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Post recenti

AA.VV., "I signori della notte"

6 Febbraio 2018 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #fantasy

 

 

 

 

 

 

 

AA. VV.

I signori della notte

Storie di vampiri italiani

a cura di Luca Raimondi

-******************

Euro 16,90 – Pag. 310

www.morellinieditore.it, 2018

 

 

Un plauso a Morellini Editore - che non conoscevo - e che si getta in un’impresa che mi ricorda i primi libri del Foglio Letterario (Fame, La stagione della follia, Malefica, pensati con gli amici Luigi Boccia e Nicola Lombardi). Fare horror in Italia - come dice il grande Danilo Arona - presente nella raccolta - è come vendere gelati al polo. Ma noi l’abbiamo fatto e continueremo a farlo, anche con Il Foglio. E stiamo con chi ci prova, soprattutto quando lo fa con prodotti di buon livello letterario. Luca Raimondi ha riunito alcuni autori interessanti, introdotti da Andrea G. Pinketts, e a me pare una rimpatriata del Foglio Letterario. Ne cito alcuni: Maurizio Cometto (Il costruttore di biciclette, un piccolo capolavoro che vi consiglio di riscoprire), Sacha Naspini (Le case del Malcontento è il suo ultimo gioiello targato E/O, ma non dimenticate L’ingrato e I sassi), Gianluca Morozzi (ha fatto un piccolo libro di racconti con noi: Storie da una terra scorticata), Nicola Lombardi, Fabio Lastrucci... Manca all’appello solo Vincenzo Spasaro, che da troppo tempo non leggo, dopo la sua pubblicazione nella collana Urania, e che meritava di essere inserito. Ma troviamo altri autori bravi: Fabio Mundadori, Giuseppe Maresca, Stefano Pastor (un libro di racconti con Il Foglio pure lui!), Lea Valti, Silvana La Spina, Stefano Amato, Angelo Orlando Meloni, Fabio Celoni (disegnatore di Topolino). La raccolta è un progetto originale a tema vampiri, che ognuno ha affrontato con il suo stile. Orrore vero e fantastico puro (Lombardi, Arona, Lastrucci, Mundadori, Pastor, Cometto...), ironia e umorismo con un pizzico di ricordi storico - letterari (Morozzi), Maremma amara con molti riferimenti al suo ultimo romanzo (Naspini). Un plauso particolare a Luca Raimondi, che con il suo racconto cita un autore a me caro, da poco scomparso, un amico come Corrado Farina, che avrebbe apprezzato la sua storia. Corrado ha pubblicato con Il Foglio - su mia insistenza - la sua autobiografia, poco prima di lasciarci (Attraverso lo specchio - Film visti e film fatti), un ritratto di se stesso e del suo cinema, le memorie di un vero intellettuale del nostro tempo. Raimondi scrive Mostri e mostriciattoli, un Hanno cambiato faccia contemporaneo, che parla di vampiri capitalisti. Una raccolta che vi consiglio di leggere, il livello delle storie è molto alto e adempie alla funzione della narrativa di genere, aggiungendo un pizzico di letteratura che non guasta mai, come disse un critico una volta (parlava di un mio horror cubano, genere che ho abbandonato) siamo in presenza di un intrattenimento colto.

 

Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

 

 

 

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La città dell'altra editoria

5 Febbraio 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #case editrici, #eventi

 

 

 

Sabato 28 e Domenica 29 Aprile si svolgerà la prima edizione de La città dell'altra editoria, una fiera dell'editoria indipendente che nasce dalla voglia di creare qualcosa di diverso. Una fiera dove l'interazione tra editori e librai sia evidente e dove vengano comunicati a gran voce i concetti di bibliodiversità, di serendipità, di rete, di indipendenza e di qualità professionale.
La data di sabato 28 coincide con la Seconda Giornata delle Librerie indipendenti che porterà migliaia di persone nelle librerie indipendenti di tutta Italia. La fiera con un evento apposito sarà l'occasione per divulgare le ragioni delle librerie indipendenti e in serata, alla chiusura delle librerie, ci sarà una festa dedicata all'interno degli spazi della fiera.
Saranno presenti due palchi, uno all'interno e uno all'esterno, su cui si susseguiranno eventi dalla mattina alla sera di entrambe le giornate.

