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Natalia Guerrieri, "Non muoiono le api"

16 Luglio 2021 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

 

 

 

 

Natalia Guerrieri
Non muoiono le api
Euro 14,90 – Pa. 464 - Moscabiancaedizioni

www.moscabiancaedizioni.it

 

 

Il romanzo di esordio di Natalia Guerrieri è una storia tra distopia e fantascienza, ambientata un mondo provato da pandemie, inquinamento e cambiamenti climatici, in cui le api sono quasi estinte. Un brano tratto da un testo che alterna dialoghi rapidi ed essenziali a parti molto lertterarie: Odio la capitale, con questi palazzi tutti uguali, colate di asfalto e cemento. Non c’è un albero. Mio padre aveva detto che il governo avrebbe costruito parchi e aree verdi. Io però vedo soltanto materia inorganica, che immagazzina e trasmette calore. Leggiamo dall’introduzione di Nicoletta Vallorani: “Nel mondo non troppo futuro di Non muoiono le api, Nuvola è l’entità padrona, che fornisce diagnosi mediche e scodella informazioni. La si usa per ordinare cibi, seguire lezioni, raccogliere dati, lavorare, convocare a riunioni, comprare qualunque cosa e partecipare a competizioni […]. È quietamente invasiva e impercettibilmente tiranna. Pilota tutto, ma con strategie invisibili. Rende schiavi gli utenti, convincendoli di essere padroni”.  L’autrice si ispira alla realtà contemporanea, ai momenti vissuti durante la pandemia e racconta un mondo (non troppo lontano dal nostro) dove gli uomini hanno quasi dimenticato la guerra ma anche il valore del contatto: ogni sapere è accessibile online ma il rapporto con l’esterno, sempre più ostile, è limitato. Nonostante ciò, molti vivono nel privilegio del benessere economico e di una relativa sicurezza personale che anestetizza le coscienze. Non muoiono le api è un romanzo a tre voci: quella di Anna e della sua giovane figlia Andrea, che vivono in una bella casa col giardino visitato dalle poche api superstiti, e quella dell’aspirante giornalista Leonard. La loro bolla di serenità scoppia quando, all’improvviso, un nemico sconosciuto si rivela con un attacco hacker che getta nel pericolo l’intero Paese. La popolazione adulta viene coinvolta in un misterioso conflitto: madre e figlia vengono separate - Anna finisce reclutata in un centro di mobilitazione per entrare nell’esercito e Andrea è costretta a lasciare la casa e nascondersi con la nonna - mentre Leonard scoprirà a proprie spese il vero significato della conoscenza. Un romanzo che affronta temi attuali come il capitalismo imperante, l’emergenza salute e clima, la perdita del contatto umano e della memoria storica, il dramma dell’immigrazione e della disparità sociale. Un esordio narrativo che promette bene per una scrittrice (buon per lei) nata nel 1991, buona conoscitrice del mondo in cui vive, soprattutto capace di raccontarlo con abilità e destrezza.  (Gordiano Lupi – www.infol.it/lupi).

 

 

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Leonardo Manetti, "Il poeta contadino"

6 Luglio 2021 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Il poeta contadino di Leonardo Manetti (Nulla die Edizioni, 2021) è un’opera poetica impressionista, delinea il tenero equilibrio delle pennellate di un paesaggio interiore, nel quadro delle stagioni vitali, segna il valore dell’ospitalità congedando una familiarità di sentimenti e un lirismo puro, autentico. I versi fendono il terreno della vita, proiettano la radice delle passioni, colgono la distesa interiore del tempo, conservano l’integra natura della sincerità riempiendo di bellezza e di spontaneità il calice dello spirito e del suo territorio. Il poeta ricerca il dettaglio evocativo della sua terra, descrive la schiettezza delle emozioni coltivando gli aromi tenaci delle parole e i sapori immutabili delle sensazioni. Leonardo Manetti pone il suo sguardo sulla vivacità e sul calore di ogni gesto quotidiano, osservando la continua partecipazione comunicativa dell’uomo con la forza generatrice, delineando una vera e propria geografia del cuore, distribuendo ogni risorsa nostalgica nella strada dell’armonia, nell’intima unione degli scenari magici dell’esistenza contadina. La tradizione del poeta contadino rivive nella testimonianza dell’autobiografia, distilla la fedeltà dell’amore, rende omaggio alla confidenza dell’ambiente in cui è nata, coniuga il connubio fra la forza espressiva della vocazione, la creatività e il lavoro dell’uomo. La vitalità dei testi incarna l’energia dell’immaginazione, rivela l’origine della necessità umana alla comprensione, relaziona il codice della riflessione alla delicatezza dei pensieri. Leonardo Manetti ascolta il carattere conviviale dei desideri, la semplicità dei sogni e la ricchezza della speranza, osserva i filari del silenzio, respira il vento, guarda con attenzione e dedizione al mondo intorno a lui oltre ogni orizzonte d’infinito. La poesia è un inno alla spontaneità, una voce modulata sull’ispirazione suggestiva della realtà, esalta il temperamento esclusivo della sfera affettiva, sorprendendo l’istinto estetico di ogni miracolo umano. Il poeta coglie con coraggio la facoltà celebrativa dei luoghi, idealizza la percezione dei quieti colori della natura, esorta l’umanità a interrogarsi sul senso provvisorio dell’esistenza, ad abbracciare l’essenza dei valori espansivi e genuini degli uomini, diffondendo il germoglio delle parole e le promesse ampie e ininterrotte, in direzione di un vento propizio di libertà. Coltiva gli elementi nutritivi del sogno, invita a sostenere una memoria integra, istintiva, a valutare la circostanza favorevole della serenità e della innocenza esistenziale. “Il poeta contadino” è un viaggio nelle radici, compiuto per fendere i crinali della Toscana, nell’entroterra dell’anima, nella vicinanza congiunta al dono dell’emotività attraverso i dialoghi con i ricordi, amplifica il panorama lirico della sensibilità, riflettendo negli occhi degli altri il limpido conforto a un’elegia che suggerisce l’ebbrezza di felicità, adagiata sul fondo di una lunga giornata riflessa nell’arcobaleno.

