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Incontro ravvicinato

9 Aprile 2013 , Scritto da Impronte d'Arte Con tag #Impronte d'Arte, #fabio marcaccini, #fotografia

Fotografia di Fabio Marcaccini

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Presunzione

9 Aprile 2013 , Scritto da Impronte d'Arte Con tag #Impronte d'Arte, #fabio marcaccini, #fotografia

Fotografia Fabio Marcaccini

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Ida Verrei: Il bambino difficile

9 Aprile 2013 , Scritto da Ida Verrei Con tag #ida verrei, #educazione

 

 

 

DIVERSO, ATIPICO, O PREGIUDIZIALE  PEDAGOGICA?

(ritrovato tra le mie antiche carte, quando, noi maestre della vecchia guardia, credevamo ancora nella scuola, come agenzia di educazione permanente per tutti)

 

Bambino difficile, individualità frammentata e problematica che mobilita angosce e scatena difese negli educatori: è il bambino che manifesta rifiuto sistematico di partecipazione, mancanza di abilità operative, difficoltà relazionali, condotte sempre inquietanti che lo fanno percepire come diverso, atipico.

Si individua subito il bambino difficile nelle sue molteplici connotazioni: egli possiede una propria fisicità, gestualità e modalità comunicative riconoscibili ma che vengono riportate a stereotipi che conducono a definirlo passivo, incapace, irrecuperabile, ineducabile.

Quel bambino non corrisponde all’immagine ottimale di alunno scelta dagli insegnanti: gli ostacoli a tale corrispondenza sono insormontabili; le aspettative non si concretizzano; vengono meno le certezze; l’attesa di gratificazione dell’adulto-educatore e di autorealizzazione viene delusa e il ruolo-guida del docente entra in crisi.

 Si è precostituito ottimisticamente un esito in cui si crede per cultura e formazione e ci si viene a trovare di fronte al problema, non solo di accettazione o rifiuto, ma di analisi critica di se stessi.

 La reazione emotiva che ne deriva è di opposizione, sfiducia, intolleranza; e le motivazioni di ordine socioculturale poggiano sulla convinzione che la subcultura o le culture altre, nelle quali di solito si colloca il bambino difficile, non possano elevarsi verso la cultura dominante, dove tutto è valutato in termini di produttività; la posizione di tipo mentale, infine, è di cieca fiducia nella logica adultistica, non conforme a quella del bambino e di quel bambino in particolare.

E lui, il caso difficile, come vive l’impatto con l’adulto in crisi? Egli è carente sul piano logico-cognitivo, non possiede risorse emotive, né strumenti comunicativi, si esprime attraverso codici che vengono respinti, ed allora fugge, rifiuta, aggredisce ma inconsapevolmente trasmette messaggi, richieste, bisogni.

E allora è il pregiudizio pedagogico che andrebbe rimosso. Andrebbe elaborato un diverso modello educativo che non si riferisca soltanto alla progressiva costruzione di strutture e alla sollecitazione scientifica dei processi di apprendimento e di tutti gli altri dinamismi psichici, ma che, riferendosi alla complessità di ogni persona, consideri il significato più umano dell’incontro IO-TU.

Occorre che si rifletta sulla vera dimensione della natura individuale, la quale, pur essendo conoscibile, è spesso misteriosa e fragile, comunque sempre irripetibile.

Un modello educativo, quindi, che muova dalla capacità di accostarsi a qualunque bambino, anche al più difficile, con l’attenzione e il rispetto alla unicità della sua natura.

 È da qui che può prendere inizio un itinerario da percorrere insieme, maestro ed alunno, verso un comune decondizionamento.

In ciò sta un duplice riscatto: quello dell’adulto, dall’eccessiva ansietà per l’esito produttivo e visibile, quello che in termini quantitativi si dice rendimento scolastico; l’altro, del bambino, che trova in un rapporto rinnovato la possibilità per comprender-si e recuperare valore, equilibrio e definizione alle proprie espansioni vitali frustrate.

 

                                                                                                     Ida Verrei

 

 

 

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Il nuovo libro di Maria Vittoria Masserotti, fresco di stampa

9 Aprile 2013 , Scritto da Redazione Con tag #redazione, #maria vittoria masserotti

O giorni, o mesi, che andate sempre via…

Questo verso di Francesco Guccini è la chiave di partenza del libro, quella che in qualche modo apre e chiude il cerchio narrativo: il tempo passa inesorabilmente, seguendo un moto lineare ma, allo stesso modo dei mesi e delle stagioni, si ripropone continuamente, come in un moto circolare… sempre diverso e sempre uguale, se qualcosa muore qualcosa rinasce, mentre il passato e il presente si intersecano e la storia e la memoria diventano uno scrigno prezioso: tutto alla fine può essere ripescato e rivissuto.

