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The Legionary

4 Giugno 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Alcuni mesi fa venni operato di settoturbinoplastica, un'operazione finalizzata al riallineamento del setto nasale, alla correzione dei turbinati e l’asporto di svariati polipi, un trattamento chirurgico necessario per una corretta respirazione. L’intervento andò a buon fine, un intervento gestito da un chirurgo di veterana esperienza e da un’equipe ineccepibile; tuttavia, l’anestesia totale mi aveva totalmente sfibrato, al punto che i sanitari ebbero complicazioni a risvegliarmi. Nei due giorni successivi, un forte mal di testa non mi diede tregua per non parlare della costante spossatezza. 

Dormii moltissimo, malgrado qualche difficoltà, in quanto le cavità nasali risultavano ostruite dalle medicazioni. Gli infermieri e gli O.S.S. si presero cura di me in maniera attenta, per di più mostrando cortesia ed empatia. Per la prima volta capii cosa si prova ad essere l’assistito, visto che da circa tre anni esercito in qualità di Operatore Socio Sanitario in una Comunità Alloggio, fornendo assistenza sociale e sanitaria agli anziani.

Durante i giorni di degenza, a causa delle restrizioni legate alla pandemia Covid-19, le visite di parenti e amici non erano consentite, dovendomi quindi accontentare delle chiamate sul cellulare o dei messaggi ricevuti su WhatsApp e su Messenger, messaggi pieni di affetto, di solidarietà e di sostegno da parte della mia amata fidanzata, della mia famiglia, dei miei colleghi di lavoro e di Enrico, il mio migliore amico.

A Enrico, oltre le dovute risposte o le considerazioni inerenti all'intervento, in forma esclusiva inviai un selfie nel quale giacevo sul letto, tenendo il pollice rivolto verso l'alto. Chiaramente si notava l’espressione stravolta, il naso gonfio come quello di un orco e gli occhi da comatoso. Nell'autoscatto allegai la seguente frase: --- Non sono allettante, tutt'al più allettato. ---

Il mio amico, tramite WhatsApp, riempì il display del mio dispositivo di faccine sghignazzanti per poi scrivermi che in realtà si dispiaceva nel vedermi in quello stato, tra l'altro esternando ammirazione, poiché ero riuscito ad affrontare l'operazione con uno spirito battagliero, conservando al contempo il mio solito humour

La mattina dopo, Enrico mi comunicò che mi aveva dedicato un brevissimo racconto intitolato The Legionary e che desiderava inoltrarmi il file su cellulare nel primo pomeriggio. Appena mi fece pervenire il documento elettronico, lo lessi con estrema attenzione, trovandomi in quel momento (ed anche adesso) impossibilitato nel descrivere le sensazioni ricavate.

A Enrico mostrai stupore, gratitudine e stima. Mi rispose che mi considerava un legionario, uno di quelli tosti, prendendo come riferimento persino i miei tediosi e sofferti trascorsi. Confesso che tale pensiero mi  commosse. Successivamente gli mandai un audio con voce roca, date le mie deboli condizioni.

--- Compare, e pensare che mi sono sempre sentito un Cavaliere, non intendo un Cavaliere della Tavola Rotonda ma bensì un Cavaliere della Tavola da Pranzo. --- 

 

Cari lettori, desidero importare The Legionary su signoradeifiltri.blog, avendo avuto il permesso di Enrico, grande autore e grande amico.

 

The Legionary

 

Stava disteso a terra dolorante, ricoperto dal fango e dalla pesante armatura di battaglia. Lo scontro era stata duro, l'alluvione aveva sconvolto i piani operativi, causando moltissime perdite tra gli assedianti. Le torri si erano incagliate nella palude, lasciando i suoi compagni in balia delle frecce. Ma egli era ancora vivo, tra i commilitoni fu uno dei pochi a non farsi scoraggiare. Nonostante le difficoltà partecipò all'assedio con fierezza, Varanga andava presa a tutti i costi. E fu proprio grazie a lui, che l'ariete riuscì ad abbattere le robuste porte della fortezza. Col cammino spianato, ciò che restava dell'orda romana penetrò nella piazzaforte, catturandola e issando la grande aquila al cielo. Era fatta, pensò esausto Flavio Giuseppe. E sorridendo, chiuse per un attimo gli occhi, la sua dedizione aveva portato alla vittoria. Molte altre battaglie lo avrebbero atteso, in un futuro lontano. Ma per il legionario, adesso era il momento di riposare.

