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Stelvio Mestrovich, "Mar'ja Ivànova Petrova"

26 Giugno 2017 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni

 

 

 

Mar’ja Ivànova Petrova

Stelvio Mestrovich

 

Carabba, 2017

pp 93

13,00

 

Due sono le cose che colpiscono in Mar’ja Ivànova Petrova, di Stelvio Mestrovich, la prima è la familiarità con la letteratura russa e con la Mosca di Bulgakov, la seconda è l’assoluta metanarratività.

La prima condizione fa sì che un romanzo ambientato in Russia negli anni novanta, ai tempi di Putin etc, ci appaia ottocentesco. Il conte Fedör Michaijlovic Golovkin e la sua bella amata Mar’ja – ma amata di quale amore? – sono personaggi moderni, però sembrano muoversi in una Russia addirittura prerivoluzionaria.

La trama è semplice: un uomo di nobili origini vede osteggiato il suo amore per una bella e talentuosa popolana, figlia di macellai. Geloso di lei, e dei suoi rapporti con il direttore dell’orchestra in cui ella suona magistralmente il violino, si comporterà come molti maschi odierni che non accettano di perdere l’oggetto del loro amore e scambiano l’affetto per possesso. Addirittura pagherà un killer per amputare una mano alla ragazza, fino alla tragica conclusione.

Ma torniamo un passo indietro: per ovviare alle insistenze materne di fargli sposare un’appartenente all’aristocrazia, Golovkin si era finto evirato di guerra in Cecenia. A una falsa mutilazione se ne aggiunge quindi una vera, il taglio della mano, gravissimo per una donna innamorata della sua arte come Mar’ja, a dimostrare che ciò di cui il protagonista è veramente geloso, più che di un rivale in carne ed ossa, è il talento (e l’ambizione) della donna.

Grazie al virtuosismo di Mar’ja, protagonista è la musica, dato che Mestrovich è un ricercatore del tardo barocco, con particolare conoscenza delle opere di Salieri, rivale di Mozart. Lo stile, però, non è affatto ampolloso, è sorvegliato e piacevole ma discorsivo.

La seconda condizione fa sì che questo sia uno dei romanzi più metanarrativi che io abbia letto, con l’autore che interviene fisicamente nella storia, dialoga con i personaggi, agisce e mette in moto gli eventi, come ad esempio chiamare aiuto dopo il ferimento di Mar’ja. L’effetto prepotente di straniamento non interrompe, tuttavia, la scorrevolezza della storia, che risulta appassionante comunque. La non divisione in capitoli è utilizzata per non interrompere il flusso degli eventi e dei pensieri - come se ieri fosse di nuovo oggi, come se il tempo non fosse passato - e anche per non darci l’impressione di essere in un romanzo quando, invece, ci siamo dentro fino al collo, siamo spettatori al pari dell’autore di ciò che i personaggi fanno. Siamo, forse, il terzo incomodo fra i personaggi e l’autore.

 

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Sui treni da prendere e sui sogni da rincorrere: c’è sempre tempo

25 Giugno 2017 , Scritto da Federica Cabras Con tag #federica cabras, #psicologia

 

 

Qualche tempo fa, compilando il curriculum aggiornato, mi è piombata addosso un’angoscia terribile, da mozzare il fiato. Mi sono resa conto di avere 26 anni, ormai. Io, con il cervello ancora impostato su “giovinezza”, non avevo ancora realizzato di essere più vicina ai trenta se non ai venti. Certo, nell’ultima torta di compleanno che mi ha fatto la mia mamma – la stessa che per coccolarmi mi fa tutti i ventitré maggio da quando sono venuta fuori dalla sua pancia tra atroci dolori, e queste sono parole sue – campeggiava, in cera e color azzurro acceso, il numero 26. Mica però, soffiando con lo stesso entusiasmo di quando di anni ne avevo quattro e dopo mi aspettava una vagonata di regali, mi sono resa pienamente conto del fatto. Anche il mio fidanzato e la mia sorellina mi hanno chiamata ventiseienne per giorni. Nemmeno questo mi ha mandata in crisi. Quel curriculum ha scatenato in me la stessa tristezza che mi assale quando apro il barattolo di Nutella, decisa a mangiarne un chilo almeno, e lo trovo vuoto. Mi ricordo quando, a diciannove anni, mi sentivo una wonder woman immortale. Ero più che convinta di poter fare di tutto, persino l’astronauta. A diciannove anni si pensa che si rimarrà sempre giovani, pieni di speranze e di energie. Adesso, a ventisei suonati, ho capito tre cose: il mio essere lunatica e psicologicamente instabile non era legato all’adolescenza; non posso più diventare astronauta – non perché non ci sia più tempo, e di questo parlerò dopo, ma perché non mi va proprio più –; le zampe di gallina sugli occhi non rendono certo lo sguardo più sexy. Però, oltre il fatto che sia un po’ sconvolta dal tempo che, inarrestabile, scorre senza che nessuno possa controllarlo, mi sono resa conto di una cosa: troppo presa a fare quello che si sarebbe aspettato il mondo da me, mi sono dimenticata di ciò che volevo io. Ecco perché non mi ero accorta di avere – non mi ero accorta veramente, intendo – già ventisei anni.