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”

https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

 

 

Fermarsi

 

Sento il mio respiro,

leggero è il mio corpo,

imparo a decifrarlo,

a distinguerne i suoni incantanti.

 

Un fiore mi saluta,

dondola nel vento,

lieve il suo fruscio

accarezza la mia pelle.

 

Un albero mi guarda

sembra dirmi qualcosa,

protegge il mio sorriso

mentre racconta la sua storia.

 

Ogni cosa è così bella,

basta avere la pazienza

di fermarsi e osservare,

di fermarsi e ascoltare.

 

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La poesia è

 

Poesia è l’odore dell’erba tagliata.

Poesia è la farfalla che si posa su un fiore.

Poesia è il sorriso di una persona cara.

Poesia è lo sguardo tra due innamorati.

 

Poesia è fare la maglia accanto a un camino acceso.

Poesia è sentire il risveglio della natura.

Poesia è vedere lo scorrere delle stagioni.

Poesia è cogliere la bellezza di ogni istante.

 

Poesia è leggere le tue parole.

Poesia è osservare le montagne con i tuoi occhi.

Poesia è pensarti qui mentre sei lontana.

Poesia è ascoltare il battito del mio cuore per te.

 

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Semino parole

 

Domande prive di risposte,

frasi piene di interrogativi,

affermazioni senza punti esclamativi,

solo con puntini di sospensione.

 

Coltivo campi di parole

seminando lettere d’amore,

forse di cento semi

almeno uno diventerà pianta!

 

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Debolezze

 

Non sfogo quanto mi deprime,

modesto nelle mie possibilità,

schivo nel parlare,

punisco le mie fragilità.

Pieno di forza e potenza,

misero di perdoni e accettazioni,

cerco me stesso

amandomi nelle deficienze.

 

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Ti cerco

 

Cerco mongolfiere

per volare

e averti vicino

tra le stelle.

 

La luce espande

la tua vita,

e io ti guardo

nell’infinito.

 

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Dissesti

 

L’acqua che scorre

ha la memoria nelle sue gocce,

è come se fosse un ponte

tra l’uomo e la natura,

e il fiume avanza inesorabile

in un letto senza casa.

 

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Ti sogno, Primavera

 

Tu sei una spiga di grano

che sorge all’alba.

Tu sei un fiore di ciliegio

che cade al tramonto.

Sogno il tuo frutto maturo

tutto il giorno,

vedo acerba la tua frutta.

nel buio della notte.

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Fashion show di Forte dei Marmi

4 Luglio 2021 , Scritto da Cinzia Diddi Con tag #cinzia diddi, #moda, #eventi, #personaggi da conoscere

 


 

 

In un anno in cui sono saltati i tradizionali appuntamenti mondani, le sfilate di Miss Italia, le possibilità d’incontro limitate all’aperitivo con gli amici, aver confermato il ritorno della moda sotto le stelle di Forte dei Marmi «è stato un successo». Si è svolta all’Alpemare di Forte dei Marmi la sfilata di moda galà presentata da una Splendida Jo Squillo.

Gli eventi sulla sabbia hanno sempre un'aura particolare, il profumo del mare, i colori dell’estate, pura magia. Se poi la presentatrice è Jo Squillo il successo è assicurato.