 

La città dell'altra editoria

Cosa?
Una nuova iniziativa che coniuga un grande respiro progettuale con un investimento contenuto per gli espositori.
Un luogo ampio e ricco di potenzialità nel cuore di Testaccio, con molti servizi e punti d’interesse che garantiscono il benessere del visitatore.
Un nutrito programma di incontri e presentazioni.
Multimedialità e interazione, finalizzate a una partecipazione autentica della base dei lettori e degli appassionati.

Dove?
Città dell'Altra Economia, Largo Dino
Frisullo 00153 Roma

Perché?
Perché l'editoria indipendente sta alla cultura come la biodiversità sta al cibo.
Perché il pensiero unico ha ormai avvelenato i pozzi. Perché la consapevolezza di una pluralità di scelte ci rende liberi.
Perché solo alcune piccole case editrici hanno il coraggio e la possibilità di pubblicare autori che non verrebbero mai pubblicati dai grandi gruppi editoriali.
Perché un libro coraggioso può cambiarci la vita e il modo di viverla.
Perché ogni volta alle fiere letterarie comprerei cinquanta libri ma non ho i soldi, poi vado nelle librerie mainstream e questi libri non li trovo mai. Perché la bellezza e la verità spesso si nascondono nelle cose piccole. Perché è molto più facile trovare un innovatore nelle piccole realtà editoriali.
Perché ce n'è bisogno. Perché passeggiare a Roma tra i libri a primavera è la cosa più bella che c'è.

Chi?
Per organizzare una rassegna di editori indipendenti c'è voluto un gruppo di organizzatori indipendenti, lontani dalla politica e da condizionamenti commerciali, con la voglia di realizzare qualcosa di interessante e nuovo per chi ama il fruscio delle pagine e la magia inattesa e complice di una nuova storia.


Quando?
28 e 29 aprile 2018.
Orario: 10-22.

Info e contatti
info@satellitelibri.it
b52associazione@yahoo.it


 

Il 2017 è finito e noi di SatelliteLibri siamo sicuri che il 2018 sarà un grande anno sia per le librerie che per l'editoria indipendente. Affrontiamo l'anno nuovo con un ottimismo particolare non solo a causa del raggiungimento proprio in questi giorni di quota trecento tra le librerie e gli editori che hanno cominciato ad appoggiarsi a SatelliteLibri per il proprio business ma per i segnali degli evidenti successi che si sono succeduti nei mesi scorsi proprio in favore degli stessi:

Ad aprile è stata festeggiata per la prima volta la Giornata delle Librerie Indipendenti che ha visto la partecipazione di quasi 200 librerie indipendenti italiane. 
A maggio si è tenuto un Salone del libro di Torino che, nonostante i "grandi" assenti dovuti al tentativo di boicottaggio a favore della fiera 2Tempo di Libri", ha fatto numeri da record.
Sempre a maggio è stato presentato a Torino il "Consorzio Librerie Torinesi Indipendenti”, i COLTI, che riunisce 25 librerie di quell'area metropolitana e che ha curato la gestione della “Piazza del lettori”, la grande libreria collettiva del Salone del libro di Torino.
A luglio si è svolto a Roma "Letture d'Estate lungo il Fiume e tra gli alberi" una manifestazione organizzata da sette librerie romane e che ha portato eventi letterari al centro di Roma per 40 giorni.
A settembre si è costituita l'associazione LdR Librerie di Roma che unisce 40 librerie con l'idea di una rete cittadina anche basata su web.
A dicembre la manifestazione "Più libri più liberi" '17 svoltasi alla nuvola ha mostrato ancora una volta la crescita di interesse verso una editoria altra, diversa da quella appiattita sugli standard di marketing che si trova nelle pile all'entrata delle librerie di catena e nelle loro vetrine.
A dicembre e fino al 7 gennaio all'interno del Villaggio dell'Altro Natale presso la città dell'altra economia è stato creato per la prima volta "L'Altro Libro" uno spazio gestito collettivamente da sei librerie indipendenti romane che per 24 giorni consecutivi lavorano fianco a fianco.
Tutti questi segnali ci fanno essere certi che il 2018 sarà un anno in cui ci prenderemo diverse soddisfazioni un po' tutti quanti noi che crediamo che un altro modo è possibile nel mondo dei libri.

