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23 Dicembre 2012 , Scritto da Patrizia Poli

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Laboratorio di Narrativa: Margherita Musella

22 Dicembre 2012 , Scritto da Patrizia Poli

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Laboratorio di Narrativa

22 Dicembre 2012 , Scritto da Patrizia Poli

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Un racconto, “Un giorno al mare “ di...

22 Dicembre 2012 , Scritto da Laboratorio di Narrativa

Un racconto, “Un giorno al mare “ di Margherita Musella, che vorrebbe essere un inno alla vita e invece è un inno alla frustrazione, alla rassegnazione, alla trasformazione forzata di ciò che non va nel suo contrario. La protagonista, Giovanna, è una donna rinunciataria per vocazione, sottomessa a un marito padrone, una vittima che non ha la possibilità neppure di esternare un piccolo, innocente, desiderio, come quello di non andare al mare nel solito posto ma cambiare spiaggia e orizzonti, sperimentando un po’ di novità, di eccitazione, cosicché i propri giorni somiglino magari una volta a quelli delle coppie normali che decidono democraticamente insieme dove si va.
Come un’eroina ottocentesca, Giovanna ha, alle spalle, anni di allenamento che la portano a non mostrare neanche il disappunto, a non far trasparire i suoi bisogni inconfessati. Ha paura d’irritare il marito, di dover sommare, all’insoddisfazione propria, anche il malumore di lui e subire i suoi bruschi cambiamenti d’umore che la terrorizzano. Ma non è così che si vive, non è così che vivono le altre e questo è talmente duro da accettare che va rimosso, sostituito con una teoria positivista/buddista sull’essere parte del tutto, sull’ottenere, grazie ad un deus ex machina esterno e semiangelico, le cose proprio nel momento estremo della rinuncia.
Se il messaggio dell’autrice di questa breve cronaca di un “giorno al mare”, voleva essere di sereno gusto per la vita, nonostante le piccole contrarietà, ripetiamo, a nostro parere, non è arrivato. Non certo per scarsa abilità narrativa, quanto piuttosto per l’amara constatazione di quanto sia tuttora diffusa l'inconsapevole rassegnazione della donna ad una sudditanza al maschio dominante.
Seguiamo con una sorta di angoscia, che man mano diventa rabbia, le varie tappe di questa gita al mare. E, se da una lato ci intenerisce l’ingenua attesa della protagonista, il suo timore di far “trapelare emozioni”, il suo entusiasmo per quel mare verde e limpido, dall’altro ci coglie un disagio, uno struggimento doloroso nel ravvisare sempre più il vero senso della narrazione: l’incomunicabilità tra uomo e donna, la solitudine interiore, che fa apparire artefatto, solo vagamente consolatorio, anche il sentirsi “parte viva della bellezza del mondo”.
L’automobile diventa il microcosmo di uno scontro fra due personaggi infelici, chiusi ognuno nelle proprie paure: il marito, incapace di sostenere il cambiamento, e la moglie, puerile nelle sue urgenze, petulante nella muta ostilità con cui spiana il volto per non mostrare i propri impulsi, capricciosa nel suo voler piegare Dio alle proprie infime esigenze e nel suo essere egoisticamente concentrata su di sé.
Lo stile ben rispecchia l’ingenuità della protagonista, la chiusa finale, però, sarebbe da eliminare, l’accenno alla notte gelida è in contrasto con l’idea della giornata al mare.