La stilista Cinzia Diddi aveva già condiviso un progetto con Jo Squillo, donò una bambola al muro delle bambole, ideato dalla stessa Jo Squillo, in segno di partecipazione attiva contro il femminicidio.

Eleganza, ricercatezza e bon vivre italiano. Sono gli ingredienti della seconda edizione di “Un’estate eccellente“, evento che Il Salotto di Milano porterà anche quest’anno a Forte dei Marmi. Per la precisione  al bagno "Alpemare", per celebrare le eccellenze dell’Italian style. Presentata da una madrina d’eccezione come la cantante Jo Squillo, la serata vedrà protagonista la moda.

L’evento di gala è stato un grande successo, tra i Vip l’attrice Barbara Kal, sensazionale in un abito a sirena firmato dalla Stilista dei Vip, Cinzia Diddi.

Barbara Kal è attrice, conduttrice, doppiatrice e speaker radiofonica, una vera e propria artista a 360 gradi che si divide tra teatro, televisione e radio.

 

Intervista a Barbara Kal

 

Qual è il suo rapporto con la Stilista Cinzia Diddi?

Il mio rapporto con Cinzia Diddi è di estrema fiducia nella sua visione di me... ed è ormai diventata una "amica", anche se per i suoi e i miei impegni non è facile incontrarci di persona. Ma l'intesa è molta. La stimo moltissimo.

 

Un suo parere sulla Stilista dei Vip ?

Cinzia stilista è una donna di grandissima professionalità e sensibilità. Lei riesce a leggerti dentro... al di là dello stile che sa abbinare alle persone, capisce l’abito che vuole farti indossare attraverso un'approfondita conoscenza che riesce ad avere delle persone.  Mi sorprende sempre, perché spesso crede molto di più in me che non io stessa, e sa valorizzarmi tantissimo.

 

 

Qual è il suo ultimo progetto?

Ho molti progetti ma non posso svelare niente, seguitemi sui social.

 

               

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Dall’altra parte del mare – VIII edizione

3 Luglio 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #eventi

 

 

 

 

Dal 17 agosto al 26 settembre torna il festival di letteratura internazionale

 

ALGHERO (SS) Il meticciato e gli incontri fra culture sono i temi dell’ottava edizione del festival Dall’altra parte del mare (17 agosto – 26 settembre), organizzato da Associazione Itinerandia con la collaborazione della Libreria Cyrano, col sostegno di Regione Sardegna, Fondazione Alghero, Amministrazione Comunale di Putifigari, e con il patrocinio dell'Amministrazione Comunale di Alghero. Con l’ottava edizione, il festival algherese diventa a tutti gli effetti un festival di letteratura internazionale, capace di attrarre alcuni dei nomi più importanti della letteratura mondiale.

Uno dei più attesi è lo scrittore, regista e sceneggiatore messicano Guillermo Arriaga, Palma d’Oro per la miglior sceneggiatura con Le tre sepolture di T. L. Jones, e storico collaboratore del regista premio Oscar Alejandro González Iñárritu, per il quale ha firmato le sceneggiature di film cult, tra cui Amores perros, 21 grammi, Babel. Arriaga arriverà ad Alghero, per presentare il suo nuovo romanzo “Salvare il fuoco” (Bompiani), attraverso una nuova, importante collaborazione di Dall’altra parte del mare con Encuentro, il festival di Perugia dedicato alle letterature di lingua spagnola.

A settembre il festival algherese dedicherà ben quattro giornate alla narrativa iberica e latino-americana, ospitando, oltre allo scrittore messicano, altri nomi di livello internazionale della letteratura di lingua spagnola. In programma anche un evento dedicato a Sepùlveda e che avrà ospite, tra gli altri, Carmen Yáñez, la poetessa moglie dello scrittore cileno morto nel 2020.

Fra le anteprime di luglio, l’incontro con l’arcivescovo Vincenzo Paglia e il sociologo Luigi Manconi che presenteranno il saggio scritto insieme “Il senso della vita, conversazioni tra un religioso e un poco credente” (Einaudi). -

L’inaugurazione ufficiale del festival, il 17 agosto, si aprirà come sempre con un evento dedicato allo splendido territorio di Alghero, intitolato in maniera significativa "Il passato davanti a noi", che quest’anno  sarà un omaggio allo storico Guido Clemente, uno dei massimi studiosi internazionali di Storia romana, scomparso lo scorso febbraio, con il quale il festival ha avuto l’onore e il privilegio di collaborare fin dalla prima edizione.

Tra i tantissimi autori italiani in arrivo ad Alghero vanno segnalati almeno lo psicologo Paolo Crepet, la giornalista Elvira Serra, le scrittrici Vanessa Roggeri e Cristina Caboni, e ancora Mirko ZilahyMichele Vaccari, e tanti altri ancora. E, non ultimi, due fumettisti d’eccezione, due generazioni a confronto: Sergio Staino e Davide Toffolo.