 

 

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Super Madness: Peace racconto

3 Giugno 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #eventi, #racconto

         

                                                   

                                

 

 

 

Kathmandu, lì 1 Giugno 2021  -  La beneficenza non si ferma anche in tempi di Coronavirus. E così, in poco tempo, autrici e professioniste volontarie hanno messo a disposizione parte del loro tempo per la realizzazione di racconti brevi per la raccolta Super Madness: Peace. Il ricavato dalla vendita di quest'opera andrà in beneficenza all'associazione Horac Nepal, con sede a Kathmandu e da anni attiva nella difesa dei minori. Il progetto, nato da un'idea dell'autore e sceneggiatore italiano Stefano Labbia, si pone proprio come obiettivo l'analisi di temi quali l'emarginazione, il bullismo e l'abbandono. Si tratta di temi indubbiamente frequenti nell'universo infantile.

L'associazione Horac Nepal lavora per offrire migliori opportunità di vita ai bambini orfani, vittime di conflitti politici o in condizioni di estrema povertà. Garantisce inoltre che i loro diritti vengano rispettati per orientare questi bambini verso un futuro migliore.

L'intero ricavato dalla raccolta di racconti sarà devoluta all'associazione senza scopo di lucro Horac Nepal. Di seguito, il link relativo all'opera disponibile in versione cartacea: I partecipanti al progetto a scopo di beneficenza sono le seguenti autrici e professioniste: Chiara Pedrocchi, Maria Chiara Carriero, Federica Foradini, Cristina Tizian, Sabina Natali, Carolina Salomoni, Lara Ponchia, Francesca Corona, Barbara Fossi, Cinzia Carnevali, Barbara Astegiano e Giuditta Bertoni. Un contributo speciale nella realizzazione della raccolta va a Riccardo Mainetti, curatore e responsabile editoriale e a Giovanni Querques, impaginatore grafico.

Horac Nepal - Casa per il Soccorso di Bambini Afflittati è un'organizzazione sociale senza scopo di lucro con sede a Kirtipur-06, Taudaha, Kathmandu ed è registrata presso il governo del Nepal e il Consiglio per il benessere sociale del territorio. Lo scopo principale dell'organizzazione è lavorare per il benessere dei bambini, in particolare gli orfani, i bisognosi e i senzatetto. Ci si occupa quindi di fornire loro cibo, alloggio, vestiti, istruzione ed un ambiente familiare e accogliente. 

 

BIO DELL'AUTORE

 

Stefano Labbia, classe 1984, è un giovane autore italiano di origine brasiliana, Founder e CEO di Black Robot Entertainment, casa di produzione e management agency di prodotti audiovisivi inglese e Black Robot Publishing, casa editrice inglese.

Nato nella capitale d'Italia, ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, “Gli Orari del Cuore” nel 2016 per Casa Editrice Leonida.

Nel 2017 ha dato alle stampe la sua seconda silloge poetica dal titolo "I Giardini Incantati" (Talos Edizioni) ed il suo primo romanzo "Piccole Vite Infelici" (Elison Publishing - ebook) vincitore del Premio Elison 2017 come miglior romanzo inedito.

Nel 2018 "Piccole Vite Infelici" è stato pubblicato in versione cartacea da Maurizio Vetri Editore. L'autore nello stesso anno ha pubblicato inoltre una raccolta di racconti, "Bingo Bongo & altre storie" (Il Faggio Edizioni – ebook).

Nel 2019 è stata pubblicata la sua terza raccolta poetica dal titolo "Vivo!!!" (Tempra Edizioni) e la sua prima graphic novel per LFA Publisher dal titolo "Killer Loop'S" volume uno.

