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Il tempo volerà

8 Dicembre 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #unasettimanamagica, #adventscalender

Foto di Walter Fest

Foto di Walter Fest

 

Durante queste prossime festività Natalizie, che sicuramente rimarranno scolpite nella memoria storica nazionale e mondiale, tutto fa pensare a giorni tristi, difficili, con regole da seguire e baci e abbracci e sorrisi e tenerezza e risate e regali da scartare, nel senso di eliminare.

Sarà tutto da risparmiare e da evitare, eppure c'è sempre l'imponderabile, la scintilla dell'ultimo momento, l'idea o il regalo che non ti aspettavi, oppure quel calore che in certe occasioni scalda il cuore, allontanando la malinconia di un tempo perduto.

Almeno per me ci sarà sempre il film Una poltrona per due, che mai vorrei che a Natale mancasse, perché è divertente e dimostra che ci può essere ancora giustizia. La mia teoria è che i film hanno da sempre detto tutto in anticipo. Un film è opera di fantasia, la stessa che poi per magia si tramuta in realtà. Che mondo sarebbe senza fantasia?

Quello che desidererei durante questi giorni di festa è vivere lentamente il periodo natalizio, centellinare i secondi, i minuti, le ore. Come un mago con la bacchetta magica in mano, fermare il tempo. Ma poi succede che volerà e la cosa potrebbe non dispiacermi, perché mi proietterà immediatamente nel futuro, un futuro che spero sia migliore.

Buon Natale a tutti, ce lo chiede la fantasia e sarebbe meglio ascoltarla.

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A cosa brindare?

7 Dicembre 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #unasettimanamagica, #adventscalender

Foto di Walter Fest

Foto di Walter Fest

 

Ho sempre odiato la festa dell’ultimo dell’anno. Giorno di bilanci ma, soprattutto, unico giorno in cui – io che sono supremamente e irriducibilmente asociale - mi sento sola da morire.

Forse perché ho una visione mitica della festa di Capodanno. Ricordo la prima alla quale partecipai, che fu anche la prima concessione da parte dei miei di uscire col favore delle tenebre. “A mezzanotte a casa”, tuonò mio padre, nemmeno fossi Cenerentola, ma mia madre si oppose: “Come fa a festeggiare l’anno nuovo se deve essere a casa a mezzanotte?”

Mio padre si arrese e io rientrai tardi, con la testa che mi girava e le orecchie che fischiavano per le tante emozioni. Avevo passato la serata a far tappezzeria in un angolo, muovendo i piedi dalla voglia di ballare ma troppo timida per farmi avanti. Avevo quindici anni, indossavo una gonna di velluto nero, le calze di nylon, un maglioncino di lurex che mia madre si era comprata molti anni prima ma non aveva mai usato. Rimasi ad annoiarmi finché un ragazzo, di cui non ricordo il volto ma solo il nome, m’invitò a ballare. La sua camicia immacolata profumava di Brut, aveva un paio di anni più di me. Mi chiese subito di metterci insieme. Io risposi con la fatidica frase: “Restiamo amici”. Due giorni dopo mi venne a prendere a scuola ma io, spaventata da quella cosa più grande di me, rimasi chiusa in classe per non farmi vedere. E poi seppi che si era messo con un’altra ragazza. Breve storia triste di un amore mai cominciato.

Ma il fatto di ricevere la mia prima richiesta amorosa da un ragazzo proprio la sera dell’ultimo dell’anno, ha reso questa festività così mitica nei miei ricordi che, dopo, nessun’altra volta è stata mai più a quell’altezza.

Non è che non mi piaccia l’ultimo dell’anno, è che mi piacerebbe troppo, che, a quasi sessanta anni, ancora m’immagino vestita come Cenerentola al primo ballo, o come Bella che volteggia con Bestia in un magnifico salone. Ma la realtà è fatta di patatine mosce e noccioline rancide, di cappellini, trenini e Brigittebardotbardot…  Oppure di serate solitarie con mio marito, lui che sta al computer in un’altra stanza e io che già crollo addormentata sul discorso del presidente della repubblica.