In questi ultimi anni ho vissuto di lavoro, di corse, di studio e di traguardi da seguire per essere “nella norma”. Laurea in pochi anni – anche se, con quella velocità e quell’ansia, non mi sono goduta il percorso – e specialistica iniziata presto, come era socialmente ritenuto giusto fare, malgrado le mille ansie e i mille dubbi. Risultato, quattro esami dati in pochi mesi con successo ma grande, immensa frustrazione. Non era il mio campo, non era la mia passione... non per adesso almeno. Malgrado la tristezza di essermi accorta del tempo che è volato, ho compreso che l’amarezza maggiore è data dal fatto che, nel rincorrere ciò che invece il mio cuore rifuggiva, ho sprecato del tempo prezioso, tempo che non tornerà; tutti noi sprechiamo il nostro tempo. Lo sprechiamo quando facciamo qualcosa che non vorremmo fare, quando ci concentriamo più sugli obiettivi che sul percorso, quando non sorridiamo per le piccole cose, quando non capiamo il perché della nostra pelle sciupata e delle borse sotto gli occhi. Ecco, ho capito che il mio tempo è passato perché mi sono preoccupata più dell’essere “normale” che dell’essere felice. Allora cosa ho fatto? Decisione repentina e cambio, Master. Niente specialistica. Se un giorno un’ondata di ispirazione mi coglierà, be’, vivrò l’attimo. Finalmente soddisfazione. Recensisco molti libri al mese, scrivo articoli, studio per il Master... e c’è persino qualcosa che bolle in pentola per quanto riguarda il mio sogno di scrivere di nuovo qualcosa che mi renda orgogliosa, malgrado non arrivi mai in alto.

Quindi, sapete a che conclusione sono giunta? Se volete fare filosofia, fatela – anche se non c’è lavoro. Se volete dipingere quadri in riva al mare, trovate un cavalletto e guardate il panorama. Volete ballare, cantare? Siete iscritti a giurisprudenza ma vorreste fare gli assistenti sociali? Cambiate. Mettetevi in gioco. Saltate nel buio.

Ho capito, senza mezzi termini e mezze parole, che di vita ne abbiamo una sola. Sì, so che sembra una frase fatta, però troppo spesso ce ne dimentichiamo. Dimentichiamo che vale più un sorriso di un pianto; dimentichiamo che l’ambizione è una gran cosa, senza ombra di dubbio – io sono ambiziosa da far paura, quindi mai potrei dire il contrario –, ma solo quando è rivolta verso qualcosa che ci riempie il cuore e la giornata; dimentichiamo che i traguardi si tagliano meglio e con maggior successo quando le cose si affrontano con passione. Vivere felici – irrilevante che sia in mezzo ad arte, musica, libri, numeri, colori, espressioni, stetoscopi, bambini – è l’unico nostro scopo; trovare la serenità, una serenità che odora di verità e di giustizia, dà un senso di estasi che nessuna sostanza stupefacente potrà mai regalare.

Ho capito, inoltre, che non è tardi per nulla e che è sbagliato conformarsi agli altri per forza. Che non si deve fare il 3+2 per soddisfare mamma e papà. Che non si deve prendere sempre 30, pena la delusione di qualcuno. Che è sbagliato rincorrere la normalità che fin da piccoli il sistema ci vuole inculcare. Siamo tutti normali. Siamo tutti diversi. Tutti abbiamo sogni e aspirazioni. Tutti noi cadiamo. Tutti noi possiamo rialzarci, ginocchia sbucciate, per fare meglio. L’ho capito quando mi sono sentita libera, felice di ciò che avevo scelto, finalmente affrancata dalle catene della superficiale normalità.

Non è mai troppo tardi per nulla, poi.

E magari mi starà sbucando qualche capello bianco, per carità, ma se domani mi svegliassi e capissi che sarei felice a studiare psicologia – o lingue, o biologia –, be’, prenderò quel treno.

Siate felici alla luce del sole. Mostrate i vostri desideri, rincorreteli come fareste con un aquilone se foste bambini. I sogni nel cassetto si rovinano: tirateli fuori. Anche quando credete di non avere più tempo. Tutti abbiamo tempo. Possiamo fare qualunque cosa. E questa è la più grande ricchezza che abbiamo.

