubicondo sorriso. Non è chiaro? Non era un Babbo Natale qualsiasi. Era Babbo Naziale.

 

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I terremoti della Sicilia

5 Maggio 2019 , Scritto da Laura Nuti Con tag #laura nuti, #miti e leggende

 

 

 

 

Ascoltammo in silenzio questo lungo racconto che scher­niva gli dèi e l’amato padre Giove. Quando la superba princi­pessa tacque, fu la volta di Calliope, la nostra cara sorella: a lei affidammo il compito di gareggiare per tutte.

Calliope raccolse le lunghe chiome in un tralcio d’edera e, con voce melodiosa, intonò questo canto:

Cerere, la dea della terra, fece agli uomini doni straordinari: insegnò loro a usare l'aratro, fece nascere il grano e i dolci frutti, stabili le leggi! Cerere è una dea molto potente e per celebrarla, narrerò come sua figlia divenne regina del­l'Averno: spero che il mio canto sia degno di lei. Prima, però, voglio terminare una storia di cui è stato detto solo l’inizio ...

«C’è una grande isola, la Sicilia. Essa posa sulle spalle del gigante Tifeo, che osò assalire la dimora degli dèi. Ci fu una terribile guerra, ma, infine, Giove, con l’aiuto degli altri immortali, sconfisse quel mostro e lo confinò nelle profondità della Terra.

Egli si agita e vuole alzarsi, ma il monte Peloro posa sulla sua mano destra, il Pachino sulla sinistra, Lilibeo gli compri­me la gamba e l’Etna gli grava sulla testa. Sdraiato sui fondo, Tifeo, inferocito, scaglia sabbia e vomita fiamme dalla bocca. Spesso cerca di liberarsi dal peso che lo opprime, vuol scrollar­si di dosso le città e le montagne; allora il suolo trema, si squarcia e la luce giunge nel profondo, fino al regno dei morti. Ecco perché i terremoti seminano dolore e rovina nella bella Sicilia ... »

 

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Il labirinto dei display

4 Maggio 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Correvano forsennatamente attraverso i cunicoli del Labirinto, non si fermavano nemmeno ad ascoltare se i passi delle Guardie si avvicinavano. Era difficile orientarsi ma tentavano di proseguire in direzione opposta rispetto alla provenienza, per quanto le continue svolte i bivi, trivi e tetrivi lo permettessero: un corridoio che si allontanava dall'entrata poteva improvvisamente anche torcersi su stesso e riportarli indietro.

In quel caso «Oh oh, che scherzetto» squillava giulivamente uno dei display appesi alle pareti, mostrando un sorrisone elettronico. Era una situazione disperante: quanta era la loro urgenza di mettersi al sicuro, tanta era l'impenetrabilità del dedalo. Ma a quanto pare non era l'unico problema. Mentre correvano attraverso un incrocio, al loro passaggio un quadrato di suolo cominciò a scricchiolare, e stavano giungendo all'altro lato di quell'area quando essa crollò sgretolandosi improvvisamente sotto i loro piedi. Chiunque ne fosse stato al centro sarebbe caduto in un abisso di cui non si scorgeva fine, un baratro che si perdeva nelle tenebre. Loro due, favoriti dalla posizione, riuscirono istintivamente ad aggrapparsi al ciglio della pavimentazione, che offriva qualche provvidenziale appiglio.

«Non preoccuparti, ora mi isso e ti tiro fuori io!» esclamò Crispin, scalciando nell'aria, paonazzo per lo sforzo – quando si accorse che Deia era già uscita e si apprestava a trascinarlo in salvo.

«Ahem. Grazie» proferì l'eroe, mutando il rossore dello sforzo in quello dell'imbarazzo.

Rifiatando notarono l'assenza di passi echeggianti attorno.

«Per il momento li abbiamo seminati, parrebbe. Tentiamo di essere razionali. Ci serve qualcosa per segnare il nostro passaggio»

«Ottima idea – così sapranno esattamente come trovarci»

«Ok. Non è una buona idea. Che ne dici di... potremmo cospargere i cunicoli di bucce di banana e farli cadere»

«Dobbiamo solo trovare un fruttivendolo.»

Avendo già esaurito le idee brillanti proseguirono in silenzio per un po'.

Poi, passando davanti ad un display, Crispin chiese:

«Siamo già passati di qui?»

«Fammi pensare. Oh, temo proprio di sì» rispose il display.

Nonostante la cattiva notizia, Deia sorrise, quasi ridacchiò, stupita che l'aggeggio avesse effettivamente risposto.

Fu allora che le pareti cominciarono a tremare. I due si guardarono allarmati.

Un blocco di pietra esplose sotto la spinta del TrapanoTalpa, che irruppe fragorosamente nel labirinto. Era una versione ridimensionata del mezzo che aveva interrotto la riunione dei Ribelli – esso si sistemò al centro del passaggio, puntò i fuggitivi dagli occhi sgranati, e finalmente partì verso di loro. Deia e Crispin osservarono queste operazioni al rallentatore, come pietrificati, e, quando s'imposero nuovamente di correre, sembrava che la fuga affondasse nella colla, le gambe erano ormai stanche, ed era la mera energia nervosa a trascinarli avanti.