​Nel 2020 escono "Nel Rifugio Sommerso" (Amazon), la sua quarta raccolta di poesie e la riedizione de "Gli Orari del Cuore" prima silloge poetica, arricchita da contenuti extra oltre alla sua seconda raccolta di racconti brevi "Kissinger: blood & conquests" (Black Robot Publishing).

Nel 2021 l'autore da alla luce la sua quinta raccolta poetica dal titolo "Amore dopo amore" e "Il trucco di Molière" (Black Robot Publishing).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Note tecniche

 

 

Autore: Autrici varie (da un’idea di Stefano Labbia)

 

Titolo: Super Madness:Peace

 

Genere: Raccolta di racconti brevi

 

Tematica: Analisi di temi sociali (abbandono, emarginazione, bullismo, abuso di potere)

 

Personaggi principali: Super Madness (eroina principale), Quickly, May Hutchinson ed altri

 

Ambientazioni: Varie

Link per l'acquisto: https://www.amazon.com/SUPER-MADNESS-HORAC-Nepal-NoProfit-Org/dp/B095HQX7Z7

 

 

 

 

                                     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                  

                                         HORAC NEPAL Taudaha-06, Kirtipur, Nepal

                                          01-5124215 , 9851196348

                                          info@horac.org , tejbikram_shahi@yahoo.com

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Carmen Totaro, "Un bacio dietro al ginocchio"

2 Giugno 2021 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni

 
 

 

 
 
 
Un bacio dietro al ginocchio
Carmen Totaro
Einaudi, 2021
 
 
"Aveva notato che lì, nella cava, le parole gridate disegnavano una curva e poi si disperdevano. Schizzavano in alto come un fuoco d'artificio e poi precipitavano, non ne restava nulla. Era come se si esaurisse la voce che le aveva pronunciate, e lei avrebbe voluto aggiungere la sua a quella della figlia, gridare allo stesso modo, più forte, piangere, perché neanche lei aveva ricevuto consolazione."
Nella preparazione al duello finale tra Ada e Elisa, madre e figlia, un duello degno di un western, con questa ambientazione abbacinante in una cava sperduta nel mezzo di un'assolata Sardegna, le parole sono proiettili che rimbalzano impazziti. 
Nel capitolo che apre il romanzo invece le parole sono stentate, non hanno getto, cadono vicino a chi le pronuncia, senza veramente raggiungere l'altra, ognuna recita la propria verità ma senza che l'altra davvero la ascolti.
Una cena di compleanno goffa e malriuscita, poi il rientro a casa. Ada resta sola, Elisa esce e nulla sarà più come prima né per i protagonisti né per noi lettori. Qualcosa accade, viene descritto ma mai spiegato veramente, anche se la soluzione appare semplice e logica, poche sono le alternative, per non dire nessuna. Ma quando Ada riporta i fatti è evidente come questi non combacino con quanto è accaduto. Veniamo trascinati in un giallo psicologico in cui la verità trova una sua strada attraverso questa dissonanza cognitiva continua tra narrato e riferito, in cui i perché si intuiscono, la psicologia di Ada si svela a ogni capitolo con le sue paure, la dipendenza affettiva, i fallimenti e le illusioni, il suo modo ottuso di interagire con gli amici della figlia, la sua indebita intrusione nelle vite altrui, il suo essere così giudicante. Elisa, gelida e determinata, tornerà ad abitare le pagine nella seconda metà, e proprio l'assenza di spiegazioni del suo gesto, ma un certo sollievo per il suo fallimento, ci indirizzano verso una ragazza confusa, arrabbiata, senza meta e irrisolta. Un notevole scavo in due personalità al limite che si trovano ad avere necessità dell'altra per uscire dal pozzo nero in cui languiscono da anni senza mai avere davvero il coraggio di ammettere la necessità di aiuto. "Forse, se ne avesse avuto coscienza, avrebbe potuto confessarle che la ammirava in un modo strano e terribile, perché può arrivare il momento in cui si deve avere il coraggio di bruciare tutto, anche la propria madre". Bello davvero.
 