Accanto alle presentazioni di libri e agli incontri con gli autori, il festival proporrà numerosi eventi collaterali legati al mondo dei libri e della cultura in generale: spettacoli musicali, reading, mostre, proiezioni cinematografiche e performance teatrali. Un posto speciale occupa la mostra “Rigenerazione urbana sostenibile” (17 agosto – 22 settembre), allestita in collaborazione con l'Ordine degli architetti pianificatori paesaggisti e conservatori della provincia di Sassari. E nell’anno in cui si celebrano i 700 anni dalla morte di Dante, non poteva mancare un evento dedicato al Poeta: lo spettacolo di musica e parole “A riveder le stelle. Alghero per Dante”, e “L’inferno di Dante illustrato da Paolo Barbieri”, con le illustrazioni del libro del disegnatore mantovano proiettate sui monumenti della città.

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Torna Elba book per riflettere sulla lettura e sull’economia editoriale

2 Luglio 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #eventi

 

 

 

 

 

 

Il 20 e il 21 luglio, sull’isola nel Tirreno, inaugura la settima edizione

il festival dedicato all’editoria indipendente

 

 

I LIBRI SONO IL FONDAMENTO DI UNA COMUNITÀ

In Italia si sta assistendo a un profondo e rapido cambiamento della pratica culturale. L’esperienza della lettura, dell'ascolto e della promozione del libro che prima avvenivano in presenza, si sono trasferite nella sfera virtuale dopo che l'emergenza sanitaria ci ha costretti in casa per mesi. La settima edizione di Elba Book, l’unico festival isolano dedicato all’editoria indipendente, il 20 e il 21 luglio nel Comune di Rio, raccoglierà spunti positivi e negativi, con l’intento di manifestare l’importanza per una comunità di condividere i libri collettivamente.

«Il mercato dell'editoria, le attività culturali, le biblioteche hanno giovato o meno rispetto a queste nuove forme di comunicazione? Qual è il futuro del libro? Continuerà a essere in affanno o il digitale riuscirà a infondere nuova linfa per avvicinare i più giovani alla lettura? – sono i quesiti a cui cercherà di trovare una risposta Marco Belli, il direttore artistico dell’evento – Con esperti del settore, scrittori e giornalisti parleremo del nuovo mercato del libro da punti di vista diversi, dalla distribuzione all’istituzione che promuove la lettura, dai social media all'editore sino agli occhi del lettore».

Se martedì 20, alle 18, nella piazza Matteotti di Rio nell’Elba, il festival aprirà i battenti premiando Raffaella Scardi, vincitrice del Premio “Lorenzo Claris Appiani” per la migliore traduzione letteraria dall’ebraico, la quale presenterà il romanzo Bugiarda (Giuntina, 2019) di Ayelet Gundar-Goshen con la docente Anna Linda Callow e Ilide Carmignani, si entrerà nel vivo della due giorni, alle 22, con la tavola rotonda “L’affanno della carta. I cambiamenti del mercato e della comunicazione del libro dopo la pandemia”. Marino Sinibaldi, presidente del Centro per il Libro e la Lettura del Mibact, Marco Zapparoli, neo presidente di Adei, Oliviero Ponte di Pino, responsabile del programma di Bookcity, Enrico Quaglia, ideatore del portale “Libri d’Asporto” e il blogger Manuel Figliolini, si confronteranno sulla situazione del mercato editoriale moderati da Eleonora Carta.

«Una sfida indispensabile per l’intera filiera libraria – aggiunge Sinibaldi – è quella della sostenibilità. Penso in particolare alla realtà rigogliosa di festival come Elba Book, la cui forza e diffusione ha innovato la percezione pubblica del libro e della lettura. Bisogna già immaginare modalità di collaborazione che sostituiscano le competizioni e le sovrapposizioni del passato, senza pregiudicarne in alcun modo la straordinaria diffusione territoriale. Ma mettendo al centro valori come sostenibilità (appunto), compatibilità, utilità e responsabilità».

 

UN PROGRAMMA ECOLOGICO

Mercoledì 21, sempre alle 18, l’ecologia sarà il fulcro del Premio Demetra per sostenere e promuovere la letteratura ambientale in Italia, organizzato in sinergia con il Consorzio Comieco per il recupero e il riciclo della carta. Alle 22, Stefano Lamorgese aprirà il dibattito “Il cambiamento faticoso. Nuove prospettive per l'ambiente” con personalità quali la giornalista e scrittrice Sabrina Giannini ed Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola.