Il  Trapano Talpa stava scivolando dietro di loro come un pescecane nell'acqua, di per sé silente, se non fosse stato per l'autista, impegnato a produrre vocalmente il suono del motore, più precisamente di un antico motore arrugginito, come notò stuporosamente Crispin, al contempo meravigliandosi di avere il tempo di produrre simili osservazioni nella situazione in cui si trovava.

La Guardia dal lato passeggero esclamò:

«La vuoi smettere? Sempre con questa mania»

Al ché l'altro replicò:

«Ma senza non è la stessa cosa» e continuò a rombare con ancor più convinzione, mentre il compagno lasciò sfuggire uno sbuffo esasperato.

Davanti agli occhi dei due, i fuggitivi si erano improvvisamente fermati presso un incrocio, forse sfiniti, e sembravano confabulare concitatamente. Vedendoli ormai rassegnati, privi di scampo, le Guardie non si sentirono mosse a pietà, anzi caricarono ancor di più, con l'apparente intento di investirli. L'eccitazione era palpabile: difatti ora anche il riluttante si era unito ai vocalizzi motoristici del pilota, raddoppiando il surrogato di rombo. Era fatta. Si avventarono a tutta velocità.

I due ribelli balzarono lateralmente all'ultimo momento, uno a sinistra e uno a destra – lungo il cunicolo perpendicolare. Il Trapano Talpa s'era ormai scagliato, e le Guardie non ebbero il tempo di decidere da che parte girare - né del resto avrebbe fatto differenza: questo era l'incrocio che aveva quasi inghiottito Deia e Crispin all'inizio della loro fuga. Il veicolo perforante finì dritto nella voragine, inghiottito dal buio tenebroso – accompagnato dal suono sempre più lontano del motore vocale dell'autista e dall'esclamazione «La vuoi smettere, ALMENO ORA?» finché – dopo qualche attimo – si udì un lontano ma comunque clamoroso tonfo frastagliato di clangori e cigolii e altri suoni non ben meglio identificati.

Intanto, una parete del labirinto sembrava essere crollata, o si era in qualche modo spalancata, offrendo l'accesso ad un ambiente familiare.

 

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L'oroscopo letterario di Maggio

3 Maggio 2019 , Scritto da Loredana Galiano Con tag #loredana galiano, #astrologia

Disegno di Walter Fest

Disegno di Walter Fest

 

 

 

 

Mercurio e Venere in Ariete in compagnia di Giove nel Sagittario fanno ballare a tutti i segni di Fuoco in particolare balli latini e americani al ritmo hawaiano. Complice anche un transito di Marte nei Gemelli, che li sollecita con battute ironiche e divertenti, mentre Nettuno in Pesci illude che tutto sia splendido dopo aver bevuto un acqua tonica e rum. Un mese in cui è meglio non volare alto perché la congiunzione di Saturno e Plutone dal Capricorno frena gli entusiasmi e i sospiri amorosi, rivedendo il cuore e le parole d’amore.

ARIETE: 21/3 – 20/4: il successo parla lingue straniere.

Si può essere ottimisti, Giove ve lo conferma già da tempo, sarebbe davvero un peccato non sfruttare questo momento d’oro. Giove aiuta l’economia, favorisce le nuove conoscenze, è perfetto per la comunicazione e la facilità con cui il pensiero si esprime. Il gigante buono rende tutto più scorrevole e voi non avete certo voglia di atmosfere cupe e di riflessioni che girano a vuoto.

Un Romanzo: “Il silenzio della collina” di Alessandro Perissinotto. Una storia realmente accaduta, raccontata dai grandi dell’epoca e poi colpevolmente dimenticata: il primo sequestro di una minorenne nell’Italia Repubblicana.

TORO:   21/4 – 20/5: imprevisti in arrivo? Trasformateli in opportunità.

La terra viene smossa da Urano nel vostro cielo, ma qualcosa di prezioso potrebbe emergere, avvertite la sensazione di franare, di perdere l’equilibrio, di perdere il controllo. Non è una vostra fantasia ma è soltanto Urano che sta bussando alla vostra porta suggerendovi nuove occasioni.

Un romanzo storico: “Un mondo migliore” di Uwe Timm. Tra personaggi di finzione e figure reali, il racconto di una delle pagine più spaventose della storia europea, un documento sul nazismo e le sue origini, sugli abissi del razzismo e dell’eugenetica.

GEMELLI: 21/5 - 21/6: la vostra fortuna saranno gli altri.

Potremmo dire che la seconda parte del mese sarebbe la migliore, ma non è ancora il vostro momento per sollevarvi come un palloncino felice, non è ancora il momento di essere liberi di dilagare nel mondo come piace a voi, di fare mille cose, di liberare una cascata di mille pensieri, soprattutto liberi di raggiungere quei risultati che fino a ieri sembravano possibili. Attendete con pazienza e i frutti verranno da sé.

Un romanzo: “La figlia del mercante di fiori” di Kayte Nunn. Una favola romantica tra passato e presente. Un viaggio nel mondo dei fiori alla ricerca di una rarissima e misteriosa pianta che può curare ma anche uccidere.