 

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Dubbio e consolazione

24 Giugno 2017 , Scritto da Luca Lapi Con tag #luca lapi, #le riflessioni di luca

 

 

     Consiglio i dubbiosi?
     Consolo gli afflitti?
     Mi lascio consigliare quando sono nel dubbio?
     Mi lascio consolare quando sono afflitto?
     Scrivo, a volte di più, a volte di meno, su Facebook e sono contento quando vengo a sapere di qualcuno meno dubbioso, meno afflitto a motivo di ciò che ho scritto su Facebook.
     La questione fondamentale è la condivisione, la voglia, il bisogno di confidare a qualcuno, di condividere con qualcuno i nostri dubbi, le nostre afflizioni.
     Fondamentale è anche riuscire ad arrivare ad ammettere di avere dubbi ed afflizioni, non innamorarcene, aprirci, non chiuderci nel nostro bozzolo, come bruchi che abbiano la presunzione di riuscire a non arrendersi all'inevitabilità di diventare, prima, crisalidi e, poi, farfalle.
     Qualcuno si sente bruco e dice:"Brucio, lo preferisco all'affrontare il rischio nel diventare crisalide!"
     Qualcuno si sente crisalide e dice:"Mi mette in crisi l'idea di diventare, un giorno, farfalla!"
     Qualcuno si sente farfalla e dice:"Mi sento in bilico tra l'infinito, non finito "far" e l'imperativo "falla!", temendo la "falla" in cui potrebbe cadere, diventando farfalla.
     Resta in bilico, all'inizio, ma, poi, non spiega le ali, le ali diventano sleali, lasciandola cadere senza spiegazione.

          Luca Lapi

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Radioblog: Franco Piol, "Tana libera tutti"

21 Giugno 2017 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #eva pratesi, #recensioni, #radioblog, #vignette e illustrazioni

 

 

Illustrazione di Eva Pratesi

 

Eccoci pronti per il secondo appuntamento con RadioBlog - Voce agli scrittori. Questo mese scopriamo Franco Piol con il suo libro Tana libera tutti , ambientato a Roma nel dopoguerra.

Vi ricordo che, durante la lettura, potrete partecipare lasciando commenti sul libro o domande che vi piacerebbe porre all’autore con il quale faremo una chiacchierata tra un mese circa.

Intanto vi leggo un piccolo estratto delle prime pagine del libro dove conosceremo subito i dubbi ed i tormenti della bella Adelaide, segnata profondamente dalle vicende della guerra, che si trova a dover rendere conto al figlio Giannino di una scomoda realtà, specie in quei tempi.

Accompagnerà la lettura un’illustrazione della brava Eva Pratesi che coglie il momento in cui madre e figlio si confrontano.

E mi raccomando, cari scrittori, se volete anche voi essere protagonisti di questo spazio scrivetemi!Buon ascolto e buona lettura.

 

Musica: http://www.bensound.com

 

Per conoscere meglio il mondo delle illustrazioni di Eva Pratesi: http://www.geographicnovel.com

Radioblog: Franco Piol, "Tana libera tutti"
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Nasce DeA Planeta

20 Giugno 2017 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #cultura

 

 

DeA Planeta Libri


Nasce DeA Planeta,
il nuovo marchio dedicato alla narrativa
della casa editrice DeA Planeta Libri

 

Milano, 19 giugno 2017 – Nasce DeA Planeta, il nuovo marchio della casa editrice DeA Planeta Libri dedicato alla narrativa, frutto delle sinergie tra il Grupo Planeta e il Gruppo De Agostini.

DeA Planeta Libri è una casa editrice operativa dal 1 gennaio 2017, in cui sono confluiti i marchi De Agostini, AMZ, Abracadabra e UTET, già operanti negli ambiti kids e ragazzi, saggistica e varia. Con DeA Planeta si arricchisce l’offerta sul mercato italiano di una nuova proposta dedicata a tutti i filoni della fiction: dal thriller al femminile, dalle storie vere ai libri evento, dagli autori affermati agli esordienti.

 

IL MARCHIO - DeA Planeta è una proposta contraddistinta da trame dalla forte personalità e orientate alle nuove tendenze, con uno sguardo attento ai gusti dei lettori, sempre messi al centro nella scelta delle storie. «Il punto di forza sarà il network internazionale che lega la casa editrice alle altre realtà dei gruppi editoriali di cui fa parte: globalitàtrasversalità e rapidità di reazione saranno i tratti distintivi di DeA Planeta» dice Daniel Cladera, alla guida del marchio.

 

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Guido Mina di Sospiro, "Sottovento e sopravvento"

19 Giugno 2017 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #guido mina di sospiro

 

 

Sottovento e sopravvento

Guido Mina di Sospiro

 

Ponte alle Grazie, 2017

pp 198

14,90

 

Lo stereotipo de la bella e la bestia “sperduti nell’azzurro mare” in questo romanzo multistrato, suo malgrado avvincente.

In Sottovento e sopravvento, di Guido Mina di Sospiro, ci sono i classici elementi della storia di avventure - la mappa del tesoro, l’indizio cifrato, il cattivo che mette in pericolo i buoni, il naufragio, l’isola del tesoro – il tutto, però, complicato dallo stile non banale e dal non facile sostrato metafisico e alchemico. Senza fare spoiler, possiamo solo dire che, alla fine, il tesoro si rivela dapprima l’oro degli alchimisti, poi la pietra filosofale stessa, condensata in un concetto assoluto: la congiunzione degli estremi altro non è che l’amore, quello che riesce a unire il diverso, la bella e la bestia, il maschile e il femminile, l’intelletto e la natura, ed è capace di restituire ai protagonisti il senso di sé e della vita, di andare oltre la presenza fisica dell’altro, di farsi talmente infinito ed immenso da permettere la possibilità di altri amori collaterali.