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Emanuela Audisio, "Il ventre di Maradona"

28 Maggio 2021 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #recensioni, #sport

 

 

 
 
 
Ricordate che giorni fa avevo accennnato a uno scatolone pieno di libri lasciatomi da mio figlio? Bene, eccomi qua a parlarvi di una nuova scoperta, il libro uscito dal mazzo per l’appunto è molto bello, bello da vedere e bello, molto bello, da leggere.
Che c'entra il bello nella lettura di un libro? Ma sì, cari miei, è bello leggere un libro che riesce ad emozionarvi, regalandovi una bella sensazione. Vedete nella nostra vita quanta importanza abbia il “bello” a proposito di lettura?  Ora, con questa mia recensione al limite del demenziale, vorrei descrivervi i capitoli inseriti in questa pubblicazione, dedicati a numerosi personaggi dello sport. Infatti, questo libro parla di sport e di atleti protagonisti in varie discipline sportive. Unico intruso un attore, James Dean, ficcato dentro per caso, oppure no? Un giorno se incontrerò la Audisio, glielo chiederò.
Quest’opera  magicamente scritta da Emanuela Audisio, pubblicata da Mondadori nel 2006, è intitolata Il ventre di Maradona. In copertina abbiamo solo la maglia a righe  bianco celesti della nazionale argentina in primo piano, sotto quella maglia appare inconfondibilmente Diego Armando Maradona.
La prima cosa che ho pensato è stata che il libro parlasse proprio di lui, ma, in realtà, come chiaramente riportato nel sottotitolo, tutto ruota intorno a “storie di campioni, compreso el pibe de oro, che hanno prestato il corpo allo sport” .
I campioni prestano il proprio corpo allo sport? Idealmente forse sì, ma fatemi andare avanti: Emanuela, perdonami se ti chiamo confidenzialmente per nome senza che ci conosciamo, ma se Maradona aveva la mano di Dio tu, cazzarola, mica scherzi con la penna e, leggendo, mi è sembrato di essere tuo amico da tempo. Ho visto che di libri non ne hai scritti molti ma questo "Ventre di Maradona" mi ha fleshato, mi ha illuminato, mi ha fatto spalancare gli occhi e i polmoni, i polmoni? Eh già, per leggerti servono polmoni e cuore.
Questo libro è tutto da leggere, indossando una divisa da gioco o una tuta da pilota o un abbigliamento da alpinista o da subacqueo. Hai scritto le pagine di questo libro con uno slang diretto e penetrante, una carica esplosiva guidata dalla passione, entrando stupendamente nelle storie di questi campioni, per dare la possibilità al lettore di vivere live ogni minuto delle loro esistenze, a volte anche in tragedia. Cazzo! La tua scrittura è stata così formidabile da farmi sentire presente in tutte le situazioni da te descritte, ma non solo, mi hai fatto scoprire, rincorrendo le tue parole a tutto gas, le vicende di alcuni sportivi che non conoscevo, storie tristi e difficili, alcune inimmaginabili e penose, altre esaltanti e mitiche. Ecco perché questi sportivi hanno prestato il loro corpo allo sport ottenendone gloria e miseria, successo e fallimento, fisici da atleta ma nella intima essenza così umani.
La serie degli sportivi descritti da Emanuela Audisio inizia con Ayrton Senna e continua con un lungo elenco, sono circa 38 gli atleti rappresentati, qualcuno è molto noto e recente, altri meno conosciuti e appartenenti al passato. Ve ne cito alcuni lasciando a voi la curiosità di andarveli a leggere. Fidatevi di me, vale veramente la pena. Ecco a voi George Best ne “i fegati di Best”, Jimmy Connors ne “l’anca del tennis”, David Beckham ne “ il culo di Beckham”, Tiberio Mitri ne “la bile nei guantoni”, Paavo Nurmi ne “la fatica ossuta”, Teophilo Alfonso Brown ne “le braccia di Panama”, Heidi Krieger ne “il colosso della Ddr”, Renato Cesarini ne “la punta del piede", Ottavio Bottecchia ne “i polmoni della grande guerra”.
Mi fermo qui, mica posso dirveli tutti, mica posso anticipare la sorpresa che vi travolgerà leggendo questo fantastico libro. Stop, ho detto tutto, e comunque, in omaggio all'autrice, mi riprometto di scrivere successivamente per voi un approfondimento dedicato ad alcuni di loro, ad alcuni che mi hanno preso il cuore, cosa che succede leggendo un buon libro.
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La spiaggia portoghese