CANCRO: 22/6- 22/7: l’unione fa la forza.

Siete nella morsa non di un vento gelido e freddo ma di Saturno e Plutone che non vi lasciano liberi almeno un po’. State esagerando con gli impegni professionali e familiari, con il partner e il vostro capo. Serve una pausa oziosa per riequilibrare i pensieri, serve sganciarvi ogni tanto dai rumori del mondo, non siete fatti per procedere come uno schiacciasassi. Ritroverete così tutta la forza dentro voi stessi. E non scordate che avete un vento eccezionale a favore, chiamasi Urano.

Un romanzo fantasy: “La fine di tutte le cose” di China Miéville. Uno dei libri più spaventosi, divertenti e spietati scritti dall’autore, autore di culto.

LEONE: 23/7 – 23/8: il profumo della creatività.

Il periodo si presenta incalzante e scattante. Non c’è tempo per pensare, per riprendere fiato. Non esagerate però. Le quadrature di pianeti dal Toro possono agire nel senso opposto, ossia un rallentamento, una pausa che non si riesce a interrompere. Avete voglia di qualcosa che non si sa bene cosa sia, ma alla fine emerge il vostro carattere, che quando c’è aria di battaglia alza la testa, tira su la fronte e mette in campo tutto l’orgoglio. Allora i mari si aprono, le terre si spostano al vostro passaggio, il felino tira fuori gli artigli e fa sentire la voce potente del suo ruggito.

Un romanzo: “La guerra i Margot” di Monica Hesse. Un romanzo che illumina un momento sconosciuto della II guerra mondiale e racconta di una straordinaria amicizia. Insegnandoci che la libertà ha lo stesso nome in ogni lingua del mondo.

VERGINE: 24/8 – 22/9: più liberi dalla zavorra dei ricordi.

Il cielo fa scorrere tutto fluidamente, le vostre abitudini non sono messe in discussione, semmai si può approfittare di questo buon vento a favore per vincere alcuni piccoli difetti di voi stessi, come ad esempio quella eccessiva prudenza nel mostrare emozioni e sentimenti, si può essere più leggeri e capire che la vita non è fatta solo di rigorosi doveri, ma anche di pause sacrosante di leggere follia e divertimento, di amori e tenerezze, di abbracci caldi e di sorrisi.

Un romanzo: “Il caso Kaufman” di Giovanni Grasso. Germania, anni ’30. La storia d’amore tra il sessantenne Lehman Kaufman e la figlia del suo amico, Irene. L’importanza di scegliere da che parte stare.

BILANCIA: 23/9 – 22/10: entusiasmo e voglia di libertà.

Giove è fortuna, guadagno, amore, è lì nell’aria, basta allungare la mano. Con Giove dalla vostra parte non siete più il segno della misura e dell’equilibrio, adesso diventate vento vittorioso nello stesso tempo sensuale, dolcissimo, sempre più vivo. Eppoi non avete più quel vento contrario e fastidioso, ora il vento è fantastico. Non siete più stanchi, perché Giove con il suo aspetto positivo rafforza aprendo il vostro animo verso il circostante, conquistando un’armonia naturale, in grado di cogliere l’occasione senza lasciarla lì a subire la stasi della troppa riflessione.

Un romanzo humour: “ Quest’anno non scendo” di Casa Surace. Arriva in libreria il primo romanzo della famiglia più grande del web. Leggetelo che il libro deve prendere aria!

SCORPIONE: 23/10 – 22/11: la serenità è dentro di voi.

Con quell’antipatico stellium dal segno opposto dovreste contenere in parole, pensieri e opere. Ossia non pensate male, ma state in guardia, non lasciatevi andare a qualche exploit di controllo contro qualcuno che poi potrebbe farvela pagare e non mettetevi in condizioni di rischio. Non preoccupatevi di qualche ostacolo, rallentamento, scarso risultato, perché non sarà per sempre. Si tratta solo di un periodo, poi viaggiate sicuri e protetti.

Un romanzo: “I giorni della neve” di Francesco Casolo – Michele Freppaz. La neve come non l’abbiamo mai vista. Un libro unico nel suo genere, che ha il sapore di una favola per adulti e per bambini.

SAGITTARIO: 23/11 – 21/12: sogni, progetti e viaggi senza limiti.

Il vostro è un cielo fantastico. Da quando tempo non vedevate un cielo così? Magari non succederà niente fuori dell’ordinario e le cose si appianeranno da sé ma è anche probabile una svolta che tocchi gli stati d’animo, il lavoro o l’amore. Accendete i riflettori e non fatevi sfuggire nulla. Voi amate essere filosofi, senza smarrire la luce dell’ottimismo, la vita non vi sembra cupa, grigia, spenta, raccolta su se stessa in un angolino del mondo.

Un romanzo: “Dizionario inesistente” di Stefano Massini. Dal più emozionante narratore di storie, 21 nuove parole di cui non potrete più fare a meno.

CAPRICORNO: 22/12 – 20/1:   protetti e fortunati, i problemi pratici non vi toccano.