Patrizia Poli e Ida Verrei

UN GIORNO AL MARE

È arrivato il momento di andare a mare e Giovanna si prepara a seguire il marito che sicuramente vorrà raggiungere lo stesso posto di sempre e, possibilmente, lo stesso pezzo di spiaggia, sempre quello, per non creare instabilità nel suo equilibrio. Lui ama tutto ciò che è sicuro e lineare e senza imprevisti di alcun genere, neanche se potrebbero portare dei benefici nella sua vita .
Invece lei sogna altro.
E in quel preciso momento fantastica di andare a visitare un altro tratto dell’isola dove sa, per averlo visto dall’alto, che c’e’ una cala incantevole, assolutamente stupenda .
Non osa fare la sua richiesta: sa che lui si irriterebbe solo al pensiero di affrontare qualcosa di nuovo.
E a quel punto cambierebbe l’umore .
E poi lei, non solo non andrebbe verso differenti lidi, ma se lo dovrebbe sopportare col malumore .
Una doppia beffa!
Pertanto non ci pensa nemmeno lontanamente a chiedergli, così con semplicità, come invece si immagina: “andiamo ad un mare diverso?” Tuttavia una richiesta la fa: “andiamo a piedi, oggi alla spiaggia ?”, ma naturalmente la risposta è immediata, secca e decisa: “Ma no! Ci andiamo in macchina "
E così paziente e leggermente triste per l’ennesima rinuncia che fa, Giovanna si mette in macchina, vicino ha la sua borsa che contiene come sempre oltre agli asciugamani e l’acqua, un libro e la macchina fotografica, due mezzi essenziali per lei per non soccombere ad una realtà un po’ noiosa e sempre uguale a se stessa.
Sono arrivati al punto preciso del tratto del litorale preferito, ma non scorgono posto per la macchina. Il marito cerca con attenzione un parcheggio ma non lo intravede … va un po’ più avanti e ancora e ancora. Si accorge d’essersi allontanato pericolosamente dal punto prefissato ed essere quasi vicino al punto di partenza.
Giovanna mantiene lo sguardo indifferente, si dimostra distaccata dal fastidio che prova l’altro, non commenta e non consiglia niente: se fossero andati a piedi ora il problema non sussisterebbe, ma si guarda bene dal dirlo .
“Che la trovi lui ora la soluzione, tanto quello che io gli posso dire non risulterebbe che irritante e lo farebbe di sicuro innervosire” pensa lei guardando dritto come se non avesse nemmeno notato il problema.
Ad un certo momento sono davvero vicino casa e allora lei ragiona che deciderà di fermarsi e darsi per vinto, invece per non darle soddisfazione, forse, le propone di continuare per quella strada “magari potremmo trovare una spiaggia libera con parcheggio“ esclama .
Quella strada porta proprio verso la tanto desiderata meta di circa mezz’ora prima.
Vorrebbe urlare di felicità.
Ma si guarda bene dall’esternare la sua contentezza, mantiene invece l’espressione della faccia inalterata e distaccata. Fa sì con la testa e guarda dritta, ma dentro c’e’ un guizzo di gioia che gira impazzito in ogni sua fibra .
Arrivano al posto incantato e il marito gira proprio lì … arriva fin giù e Giovanna non sta nella pelle, ma non si permette di far trapelare quel suo entusiasmo.” “Non ci posso credere, ma sono proprio dove desideravo! Ma allora esiste un Dio dell’Universo che sta attento a noi e ai nostri piccoli ingenui desideri” pensa. Tuttavia non fa in tempo a finire il suo eccitante pensiero che la macchina riprende la strada in salita: non c’e’ un misero parcheggio nemmeno lì.
“Oh,no! Dai, ormai ci sei e trovalo un benedetto luogo di sosta anche un po’ su; che fa se camminiamo un pochino a piedi. Ma non avverti che posto favoloso sia questo? Sembra di essere in una favola tanto è bello! Ma non ti accorgi dell’acqua verde? Della sua trasparenza? Della sua calma?” Questo pensa Giovanna,,sempre più esperta nel non far trapelare le sue emozioni .
E la macchina si allontana inesorabilmente dal suo sogno.
Ma poiché non aveva espresso a voce alta la sua approvazione ,ora può anche risparmiarsi la delusione .
Sul suo viso non si è mosso niente .
E il marito sale, sale fin sulla strada principale… Che meraviglioso paesaggio si gode da lassù! A volte si ha il paradiso a portata di mano e non lo si riconosce, lo si ignora perché persi in elucubrazioni mentali fasulle che non ci fanno vedere la vera realtà che può portarci verso un benessere inaspettato, ma assolutamente gradevole .
Giovanna vede uno spiazzo e intuisce che, se si fossero fermati là, in circa dieci minuti sarebbero potuti scendere nella baia e godere di quel l’appagamento naturale, ma si guarda bene dal farglielo notare: se ha una possibilità, se la brucerebbe solo solo accennando alla soluzione più ovvia.
Il marito continua e raggiunge un’altra cala, altrettanto bella, altrettanto affollata, altrettanto impraticabile con l’auto.
Quindi gira e si rimette in moto verso casa .
“Ho capito – pensa Giovanna che fino ad allora era riuscita a rimanere immobile e senza nessuna dimostrazione d’interesse per quel qualcosa che invece la faceva fremere di aspettativa – solo per aver quasi realizzato il mio desiderio, ora lo sconto con il ritorno a casa senza né vedere quello esaudito, né tantomeno avere la razione di mare giornaliera, che pur sempre uguale ,mi incanta lo stesso tanto”.
E rinuncia.
“Che importanza ha volere andare in una spiaggia, meravigliosa quanto si voglia, nel quadro complessivo della vita ? Non si può avere tutto: devo accontentarmi di quello che ho e non perdermi dietro a grandi sogni di novità, anche se questa novità è solo entrare nel vivo in un’ immagine della natura che sembra una cartolina”.
E succede.
Nel preciso istante che si rasserena, che mette da parte ciò che vorrebbe lei, il marito si accosta e parcheggia proprio nel posto che è ancora miracolosamente libero.
“Che dici, scendiamo a piedi?” chiede lui ignaro di tutti i ragionamenti della moglie e si sente rispondere con un piatto “sì “ che lo soddisfa .
Non sente , non può sentire, l’esultanza che la moglie nasconde e che invece avrebbe voluto esternare con un gran “siiiiiiiiiiiiii”.
Finalmente Giovanna stende il suo asciugamano e si siede grata, infinitamente grata, di quel miracolo e si beve il paesaggio a gran sorsi e poi si immerge nell’acqua cristallina e trasparente, tiepida e avvolgente.
Quello è un istante di pura felicità, un momento incantato per eccellenza perché già di per sé reputa l’immergersi nel mare un attimo fatato dove non sente né il passato né il futuro ma vive l’attimo presente, ma poterlo fare in uno scenario così stupefacente, accentua la contentezza, l’appagamento , il gusto alla vita.

E in questa notte fredda, gelida come non mai, Giovanna si addormenta con un sorriso serafico e sereno : rivive, come tante e tante altre notti, il momento preciso in cui ha percepito che lei era, è, parte viva della bellezza del mondo.

Margherita Musella

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