 

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I giorni della merla

4 Febbraio 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #moda

 

 

 

Che questi post sulla moda siano un pretesto per parlare d’altro, anzi, per parlare a ruota libera, ormai si capisce. Non so scattare fotografie, e si vede, non ho pazienza a salvarle sul pc e caricarle sul blog, quindi, ogni volta mi chiedo chi me lo fa fare. Ma oggi non ho molto da dire, i giorni scorrono veloci, i mesi volano, pieni d'imprevisti e di fastidi che, finché si tratta solo di fastidi va già bene.

Andare in giro a comprare vestiti di questi tempi - in questi giorni della merla che della merla non sono, ma sono comunque umidi e corti - è facile perché si trovano tantissime occasioni a prezzi minimi. Mi sono imposta di non comprare nulla più di quello che può servire. Quindi niente scarpe, niente foulard, niente collane. Ne sono letteralmente invasa, non so dove metterli né quando metterli.

Avevo effettivamente bisogno solo di un piumino, e, come vedete, l’ho comprato nero, senza infamia e senza lode, utile in ogni occasione. Chi l’avrebbe mai detto che avrei acquistato una taglia 50, io che ero uno scricciolo che si vestiva al reparto bambini? E ora eccomi qui, con le giacche che non si chiudono davanti e la nipote che mi chiama “nonna puppona”, io che quando andavo a farmi la mammografia mi chiedevano se avevo lasciato a casa il seno. E lo guardo, questo piumino acquistato nella sezione taglie comode, leggi obese, e mi fa schifo, lo trovo da vecchia. Ed io, infatti, vecchia lo sono, ma fingo di non saperlo e a volte persino lo dimentico.

Ecco una serie di maglie anonime, com’è sempre stato nel mio stile, l’importante è che siano morbide. Mi piace la ciniglia, che non buca come la lana, che te la senti bene addosso. Essere elegante per me significa soprattutto indossare capi che abbiano una grande vestibilità, che non tirino, ingombrino, prudano, scappino di dosso o diano fastidio. Le varie maglie si distinguono per qualche piccolo particolare: un filo di lurex, un fiocchetto intrecciato sul davanti, le maniche aperte, che sarebbero da indossare sulla pelle nuda se uno ce l’avesse fresca e non patisse il freddo, non è il mio caso e quindi io ci metto sotto una t-shirt a maniche lunghe.

Un paio di vestiti sul bordeaux marrone.

Una borsina di pelle utile giorno/sera per viaggiare   

Una maglia a mezze maniche che verrà buona a primavera.

A proposito di anticipazioni, nelle vetrine ci sono già le nuove collezioni e spiccano soprattutto le righe marinare e gli abbinamenti rosso, bianco, blu. Carinissimi, se non fosse che le righe orizzontali proprio non me le posso permettere.

 

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That these posts on fashion are a pretext to talk about something else - in fact, to talk freely - now you understand. I cannot take pictures, and you see, I have no patience to save them on the PC and upload them to the blog, so every time I wonder who makes me do it. But today I do not have much to say, the days are running fast, the months fly, full of little annoyances, and thanks God they are only nuisances.

Going around buying clothes these days - these days “of the blackbird” that are wet and short - it's easy because there are so many opportunities at the lowest prices. I have decided not to buy anything more than I can use. So no shoes, no scarves, no necklaces. I am literally invaded, I do not know where to put them or when to put them on.

I actually needed only a quilt, and, as you see, I bought it black, useful on every occasion. Who would have thought that I would have bought a size 50? Me! I was a wren who bought clothes in the children's department. And now here I am, with the jackets that do not close in front and the niece who calls me "grandma puppona". Me! When I went to get a mammogram they asked me if I had left my breasts at home. And I look at it, this quilted jacket bought in the comfortable size section - that is obese - and it disgusts me, I find it suitable for a very old woman. In fact, I am old, but I pretend not to know it and sometimes I even forget it.