27 Maggio 2021 , Scritto da Paula Martins Con tag #paula martins, #racconto

 

 

 

 

Tutto il resto della famiglia (zii, cugini,etc) abitava in Portogallo. I miei, mia sorella e Bina, sono venuti un mese più tardi. Perciò, sono stata la prima ad arrivarci dall'Africa. La famiglia portoghese è stata molto accogliente. Tutti volevano invitarmi a casa loro per le ferie - era il mese di Agosto. Ha vinto uno degli zii, quello che all'epoca passava le vacanze su una spiaggia nel nord del paese.

Ci sono arrivata alla fine del pomeriggio. Così, quel giorno, niente spiaggia. Ci andammo il giorno seguente. Essendo venuta ad Agosto, l'inverno mozambicano (se non c'è tanto freddo, perlomeno è l´epoca della pioggia), erano mesi che non andavo in spiaggia. Quindi, lo volevo davvero. Quando ci arrivo, la prima cosa che vedo è un uomo pieno di goccioline che scorrono sulla pelle, con un enorme sorriso. - L´acqua è fantastica! – diceva, a tutti quanti volessero ascoltarlo.

Non ci penso due volte. Corro verso l'acqua, mi tuffo immediatamente.

La sensazione non so come descriverla. La differenza tra 30º dell'acqua in Mozambico e i 17º del nord del Portogallo, la senti quando neppure puoi respirare!

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Gordiano Lupi, "Cattive storie di provincia"

26 Maggio 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #gordiano lupi

 

 

 

 

 

Cattive storie di provincia

Gordiano Lupi

Acar Edizioni, 2009

pp 175

15,00

 

Ho letto tutti i libri di Gordiano Lupi e amo le sue tematiche riconoscibilissime: la straziante nostalgia del tempo che fu, il senso di fallimento, le ambizioni mancate, l’inconcludenza e il languore che generano un ristagno tutto sommato anche gradevole. E mi piace pure la sua scrittura asciutta ma elegante, semplice ma poetica. Mancava questo testo, Cattive storie di provincia, non recente, del 2009.

Una serie di amari fatti di cronaca legati dalla territorialità e dal rincorrersi delle solite questioni: l’amore lancinante per la propria città, il malumore, la ricerca del tempo perduto, il senso costante di privazione, rovina, mancato appagamento. Personaggi grigi, depressi, irrisolti, gente che avrebbe voluto studiare e non ha potuto, oppure che ha studiato ma non è arrivata ad avere un buon lavoro, gente sempre alla ricerca di qualcosa che, se avesse ottenuto, forse non gli sarebbe bastata. Gente che, alla fine, da tanta normalità, dalla patina di grigiore, di abitudine, di quotidianità emerge con un gesto inconsulto, con in mano un coltello affilato o un tubo del gas. Di questo trattano i primi racconti della raccolta, che sono anche quelli che preferisco. Man mano che si procede, tuttavia, i fatti di cronaca si tingono sempre più di fantastico, per poi sfociare in un orrore fondo e nero, come nella storia dei due fratelli incestuosi e cannibali o, nell’altra, agghiacciante, dove vengono girati film pedopornografici.

Alla fine l’orrore coagula in azioni orribili, al limite dello splatter. Trovo, però, che il sottile horror del grigiore quotidiano, narrato nei primi racconti e poi ripreso in testi come Calcio e Acciaio, sia forse ancora più inquietante, perché così vero e comune. Chi di noi non sente quella pungente malinconia, quell’insoddisfazione che non sa come colmare, quel bisogno di tornare indietro e cambiare le cose, quel senso d’impotenza, ineluttabilità e pigrizia? Questo, secondo me, è il vero orrore, sebbene, effettivamente, i giornali in questi anni abbiano riportato fatti orripilanti di cui la provincia, quieta e sorniona, è stata protagonista. Perché in fondo alla routine può esserci “un giorno di ordinaria follia”, come nel racconto che chiude la raccolta, dove il vento di scirocco scatena la furia omicida del protagonista, il quale diventa la nemesi di tutti noi, di quelli che sopportano a testa bassa i fastidi della vita e le angherie dei propri simili.