E quest’anno più che mai, proprio non riesco ad immaginarmi a brindare. Brindare a cosa? Alla fine di un 2020 orribile, bisesto e funesto, durante il quale, a parte l’atterraggio degli extraterrestri – ancora sempre possibile – è successo di tutto? Un anno dove, a livello planetario, globale, le nostre certezze sono crollate, abbiamo rischiato la vita ogni giorno, abbiamo subito lutti, malattie, sofferenze, libertà negata per il nostro bene? Un anno d’incolpevoli arresti domiciliari? Un anno senza viaggi, cultura, abbracci? O, forse, dovrei brindare a un 2021 che già si preannuncia altrettanto difficile e pesante?

E allora non so che farò quel 31 dicembre che si avvicina. Forse, alzerò il calice e guarderò il cielo della notte, aspettando un segno, una cometa, una stella cadente, pensando che esserci e poter guardare ancora quel firmamento nero, sia già tutto ciò in cui possa sperare.

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Voglio essere felice

6 Dicembre 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #unasettimanamagica, #adventscalender

Voglio essere felice

 

Volevo fotografare una palla di Natale, mi piaceva quel colore rosso ma non sapevo che fotografandola avrei anche inquadrato me riflesso. E sapete che ho visto? Sono io? Sì, ma quello che vedo sono io da piccolo. Con un salto temporale sono ritornato indietro nel tempo, io ragazzino con i calzoni corti, le ginocchia sbucciate e fredde. Eh già, perché anni fa il freddo si sentiva moltissimo, non come ora che il cambiamento climatico ha invertito le stagioni, prima il freddo era vero e pure il Natale.

Il Natale degli anni passati era bello, caloroso, intenso, felice. Anche povero, ma felice, e questo ne faceva un periodo da vivere con ottimismo. Anche le cose più piccole erano belle, anche le giornate con i parenti, fra gioia e allegria.

Per i bambini non c'era il Babbo Natale come lo conosciamo ora, perché i giocattoli arrivavano con la Befana. Natale era per stare in famiglia, la famiglia è importante, eh!

E ora io mi vedo riflesso in questa palla di Natale e mi viene da ridere di gioia. No, non è nostalgia, il tempo va avanti inarrestabile e non c'è da essere nostalgici. Ma nessuno può impedirmi di ripensare a come eravamo. Non c'è nulla di male, è un diritto essere felici, soprattutto a Natale.

Ora qualcuno ci dice che deve essere sobrio, ma io durante il Natale voglio solo essere felice e ridere con la speranza che tutto questo passi. Siamo distaccati, preoccupati, intimoriti, dubbiosi del futuro, incerti, ma a Natale lasciateci essere felici.

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Natalizzazione progressiva

5 Dicembre 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #unasettimanamagica, #adventscalender

Natalizzazione progressiva

 

A proposito di calendario dell’Avvento, il mio personale consiste in una progressiva, lenta, dolce natalizzazione dal primo all’otto dicembre. Nella prima settimana del mese mi piace tirar fuori le cose a una a una, non tutte insieme: un asciughino con Babbo Natale, una presina, un vasetto, un asciugamano rosso. Adagio, come ad assaporare e ritrovare gli oggetti uno dopo l'altro. Di diverso, quest’anno, c’è che non esisterà la “roba da tenere di riguardo”, cioè quella da usare solo il 25 con i parenti in visita in pompa magna. Ogni giorno sarà Natale, ogni oggetto sarà vissuto e goduto e gioito in intimità, nella vita comune, quella di tutti i giorni, che è anche la più bella, se ci pensi

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A Natale (non) puoi.

4 Dicembre 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #unasettimanamagica, #adventscalender

A Natale (non) puoi.

 

Mi è sempre piaciuto analizzare le pubblicità, che sono lo specchio fedele della società e del momento attuale. Fra poco è Natale, questo Natale fuori dall’ordinario, il primo così strano almeno dalla fine della seconda guerra mondiale, e mi chiedo come lo stiano affrontando i pubblicitari. Come noi, esattamente come noi: in attesa, in sospeso. Ho visto una pubblicità che chiede ai telespettatori di parlare di come vivranno le prossime festività. Perché mai come adesso il Natale sarà un fatto privato, diverso da quello degli altri.

Il Natale si basa sulla tradizione, sul conformismo, sul consumismo. Ma quest’’anno ognuno dovrà interpretarlo a modo suo. Chi dovrà fare i conti con la malattia, chi con l’isolamento forzato, chi con la mancanza di soldi. Qualcuno, speriamo pochi, se ne fregherà e festeggerà come sempre, con una sarabanda debosciata e decadente, con uno spirito barocco da teschio che traspare sotto il sorriso.