Qualsiasi salita, malgrado la difficoltà, varrebbe la vista del panorama che promette. La fatica, nella sua accezione perduta quanto positiva, sarà la parola chiave dell’estate di Elba Book. Il festival recupererà un campo semantico che la nostra società ha soppiantato a favore dei comfort, delle semplificazioni e delle scorciatoie.

«La fatica è parte della condizione umana e non significa farsi sopraffare da essa, bensì imparare a gestirla soprattutto attraverso l’esperienza della “resilienza”, concetto diventato di moda negli ultimi anni – conclude Belli – la capacità di resistere alle frustrazioni, allo stress e alle difficoltà della vita fronteggiando efficacemente gli eventi critici e reagendo in modo positivo. Interpretare i cambiamenti di una società complessa è faticoso, studiare è faticoso, non uniformarsi al pensiero unico è faticoso come costruire la propria personalità. Differenziare i rifiuti è faticoso e sarebbe molto più comodo accumularli in maniera indistinta senza pensare alla salute del nostro pianeta, alla nostra salute, alla salute dei nostri figli. Progettare a lungo termine è faticosissimo e porta poco consenso, ecco perché spesso i governi non lo fanno. La politica, la scuola, i media negli ultimi decenni hanno sistematicamente semplificato i propri contenuti a scapito di una formazione faticosa di cittadini dal pensiero complesso, critico e impegnato».

 

LIBRI IN PRESENZA

All’imbrunire il borgo di Rio, che sovrasta il golfo di Piombino dal monte Capannello, si popolerà di “Libri in presenza”: per far fronte comune alla crisi pandemica, gli organizzatori del festival hanno pensato di coinvolgere tutte le librerie elbane indipendenti, invitandole con i rispettivi stand in piazza del Popolo: La Stregata, Mardilibri, Rigola e La Tana dei Sogni. Sono una ventina le case editrici che hanno aderito con convinzione, tra cui il Mulino, Ediciclo, Exorma, e Codice.

 

Per info

www.elbabookfestival.com

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Festival Tulipani di Seta Nera

1 Luglio 2021 , Scritto da Cinzia Diddi Con tag #cinzia diddi, #moda, #televisione, #cinema, #eventi

 

 

 

 

Intervista alla Stilista Cinzia Diddi, in giuria di Varietà nella XIV Ed. del Festival Tulipani di Seta Nera.

 

Lei ha fatto parte della giuria di Varietà nella XIV Edizione del Festival Internazionale Tulipani di Seta Nera?

 

Sì,  sono felicissima, amo il cinema, ne seguo e ho seguito come stilista molti set .

Questa sarà una bella avventura, per adesso sono già usciti alcuni articoli relativi alla mia partecipazione insieme ad altri giurati.

 

Quanto è legata al cinema?

 

Molto, al cinema devo molto. Se vuoi rimanere in questo settore devi essere professionale. Non ci si può improvvisare. Il mio ruolo è quello di lavorare in stretta collaborazione con sceneggiatrice e scenografi per la cura dei dettagli degli abiti che dovranno essere contestualizzati e non sovrastare né il personaggio né l’ambientazione.

 

Quanto è importante un abito?

 

È fondamentale, spesso rivela aspetti e dettagli del personaggio più di quanto facciano le parole.

 

Quali sono i progetti per il futuro? E Quale l’ultimo a cui ha lavorato?

 

Sto seguendo film con attori internazionali. Ovviamente sto lavorando alla collezione del mio Luxury brand e seguo l’immagine di molti  personaggi per trasmissioni televisive.

 

Il festival è arrivato in Tv cosa ci racconta a riguardo?

 

Sì, meraviglioso ! Su Rai 2, presentato da Pino insegno ed Elena Ballerini. Ha riscosso un notevole successo, mi sento in piccola parte di aver contribuito, io ho disegnato e creato gli abiti della conduttrice, la bellissima Elena Ballerini, e della direttrice creativa, nonché amica, Paola Tassone. Paola è una splendida persona dal grande spessore emotivo.

 

Cinzia Diddi è la stilista dei Vip, nota per aver vestito oltre 60 personaggi del mondo dello spettacolo.

I suoi abiti sono richiestissimi!

 

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Jean, il pittore

29 Giugno 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Jean è un pittore parigino, dall'inseparabile basco blu e coi baffetti all'insù. È un artista di quelli veri, una persona colta e sensibile.

Spesso mi fermo a parlare con lui. Oggi sta pitturando una magnifica composizione floreale, la tavolozza piena di colori rende meno grigia la nuvolosa giornata.

«Soltanto i pennelli riescono ad asciugare le mie lacrime» dice sottovoce con un'espressione che denota mestizia. 