E, comunque, come sempre in Lupi, il sentimento preponderante è il radicamento nel territorio, il fil rouge dei i racconti, l’amore sviscerato per Piombino, di cui si accetta tutto il bene e tutto il male così com’è.

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Per conoscere Guerrilla Metropolitana

25 Maggio 2021 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #cinema, #interviste

 

 

 

 

Guerrilla Metropolitana è l’acronimo dietro al quale si nasconde un filmmaker indipendente italiano che vive a Londra e ha deciso di usare il genere horror per fare anche un discorso politico e sociale. Nasce musicista, passa poi al cinema indipendente. Influenzato da Neorealismo, Espressionismo, Surrealismo, Erotica, Pop Art e cinema Underground, gira i suoi lavori in puro stile guerrilla (senza permessi, con mezzi modesti e facili da trasportare). I suoi lavori sono fortemente sperimentali e puramente visual (senza nessun dialogo), usa il genere horror come mezzo per raccontare storie di disfunzionalità sociale. Oltre a essere regista e autore delle storie, è spesso attore di supporto, autore di alcune delle musiche, montatore (assieme al suo amico Peter Frank che è lì addetto al montaggio, spesso anche lui attore di supporto). Caratteristiche tipiche del suo cinema indipendente è il mischiare foto e inquadrature della stessa sequenza, la scelta di località urbane e il fatto che in tutti i lavori non ci siano personaggi eroi, ma solo antieroi. Non usa mai la computer grafica e sceglie argomenti che variano dall’ipocrisia del potere, alla follia dei serial killer, fino ad arrivare a temi politici in chiave horror.

Il suo canale YouTube ci porta nei meandri di un orrore senza redenzione.

Vediamo un corto intitolato BITS: https://youtu.be/caWsp8DRuN8.

Seguitelo! Ne vedrete delle belle. Noi, intanto, lo abbiamo intervistato.

 

Quali sono i tuoi registi di riferimento?

I miei registi di riferimento sono veramente tanti e ognuno di loro mi ha dato qualcosa anche se la maggioranza provengono dalla vecchia scuola italiana del cinema di genere (Deodato, Fulci, Lenzi, D'Amato, Martino, Scavolini, Bianchi, etc).

A quali progetti stai lavorando?

Ho scritto circa una trentina di storie horror diverse e ho intenzione di trasformarle tutte in corti e medi metraggi horror e alcuni persino in veri e propri mini film della lunghezza di circa 50/60 minuti (questi saranno quelli con forti venature politiche). I miei due prossimi lavori saranno due brevi cortometraggi horror assolutamente bizzarri e folli su due temi diversi e successivamente verso settembre, al massimo inizio ottobre, farò uscire sui miei canali di YouTube e Vimeo il mio primo mini film horror social-politico, dove il tema sarà la terrificante faccia della classe dirigente ai danni della sottoclasse (attraverso un storia da me scritta e dove io stesso interpreterò i due rispettivi ruoli come attore, in aggiunta a quello di regista, autore e compositore di musiche). In tutti i miei lavori ci sarà un mio carissimo amico, anche lui italiano residente a Londra, di nome Pietro (pseudonimo Peter Frank) e che è l'addetto al montaggio. Lui mi darà una mano a riordinare con il suo fondamentale lavoro tutta la mia follia creativa e visiva, inoltre sarà un regolare attore di supporto in molti dei miei futuri lavori (in questo mio primissimo cortometraggio BITS interpreta il ruolo del primo residente vittima di lei, nonché "uomo nero" sul poster stesso del mio film).   

Usi il genere horror per sconvolgere o per comunicare altro?