Un bellissimo periodo che promette un avanzamento profondo e brillante sia in famiglia, sia in azienda e in amore. Questi passaggi celesti così importanti determinano un’azione solida, profonda con progressi che si vedono col tempo. Il segnale è davvero forte, complice un Urano favorevole che vi vede vincere il primato con la coppa in mano e la medaglia d’oro al collo. Siete i vincitori di questo anno corrente e avete tutte le carte in regola per proseguire sul vostro cammino. E chi vi ferma più?

Un romanzo: “L’uccellino bianco” di James Matthew Barrie. Torna in libreria il romanzo in cui ha visto la luce Peter Pan. Una meravigliosa storia di amicizia tra un uomo e un bambino nella Londra di inizio ‘900.

AQUARIO: 21/1 – 19/2: condivisione di progetti e idee.

Non avete voglia di movimento, di azione e di vitalità, a meno che le quadrature vi stimolino a muovervi di più del solito, a spostarvi anche in aereo. E avete energie illimitate da superare anche chi è più veloce di voi. Sentite l’esigenza di una certa distanza dalle cose, nel senso che nella passione non volete finirci anima e corpo. Per un po’ ce la farete a tenere la distanza, ma all’improvviso partirete mettendo in discussione le convenzioni. Il babbo buono, ossia Giove, vi promette risultati, novità, cambi di rotta, sorprese, anche quelle inaspettate, coraggio, condividete i vostri progetti e seguite i vostro followers.

Un romanzo: “La vita dispari” di Paolo Colagrande. E se metà fosse meglio di tutto? L’esilarante pirotecnica e desolata parabola umana di Buttarelli: un ragazzino che vede solo una metà del mondo, destinato a diventare un adulto che vivrà solo a metà.

PESCI: 20/2 – 20/3: nuove promesse.

Siete idealisti, correte dietro a una visione, non importa quanto sia reale o fino a che punto sia possibile davvero catturarla. L’importante è averla davanti a sé, perché se il sogno muore cosa resta del sognatore? Nettuno nel vostro cielo apre universi paralleli, si aprono altre dimensioni e voi ne siete attratti. Siete magia, le vostre antenne captano ciò che è più profondo, attirano tutto ciò che non si vede, avvertono nuove vibrazioni. Siete visionari, sapete prevedere il futuro meglio di chiunque altro, sapete concretizzare la vostra creatività, farla toccare con mano da chiunque ha sempre messo in dubbio le vostri doti artistiche. Ora siete ambizione, decisione fredda, lungimiranza e state raggiungendo il successo con costanza e pazienza. Bravi!!

Un romanzo storico: “Il sigillo di Caravaggio” di Luigi de Pascalis. Qual è l’enigma nascosto dietro il quadro del pittore maledetto? Il giovane Caravaggio si trova invischiato in un complicato intrigo a causa del suo talento.

Loredana Galiano

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Una pulce nell'orecchio

2 Maggio 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

«Sì, è il figlio di Pyotr» disse una figura, uscendo dall'ombra, da un angolo della stanza.

Era Deia. «Non sapevo mio padre fosse così famoso» rispose Crispin.

«Oh sì, era piuttosto presente nel nostro Circolo Ribelle» spiegò il Comandante con fare giulivo.

«La sua preparazione teorica era impareggiabile. È stata una grave perdita. Certo però che quando cominciava con la sua logorrea materialistico-dialettica, era un vero e proprio e lungo calvario» aggiunse, (mentre uno dei membri sussurrava all'altro «Senti chi parla»).

«Pensavamo che, forse, tu, potresti sostituirlo» concluse.

«Oh, no, non penso proprio» si schernì il figlio di Pyotr. «Non mi sono mai interessato a queste cose. Quando me ne parlava pensavo ad altro e annuivo ogni tanto. A caso.»

«Allora non c'è proprio speranza» recitò il Comandante, corrucciandosi.

«Senza Pyotr non penso combineremo un granché. Speravo potessi essere tu la nostra salvezza».

A questo punto sembrava stesse quasi per mettersi a piangere. Il labbro inferiore cominciò a tremare, sporgendosi in fuori, lo sguardo nel vuoto.

«Mi spiace, mi piacerebbe molto aiutarvi, ma...»

Proprio in quel momento una sorta di minuscolo essere di metallo fece capolino dall'orecchio di Crispin, si calò sulla sua spalla e si guardò lentamente intorno, ronzando ad ogni movimento. Alzò un dito meccanico verso di loro ed esclamò: «A-AAAAH!» - subito dopo ci fu un gran boato e si squarciò il pavimento lasciando spazio a una trivella gigante, che emerse dalle profondità scagliando il tavolo in aria, terrorizzando i presenti, e rivelandosi parte di un mezzo sotterraneo – una talpa tecnologica con una cupola che si aprì lasciando sciamare fuori Soldati Imperiali, mentre i Ribelli tentavano di scappare infilandosi in porte, corridoi e condotti dell'aria – inseguiti.