Qualcuno resterà da solo, qualcuno dovrà riorganizzarsi attorno a un nucleo primigenio di sentimenti e tradizioni. Spero di far parte dell’ultima categoria, spero di riuscire a ritagliarmi un nocciolo di ricordi, di folclore, di gesti familiari e tramandati. oppure inventarne di nuovi, chissà.

 

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Natale in lockdown

3 Dicembre 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #unasettimanamagica, #adventscalender, #postaunpresepe

Foto di Walter Fest

Foto di Walter Fest

I giorni in lockdown da pandemia scorrono, sembrano vuoti ma si arriva velocemente a sera con quella sensazione d’invecchiare senza aver vissuto e con le articolazioni doloranti per l’inattività forzata. Ormai ci siamo abituati. L’inverno scorso ci siamo fatti quattro mesi così. Ora siamo più forti, più preparati. Le notizie quotidiane sui morti, però, ci assalgono come secchiate di acqua gelata, ma convivere col virus è diventato anche questo, la triste abitudine alla morte, anche a quella di chi si conosce. Ha un senso pensare al Natale in queste condizioni?

Certamente lo ha per chi è religioso. La nascita di Gesù, più che dare speranza, ci mette di fronte al ciclo inesorabile di vita e morte. Ma lo ha anche per chi non crede. In primis i bambini e non solo loro. Abbiamo tanto bisogno di leggerezza, di speranza, di sentire che la vita continua sempre e comunque. Un anno di pandemia ci ha segnato tutti, fisicamente, economicamente ma anche psicologicamente.

Io non credo in Dio, non più dall’età della ragione. Non credo in Dio come non credo in Babbo Natale. Eppure mi piace il rumore delle campane, l’odore dell’incenso, il muschio e le pecorelle del presepe. E mi piace che Babbo Natale arrivi su una slitta nella notte più magica.

Quando ero piccola l’albero si faceva sempre con le stesse decorazioni da un anno all’altro. Erano palle di vetro soffiato, delicate e preziose, se una si rompeva, ti disperavi. Ma da qualche tempo mi piace cambiare i colori degli addobbi e intonarli alle decorazioni della stanza, alla tovaglia di Natale, persino ai miei vestiti. È una stupidaggine consumistica, forse, ma anche creativa.

Il leitmotiv quest’anno sarà rosso, verde e color legno rustico. Un po’ difficile da trovare, quest’ultima tonalità. Perciò ho ordinato on line. Sì, a causa della pandemia non ho potuto fare il consueto giro per negozi che mi rilassava e divertiva, né, probabilmente, spulcerò i mercatini per gli acquisti frivoli dell’ultimo minuto. Che piaccia o no, quest’anno Babbo Natale arriverà travestito da corriere di Amazon.

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Cinzia Diddi, "La stella più bella"

2 Dicembre 2020 , Scritto da Cinzia Diddi Con tag #cinzia diddi, #moda

Cinzia Diddi, "La stella più bella"

 

 

 

Oggi la nostra finestrella del calendario dell'avvento si apre su un libro. Cosa c'è di più natalizio che raggomitolarsi sul divano, magari con una tazza di tè fumante e un plaid sulle ginocchia, col gatto che ti ronfa sulla pancia e il cane accoccolato sul tappeto, prendendo in mano un bel libro? Un libro che parla di speranza ma non dimentica ciò che accade fuori dai vetri appannati e decorati con Babbo Natale e i pupazzi di neve. Là fuori ululano le sirene delle ambulanze ma c'è anche tanta vita, c'è questo strano Natale fatto di gioia a e dolore. (P.P.)

 

 

 

Amata Terra: scopriamo l’Italia... oltrepassando i confini dell’egoismo.

Giungerà un’alba nuova per coloro che sfidano i momenti bui.

Durante il lockdown ho scritto un libro nel quale ho raccolto poesie, disegni e foto delle mie creazioni di moda.

Hanno dato il loro contributo molto personaggi del mondo dello spettacolo, della musica, dell’arte, avvocati e psicologi, raccontando con sincerità come stavano vivendo l’isolamento sociale e quanto stavano cambiando e riflettendo grazie ad esso.

La sincerità è il privilegio delle menti libere.

Ci siamo ripetuti innumerevoli volte: - Andrà tutto bene.

Ma se i pensieri non sono supportati da azioni difficilmente accadrà.

Chi rispetta le regole è saggio!