Here is a series of anonymous pullovers, as it has always been in my style, the important thing is that they are soft. I like chenille, which does not pierce like wool, that feels good on you. Being elegant to me means, above all, wearing garments that have a great fit, that do not bother. The various sweaters are distinguished by some small details: a lurex thread, a braided bow on the front, the open sleeves, which should be worn on the bare skin, if one had it fresh and did not suffer from the cold, it is not my case so I'm wearing a long-sleeved t-shirt underneath.

A pair of burgundy dresses.

A day/evening useful  leather bag to travel.

A short-sleeved shirt that will be good for spring.

Speaking of anticipations, in the shop windows there are already new collections and especially the maritime lines and the red, white, blue combinations. Cute, if it were not that I just cannot afford the horizontal lines.

I giorni della merlaI giorni della merla
I giorni della merlaI giorni della merla
I giorni della merlaI giorni della merlaI giorni della merla
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L’altra Grace: l’inquietante miniserie marcata Netflix e ispirata a una storia vera

3 Febbraio 2018 , Scritto da Federica Cabras Con tag #federica cabras, #televisione

 

 

 

 

Fatta apposta per chi non ha tempo né voglia di iniziare a vedere una nuova serie – di quelle che vantano otto dieci stagioni da venticinque episodi l’una –, L’Altra Grace è una miniserie Netflix inquietante – molto! – ma anche certamente interessante. Tratta da un romanzo di Margaret Atwood e ispirata a una storia vera, la serie narra le vicende di Grace Marks.

Siamo nel 1843 quando Grace Marks, domestica non ancor sedicenne, viene accusata di aver tolto la vita al suo padrone, Thomas Kinnear, e alla governante incinta di Kinnear, Nancy Montgomery. McDermott, tuttofare che eseguì – pare – materialmente il delitto, viene impiccato; poco prima di perdere la vita con un cappio intorno al collo, sputa tutto l’odio per Grace, che accusa in modo molto duro.

Malgrado lei sostenga a gran voce di essere innocente, sono varie le testimonianze che la inchiodano. Ecco perché è condannata al carcere a vita.

La serie inizia proprio dopo quindici anni da questi fatti delittuosi. Grace è chiusa in un penitenziario ed è costretta ad affrontare le angherie più crudeli.

Il dottor Simon Jordan deve redigere una relazione su di lei, sulla sua presunta innocenza; questo potrà forse donarle nuovamente la libertà.

Fin dal primo colloquio, Grace racconta a Simon il suo passato con estrema precisione ma anche con una calma innaturale; talvolta, nella sua testa volano dei ricordi – quasi sempre molto duri, molto forti – ma lei non fa una piega. I maltrattamenti al manicomio – dove è stata prima di finire al penitenziario – ma anche la sua vita precedente di serva tuttofare in case ricche. Il dolore della morte. La tristezza del duro lavoro. La convinzione di non poter andare oltre, di non poter crescere. Le violenze e i brutali colpi. Il suo sguardo rimane imperturbabile. Dà a Jordan la sua versione, sempre china sul fazzoletto che sta ricamando salvo che per guardare il medico con sguardo indagatore, intenso. Nei suoi occhi di ghiaccio – è una donna molto bella, il suo sguardo è conturbante –, freddezza e dispiacere – quello che viene fuori quando, suo malgrado, si lascia andare in elucubrazioni e in riflessioni personali e non filtrate da una mente arguta. Poi, quando le sembra di essere andata oltre, quando le sembra che il dottore la guardi con fin troppo ardore, si ritira. Per tutti e sei gli episodi, gli occhi rimarranno incollati allo schermo della tv.

Grace è innocente o colpevole? Ha ucciso o no i due, senza pietà alcuna?

È molto religiosa, sì, ma ha anche un atteggiamento di forte condanna verso il peccato; Nancy era incinta del suo padrone e questo la disgustava. L’ha uccisa per questo? Ha ucciso l’uomo per lo stesso motivo? Per il peccato fatto agli occhi di Dio?

