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Abbattiamo l'armadio a muro. Stava lì da prima...

13 Gennaio 2013 , Scritto da Patrizia Poli

Abbattiamo l'armadio a muro. Stava lì da prima che io nascessi. Come zeppa ci sono un paio di fogli ingialliti: pagine della rivista Oggi, datate 12 agosto 1954.
Lettere indirizzate al direttore, “egregio signor Rusconi”, qualcuno chiede se la moda giovanile d’indossare il nero non sia offensiva per chi è a lutto, un altro si lamenta “dell’assordante e molesto scoppiettio delle motorette”, poi c’è una foto della sorella del re Faruk, accanto a un articolo sulla possibilità remota che il tabacco provochi il cancro, e, ancora, la reclame delle Gillette, un pezzo che titola: “Un’italiana su tre lavora fuori casa”, dove è spiegato che il lavoro femminile è considerato di scarso rendimento, quindi Rhonda Fleming che si lava con la saponetta Lux, e, infine, la pubblicità di un romanzo B.U.R , Moll Flanders di Defoe, per lire 240.

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Giuseppe Benassi, "L'omicidio Serpenti o l'enigma del bosco sacro"

13 Gennaio 2013 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni

 Giuseppe Benassi, "L'omicidio Serpenti o l'enigma del bosco sacro"

di Patrizia Poli

“L’omicidio Serpenti o l’enigma del Bosco Sacro”

di Giuseppe Benassi

Bastogi, 2010

15,00

Come sempre in Benassi, il giallo è un pretesto per parlare di cultura esoterica, di percorsi alchemici, ai quale egli si accosta non da adepto ma da studioso, affascinato seppur disincantato. In questo romanzo – secondo di una serie che ha per protagonista l’irriverente avvocato Borrani – più che negli altri due, i personaggi restano sullo sfondo, sono incolori come la vicenda attorno a cui ruota la trama, cioè l’omicidio del bel Rosario Serpenti, orafo ex salumiere, che, già dal suo nome, è più di ciò che appare. E tutto davvero si gioca sul contrasto fra ciò che sta dietro alle cose e l’apparenza, fra l’onirico e il reale.

“Pensò nel sogno la sua vita come un’infinita e sempre mutevole galleria di visi o di musi, di volti e di ghigni che si affacciano, salutano, dicono qualcosa o non dicono niente, e poi svaniscono nel nulla.” (177)

Non ci interessa poi tanto – e non interessa neanche all’autore – scoprire perché Serpenti sia stato ammazzato e, in questo secondo romanzo, non ha gran posto nemmeno l’interiorità del protagonista alter ego dell’autore. Tutto lo spazio è occupato dalla speculazione artistico - filosofica che porterà allo scioglimento (nemmeno poi tanto) dell’enigma del Bosco Sacro. Senza svelare troppo, diciamo che, se un filo conduttore c’è nella storia, è quello che parte dal paganesimo rinascimentale e porta fino al surrealismo di de Chirico.

“La psicoanalisi e il surrealismo”, ci spiega Borrani/Benassi, “hanno riaperto la mente dell’uomo, l’hanno ripopolata delle divinità pagane, dopo che, alla fine del cinquecento, Riforma e Controriforma si son date la mano per spegnere la capacità immaginativa di cui il rinascimento, attingendo alla classicità, è stato l’esempio più alto.” (pag 120)

Di questa capacità immaginativa è paradigma concreto il fantastico giardino di Bomarzo, o Sacro Bosco, con le sue forme bizzarre, improbabili, con i suoi mostri, i tempietti e le case inclinate, simboli forse alchemici, congiunzioni di opposti. In questo bosco Rosario Serpenti ha un’esperienza da iniziato, tramite l’olandese Dietrich, suo “maestro”, sorta di Dorian Gray che lo corrompe e, insieme, gli apre la mente. Rosario Serpenti viene ucciso quasi per espiare la colpa di essersi evoluto, trasformato da salumiere in anima libera, in gnostico che non conosce più i confini fra maschile e femminile, fra dentro e fuori, ma diventa una figura androgina, emancipata da convenzioni e moralismi. Oltre all’esperienza mistica-sessuale nel sacro bosco, fondamentale per lo sviluppo di Rosario (che nel cognome già prefigura una specie di uroboro) è la visione dei quadri di De Chirico.

“De Chirico, all’inizio del ‘900, legge le pagine di Nietzsche su Dioniso, e, illuminato da quelle letture, capendo all’improvviso che la rimozione del paganesimo fu uno dei più tragici errori della storia delle idee.” (pag120)

Sono di De Chirico, infatti, le tele che vengono ritrovate in possesso di Serpenti dopo la sua morte. De Chirico apre la mente, sposta i confini di là dal bene e del male e per questo Serpenti dovrà pagare, e, attraverso lui, l’autore punire se stesso ed esplicitare il proprio senso di colpa latente.