Conosco il passato di quest'uomo, l'amore non lo "dipinge" mai con tonalità “accese.”  
«Mon cher, tu realizzi su carta e io su tela. Il bianco è il colore perfetto per esprimerci.»

Annuisco, l’azzeccato parallelismo mi lascia senza parole.

«Se unissimo penne e pennelli?» propone garbatamente.

«Facciamolo!» esclamo.

Sì, scrittura e pittura per provare a colorare tutto quel nero causato dalla malinconia

 

 

 

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Il granchio reale

28 Giugno 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

In un affollato ristorante ai carruggi di Genova, io e Francesca, la mia fidanzata, ci sediamo nell'unico tavolo libero, desiderosi di mangiare pesce. Nell'attesa che ci portino i menù, guardo pigramente la vasca dei Granchi Reali di fronte a noi. Noto che l'unico crostaceo rimasto, attraverso le chele, sta freneticamente componendo più volte --- Aiutami - Aiutami - Aiutami Aiutami... --- in codice Morse, un codice che conosco bene in quanto l'ho imparato nell'Esercito.

Strabuzzo gli occhi, incredulo. Ciononostante, con un cenno d’intesa, gli faccio capire che ho captato i suoi “SOS”.

--- Se riesci a portarmi fuori di qui, ti rivelerò dove trovare un forziere sommerso, pieno di oro e di gioielli --- detta ancora quell'essere marino.
                                        

Chiamo un cameriere per cercare di ordinare quel Granchio Reale, non per farmelo cuocere ma per averlo vivo, in modo da potermelo portare a casa, anche a costo di passare per pazzo con la mia fidanzata. Male che vada spiritosamente le dirò: ho preso un granchio!

Cribbio, proprio adesso uno dei camerieri afferra velocemente il crostaceo e lo porta in cucina.

«Porca puttana!» esclamo con tono stizzito, battendo nervosamente il piede sotto la sedia.

«Che c'è amore?» mi chiede Francesca con aria perplessa.

«Niente tesoro!»

Il "niente tesoro!" senza virgola è tutto dire.

 

 

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28 Giugno 2041 intervista marziana a Francesco Totti

27 Giugno 2021 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #sport, #personaggi da conoscere

 

 

 
 
 
Amici lettori, siamo in piena trance agonistica, siamo ai quarti di finale e le prossime fasi diventano infuocate, o dentro o fuori dai campionati europei di calcio, fino alla partita finale di Londra. E così, sempre sotto l’influsso positivo del Il ventre di Maradona della bravissima Emanuela Audisio, ho deciso di intervistare per voi uno sportivo inserito nel suo libro, uno che con un "cucchiaio" è diventato un cult del rigore, uno che ha vinto molte battaglie ma perso qualche guerra. Uno che con la pandemia in corso ha sofferto non poco, si è ammalato lui stesso seriamente e ha perso l'amato padre.  Per omaggiarlo e cercare di strappargli un sorriso, abbiamo organizzato con la fantasia una pazza intervista ambientata nel futuro.
 
Siamo al 28 giugno 2041, mi trovo presso il centro sportivo dell’Acquacetosa per incontrare in esclusiva il Raffaello del calcio Italiano, Francesco Totti! Eccolo là, ci sta aspettando al centro del campo mentre sta dirigendo l’allenamento della Nazionale over ’60.
 
 - Ciao, Francesco.
 
- Ciao, Walter.
 
Francesco Totti mi accoglie con il suo proverbiale sorriso, nonostante l’età ha ancora un fisicaccio asciutto e in buona forma, il baffo da nonno e la chioma argentata fluente lo rendono ancora più simpatico e attraente.
Al momento è l’allenatore della Nazionale Italiana over ’60, che da qualche anno è entrata nell'organigramma della federazione sportiva gioco calcio, e parteciperà ai prossimi campionati mondiali di categoria. Sono una squadra di atleti che a fine carriera ancora non hanno appeso gli scarpini al chiodo e continuano a regalare emozioni. Possiamo dire che in questi ultimi anni c’è stata un'inversione di tendenza: quello che prima poteva sembrare vecchio adesso è un normale e apprezzato bagaglio di esperienza di vita sportiva al servizio dei più giovani. Adesso “vecchio” è bello, importante e utile alla collettività.
 
 Francesco, i nostri lettori vogliono sapere di te, dei tuoi anni successivi all'addio alla maglia giallorossa.
 