Poi torna una ragazza normale, dolce e singolare, con la paura del sangue e della morte. Ci confonde, gioca con i nostri sentimenti e con la nostra mente, Grace Marks. Ci sfida a un gioco che sa di oscuro, di male, di tenebre. L’ultimo episodio arriva e non ce ne rendiamo conto. Non ci sfama. Per questo, forse, non basterebbe una serie da trecento episodi.

 

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I rimedi di nonna Rosa: le distorsioni

2 Febbraio 2018 , Scritto da Nicole Con tag #nicole, #i rimedi di nonna rosa

 

 

 

 

 

Ciao, sono Nicole, da piccola ero molto delicata alle caviglie e spesso mi capitava di fare delle storte (distorsioni), allora nonna Rosa andava nel pollaio e prendeva un uovo.

Sbatteva l'albume e poi lo applicava sulla mia caviglia dolorante. Qualche volta metteva pure una fascetta e poi ci stendeva sopra la pappetta di albume a mo di gesso. La tenevo tutta la notte e poi... come per magia il giorno dopo scalpitavo più di prima.

L'albume è un ottimo antinfiammatorio naturale!

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Radioblog: Satellite Libri

1 Febbraio 2018 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #interviste, #eva pratesi, #vignette e illustrazioni

 

 

 

Che voi siate lettori, librai, editori o blogger, la piattaforma multimediale Satellite Libri è uno strumento che dovreste almeno conoscere e tentare di utilizzare, uno strumento che si propone di favorire al massimo la circolazione dei libri e soprattutto la conoscenza di quell’editoria che più fatica a farsi notare dal grande pubblico e che costituisce una grossa ed interessante fetta del mercato editoriale italiano.

Oggi all’interno di Radioblog vi parleremo di un progetto davvero interessante e innovativo che riguarda il mondo dell’editoria e del libro  in tutte le sue declinazioni.

A parlarci di Satellite Libri ai microfoni di Radioblog  abbiamo uno dei suoi ideatori e realizzatori, Maurizio Zicoschi e con lui, libraio di professione, parleremo anche di libri e novità editoriali.

Come sempre ricordiamo la nostra illustratrice ufficiale, Eva Pratesi, che potete conoscere meglio visitando la sua pagina web www.geographicnovel.com - I viaggi disegnati di Eva.

 

 

Musica: www.bensound.com

 

Per contattarci: radioblog2017@gmail.com

Per sapere di più di questo argomento: www.satellitelibri.it

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Oggi fue giorno di letizia

31 Gennaio 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #televisione, #come eravamo

 

 

 

D.O.M. Bairo, "l'Uvamaro", è uno storico amaro italiano a base di vino, noto negli anni settanta e ora non più in produzione.

Tra il 72 e il 77 andò in onda uno spot divenuto famoso, ambientato in un convento di fraticelli del 1400, fra i quali spiccava Cimabue, che non ne combinava mai una giusta. Evidentemente non seguiva alla lettera la regola monachorum, o benedettina, dettata da San Benedetto da Norcia attorno al 540 circa.

“Oggi fue giorno di letizia per lo convento e per li frati tutti”, iniziava lo spot… anzi no… la rèclame, e si sentiva subito un inconfondibile scampanio.

Il testo era scritto in versi e in un linguaggio che ricordava l’italiano volgare del medioevo.

"Cimabue, Cimabue fai una cosa ne sbagli due", intonavano 22 fraticelli costernati.

"Ma che cagnara, sbagliando d’impara" si difendeva il povero incapace.

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Sacha Naspini, "Le case del malcontento"

30 Gennaio 2018 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

 

 

 

 

Sacha Naspini

Le case del malcontento

 

Edizioni e/o

Pag. 460

Euro 18,50

 