Deia, Crispin e Babbo si erano lanciati nella sala dell'Hardware Preistorico, dove i Soldati, fiondatisi, si incagliarono un po' sui numerosi avventori o contro i bancali. Svoltarono in una serie di cunicoli vuoti senza una precisa idea di dove fossero e di dove andare, fermandosi trafelatamente a un incrocio per ponderare la direzione. Sentirono uno scalpiccio avvicinarsi, e ripresero immediatamente la corsa scegliendo un tunnel a caso – mentre al rumore degli Stivali Imperiali cominciavano ad aggiungersi i dardi laser dei loro fucili, che fulminarono una parete proprio dove un microsecondo prima i tre stavano passando, come in tutti i migliori film di azione – ciò li pungolò a stremarsi ancora più follemente verso una ignota e improbabile via di fuga, sforzo che stava particolarmente mettendo alla prova l'apparato cardiorespiratorio di Babbo.

Un improvviso display elettronico annunciò: «Dedalo Senza Certa Uscita – decliniamo qualsiasi responsabilità verso chi vi entra» recitando la frase con una squillante voce robotica per i non vedenti.

«Per tutti gli hula hoop di Saturno!» esclamò Naziale dopo che un sibilo bruciante gli colse la gamba, facendolo rotolare a terra. «Andate! Non pensate a me!» gridò agli altri due.

«Ok» rispose Crispin, afferrando Deia per il braccio e catapultandosi nel labirinto.

Per un breve momento lei sembrò opporre resistenza.

«Ricordatevi: io vi avevo avvertito!» squillò il display, al loro passaggio.

«Beh, io mi aspettavo qualcosa del tipo 'non possiamo andare senza di te' o 'no, non ti abbandoneremo mai'» borbottò Naziale, mentre le Guardie Imperiali lo circondavano.

 

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Paquito Catanzaro, "8 e un quarto"

1 Maggio 2019 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #cinema, #televisione

 

 

 

 

Paquito Catanzaro
8 e un quarto
La storia irresistibile del telepanettone che perfino Fellini avrebbe voluto dirigere
Homo Scrivens, 2019

- Euro 15 – Pag. 145
www.homoscrivens.it

 

Homo Scrivens sembra un editore che fa le cose sul serio nel campo della narrativa, non fosse altro perché pubblica solo dieci romanzi all’anno, numerati, frutto di un’accurata selezione. Mi è capitato di leggere 8 e un quarto di Paquito Catanzaro, spiritoso fin dal titolo, con una garbata citazione felliniana, anche se non mi pare che l’autore abbia scritto altri romanzi. Fellini intitolò 8 e mezzo il suo capolavoro perché prima aveva girato altri 7 film e mezzo (il primo - Luci del varietà - in collaborazione con Lattuada), Catanzaro lo fa solo per ironia, caratteristica che lo accompagna per l’intera narrazione dove si fa beffe degli autori televisivi che accettano di girare squallide fiction solo per denaro, mettendo da parte ogni velleità intellettuale. Ridendo e scherzando quante verità si possono dire, avrebbe chiosato Pier Paolo Pasolini parafrasando Menandro. E in questo caso ci starebbe bene anche un bel ridendo castigat mores, ché i costumi vengono fustigati a dovere da uno scrittore che mette in campo tutto il suo umorismo inventandosi un regista di nome Miraglia - forse ignorando che nel cinema italiano è esistito un vero Emilio Pompilio Miraglia, autore di un pugno di pellicole di genere - che si fa aiutare da un esperto sceneggiatore per uscire dalle secche di una fiction scritta (male) da un gruppo di esordienti, che deve andare in onda a tutti i costi per aggiudicarsi un finanziamento ministeriale. Storia di ordinaria (e italica) follia cinematografica, perché eventi simili accadono tutti i giorni, basta vedere registi del calibro di Ruggero Deodato (Cannibal Holocaust, signori!) costretti a girare una stagione di Incantesimo a scopo alimentare, mentre Michele Soavi dirige fiction televisiva se vuole continuare a lavorare dietro la macchina da presa, dopo aver illuso il pubblico di essere il migliore allievo di Dario Argento. 8 e un quarto non pretende di essere alta letteratura, ma è narrativa ben scritta, fatta di dialoghi realistici e ben strutturati, di ritmo e battute ficcanti; l’autore scrive un romanzo comico onesto che segue la lezione della commedia all’italiana: far ridere e pensare, puntare il dito sul sistema e divertire. Una lettura che farebbe la gioia anche del produttore cinematografico (Tognazzi) che Ettore Scola s’inventa ne La terrazza e che tartassa il povero sceneggiatore (Trintignant) con il suo: Fa ridere?. Sì, 8 e un quarto fa ridere. Leggetelo. Non ve ne pentirete.

 

Gordiano lupi
www.infol.it/lupi

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Lo Scienzianesimo

30 Aprile 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Entrarono nel covo, dove altre persone – circa una decina - erano intente a discutere intorno ad un tavolo. In particolare, un individuo dal cipiglio determinato stava disegnando su un foglio, illustrando qualcosa agli altri, proferendo le seguenti parole:

«...poi tornate indietro per la giungla, assicuratevi di avere le cipolle in tasca, calatevi tra le iene: cesseranno di ridere e cominceranno a piangere – questo aumenterà il vostro Punteggio di Cattiveria. Nello schermo seguente...»