I personaggi principali sono Chris e Marisol. Lui è il buon selvaggio, l’uomo rude irlandese, forzuto e puzzolente, nato con un difetto fisico, una gobba da far invidia a Leopardi e a Quasimodo, e con un animo semplice ma dolce e risoluto. A causa di quella gobba di cui non si è mai lamentato, pensa che la vita, Dio o chi per lui, gli debba un risarcimento che infine otterrà. È religioso e terreno insieme, prega Dio e accetta la realtà per quella che è, traendone il meglio. È un cercatore ma si rende conto che, comunque, tutto è caso, e le cose migliori sono quelle capitategli accidentalmente, come i figli. In effetti, se ci pensiamo, per quanto ci affanniamo a programmare, a studiare, a lavorare, a farci una posizione, tutti gli eventi davvero importanti della nostra vita sono occorsi per caso (o per congiunzione astrale) e sarebbe bastato un piccolo scarto per far andare tutto nella direzione opposta.

 

Può darsi, ma il fatto è che solo le cose che ho trovato accidentalmente m’hanno dato gioia nella mia vita. I miei bambini; tu; e ora persino Dio. Non l’avevo mai trovato nella Bibbia, e neanche in chiesa, per quanto lo avessi cercato. L’ho trovato sul vulcano, durante l’eruzione” (pag 176)

 

Poi c’è Marisol/Ruth, cubana trapiantata a sua insaputa a New York, tutta razionalità, scienza, filosofia e matematica.

 

Nel pensiero”, dice, “ci sguazzavo, me ne imbevevo, lo respiravo e assimilavo come se fosse ossigeno” (pag 40).

 

È alla ricerca dell’algoritmo capace di eludere i paradossi che sono “l’ultimo baluardo della non scienza”. Non riuscendo a confermarlo, diventa acatalettica, cioè dubbiosa di tutto, e di conseguenza depressa e abbattuta, per giungere infine alla scoperta di essere fatta di mare e di sole anche lei. Scopre che si può pensare in modo irrazionale, che possono esistere più dimensioni e più realtà parallele dove il tempo scorre in maniera diversa, che potrebbero esserci strani e misteriosi dei a muovere gli eventi creando congiunzioni astrali a nostro favore o sfavore.

Quando l’irrazionalità irlandese incontra la razionalità newyorkese, è in grado di smantellarla e far riemergere il sostrato sudamericano caraibico, cosicché Marisol si accorge che c’è un iperuranio nel quale gli opposti si attraggono e confluiscono sopra e sotto vento, dove gli dei del nord e del sud lavorano insieme, dove il tempo si annulla in un eterno presente, senza inizio né fine. Scopre, soprattutto, che la vita è bella e vale la pena viverla senza ragionarci troppo sopra.

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Odore di casa

17 Giugno 2017 , Scritto da Federica Cabras Con tag #federica cabras, #racconto

 

 

Aria di casa, ed è tutto così semplice

Una volta, in un articolo pieno di sentimento, di emozione, di passione, aveva letto di come per sentirsi sempre a casa, tranquilli e appagati, bastasse una valigia sempre carica, con un cambio di magliette e slip. Una valigia sempre pronta a viaggi in posti esotici, insomma; sempre pronta a contenere un po’ di cuore e una sana voglia di mondo, quella che si appaga solo con un aereo, un biglietto e un paio di occhiali da sole a nascondere gli occhi stanchi; sempre pronta a tutto o a niente, al sole o alla pioggia, al mare o alla montagna – l’importante è che fosse qualcosa di diverso dal solito grigiore agrodolce, quello che condisce la routine.

Si dice che gli unici cui è dato il privilegio di sentirsi sempre e ovunque a casa siano i re, le puttane e i ladri.

A me, affinché mi senta a casa veramente – perché non basta essere a casa, per sentirsi a casa –, basta poco. Un inizio di notte qualunque.

Una cioccolata calda alle undici e mezza – sì, anche quando fuori è già estate, anzi, soprattutto allora – mentre fuori è buio da ore, quando si torna tardi da lavoro e si è un po’ stanchi e un po’ brilli di vita. Un PC con un film thriller, che di quelli d’amore dove si piange, ci si abbraccia, si sta insieme sempre e comunque e finché morte non ci separi, ci siamo un po’ rotti, a onor del vero. Il cane acciambellato nelle gambe, lui che ha dei picchi d’affetto tenerissimi che mi scaldano il cuore. Un bacio rubato tra una scena e l’altra, con una dolcezza che sa di eternità, di urgenza e di bene, nonostante nessuna firma sancisca la promessa. Il rumore della lavatrice che fa l’ultimo lavaggio di maglie bianche, le stesse che probabilmente non vedranno luce fino all’indomani mattina – ché a quest’ora le cose si fanno, è vero, ma sempre in modo un po’ più svogliato del resto del giorno. Una macchina in lontananza, la sola che sfida la notte di un paesino. Una copertina leggera, bordeaux – s’intona poco alle pareti ma, forse proprio per questo, sembra perfetta.