Nasce da qui lo shooting della mia Collezione A/I 2020, 2021.

Tra le tante regole etiche da seguire sarebbe bene non muoversi dall’Italia alla volta di paesi esteri per limitare la possibilità di contagi.

Senza seguire le regole non si riesce a controllare un’epidemia, il fatto che ci sia stata in questi giorni una diminuzione dei contagi non può giustificare la promozione dell’idea di normalità.

Ho riflettuto molto su questo ed ho pensato che questa pandemia ci sta “regalando” la possibilità di scoprire la nostra terra, di visitare luoghi sconosciuti.

È per questo che ho scelto Roma, piazza di Spagna, il Colosseo, Firenze e la mia amata Prato per scattare le foto della collezione A/I.

 

La moda deve guardare oltre i giorni della quarantena, verso un futuro nel segno della “Spensieratezza”.

Il lavoro deve andare avanti, e così viene ugualmente proposta la collezione A/I Amata Terra: scopriamo l’ITALIA. Come messaggio di forza. Perché la vita continua! Anche se adesso la concentrazione di tutti noi è altrove.

Per superare gli attuali gravi problemi, dobbiamo spostare il pensiero da ciò che ci manca, la libertà, a ciò che abbiamo, amore, salute, speranza, e a ciò che potremmo fare per chi sta peggio di noi. Questo è il modo migliore per proiettarsi verso un futuro di rinascita e di completa liberazione.

 

Tornerà la quiete.

Tornerà la calma.

Tornerà la pace.

E non cadremo più nell’inganno di pensare che la Normalità sia monotonia.

E quando tornerà, la considereremo Straordinarietà.

E spiccheremo il volo

Si spiccheremo di nuovo il volo!

Liberi ma consapevoli

Liberi ma rispettosi

Liberi ma grati.

Perché, ogni giorno normale, è sempre un giorno speciale.

Questi sono i nostri anni.

Questi sono i nostri anni!

 

Tratto dal Libro La Stella più bella/ Falco editore di Cinzia Diddi

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Advent's Calendar

1 Dicembre 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #unasettimanamagica, #adventscalender

Foto di Walter Fest

Foto di Walter Fest

 

Ricordate l’hashtag #unasettimanamagica? Bene, quest’anno il nostro periodo dedicato al Natale si trasforma in un vero e proprio calendario dell’avvento. A partire da oggi apriremo una finestrella al giorno e scopriremo qualcosa che riguarda il Natale.

Iniziamo col dire che sarà indubbiamente un Natale diverso, questo del 2020, un Natale difficile e inaspettato. La pandemia che ha colpito il pianeta ci costringe a confrontarci con la nostra pochezza, con la fragilità, con la paura di morire ogni giorno e con le cose sostanziali della vita.

Intanto abbiamo capito che per vivere è necessario … respirare, avere ossigeno a sufficienza. Mai come adesso temiamo di non riuscire più a farlo. E mai come adesso capiamo la necessità di avere buoni polmoni planetari, cioè foreste e plancton marino.

E, come diceva qualcuno in televisione l'altro giorno, abbiamo compreso anche che fare programmi è inutile, perché poi arriva sempre chi te li scompagina. E allora, a differenza di sempre, io che sono una programmatrice folle, dovrò per forza vivere le feste alla giornata, anzi, alla mezza giornata. Che già chiamarle feste con centinaia di morti il giorno fa un poco impressione.

Quindi prepariamoci a questo Natale lasciando andare tutto ciò che è di troppo, il lusso, la corsa sfrenata agli acquisti, il consumismo - con  buona pace dell'economia - i regali forzati a chi ci sta antipatico, i parenti serpenti.

Sarà un Natale dove dovremo togliere e non aggiungere, come in un buono scritto, sarà un Natale ridotto all’osso, all’essenziale. Non per forza peggiore. Anzi, forse...