A questo punto fu interrotto da un altro soggetto posto al suo fianco, che gli batté sulla spalla fissando Naziale e Crispin. Il Comandante, un po' infastidito, si girò verso di lui, poi seguì il suo sguardo e trasalì tossendo:

«Oh, eccovi, scusate, stavo spiegando un... un piano...» si schiarì la gola, nel contempo sottraendo il foglio alla loro vista.

«Ma passiamo ad altro. Il Tenente è qui con noi, con un nuovo amico» - la decina di persone si voltò verso gli ultimi entrati e colpì sonoramente il pavimento con il piede sinistro (uno di loro pestò così forte che si sbilanciò e cadde in avanti) - «è solo il loro modo di salutare» mormorò Naziale a Crispin, che era indietreggiato verso l'uscita. Subito dopo, il Comandante si lanciò in un discorso.

«Per ora possiamo introdurre nuovi adepti senza remore. Come sapete, i nostri Sensori Riprogrammanti neutralizzano i nanocerebrochip proteggendoci. Sappiate anche questo però: il Governo Centrale ha emanato nuove direttive e i chip diventeranno a) obbligatori e b) non si potranno più spegnere – dovremo quindi elaborare una nuova tecnica. Si sta parzialmente ripetendo quello che era accaduto un secolo fa, quando i costruttori di telefoni cellulari resero le batterie non più estraibili, evidentemente in accordo con esigenze di intelligence della Comunità Internazionale»

«Ricordatevi: la popolazione è sempre più propensa a fare quel che Governo le impone, perché, come nell'antichità, vi è ormai identificazione tra potere e fede. La differenza è che la fede del presente non è più rivolta alla religione e alle sue divinità, concentrate a loro volta in un sovrano. Ma alla sua antica nemica: la Scienza. Abbandonate le superstizioni e le irrazionalità del passato, la Scienza è diventata la religione del presente. La Scienza è la nuova religione. Questo è il paradosso a cui siamo giunti. Possiamo chiamare la religione del presente: Scienzianesimo. Cos'è? Perché è una fede? Perché il cittadino comune, dopo secoli, ha finalmente imparato a riconoscere la Scienza come unica fonte possibile di conoscenza oggettiva. Ma, nonostante ciò, non ha ancora imparato a conoscere la Scienza. Dà quindi per scontato che il metodo sperimentale sia accuratamente applicato e i risultati comunicati da fonti istituzionali siano attendibili. In conseguenza di ciò, chiunque critichi tali conclusioni diventa anti-scientifico: non per il merito di quelle critiche, ma perché contraddicono la Grande Chiesa della Scienza – ovvero, il complesso delle forze dominanti, che mediante i media e comunicazioni ministeriali, etichetta quelle critiche come oscurantiste, medievali, superstiziose, irrazionali. Ecco, quindi, che la Scienza dominante diventa dogma, non più Scienza. Perché?

Lo sappiamo perché. Perché il metodo sperimentale viene utilizzato come specchietto per le allodole: nella realtà, sempre più frequentemente gli esperimenti e i loro risultati vengono deformati per raggiungere le conclusioni utili all'industria o parte di essa – utili a chi quegli esperimenti ha finanziato. Gli effetti negativi di un prodotto nascosti, le qualità amplificate oltremisura. Di conseguenza, se c'è qualcosa di antiscientifico è il non considerare che la Scienza (o, quindi, presunta tale) non è avulsa da interessi economici che possono deformarne intenti, metodologie e risultati. Se si vuole, fuor di teoria e astrazione, valutare il sistema Scienza, vanno valutati anche il sistema più grande in cui opera e la sua relazione con esso.»

Dopo aver fissato fino a quel momento un copione immaginario sul soffitto, sulle pareti e sul pavimento della stanza, finalmente il Comandante tornò con lo sguardo sulla tavolata, compiaciuto del proprio discorso, pronto a ricevere gli applausi dei suoi Compagni di Ribellione. Ma vi era silenzio, a parte un lieve chiacchiericcio. Vide una coppia di loro che si stava apparentemente sfidando a tris su un minicomputer polpastrellare, un altro membro che dormiva con la guancia appoggiata al braccio e una bolla che gli usciva dalla narice dentro alla quale si notava una ragazza bionda, un altro ancora che fissava nel vuoto sfidando il vuoto a ricambiare lo sguardo, altri due che ridacchiavano sommessamente raccontandosi qualche avventura della sera prima.

«Insomma, vogliamo fare i seri?» reagì il Comandante con voce un po' stridula, mentre la sua mano colpiva sonoramente il ripiano in legno.

«Capitano, siamo con  lei. È solo che abbiamo già sentito lo stesso discorso dozzine di volte» spiegò uno di loro.

«Capisco» borbottò il capitano paonazzo, massaggiandosi il palmo che aveva appena usato  percussivamente quanto dolorosamente. «Ma potevate almeno farmi fare una bella figura davanti al figlio di Pyotr». Gli astanti si girarono a guardare Crispin, colti di sorpresa, un'espressione di stupore sui loro volti, a parte l'addormentato, che continuava a russare raucamente.