Parlare di Sacha Naspini è per me facile e complesso, al tempo stesso. Facile perché conosco la sua scrittura da sempre: ero nella giuria di un premio locale quando ho apprezzato uno dei suoi primi racconti e lui non aveva ancora pubblicato niente, sono stato tra i primi a leggere L'ingrato, che ho promosso da editore insieme a I sassi, due delle sue novelle migliori, del respiro adeguato per essere apprezzati in pochi giorni di lettura. Complesso perché in parte considero Naspini una mia scoperta - pure se lui è autorizzato a replicare come Franco Franchi, quando gli chiedevano se l’avesse scoperto Mattòli o Modugno:  “Mi ha scoperto soltanto la levatrice!”. Rischio di non essere obiettivo, quindi, ma penso di riuscire a superare questo empasse facendovi assaggiare un breve passaggio della sua scrittura:

 

La Maremma ha questo di tremendo: all’inizio si presenta con il muso bello, per entrarti nelle grazie. Poi non ti lascia più, mostrandosi per la belva che è. Un giorno ti accorgi che la provincia ti si è ficcata nelle vene e allora tenti subito un passo d’impulso per scrollartela di dosso. Ma ormai ti hanno legato le stringhe. Quel che ne ricavi è solo una botta di bazza sul sasso della chiesina, tanto per cominciare”.

 

Oppure:

 

Ogni angolo di Maremma è fatto così. Ti urla nel corpo, nel brutto e nel bello. La gente di questa regione ha la pelle dura, specie dal didentro, dove a volte si ispessisce come la cotenna delle bestie. Anch’io vengo da quello stampo”.

 

E infine:

 

Casa vostra sa di brodo e legno ammuffito. Ma c’è anche un aroma di fondo che fa pensare al piscio di gatto, eppure in giro non ce n’è mezzo”.

 

Sarà perché anch'io son di Maremma, ove uccello che ci va perde la penna, sarà perché certi racconti che profumano di Cassola e Bianciardi passando per Tozzi e Cavoli, ma persino per Vergari e Zannoner, mi entusiasmano e mi commuovono, mi fanno riscoprire le mie radici, ma penso davvero che la vera letteratura di Naspini stia proprio da queste parti. Le sue cose migliori hanno il sapore del pane scuro maremmano, soffrono il sudore dei minatori di Ribolla e le lacrime delle madri che attendono i figli  di ritorno dai campi funestati dalla malaria. Ecco perché ritengo, per esempio, Il gran diavolo solo un buon esercizio di artigianato narrativo, ché Naspini è uno sceneggiatore nato, tu gli dai in mano una storia e lui sa scrivere di tutto, mentre Le case del malcontento è letteratura pura. Tutto nasce da L'ingrato (Il Foglio, 2006), con il personaggio del maestro Calamo e la riuscita ambientazione nel paesino immaginario con il coro delle pettegole e delle malelingue, una sorta di breve anteprima del grande romanzo corale prodotto oggi, che contiene tutto l’immaginario narrativo di Naspini. L’autore dà voce alla Maremma ricorrendo a una serie di personaggi che vivono in un paese di fantasia, tra Follonica, Roccastrada, Roselle e Montemassi, insomma un borgo collinare del grossetano, che non esiste ma che potrebbe esistere, visto che rappresenta molti luoghi reali. E i personaggi raccontano in prima persona le loro esistenze, siano il medico, lo scemo del paese, il maestro, la prostituta, una vedova, un contadino... Un esile collante lega le varie storie, ma il protagonista è corale, ogni personaggio è il simbolo di un fallimento, di una sconfitta, di una piaga tutta maremmana. Non ha molta importanza la trama e lo sviluppo finale degli eventi, il colpo di scena - che pure troverete - la parte nera e truce, quel che conta sono le vite narrate, come in una raccolta di racconti maremmani di cassoliana memoria. Un Ferrovia locale contemporaneo, una Vita agra ancor più agra di quella bianciardiana, un podere di Tozzi dipinto a tinte fosche e senza speranza. Naspini va oltre il già detto, s’inventa un linguaggio vero, preso dalla realtà contadina e maremmana, si ispira ai classici ma confeziona un genere nuovo, una novella nera che pesca nell’immaginario delle storie di paese e delle esistenze più grame e derelitte. Ci ha confidato l’autore: “Ho voluto utilizzare il meccanismo narrativo del piccolo che racconta il grande: a Le Case ci sono tante sfumature dell’animale uomo sul pianeta Terra. Le Case è una sorta di istinto collettivo dove sono messe in scena le luci e le ombre dell’essere umano, giocando con tante zone grigie”. Credo che Naspini sia perfettamente riuscito nell'intento, confezionando un romanzo potente e disperato, ricco di personaggi maledetti che ricordano i protagonisti malandati delle canzoni di De André (Non al denaro non all'amore né al cielo) e le lapidi poetiche di Spoon River. Le case del malcontento sono una Spoon River maremmana, un microcosmo complesso di vite e di emozioni, che riassume - superandolo e perfezionandolo - tutto il passato narrativo di Naspini, non solo L’ingrato ma anche I sassi (uno dei personaggi è nato nello stesso paese della protagonista femminile) e I Cariolanti (San Bastiano, il dottore che sega la gamba alla madre…). Le case del malcontento è un romanzo che vedrei bene candidato al Premio Strega, anche per dare un segnale nuovo: tornare a leggere letteratura, che spesso - come il buon vino - è più facile trovare nelle botti dei piccoli e medi editori, ancora profumate di rovere e di sentori boschivi.