(Dalla prefazione di Lamberto Picconi)

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Non sei morto e io sto così

9 Aprile 2013 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #poesia

Non sei morto e io sto così
respiro nella mia paura
sopporto quello che non si può sopportare.
Nella tua stanza c’è chi è convinto di essere a casa,
e ogni giorno crede di passeggiare sul lungomare
e descrive le onde, piccole e chiare.
Pensavo dov’è la nostra vita
dove siamo noi
dov’è tutto quello che avevamo
che ci spettava,
da qualche parte ci devi essere ancora
forse in cielo, su una stella.
Mi manchi in casa, fuori, in ogni gesto.
Eri come un padre, ora sei mio figlio
Sei un pezzo di me anche se non lo ricordi più.
C’è una mano dietro tutto questo, c’è una regia,
ci deve essere un senso, una malignità, un destino cattivo.
Però oggi ti ho visto ridere, era la tua espressione, erano i tuoi occhi.

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Segnalazione

8 Aprile 2013 , Scritto da Redazione Con tag #redazione

Segnalazione

Gli anni della lotta armata

Cronologia di una rivoluzione mancata

di Davide Steccanella

Bietti editore

Il conflitto che ha insanguinato l'Italia tra gli anni Sessanta e Ottanta

dello scorso secolo è senza precedenti. Questo volume ricostruisce il

contesto storico, sociale e politico della lotta armata in Italia,

ripercorrendo i drammatici avvenimenti che costellarono la seconda metà

del Novecento. Dagli attentati agli scontri di piazza, dai processi alle

esecuzioni in carcere, fino allo stragismo armato – una ricognizione alla

scoperta del volto notturno di uno tra i secoli più controversi della storia

italiana, non solo per ricostruirne storicamente le tappe, ma anche per

comprendere meglio il perché, in quegli anni, molti decisero di armarsi.

Davide Steccanella (Bologna, 1962) vive a Milano, dove esercita la professione

di avvocato penalista.

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Segnalazione

8 Aprile 2013 , Scritto da Redazione Con tag #redazione, #adriana pedicini

Mercoledì 10 aprile la Fondazione "Gerardino Romano" ospita Adriana Pedicini

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Sezione Primavera: Ascanio

8 Aprile 2013 , Scritto da Ida Verrei Con tag #ida verrei, #sezione primavera

Una visione luminosa: aria, luce, primavera. Quasi un miraggio: un giorno che non tramonta mai,  il canto degli uccelli, una natura da preservare. Con  fresca ingenuità infantile, Ascanio fa poesia e disegna l’immagine delicata del mondo dei suoi sogni.

 

Sogno di Primavera

di

Ascanio Panarese (9anni)

 

Il mio sogno è primavera

che sia giorno e mai la sera.

Sia sempre un giorno speciale

con tanti uccellini

che posson cantare.

Vorrei stare sempre in campagna

sarebbe allora una vera cuccagna.

Un bel contadino vorrei diventare

per poter la natura salvare.

Mi sentirei meglio di un re

se dipendesse tutto da me.

Di nuovo vi dico

questo vorrei:

primavera senza la sera

se si avverasse felice sarei.

A.P.

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8 Aprile 2013 , Scritto da Redazione Con tag #redazione

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Turkimera

8 Aprile 2013 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #poesia

“Un occhio di Allah per te, uno per lei”
Una tartaruga di pietra, una con gli occhi blu.

Un punto sul foglio con tante frecce che s’irraggiano,
che vorrebbero espandersi, che pulsano un ritorno
d’amore su di sé.

Il bisogno è così grande che non si può colmare,
come un grande lago salato, amaro, refrattario,
che si asciuga da solo per farsi del male.

Una paura infantile, dilagante, dilatata.

Vorrei baciare ad uno ad uno tutti i fiori blu
della tua camicia
e la tua mano che mi rialza (allegra)
dal tappeto della moschea.
I baci al telefono mi stridono nelle orecchie.

Vorrei perdermi nel muezzin delle cinque a Santa Sofia
Nell’attesa delle navi che passano il Bosforo.

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