- Sinceramente, “Il giorno dopo” stavo bene, avevo già visto tanti amici e colleghi prima di me, le storie si ripetono e sapevo che anch'io avrei avuto lo stesso destino, così ho staccato la spina e sono andato in vacanza. Il problema è stato al ritorno perché ho dovuto assumere sei segretarie con il compito di vagliare tutte le offerte che mi arrivavano e che puntualmente rifiutavo, inoltre stavano per iniziare i ritiri per la preparazione atletica delle squadre, sapevo che non sarei stato più convocato. Naturalmente ero indeciso e combattuto, ricevevo consigli e suggerimenti da tutte le parti. Le mie segretarie si occupavano anche di questo: stilare la lista dei consigli, ringraziare, dopodiché, educatamente, cestinare. Stavo entrando in confusione quando un giorno...
 
- Cosa successe?-
-
Mi vennero a trovare due persone sorridenti, vestite in nero, occhiali neri.
- Ah, e chi erano?
- Sto per concederti uno scoop, mo te lo dico. Si presentarono dicendomi che lavoravano per conto di un'agenzia spaziale e avevano una proposta per me. Li feci entrare perché ero curioso e a vederli mi facevano ridere. Gli offersi caffè e la crostata de nonna, oh! Se la so sgargarozzata tutta in trenta secondi! Insomma, mi dissero che avevano saputo che ero libero e mi chiesero se volevo giocare con i marziani.
 
- Con il Real Madrid?-
 
- No, no, mi fece segno con il dito indicando il cielo sopra di noi.
 
- I marziani, quelli veri? Gli alieni, gli ufo, gli extraterrestri?
 
- Sì proprio loro.
 
- E allora che gli hai risposto?-
 
-Il contratto sarebbe stato per pochi mesi luce, avevano bisogno della mia esperienza. Ero dubbioso ma  Hillary firmò per me perché non mi sopportava più dentro casa. Ero intrattabile e mangiavo troppo gelato e pasta al sugo, ma sospetto che in verità fosse per la presenza delle sei segretarie. Comunque, preparai la borsa e partii per il mio primo raduno extragalattico.
 
- E durante la tua assenza con i media come hai fatto?
 
- E’ stato facile, avevo il clone di Totti, lo avevano creato i due marziani.
 
- Ma scusa, allora non potevano crearne un altro da portare nello spazio?-
 
- È quello che ho detto pure io. Mi risposero che non riuscivano a insegnargli a fare il “cucchiaio”.-
 
- Giusto.
 
- Daje, sbrighiamoci a finire questa intervista, vedi che i miei ragazzi senza di me battono la fiacca? Daje, Giggi non fare il mollicone che arrivo, eh!
 
- Hai ragione, quindi una volta arrivato nella galassia che ruolo hai avuto?
 
- Ero il capitano dei marziani, il mister era un altro che veramente aveva un viso conosciuto, non ti so dire se fosse il vero o il clone di Mourinho. Mi sorge un dubbio: adesso la squadra giallorossa chi la allenerà, quello vero oppure un clone? Comunque mi dissero che lo avevano assunto perché aveva la faccia da attore, era fotogenico e voleva prendersi una rivincita, vincere anche nella fantascienza. Insomma, in quel periodo ho insegnato calcio agli extraterrestri, mamma mia erano dei veri pipponi, però avevano un importante lato positivo.
 
- Quale?-
 
- Giocavano per divertirsi, magari facevano un sacco di errori però col pallone provavano una grande gioia, la stessa che dimostravano anche gli spettatori sugli spalti. Oh, c’era sempre il tutto esaurito! E si divertivano i come matti: era quel sentimento che molte volte in tante occasioni mancava a noi sulla terra.
 
- Allora è stata una bella esperienza?-
 
- Certamente, abbiamo vinto il campionato, ero l’idolo del firmamento, in tutta la galassia il calcio rimbombava di entusiasmo e di guerre stellari fra alieni non si parlava più. Al termine del contratto volevano che rimanessi ancora, mi offrirono un sacco di benefits. Ma un'altra cosa che non riuscivano ad imparare era, come puoi immaginare, il saper cucinare. E poi il mare, mica ce lo hanno il mare lassù. Hai mai visto il mare sugli altri pianeti? Per non parlare di tutto il resto che manca. Però, devo ammettere, che sti marziani avevano capito più di noi il segreto per vivere bene: semplicemente giocare divertendosi e prendere la vita con filosofia! E così ritornai sulla terra, mi regalarono, su mia richiesta, il clone di me stesso che ho usato un sacco di volte per andare in televisione. Ora eccomi qua ad allenare sti vecchietti terribili. Ma lo sai che vengono all'allenamento con la motocicletta?
 
- Che c’è di strano?-
 
- Accidenti a loro, non me la prestano mai, perché Hillary non vuole che vada in motocicletta. Sai com'è, dice che sono troppo spericolato come Vasco. Adesso ti devo salutare, la mia squadra mi aspetta.
 
- Ma prima di andare puoi dirci chi vincerà questi campionati Europei?
 