Lo stile del romanzo è quello, escatologico/scatologico, tipico di Benassi, che alterna citazioni colte con volgarità da bar sportivo. Traspare come sempre la poca simpatia che l’autore ha per i suoi simili, che sono solo comparse in sogni surreali, che hanno ghigni e non volti, fisicità da sfruttare sessualmente più che anime da abbracciare. Le parti più belle sono quelle, quasi inconsapevoli, dove Benassi dimentica per un momento di voler essere antipatico a tutti i costi e si lascia andare a descrizioni liriche e sentite del paesaggio toscano, con la sua luce, il suo mare, le punte dei cipressi illuminate dal tramonto.

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Ricordando le vittime di Costa Concordia

13 Gennaio 2013 , Scritto da Fabio Marcaccini Con tag #fabio marcaccini, #attualità

Ci sono eventi che per la loro tragicità forgiano eroi o vili.

Il coraggio, come la paura, non si imparano... o siamo predisposti a diventare eroi oppure siamo solo degli egoisti, pure narcisisti quando tutto va bene. Il resto è tutta gente comune... milioni di persone che vivono la normalità della propria realtà, tra gli Eroi e i vigliacchi, che troppo spesso ne condizionano anche la loro esistenza.

Finché non si è travolti dall'evento, non si può sapere neanche di che pasta siamo fatti. E pertanto questo, per quanto deprecabile, è forse l'unico motivo che mi fa pensare se per viltà si dov'essere pure condannabili.

Ma se nella codardia si aggiunge la falsità fino all'ultimo, non solo per portare a casa il proprio culo sano e salvo, ma anche preventivamente pensando al dopo, a come uscire anche da altre responsabilità, questo non può essere giustificato.

Mentre la gente moriva o scampava alla morte, il Capitano continuava a pensare solo a se stesso... a come non peggiorare la sua già grave situazione per le scelte imperdonabili e sciagurate decise con il suo potere, forse per apparire ancora più bello agli occhi dei più.

Io non sono nessuno... solo una persona che vive la quotidianità... certamente, tantomeno, un Capitano coraggioso. Ma almeno così non rischio di essere un uomo di merda!

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Ivo De Palma recita 5 poesie da Sazia di luce di Adriana Pedicini ed. Il Foglio, musiche di Carlo De Filippo

13 Gennaio 2013 , Scritto da Adriana Pedicini Con tag #adriana pedicini, #poesia

Poesie di Adriana Pedicini

recitate da Ivo de Palma

musicate da Carlo De Filippo

5 poesie recitate da Ivo De Palma. Attendere tra una poesia e l'altra un breve tempo

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Tempus fugit

12 Gennaio 2013 , Scritto da Fabio Marcaccini Con tag #fabio marcaccini, #poesia

Prima di Voi
ho visto un mondo intero crescere,
fino a posarsi dolcemente sulla luna
aggraziato da sorrisi sconosciuti,
per incupirsi
tra i mezzi sguardi e le tante voci
per poi annebbiarsi
nei troppi facili e tristi volti.

Ho camminato a lungo coi miei occhi,
tra il fitto rincorrersi degli alberi
per ritrovar sotto i loro rami,
la verde freschezza
da donare a una pelle
ormai troppo sudata dai tormenti.

E poi fuggire,
fino a scoprire un nuovo rifugio di Dio,
dalle roventi quotidianità di uomo
e dalle banalità da sopportare.

Ho sciolto i versi
delle passioni immortali,
per ritrovarmi ad essere
spettatore di me stesso,
nel teatro dell'imperfetto che ci anima
e da vita alla gioia che fa sentirVi mie
per la serenità profusa
ad ogni vostro abbraccio.

Contagiato com'ero da paure
e dalla voglia di non sembrare,
mi ritrovo libero e semplice,
sereno nell'andar di oggi
nell'attesa della sera,
di quei momenti per volersi raccontare
e ascoltare,
per farVi scoprire,
giorno dopo giorno,
il nuovo sapere.

Non ho più bisogno
dei mostri antichi
che per avidità degli altri
turbavano il mio riposo.

Insonni violenze alla mente
che perseguitavano
fino a confondermi il cuore.
Parole e tumulti del corpo
che non udrò più.

Finalmente libero,
felice dell'abbandono mio in VOI

Lo so che prima o poi
ritroverò le gesta,
magari le risate senza gioia,
così come un giorno le ho lasciate
su un sorriso non mio.
Lo riconoscerò,
non importa se invecchiato dagli anni,
spento in fretta dalla consapevole rinuncia
ad accettare di veder lievitar la vita
senza di me.

Anche quel giorno
penserò a Voi
e Voi sarete al mio fianco.

Bambine mie,
ho visto il mondo crescere
fino ad accendere le stelle,
per noi sempre così lontane,
in un futuro che si è vestito presto
degli abiti del passato.