È in questi attimi che tutto mi sembra tornare al suo posto. Nel mio divano rosso – il primo elemento di arredamento comprato sì con pochi soldi ma anche con molta autonomia, che per questo rappresenta orgoglio e libertà – mi sento a casa, io che non riesco quasi mai a tirare un sospiro di sollievo sentendomi soddisfatta, in pace. In questi momenti non vorrei essere in nessun’altra parte del mondo, in nessun altro luogo. Non in spiagge assolate con un cocktail in mano né nel deserto a rincorrere misteri. Non nell’oceano, o nella montagna. In una piscina, no. In un parco giochi – quelli che da bambina ho sempre desiderato visitare –, no.

Lì, cullata dalla normalità che mi sono guadagnata con sacrifici, sudore, insonnia, sento che il puzzle è completo e forma un bel disegno. Malgrado tutto.

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Roma Cocktail Week

16 Giugno 2017 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #eventi

 

 

Roma, 17, 18 e 19 giugno 2017
c/o Officine Farneto

(via dei Monti della Farnesina, 77)

Roma Cocktail Week
terza edizione

Con la direzione artistica di Massimo D'Addezio, 6 top cocktail bar di Roma, 5 scuole di bartending, oltre 50 drink creati per l’occasione, masterclass, abbinamenti drink-food, mostra mercato, sfide tra bartenter, il 'barman per un giorno', ma anche concerti e djset. Tra gli ospiti di spicco William Drew, editore del '50 Best Restaurants'.

 

 

Si tiene a Roma, presso le Officine Farneto (via dei Monti della Farnesina, 77) il 17, 18 e 19 giugno 2017 la terza edizione della Roma Cocktail Week, progetto nato dal format Spirits, ideato e curato daNufactory in collaborazione con Smash e Wooow e con la direzione artistica di Massimo D'Addezio, uno dei più grandi barman italiani. Il programma completo del festival al sito ufficialewww.spiritsevent.com

Un grande evento – il primo grande festival a Roma dedicato alla cultura del bere bene e all’arte della miscelazione – che prevede un’offerta vasta ed eterogenea: sei top cocktail bar, 5 scuole di bartending, oltre 50 drink creati per l’occasione, masterclass e degustazioni, abbinamenti drink-food, sfida tra scuole di bartending, il 'barman per un giorno', concerti e dj set fino a notte inoltrata. Novità di quest’edizione della Roma Cocktail Week sarà la mostra mercato, uno spazio dedicato all’esposizione e vendita al pubblico. Grande attenzione verrà rivolta al 'bere responsabile': far crescere la cultura e la conoscenza del 'saper bere bene' è infatti uno degli obiettivi della Roma Cocktail Week, evento dedicato al consumatore e rivolto a un pubblico eterogeneo, dai semplici curiosi agli amanti dell’arte della miscelazione di qualità.

 

Sei tra i migliori cocktail bar e speakeasy di Roma - The Barber Shop; The Race Club Speakeasy; Banana Republic; Pimm's Good; Bootleg e Spirito - saranno ospitati per la produzione di loro cocktail e creazioni. I relativi Bartender leader, rappresentanti del top della mixology romana, creeranno drink list specifiche per la Roma Cocktail Week e ogni bar sarà specializzato in una linea di prodotto, nell’ottica del 'tailor made' e della sperimentazione, dalla vodka al gin, passando per vermouth, tequila e whisky & rum. Ospiti della manifestazione saranno quindi le migliori scuole di Roma per barman professionisti: Flair Project; Bartendence; FBS e Aibes. Ad accompagnare la ricca offerta dedicata al beverage, la Roma Cocktail Week presenterà anche un’area food con proposte culinarie studiate per soddisfare per tutti i gusti. La domenica invece è prevista una cena gourmet con una special guest chef di uno dei ristoranti più interessanti di Roma che preparerà in esclusiva per il festival il menù abbinato a una drink list speciale (l’accesso avverrà solo tramite prenotazione).
La gara tra scuole di bartender si svolgerà nel bar centrale della location e sarà una sfida basata sulla valutazione del comportamento e del modus operandi dei bartenders durante i due giorni. I criteri che guideranno i giudici nelle valutazioni saranno dettati dal rispetto della filosofia di un bar e dei propri barman: il riguardo nei confronti del cliente è al primo posto e il bere responsabile deve guidare gli intenti professionali.

In un’area dedicata sarà possibile – previa prenotazione - diventare 'Barman per un giorno', l’occasione per apprendere i segreti del mestiere del bartender in una mezz’ora di lezione individuale. Professionisti del settore terranno delle lezioni dedicate alla presentazione di un prodotto scelto e proposto attraverso la preparazione di diversi cocktail. A differenza di altre masterclass, queste non saranno rivolte unicamente a esperti del settore, ma anche al pubblico meno esperto che potrà degustare i prodotti oggetto della masterclass.