Ho intenzione di sviluppare un mio cinema indipendente del tutto personale, puramente visivo (senza alcuna forma di dialogo tradizionale) e fortemente influenzato dall'Espressionismo, Surrealismo, Pop Art ... fino ad arrivare all'erotico, underground ... ma partendo sempre da uno spunto sociale (in alcuni casi come alcuni miei futuri lavori, persino politico). Quindi un horror sperimentale che va contro corrente al contemporaneo mainstream commerciale e zuppo solo di sensazionalismi. Un horror che non ha paura di entrare nella psiche umana e non ha paura di esplorare disfunzionalità esistenziali in un contesto sociale folle come quello di oggi. 

Progetti futuri

Dopo questi lavori ce ne saranno tanti altri con cadenza più o meno bimestrale  e nel frattempo in aggiunta a questa trentina, continuerò a scrivere altre storie horror, da poter poi trasformare in futuri lavori. 

E gli attuali riscontri?

Il mio canale YouTube di Guerrilla Metropolitana in meno di due settimane ha già avuto quasi 2,000 visualizzazioni provenienti da tutto il mondo (in particolare da UK e in America), più quasi una settantina di sottoscrizioni. Si sta rivelando un successo ben maggiore di quello che mi aspettassi grazie a questo mio lavoro BITS. Alcuni festival horror inglesi hanno mostrato interesse per il mio lavoro chiedendomi dei prossimi. Ho mandato la link di questo mio cortometraggio a recensionisti e vari distributori internazionali. Sulla rete, in particolare Facebook,  ho già visto sia in America che Europa molti stanno pubblicando la link di BITS sulle loro bacheche.      

 

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

 

 

 

 

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Miriam

24 Maggio 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #fantasy

 

 

 

 

C'era una volta una bellissima principessa di nome Miriam che viveva in un bel castello nel Regno di Borgo Bio.

Suo padre, il re, per questioni politiche, e soprattutto nel timore di una guerra impossibile da vincere, diede la giovane in sposa a Nicholas, un re vedovo, particolarmente spietato, del Regno di Fallacia. Il sanguinario regale, guerrafondaio fino all'osso, assieme al suo fortissimo esercito, espugnò i principali regni del Casso, eliminando senza pietà svariati monarchi e intere guarnigioni di soldati, per non parlare della moltitudine di coraggiosi avventurieri che cercavano di liberare la principessa.
Passarono alcuni anni, finché una notte, Miriam, a tradimento, uccise lo sposo, mutilandolo con un sol colpo tramite una taglientissima ascia. Con freddezza infilò la testa dell'uomo (con corona annessa) in un sacchetto di iuta e lo strinse con dello spago.

La diabolica ragazza, prima della fuga, fece esplodere il castello, incendiando la stanza coi barili strapieni di polvere da sparo. Non sopravvisse nessuno.
Miriam tornò a Borgo Bio e servì al padre in un piatto d'argento (nel vero senso della parola!) il capo mozzato di Nicholas.
«Il nostro piano ha funzionato! Il Regno di Fallacia è in mano nostra!» esclamò la figlia con un sorriso mefistofelico.

«Ottimo lavoro! Oltretutto anche gli altri regni risultano indeboliti, dal momento che il caro satanasso si è occupato di decimare i relativi contingenti nonché importanti figure militari, nobiliari e reali» osservò con perfidia il re. «Praticamente il Casso ha soltanto un sovrano, cioè io.»
E vissero felici e crudeli.

 

 

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Il drago spazientito

23 Maggio 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #fantasy

 

 

 

 

 

«Si vede che stai tremando, fellone che non sei altro!» gridò con aria spavalda il cavaliere corazzato, brandendo una lucentissima ascia bipenne contro la squamosa bestia di colore verde che torreggiava sopra di lui. «Tu non sai con chi hai a che fare! Sono William Knight di Tower Rock, il miglior cacciatore di Meduse, di Arpie, di Idre e… di draghi. Sono un guerriero, sono un genio, sono astuto proprio come un drago, tant'è vero che nella mia dimora dispongo di un invidiabile trofeo, ovvero la testa di un tuo simile» seguitò a dire, sempre più spaccone.