Oggi sono qui,
a vivere il presente da inseguire
dove i sorrisi, gli sguardi e le voci
sono solo le vostre.

Io, prima di Voi,
in un tempo senza vita,
al vostro fianco,
nel mio “persempre”
in una vita senza tempo…

Buona Vita a Voi,
solo per Amore,
… babbo.

2003 - dedicata a Martina e Sara

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Abbattiamo l'armadio a muro. Stava lì da prima...

12 Gennaio 2013 , Scritto da Patrizia Poli

Abbattiamo l'armadio a muro. Stava lì da prima che io nascessi. Come zeppa ci sono un paio di fogli ingialliti: pagine della rivista Oggi, datate 12 agosto 1954.
Lettere indirizzate al direttore, “egregio signor Rusconi”, qualcuno chiede se la moda giovanile d’indossare il nero non sia offensiva per chi è a lutto, un altro si lamenta “dell’assordante e molesto scoppiettio delle motorette”, poi c’è una foto della sorella del re Faruk, accanto a un articolo sulla possibilità remota che il tabacco provochi il cancro, e, ancora, la reclame delle Gillette, un pezzo che titola: “Un’italiana su tre lavora fuori casa”, dove è spiegato che il lavoro femminile è considerato di scarso rendimento, quindi Rhonda Fleming che si lava con la saponetta Lux, e, infine, la pubblicità di un romanzo B.U.R , Moll Flanders di Defoe, per lire 240.

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Livorno Magazine - Periodico di Informazione

12 Gennaio 2013 , Scritto da Patrizia Poli

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Grazie a Fabio Marcaccini

12 Gennaio 2013 , Scritto da Patrizia Poli

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"La Supplente" prima puntata di Chiara Zanin

12 Gennaio 2013 , Scritto da Chiara Zanin Con tag #chiara zanin, #educazione

di Chiara Zanin

Tema: La Supplente.

Svolgimento:

La Supplente è una maestra. Siamo sicuri? A dire il vero, essa è socialmente riconosciuta come la sostituta della maestra, quella vera. Allora, la Supplente è una specie di avatar. Un surrogato, una brutta copia. Deve prendere quello che trova e restituirlo, tale e quale, se possibile perfezionato. Per la legge è un'insegnante a pieno titolo, ma non può ammalarsi (è una supplente! Deve sostitutire chi si ammala!) non ha ferie retribuite.

Ma la Supplente ha pur sempre un lavoro; un bel lavoro, lavora con i bambini. Insegna; anzi, a dire il vero non è che insegna, no, a lei spetta la parte bella: "tenere" spensieratamente i bambini finché non arriva la Babbana, cioè la maestra quella vera, magari li fa disegnare mentre legge il giornale. Ma lo sapete che ci sono supplenze di 9 mesi? Lo sapete che esiste la responsabilità penale per dolo e colpa grave? O ricordate solo l'ora buca al liceo quando la prof si ammalava, saltava l'interrogazione e veniva uno lì a dirvi "state buoni-non fate casino-studiate per l'ora dopo"?

Alla domanda:"che lavoro fai?" risponde "la maestra", e la successiva è sempre "ah si,che bello! Di che materia?" Scusatemi signori: la maestra che avevate voi da piccoli, insegnava UNA materia? Sì vabbè, ma adesso non c'è più il maestro unico... ogni insegnante ha il suo ambito. Ah sì? Forse è così per le maestre Babbane, non certo per la Supplente. La Supplente oggi fa matematica in quinta, domani sostegno e dopodomani geografia in prima... non sa se la supplenza continua e per quanto, non lo sa mai e intanto si compra libri e guide sperando di rimanere lì, a fare geografia in prima. In genere, il giorno dopo aver speso 40 euro di materiale didattico ("ma non ve li danno a scuola?" Sì,in Svezia forse) perde il posto. Perché il lavoro della Supplente consiste più che altro nel perdere il posto, in favore di un'altra che a sua volta ha perso il posto. Però è bello perchè sei insegnante. Sì. Però è bello perchè adesso le supplenti hanno tanti diritti e privilegi, ti dice la baronessa in ruolo con la quarta magistrale da quando aveva 18 anni; che è tanto stanca, ma proprio tanto. Ha 60 anni ma in pensione non ci va perché la penalizzano del 2 per cento; e allora si mette in mutua e va alle terme, tanto mandano la Supplente. Che puntualmente non ha esperienza, poco importa se è laureata e gira per le scuole da un decennio. Ma dove l'hanno trovata?

Poi, un altro classico: "Sei supplente di chi? Della Pinca Pallina? Oh,è ammalata! Cos'ha? Come sta? Quando torna?"... A me,lo chiedi? A me? È una TUA collega. Ci lavori da 20 anni. Io arrivo oggi e non vi ho mai viste, né tu né lei. Alza il telefono e chiamala, se vuoi sapere come sta. Io sono solo la Suppente.

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