 

Domenica 18 giugno la Roma Cocktail Week darà la possibilità di assaporare un menu interamente studiato per accompagnare gustosi drink a base tequila. La cena sarà accompagnata dall’abbinamento di drink list costruite ad hoc, realizzate con prodotti leader nel mondo del beverage, pronte ad esaltare il sapore delle pietanze. Una cucina che parte dalla tradizione e che viene rielaborata con stile e soluzioni d’avanguardia. Il menù si snoda dagli antipasti delle Fajitas di pollo al Jalapeno ripieno al formaggio, con i primi del riso alla messicana e le mezze maniche alle melanzane piccanti, i secondi ali di pollo tex mex e spiedino di salsiccia in salsa bbq e riso soffiato e due cocktail a scelta tra Crafted Paloma, Altos Margarita e Altos Aguacatona.

Quindi la Social Table, occasione unica per conoscere tutti i segreti del Plantation Rum e dell'Elephant Gin. Quattro appuntamenti per un viaggio fatto di profumi, aromi e sensazioni che riportano ai Caraibi e all'Africa, accompagnati da Marco Galasso, Francesco Animobono e Gian Paolo Di Piero, attraverso gli assaggi didifferenti tipologie di gin e rum, condotti attraverso un'esperienza degustativa unica nel suo genere.

 

Domenica 19 giugno è la giornata interamente dedicata al trade, realizzata in collaborazione con BlueBlazer, con grandi ospiti internazionali, rivolta solo agli addetti ai lavori, con master al mattino e al pomeriggio forum di approfondimento e una tavola rotonda con tutti gli operatori delle aziende coinvolte. Fulcro della giornata, l'International Forum che si terrà dalle 15:00 alle 18:30 presso il Chorus Cafè in via della Conciliazione, 4. Un momento di incontro, aperto solo agli addetti al settore, che si preannuncia come un appuntamento unico nel suo genere a Roma e non solo. Ospiti internazionali, punti di riferimento nell'universo del mixology e del beverage, per la prima volta riuniti attorno ad un tavolo per una giornata di incontro e confronto. I primi relatori confermati sono: William Drew (Group Editor World 50’s best bar); Damiano Coren (Bar manager del Tarallucci e Vino di New York); Diego Ferrari (Bar manager Rotonda Bistro di Milano); Giuseppe Gallo (Founder di Italspirits e Italicus - Rosolio di Bergamotto);Brandon Khoo (Bar manager 28 Hong Kong Street di Singapore). Al termine del forum Open Bar a cura di Alex Kratena, ex capo barman dell'Artesian Bar del Langham Hotel di Londra per ben quattro volte ha guadagnato la prima posizione nel World's 50 Best Bar Awards. L'evento è presentato da Compagnia dei Caraibi eItalicus - Rosolio di bergamotto.

 

Due giorni ricchi non solo di ottimi cocktail ma anche di buona musica. Due sound: il Drink Garden e la Terrasse Plantation. Sabato 17 giugno il programma della Roma Cocktail Week prosegue, a partire dalle 22.00 e fino le 04.00, con la proposta di una serata musicale in collaborazione con i partner Smash e WoooW, affermate realtà nel mondo della nightlife romana, per assaporare il sabato sera del festival in compagnia di dj set e musica dal vivo.

 

Il direttore artistico – Massimo D'Addezio

Massimo D'Addezio nasce in una famiglia di ristoratori e prosegue sulle stesse orme specializzandosi nell'arte della miscelazione arrivando a gestire un suo locale fino al 2000, quando decide di intraprendere l'avventura dell'apertura dell'Hotel de Russie, che nei piani originari sarebbe dovuta essere un'esperienza di tre anni al massimo ma il divertimento è stato tanto e tale da farlo rimanere al timone dello Stravinskij Bar per più di tredici anni creando un ambiente cosmopolita e totalmente indirizzato all'internazionalità. Nel 2006 viene premiato con lo Stravinskij Bar come miglior Hotel Bar d'Europa. Nel 2008 è stato premiato da Havana Club come miglior Bar Manager d'Italia per la guida dei ristoranti dell'Espresso. Nel 2009 riceve a Las Vegas il premio di Virtuoso Travel come Best Hotel Bar in the World. Dal 2005 ad oggi è presente sulla guida dei bar del Gambero Rosso come uno dei migliori barman in Italia. Nel 2014 apre uno nuovo concept bar "Co.So. Cocktail & Social" cocktail bar basato sulla cura della qualità del servizio e sulla scoperta da parte del cliente, di un modo di bere moderno e fuori dagli schemi. Nel 2016, il suo progetto "Chorus Café" di Roma, partito a gennaio del 2015, entra nella classifica di Condé Nast come uno dei nove migliori bar del mondo. Massimo negli anni si rende protagonista all'interno di Gambero Rosso Channel, della creazione di contenuti televisivi sul mondo degli spirits e della miscelazione, tra questi il programma Spirits – I Maestri del Cocktail.