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Gianni Marcantoni, "Complicazioni di altra natura"

30 Novembre 2020 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Complicazioni di altra natura di Gianni Marcantoni (Puntoacapo Editrice - Collezione Letteraria, 2020) è una trasparente diagnosi della poesia contemporanea, una leale interpretazione analitica che osserva e presagisce le contrarietà impreviste della vita, gli ostacoli di ogni esperienza, riconoscendo all’altruistica elaborazione della sincerità l’intuizione emotiva dei valori, dileguati nell’indistinta incertezza del futuro. I versi diramano tortuosità impulsive, nella curva oscura delle immagini inquiete e malinconiche, diffondono contraddizioni interiori che ricadono sul dolore raccolto ed intimo dell’anima e dilatano lacerazioni e crudeli instabilità sentimentali. La parola offre in dono la protezione di ogni percettibile verità interiore e proietta la sensibilità nel dettaglio della nostalgia, sconfinando la cognizione di una poesia disincantata, prolungando il disagio delle illusioni e la condizione complicata di ogni mancanza. Il poeta agevola il significato degli impedimenti influenzando le conseguenze favorevoli della profondità espressiva, incisa nella nitidezza delle idee e nella lucidità della coscienza. La necessità poetica di Gianni Marcantoni è energia generatrice delle sensazioni contemplate ed esaminate, percepite attraverso la mediazione del senso, capaci di trasformare la proprietà empatica della realtà oggettiva. La riflessione intimista sulla natura incerta e provvisoria dell’inconsistenza umana, l’assenza e la solitudine dell’individualità invocano il coraggio dell’analisi sulla contemporaneità, l’essenza ontologica della temporalità, e, nelle poesie, i “correlativi oggettivi” sono l’identificazione di un’evocazione, nel legame tra contenuti profondi e motivazioni esterne. Il poeta dichiara di riconoscere la propria autenticità, intraprendendo l’indagine dell’essere, ridestando alla conoscenza l’abilità di essere nel mondo. La maturità sensibile dell’autore si nutre dell’originaria appartenenza alla propria riservatezza e indica la familiarità con la memoria percepita, compresa e legata al destino di chi scrive. Gli “strumenti umani” sono un’occasione esistenziale e rivelano una confidenza elegiaca svelando la spirituale coerenza del patrimonio affettivo, confermando la comprensione degli eventi e l’esposizione delle situazioni autenticamente trascorse e sofferte. I motivi d’ispirazione e d’idealizzazione poetica vivono del momento presente, scarno e vorace, ma evocano il coraggio di vedere oltre, di accogliere i conflitti, le ossessioni e gli inganni che invitano alla stabile permanenza del rifugio esistenzialista. L’orizzonte della consistenza è svelato dalla solidarietà umana, quando la finitudine della realtà, lucida e scaltra, asseconda ogni espressione in corrispondenza degli istinti e dei sogni che produce. Gianni Marcantoni ritorna lungo i luoghi perduti, i territori che con commozione e resistenza conoscono la parte migliore di ogni destinazione privata delle parole, nella distensione di ogni trasferimento della sofferenza. Il poeta si lascia attraversare dall’indugio alla consapevolezza e assegna lo sguardo disarmante e alieno all’abisso generato da ogni emergenza.

 

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”

https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

 

Caduta

 

Il sole trita il mattino davanti al suo corteo

d'ombre, la notte rapiva il sonno della gente

ancora alla ricerca di miserie;

è tempo di ricominciare qualcosa

che abbia un principio,

è tempo di voltarsi e di guardare

oltre queste macerie intossicate nell'oro.

 

E in mezzo a tutto questo

un pidocchio salta da un marciapiede all'altro

risucchiato dal canto dei clacson ancora vivi,

teme da solo di essere scordato

come l'acqua di uno scarico che scroscia,

che scompare in una macchia buia,

scendendo giù verso la fine,

nell'ultimo spigolo, nell'ultimo rantolo,

come una specie di gomitolo che cade dalle mani.

 

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Un altro resto

 

La tua luce si perde in un rifugio,

la notte ci sdoppia

da una membrana rigida come travertino.

Infondo sono poche parole che rimangono,

il vento trastulla il nostro vecchio motivo,

sui picchi dei monti – verso l'alto

il cuore non spinge più contro la parete.

 

Hai battuto il muso sul petto

(ed è stato solo un attimo),

un silenzio forse troppo complicato

da tradurre in suono. Ma il torchio gira

e ruotando preme l'ultimo

resto di mandibola, il pilastro appuntito

dove il braccio ancora circola.

 

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Nell'aria

 

Gesti folli aprono i tuoi occhi,

gesti al buio di un teorema separano le acque,

il mio nome resta traccia di uno spazio che lenisce.

 

Un varco invisibile conduce alla sola verità necessaria

che sai la mia parola aver taciuto.

Nessun nome il sole può bruciare, dopo aver trascinato

questa vita in un cadavere dalle sembianze inumane.