La fumante creatura sbuffò spazientita, innalzando i piccoli occhi rossi al cielo e, dopo aver ticchettato gli artigli sul terreno per decine e decine di minuti, decise di passare all'azione.  

«Sono Dragan dettò Dragà!» tuonò il drago, degnandosi finalmente di focalizzarsi su quel tizio inutilmente blindato e inconcludente come combattente. L’alato rettile, una volta ondeggiata la coda e dispiegate le ali come fossero due ventagli, senza troppi complimenti sputò un’enorme fiammata, facendo diventare il cavaliere tutto ferro incandescente, fumo e arrosto, per poi ingoiarlo per intero. Infine, si avviò verso l'antro di una caverna, collocata in un'inaccessibile montagna, per una pennichella. «Ah, dimenticavo: divoratore di smargiassi e di fanfaroni!» aggiunse, non prima di emettere un sonoro rutto.

 

 

 

 

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Gennaro Ivan Gattuso, "Se uno nasce quadrato non muore tondo"

22 Maggio 2021 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #recensioni, #sport, #personaggi da conoscere

Immagine di Walter Fest

Immagine di Walter Fest

 
 
 
 
 
 
E così anch'io voglio letteralmente dire la mia, questa settimana voglio parlare di libri ma, onestamente, ammetto che tutto è nato per caso. 
Tempo fa era successo che mio figlio, dopo aver traslocato, mi lasciasse uno scatolone pieno di libri, dicendomi “tienili che poi ritorno a prenderli”, cosa che poi non è avvenuta, lo scatolone sta ancora lì. Per un po’ lo ignorai ma poi, vinto dalla curiosità, aprii lo scatolone e, uno a uno, li sfogliai. Ma bravo mio figlio che aveva avuto buon gusto - anzi, approfitto per fare i complimenti a una sua insegnante che obbligava noi genitori a comprare un libro al mese e ai giovinastri a leggerli, cosicché mio figlio ha preso il vizio di leggere. 
Insomma, adesso eccomi qua a raccontarvi di questo libro: Se uno nasce quadrato non muore tondo, pubblicato da Rizzoli nel 2007.
In copertina di colore rosso, mezzo profilo di Rino Gattuso, un famoso ex calciatore ora apprezzato allenatore. E subito parte la critica alla copertina: minchia signor Gattuso, in foto almeno poteva ridere! Va bene che lei (dopo posso darti del “tu”?) era famoso per la grinta, ma almeno un sorriso in copertina al lettore potevi farlo no? Comunque sei perdonato perché sono convinto che il libro non lo ha scritto un ghostwriter ma tu in persona. L’opera parla di calcio e ti va reso merito di averci raccontato la tua storia con una spontaneità e con una naturalezza veramente bella e genuina.
Questo libro non parla solo di episodi legati alla tua carriera ma anche di valori, come la famiglia, le radici, l’amicizia, la lealtà, il sacrificio, l’amore per le cose semplici. A proposito di cose semplici, voi sapete che i calciatori sono famosi per le auto di lusso, beh! In tutto il libro Rino Gattuso non si atteggia o si pavoneggia mai, l’unico mezzo di trasporto che menziona è un ciclomotore da quattro soldi.
E poi ci hai fatto conoscere Schiavonea, frazione di Corigliano Calabro. 
Con quanto amore e passione ci parla dei suoi luoghi di nascita. Volevate scoop, vip, intime curiosità, gossip e veline? Macché, in questo libro grande è la passione, grande è la voglia di vivere come un mediano, uno che si è fatto il mazzo per la squadra, arrivando al top lavorando sodo.
Grazie Rino per averci dato uno spaccato della tua vita, che poi è la vita di tanti italiani che sognano di farcela a conquistare la coppa più bella del mondo, quella della vita.
Amici lettori, questo è un bel libro e vale la pena leggerlo. Ci rivediamo alla prossima recensione, io leggo poco ma quando lo faccio mi piace farlo bene (ho parafrasato Pelè e in questo contesto suona bene).
 
 
 
 

 

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