 

 

Per maggiori informazioni:

www.spiritsevent.com

www.facebook.com/RomaCocktailWeekOfficial
www.instagram.com/romacocktailweek

 

 

 
Roma Cocktail Week
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101 ragioni per non leggere il libro “101 modi per riconoscere il tuo Principe Azzurro”

14 Giugno 2017 , Scritto da Federica Cabras Con tag #federica cabras, #recensioni

 

 

Mi sono innamorata della Federica Bosco dei romanzi. Empatica, attenta ai personaggi, innovativa nei finali. In particolare Innamorata di un angelo e Il mio angelo segreto mi colpirono parecchio. Sì, è vero, si trattava di storie che parlavano di adolescenti – e forse ad adolescenti dirette – però mi avevano rapita, malgrado avessi più di vent’anni e i brufoli da quattordicenne mi fossero passati da un po’; alla fine del primo libro, di quel Pat un po’ dolce e un po’ tenebroso mi innamorai anche io. Nel secondo libro, piansi a lungo per lui e per lei e per quell’amore che non poteva avvenire. Ecco perché qualche giorno fa, alla ricerca di una lettura un po’ meno pesante delle ultime, mi sono illuminata vedendo il nome della Bosco.

Io non amo stereotipi né luoghi comuni, a maggior ragione se associati all’amore; forse già dal titolo avrei dovuto capire che il libro ne sarebbe stato pieno zeppo. Che mi aspettavo?

101 modi per riconoscere il tuo principe azzurro (senza dover baciare tutti i rospi) è probabilmente entrato nella rosa dei libri più brutti che io abbia mai letto. Sono una lettrice onnivora, generalmente finisco tutto quello che inizio. Di rado abbandono un libro a metà. Non mi pare corretto. Verso l’autore, sì, ma anche verso chi l’ha letto dandone una buona opinione. Poi io ho l’animo buono: anche quando un testo non mi ha convinta – non appieno, almeno – voglio sempre trovare un motivo perché venga letto. Che sia per l’uso interessante delle parole, per qualche analogia divertente, per la punteggiatura impeccabile... non mi accontento se non lo “salvo” almeno un pochino.

Questo non ho potuto. L’ho piantato in asso a metà.

Quindi voglio sottolineare che la mia recensione riguarda la prima metà del testo, la parte di testo che sono riuscita a leggere prima che un buco nero inghiottisse la mia pazienza.

La Bosco fa sostanzialmente una lunga lista di “tipi da evitare”, esortando noi donne, le principesse, a cercare il principe azzurro. Ma sì, sapete quale? L’uomo perfetto, quello che si ricorda compleanni e anniversari, che non russa e non puzza, che ti chiama quando vorresti essere chiamata e non ti chiama quando hai la sindrome premestruale; l’uomo che dorme accanto a te, che non guarda film porno – giammai! – e che si finge morto se tu parli del tuo peso.

Noi principesse, dice la Bosco, incappiamo spesso in brutti a cattivi ceffi. Ecco, dopo aver letto questo libro, saremo tutte salve.

Dai consigli più scontati – “Se è sposato” – ai più sciocchi – “Se guarda troppi film porno” o “Se non vuole dormire con te” – la Bosco si dimostra una donna noiosa che vorrebbe un uomo perfetto, che non esca mai dalle righe che lei ha diligentemente tracciato. Un uomo barboso che fa sempre quello che la sua compagna vorrebbe, senza se e senza ma.

Ora, ci sta se mi dici che bisogna evitare gli uomini sposati o violenti o prepotenti – e ci credo, non pensavo nemmeno servisse un libro così strutturato per capirlo – ma come fai a dirmi che devi lasciarlo se non vuole dormire con te fin dai primi appuntamenti? Uno può anche voler riservare quella parte di intimità per il futuro della coppia, se mai ci sarà. Mica dal secondo appuntamento si può dormire abbracciati a cucchiaio come nelle migliori pubblicità di deodoranti, eh. Che consiglio sciocco. Io ad esempio soffro di insonnia. Come potrei dormire con uno sconosciuto – perché questo sarebbe, dopo due appuntamenti – così, senza nessun problema? Mi girerei e rigirerei nel letto per ore, facendo passare a lui tutta la voglia di vivere e di rivedermi. Ora io ho preso l’insonnia, ma ci sono almeno un milione di altre ragioni valide per non voler dormire insieme all’inizio di una relazione. Che la Bosco dica che è una cosa carinissima a prescindere offende un poco la mia intelligenza... macché!

 

Non mi ricordo di aver mai letto che il Principe, dopo aver sedotto Biancaneve, se ne saltasse in groppa nel suo cavallo bianco nella notte per raggiungere il castello da solo, perciò se non se la sente, molto probabilmente riesce a dedicarsi a te solo per un tempo breve.”

 

Un Principe, ragazze. Delle favole. Favole che non esistono e che vengono raccontate alle bambine sotto i dieci anni affinché prendano sonno.

Anche la storia del peso. Signori, siamo noi donne quelle ad essere super extra preoccupate del proprio peso. Ne parliamo continuamente, lamentandoci di quel grissino che ci ha fatto prendere mezzo grammo. Mettiamo che io passi due ore a lamentarmi di avere due chili in più e che il mio uomo, dopo aver ascoltato con grande pazienza tutti quei vaneggiamenti, mi faccia notare che quei due chili si potrebbero perdere facendo una camminata ogni giorno all’alba per venti giorni... sarebbe un insensibile? Andrebbe lasciato perché non mi ha abbracciata per dirmi che quei due chili sono belli, dolci e morbidosi? Perché non mi ha detto quanto impazzisca per quei due chili? Perché non mi ha proposto di correre con me e di mangiare anche lui solo insalata per tre mesi, tre settimane e tre giorni?