 

Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

 

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I rimedi di nonna Rosa: come togliere le macchie di unto

29 Gennaio 2018 , Scritto da Nicole Con tag #nicole, #i rimedi di nonna rosa

 

 

 

 

Ciao, sono ancora io, Nicole, anche se è un po' di tempo che non mi faccio viva. Ma ho saputo dalla redazione che il mio post sui cataplasmi ai semi di lino  ha ottenuto uno sbotto di visualizzazioni. Perciò rieccomi a raccomandarvi #irimedidinonnarosa.

Volete sapere come come togliere le macchie senza andare in lavanderia?

Prendete il detersivo per piatti e versatene sulla macchia una piccola quantità, poi procedete col alvaggio.

Eccellente per le macchie untuose.

Da provareeee!

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Neil Gaiman, "Coraline"

28 Gennaio 2018 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #vignette e illustrazioni

 

 

 

 

 

Coraline

Neil Gaiman

 

Adattato e ilustrato da P. Craig Russell

NPE  - Euro 12 – pag. 186

www.edizioninpe.it

 

 

Avevamo già visto il film Coraline e la porta magica (2009) di Henry Selick, candidato all’Oscar come miglior pellicola di animazione, basato sul romanzo di Neil Gaiman, quindi conoscevamo la storia che in parte si discostava dal testo narrativo, arricchendolo di personaggi e situazioni. La versione a fumetti non aggiunge novità sensibili, toglie il bambino amico e conserva il gatto nero, ma la vicenda è identica, con una ragazzina intraprendente e sognatrice come Coraline, costretta a vivere in una villa solitaria, soprattutto a fare i conti con i demoni della sua mente - reali o immaginari non è dato sapere - e con genitori alternativi che vivono in una dimensione parallela, oltre una porta magica. Una storia fantastica, a tinte horror, una fiaba nera dove la strega della situazione sfoggia bottoni al posto degli occhi e chi viene catturato si trova a subire identica terribile operazione oculistica. Un fumetto (un film, un romanzo) strano, bizzarro, spaventoso, ma forse il linguaggio del graphic novel stempera la parte horror che nel cartone animato in 3 D era più evidente. I disegni di Craig Russell sono molto classici, come sono classiche sceneggiatura e suddivisione in vignette; suggestivo il colore di Lovern Kindzierski, con un sottofondo rosso porpora dal taglio horror. Storia ben tradotta per NPE da Annunziata Ugas e Smoky Man. Edizione in carta lucida, formato libretto tascabile, molto curata, prezzo economico, considerato che il pocket è tutto a colori, inoltre va pagato un traduttore e i diritti di acquisizione non devono essere stati uno scherzo. NPE è un piccolo grande editore che sta facendo cose buone nel campo del fumetto, tra ben ponderate ristampe di classici italiani e azzeccate novità internazionali. Forse un recupero fumettistico manca all’appello nel quadro editoriale: la produzione Bianconi degli anni Sessanta, primo tra tutti il Braccio di Ferro di Sangalli, un tempo tradotto in tutta Europa. Noi la buttiamo lì come idea. Hai visto mai?

 

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