«Baciami le spalle, Sheila» biascicò, per completezza.

 

Continua...

 

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Margherita Musella, "Ho sognato di correre"

29 Aprile 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #margherita musella, #recensioni

 

 

 

 

 

Ho sognato di correre

Margherita Musella

Ars Artium Editrice, 2018

pp 203

15,00

 

Le protagoniste di Ho sognato di correre, di Margherita Musella (con prefazione di Federica Cabras), sono due: Serena e Marigiò. No, sono cinque. No, invece, la protagonista è una sola: Margherita stessa, con i suoi affanni e le sue gioie.

Un libro scritto nell’arco di sette anni, che racchiude esperienze di vita vissuta, racconti, testimonianze e ricordi.

L’autrice si spalma su più personaggi che riflettono varie fasi della sua vita. Spicca il rapporto con l’anziana maestra, che altri non è se non la compianta Stefania Petiti, la quale ci ha lasciato testimonianza del suo amore per la scuola e per i bambini. Un filo la unisce alla contemporanea Marigiò, supplente precaria, sempre in bilico fra l’entusiasmo del contatto con i piccoli e la paura di non farcela, il senso d’inadeguatezza. I bambini sono una sfida esaltante e faticosa, sono la luce e il buio, il futuro e l'amore. Marigiò vuole trarre da ognuno tutto il bene possibile, anche se a volte le riesce difficile rapportarsi con la realtà complessa di quelli più sfortunati.

Poi ci sono Serena, affermata professionista, e la materna e affettuosa Stella, già presente in altri romanzi della Musella. A parte Stefania, figura, come abbiamo detto, reale, le altre donne sono tutte sfaccettature della medesima persona, l’autrice stessa, e trovano un onnipresente antagonista nel marito, personalità ingombrante, che provoca tenerezza e dolore insieme. Questi uomini hanno nature complesse e fragili, e sottopongono le loro compagne a tensione costante, in un vortice di amore malato e possessivo. Vittime e carnefici si mescolano, le sfumature diventano evanescenti, a metà fra complicità e dipendenza.  

Ancora di salvezza, come sempre, la fiducia nella bontà dell'Universo, nella benevolenza divina, e, soprattutto, nell’amicizia e solidarietà femminili. Ma chi ha letto tutti i romanzi della Musella, si accorge che, con il passare degli anni, ella fatica sempre più a mantenere quell’atteggiamento positivo e spensierato dei primi tempi, quello che risolveva tutto con una risata e con tanta fede nel prossimo. Il prossimo non è sempre buono e dolce come lo si vorrebbe, le persone feriscono, tradiscono, fanno improvvisi e incomprensibili voltafaccia, dicono le cose come stanno, non hanno speranze. Oppure si ammalano e muoiono. Allora le protagoniste della Musella fanno i conti con sempre più momenti di sconforto e tristezza, sentono avvicinarsi la vecchiaia, sfiorano la morte che le annichilisceÈ il tempo che scorre inesorabile per tutti, quello che ruba l’incoscienza e il sorriso. Ma la volontà di andare avanti è comunque tenace, lo spirito è indomito.

Molto bello il capitolo Io, il vento, vero e proprio racconto a se stante, dove, sulla la forza e il coraggio di vivere e mettersi in gioco, soffia la brezza della poesia.

 

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Le sottocatacombe

28 Aprile 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Ascoltava il rombare del Sottobolide in lontananza, mentre se ne stava seduto in una poltrona. Pensava a sua Madre, a sua Nonna, a Pyotr, al perché Naziale l'avesse coinvolto in quest'avventura pericolosa. Se fossero stati presi, cosa sarebbe successo? Sarebbero stati gattabuiati per quanto? O c'era qualcosa di peggio, in serbo? Non lo sapeva. Non conosceva il serbo.

Sentì il mezzo fermarsi, ma non spegnersi. Ripartì. Gli sembrava s'inclinasse. Stava salendo. Vi era un rumore metallico. Forse era una rampa. Sentì qualcosa che si chiudeva, con un boato, dietro di loro. Seguiva attentamente il racconto dei suoni, chiedendosi cosa significassero, tendendo orecchie  peraltro già piuttosto estroverse. Seguì un sibilo lungo e continuo, e poi il Sottobolide partì fulmineamente imboccando chiaramente un percorso in ripida discesa. Scatto che rovesciò la comoda poltrona su cui sedeva mandandolo a gambe all'aria.

Naziale lo chiamò. Egli uscì dalla Torre Mobile e poi dal sottobolide.

«Dove siamo?»

«Più in basso di dove tu sia mai stato.»

Si guardava intorno, scrutando quell'ambiente cavernoso, spoglio, misterioso.