- Sarà una bella lotta, può anche uscire fuori una outsider ma, Walter, sai mantenere un segreto?
 
- Certamente.
 
- Lo vinciamo noi perché abbiamo un marziano in squadra.
 
- Ma quello gioca con il Portogallo.
 
- Non lui, uno vero, il marziano goleador dello spazio, non posso dirti come si chiama, l’ho fatto arrivare in incognito e sotto mentite spoglie vestirà i panni di uno di noi e ci farà vincere tutte le partite.
 
- Ma non sarebbe corretto.
 
- Walter, ricordati, con la fantasia possiamo fare tutto e sognare. Ma non spargere la voce, c’è troppa gente che ha bisogno di ridere e poi sai che casino se tutto il mondo comincia a ridere insieme allo stesso momento?
 
Salutiamo Francesco Totti, tutto il paese gli sarà grato per il suo marziano cannoniere.
 Amici lettori, ci rivediamo al prossimo articolo calcistico sulle note di Lightnin' Slim - Winter Time Blues
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Aldo Dalla Vecchia, "Trionfo d'amore"

25 Giugno 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #come eravamo

 

 

 

 

Trionfo d’amore

Aldo Dalla Vecchia

 

Graphe.it Edizioni, 2021

pp 83

8,00

 

Aldo Dalla Vecchia ha avuto la bontà di citarmi in Trionfo d’amore, piccolo e delizioso saggio sul fotoromanzo, un collage di riferimenti che concorrono a formare la storia e l’anima di una categoria popolare in auge dagli anni sessanta ai novanta, che raggiunse il suo apice nei settanta. Intrattenimento, specchio di un’epoca, fatto di costume, i fotoromanzi ebbero origine in Italia – come il melodramma – e da qui si diffusero in tutto il mondo.

Gli anni settanta hanno visto il fiorire della casa Lancio e del suo parco di attori, i più importanti rimasti nel cuore di una generazione. Katiuscia, Michela Roc, Paola Pitti, Claudia Rivelli, Franco Dani e lo sfortunato Franco Gasparri sono alcuni dei belli “e possibili” di un decennio di splendore. Avvenenti, divi allo stato puro, ma, insieme, ragazzi della porta accanto – la popolarità di Katiuscia o di Franco Gasparri è stata maggiore di quella delle star del cinema. A questo ha contribuito la grande intuizione della casa Lancio, decisa a discostarsi dalle rivali Grand Hotel e Bolero, quella di cercare nuovi volti, freschi e moderni, e trarne dei divi capaci di far impazzire e sognare la gente.

I fotoromanzi circolavano ovunque e se ne vendevano milioni di copie. Venivano prestati e passavano di mano in mano e di generazione in generazione, dalle nonne alle ragazzine delle scuole medie. Raccontavano storie di sentimenti forti e contrastati, di scelte difficili, di tradimenti, con l’inevitabile lieto fine, dove il bene, la purezza di cuore e la gentilezza erano premiate, mentre l’opportunismo, l’avidità e l’arrivismo erano puniti.

Specchio del costume, oggi sono stati soppiantati dal romance – la cultura pop rosa è più in voga che mai e le case editrici che la declinano in tutte le salse, dallo storico all’erotico al paranormal, si moltiplicano a dismisura, – e dalle app per cellulare con storie romantiche interattive come quelle firmate da Claire Zamora.

Dalla Vecchia ci ricorda che nel 2020 – anno terribile della pandemia – forse per il bisogno che tutti abbiamo di evasione e consolazione, è tornato in edicola l’albo Sogno, fuoriserie degli anni settanta, insieme a Kolossal.

Il saggio analizza tutto l’excursus del fenomeno, dalle origini, risalenti al dopoguerra, al periodo d’oro degli anni sessanta, settanta e ottanta, per giungere alla decadenza sul finire del nuovo millennio e, quindi, all’audace riproposta nel 2020. Evidenzia anche i rapporti del genere con la cultura alta - i primi fotoromanzi sceneggiavano opere letterarie famose - con il cinema, con la politica, con il sociale, con il sesso, con la religione e persino con la moda.

In barba a chi ha sempre considerato disprezzabili certi contenuti, i fotoromanzi erano confezionati con cura e dispendio di mezzi, con passione e intelligenza. Catturavano e ammaliavano anche chi non lo avrebbe ammesso nemmeno sotto tortura.

Aldo Dalla Vecchia è fra i cultori dichiarati del genere, si sente l’attenzione dello studioso, del giornalista e del saggista, ma anche tutto l’entusiasmo per la materia.

 

“Grazie a quei volti, a quelle foto, a quelle storie, anch’io, come un’infinità di altre italiane e italiani, sognavo e sorridevo, mi immedesimavo e mi commuovevo.” (pg 10)     

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