Io non mi sono mai considerata una principessa. Ho un carattere scostante, un umore spesso altalenante, un equilibrio psico-fisico molto poco stabile... potrei mai io – proprio io –, io che sono spesso cinica anche verso me stessa e un po’ insensibile, parlare del principe azzurro?

Che il principe azzurro non esista l’ho capito più o meno a sette anni. Non vedo perché alcune donne dovrebbero cercarlo da adulte. Non so, è quasi un’idea malsana, almeno secondo me.

Ragazze, se posso darvi un consiglio io, be’... state insieme a lui se gli occhi vi diventano lucidi e il cuore batte forte, anche se a volte non chiama. Anche se non vuole ancora presentarvi la mamma.

Se state insieme da un mese e mezzo, poi, amatelo anche:

“Se d’estate vuole fare vacanze separate”, “Se ti porta fuori solo il mercoledì” – che sarebbe, secondo un’amica dell’autrice, il giorno delle “donne brutte” –, “Se preferisce il suo lavoro”, “Se è troppo competitivo”.

D’altronde ognuno ha il suo modo di affrontare la vita.

Poi, riguardo il punto 37, se sua mamma lo chiama più di sette volte al giorno a voi che importa? Non siete costrette a sentire.

Non fidatevi dei luoghi comuni trovati nel libro come: “Gli uomini sono semplici, a volte dicono le cose senza pensare e senza il vero intento di ferire, quindi se lui ti ha detto che sei un po’ ingrassata, ma non intendeva altro che questo, informalo che per te non è piacevole che lui te lo faccia notare, perché lo sai benissimo da sola, e che saresti contenta se lui ti sostenesse magari stando a dieta insieme o andando a correre la domenica mattina” – che poi, veramente abbiamo bisogno che lui stia a dieta con noi?

Certo, prendendo in esame altri punti, se è sempre ubriaco, se ti ruba i soldi, se ti tratta male di fronte agli altri e se non ti rispetta forse non è quello giusto. Be’, anche se è capo di una setta, anche se credo sia meno frequente, in effetti...

Se poi fa sesso con la tua migliore amica o con tua sorella – punto 23 – forse nemmeno l’amica e la sorella sono il top, no?

Va be’, detto questo, siamo giunti alla metà che ho letto e su cui posso dare un parere. Quindi, passo e chiudo.

Ah, aspettate. Leggetelo se siete insicure, se pensate di essere principesse incomprese, se pensate di avere bisogno di una relazione con un uomo perfetto, se pensate di essere perfette voi. E auguri, soprattutto.

 

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Parte un nuovo progetto: radioblog, ovvero le nostre audioletture!

11 Giugno 2017 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #recensioni, #radioblog, #poli patrizia

 

 

Un saluto a tutti voi. Come sicuramente la quasi totalità dei frequentatori di questo blog, sono una grandissima appassionata di lettura e, come molti appassionati di lettura, mi piace, al termine di un libro, poterne discutere con altri lettori o addirittura, cosa non sempre facile, direttamente con chi ha scritto quel libro!

Purtroppo la frenesia della vita quotidiana non sempre ci consente di poterci ritrovare tutti insieme in un luogo fisico, magari una bella libreria, un rilassante caffè, a discutere amabilmente dei nostri testi preferiti ed è proprio per questo che la mia idea sarebbe quella di creare virtualmente questo luogo, di dare vita ad un angolo dove ci scambieremo idee, impressioni, opinioni su ciò che abbiamo letto.

La mia idea sarebbe di scegliere ogni mese o ogni due mesi un libro di scrittori che si stanno affacciando nel panorama letterario italiano, i cosiddetti scrittori emergenti.

Io vi farò una breve presentazione del libro e vi leggerò qualche brano che ritengo possa farvene respirare l’atmosfera e farvi nascere la curiosità di leggerlo.

A quel punto entrerete in gioco voi: servendovi dello spazio che avremo a disposizione nel blog potrete fare domande, commenti, osservazioni sulla lettura da condividere con gli altri e potrete fare tutte le domande che vi piacerebbe fare a chi quel libro l’ha scritto.

Dopo un mese circa infatti faremo una chiacchierata con lo scrittore che costituirà il coronamento della nostra esperienza di lettura ed io cercherò di fare in modo che tutte le richieste, quesiti e dubbi che emergeranno abbiano una riposta e vengano condivisi con l’autore.

Detto questo vorrei sapere prima di tutto se questo progetto vi interessa, vi stimola, se lo trovate utile e, naturalmente, se avete, idee, spunti, riflessioni, fatevi avanti!!

Scrivete a chiara1312@gmail.com

 

 

Iniziamo subito con L'Uomo del sorriso, di Patrizia Poli, Marchetti Editore

 

Musica: http://www.bensound.com

 

 

 

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