 

Ho abitato la terra e il suo stringato lamento

perché il cielo ho smosso con le mani nude d'aria,

e svelato la notte a chi l'aspettava.

 

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Corone del buio

 

Le parole incomplete hanno imbrattato

il quadro, ora la cornice sembra più sottile.

Del nulla cosparso osservo

le pinete indurite, che sembrano

un mosaico di ramificazioni allacciate

sopra una intelaiatura. Dell'immane nulla

ammiro la foschia del panorama,

che boccheggia soggiogato davanti alla fessura

aperta della mia safena in emergenza.

 

Eppure nella materia uno spettro si assembla,

dalle vecchie tubature ardenti

esso sovviene alla mia presenza

con una manciata di briglie in mano,

che aprono alle corone del buio

questo mutilato sipario di tagliole.

 

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Vissuto

 

Vi saluto, ma tornerò - tornerò,

da qui nulla è perduto senza un taglio.

Domani è il mio vissuto, il vento era troppo cupo,

la luce troppo solitaria per risorgere da un dirupo.

 

Nel tempo non c'è sorte a separarci,

qui dove niente può spegnersi tornerò

senza avere avuto cure, saprò cosa dire

alle tue accuse che non più mi riguardano;

le pozze dissetano il branco.

 

Saprò dove guardare se la quiete

passerà a respirare dalle nostre parti scarne.

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Remo Rapino, "Vita morte e miracoli di Bonfiglio Liborio"

25 Novembre 2020 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni

 

 

 

 

Vita morte e miracoli di Bonfiglio Liborio

Remo Rapino

2019, Minimum Fax

 

 

Se questo libro è strepitoso per la lingua con cui è stato scritto, diventa imperdibile nell'interpretazione di Fabrizio Gifuni, che gli presta nella sua versione audio una voce roca, incazzata, dolente per l'umanità e il mondo che Bonfiglio Liborio non è mai riuscito a capire in oltre 80 anni di vita. Ormai prossimo alla morte, rievoca la sua vita nei diversi periodi, ogni narrazione preceduta da una sonora russata, ogni ricordo uno sproloquio carente in punteggiatura, ma arricchito da un dialetto vivo, sfavillante e perfetto per i "vaffangulo" che il protagonista non risparmia a nessuno, nemmeno al cosiddetto amore della sua vita.
Il vecchio cocciamatte ripercorre 80 anni di storia italiana puntellata dai suoi ritornelli ossessivi come i segni neri, Giordani Teresa, il maestro Cianfarra Romeo. Vivrà la guerra, l'emigrazione, le lotte sindacali, il carcere e il manicomio, ma tutto da spettatore esterno, con il naso e i palmi delle mani schiacciati contro l'invisibile vetro mentre osserva smarrito una realtà che non riesce davvero ad elaborare.
Povero, ignorante, emarginato, non riesce mai davvero a fare quello scatto che gli permetterebbe di emanciparsi, socialmente o culturalmente, troppo preso dalle sue ossessioni, dal suo vittimismo, dalla sua rabbia  cieca, da un passato che non può cambiare. Ultimo, talmente ultimo che non riesce nemmeno ad essere protagonista della sua permanenza in manicomio, dove in 9 anni avrà una parvenza di vita simulata (il riconoscimento da parte degli altri, una sorta di innamoramento, il lutto, l'attuazione di una idea a favore della collettività) ma che poi dovrà abbandonare, per guarigione da una pazzia che mai è stata tale, ma solo risposta a una domanda fondamentale, esistenziale, una domanda sul senso della sua vita, intesa come vita passata per ore davanti alla catena di produzione delle rondelle, una domanda che ignorata lo porterà ad un gesto sconsiderato portatore di ulteriori segni neri.
Così Bonfiglio Liborio, a suo modo filosofo, osserva perplesso il mondo, la gente, la società, in maniera grezza e per noi brava gente divertente, lo scruta e lo critica, cogliendo senza vera consapevolezza i nostri limiti, le ingiustizie, le piccinerie, le follie, e riportandoli a noi con il suo sgangherato monologo, permettendoci di ridere amaramente su ciò che siamo e sulla nostra umana cattiveria verso quelli come lui, che solo per caso o per privilegio ingiusto, non siamo dei reietti. Non dimentichiamolo. Bonfiglio Liborio ci teneva un sacco che lo sapessimo.
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