Il vecchio arzillo lo condusse attraverso un varco e si trovò all'improvviso in una vasta grotta intermittente di luci, persone, movimenti, trilli, scalpiccii – piramidi di schermi si stagliavano presso ogni parete, e monitor lungo le file di bancali con strane, mai viste tastiere nere di gomma, dotate di una striscia variopinta obliqua in un angolo. Varie persone si affaccendavano attorno ad esse, scambiandosi osservazioni, occhiate ed esclamazioni. Sui tavoli c'erano custodie colorate da cui spuntavano strani oggetti semi-rettangolari con due buchi nel mezzo, alcuni dei quali erano o venivano infilati in delle specie di scatole dotate di pulsantiera, che una volta attivate muovevano delle sporgenze rotanti all'interno dei due fori – un filo collegava tali bizzarri strumenti alla tastiera, e sugli schermi apparivano strane immagini dal rozzo e approssimativo disegno.

«Ho capito» mormorò Crispin argutamente «Siamo nel covo dei ribelli e questa è tecnologia avanzata per raggiungere e fondere i circuiti dell'Impero a distanza, torcere il suo oppressivo apparato di controllo ipnoinformatico, devastare il sistema»

«Sagace, molto sagace» commentò Naziale scrutandolo «Ma no, questi sono solo antichi home computer e videogiochi con cui amiamo divertirci»

«Certo, è quello che ho detto» replicò il figlio di Pyotr annuendo con serietà.

«Sai, è un convegno per appassionati di hardware preistorico – anche questa è una forma di ribellione: un rifiuto di utilizzare la tecnologia moderna programmata per seguirci, controllarci, raccogliere informazioni su di noi – come i nostri cerebronanochip» concluse con un occhiolino.

Crispin aprì una grossa O con la bocca e gli occhi si sgranarono come due uova sode attorno alle pupille «Ho dimenticato di spegnerlo! Sanno dove siamo!»

«Non preoccuparti, questo luogo è isolato, e dei particolari sensori hanno già individuato e spento il tuo chip mentre entravi»

«Tenente!» furono interrotti da uno dei giocatori. «L'aspettavamo. Venga nel covo segreto» e li precedette oltre una tendina di perline.

«Tenente?»

«Sì, è diminutivo di “nullatenente”». E lo seguirono.

 

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Lombriconi in forma di rosa

27 Aprile 2019 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #luoghi da conoscere

 

 

 

 

 

Si apre come un’aurora Piombino, dietro le spirali del Cornia, gonfio di alberi splendidi come fiori, biancheggiante città che attende il futuro, forma incerta come una nebulosa, nella nebbia d’un indistinto presente. Come in un film di Pasolini, solo che le Borgate più non ci sono, restano i Lombriconi, antichi palazzi color giallo mattone, con le persiane verdi scolorite da tempo, salmastro e incuria, da neocapitalismo incolto che non è più tale. Resta il ricordo del Rio Salivoli, il canale del Vallone, dove ragazzini tiravano calci a un pallone, futuri giocatori con maglie gialloverdi o nerazzurre. Come in un film di Pasolini, Mamma Roma o La Ricotta, non saprei, passano silenti da questa campagna cittadina, le antiche strade che corrono verso il mare. Pini marittimi svettanti, pitosfori, invecchiati lecci, insolite acacie, oleandri, palme ammalate dalle chiome incappucciate, che circondano questo litorale, una disperata vitalità da non poter comunicare, che non è la morte peggiore, quel che nega la speranza in fondo è solo non essere compreso.   

I sogni del mattino a primavera, cantano monotone le tortore, s’odono grilli e passeracci, mentre quel sole antico splende su panni tesi ad asciugare, tra  palazzoni sul mare, edificati a misura d’operaio; un autobus corre verso il niente, incontro a una giornata sempre uguale, fresca, assolata, tiepida a tratti, il mare leviga la costa rocciosa, immutabile, sgretolando una terra che profuma di sudore e pianto. Una disperata vitalità è quel che resta, nel niente che circonda il mio presente, un telefono che suona, sempre, irriverente, momento eternamente uguale, che consente l’attesa informe d’un istante, irripetibile, che non ti raggiunge. E i panni tesi da un terrazzo all’altro, orrore borghese di triste povertà, sono forse l’unico motivo per comporre poesia dal niente, tentativo di affacciarsi al mare, dalle case popolari di quel golfo, che vissero tempi di perduto acciaio, verso stagioni nuove, turismo senza fumo, dimenticando le troppe ciminiere, i palazzi anneriti, ormai distanti.

Popolo dei Lombriconi, che fai vivere un canyon naturale del Rio Salivoli, in odore di mare. Popolo vituperato da scrittori di successo con i tuoi panni tesi alle finestre, dovrai accontentarti del mio canto che profuma di ricordi, merende anni settanta, giovani calciatori tra primule e glicini in fiore, mentre un televisore in bianco e nero, alle cinque d’ogni pomeriggio, diffonde una musica perduta. Popolo che sottende una curva di dolore tra palazzi uguali alle storie passate, sogni e pini, lecci e acacie, rumore d’acqua sorgiva, mentre le tortore intonano un lugubre canto. Questo non è luogo da noir, cari scrittori, qui scorre poesia in forma di rosa, diventa tempo perduto, sui ciottoli smussati del Rio Salivoli, si perde e si confonde, rapida e silente, in una storia antica che diventa mare.

 

 

 

Il titolo è una voluta citazione di Poesia in forma di rosa di Pier Paolo Pasolini

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