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Radioblog: "Calcio e acciaio" di Gordiano Lupi

11 Dicembre 2017 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #audioletture, #gordiano lupi, #luoghi da conoscere

 

 

 

 

Le bocche di leone farcite di burro, panna e alchermes, il pane cotto a legna, i semi di zucca del cinema Sempione e un bambino ormai cresciuto immerso tra i ricordi della sua infanzia che oggi non hanno più lo stesso sapore. Lo scenario è Piombino che, a dispetto del titolo, non si può dimenticare.

Iniziate anche voi con questo piccolo estratto ad assaggiare la storia di Calcio e acciaio. Dimenticare Piombino di Gordiano Lupi - ACAR edizioni.

 

Per contattarci : radioblog2017@gmail.com - www.geographicnovel.com

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Agota Kristov, "Ieri"

10 Dicembre 2017 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni

 

 

 

 

 

Ieri

Agota Kristov

Einaudi, 2016

 

"Perché è diventando assolutamente niente che si può diventare uno scrittore".

Questo dice Thomas ad un certo punto della storia a Line, la sua donna-ossessione. Ed è questo che in parte accadde alla Kristof stessa, ridotta a niente dagli anni in fabbrica da profuga con marito e figli, orfana della sua lingua madre, per anni parlò francese senza saperlo né scrivere né tanto meno leggere, privandosi dei suoi amati libri per un lustro. La non-vita di Thomas ricalca il dato autobiografico della scrittrice già riportato nel suo precedente racconto lungo "l'analfabeta": autobus per 5 fermate, catena di montaggio in fabbrica ma ognuno con un compito specifico per cui "nessuno di noi potrebbe assemblare un orologio completo", ogni tanto una cena e un po' di sesso senza amore con Yolande, ragazza brutta al risveglio ma passabile dopo trucco e parrucco, nessun amico, nessun parente. Racconti onirici, surreali, che scrive la sera in quella lingua che non gli appartiene e che celano in parte il suo disagio per l'inutilità del vivere, in parte la sua infanzia che non ha mai raccontato a nessuno, un tempo crudele e meschino che lo ha costretto alla fuga appena dodicenne. E Line, bella, bionda, onnipresente anche se solo nella sua fantasia, suo destino, suo amore, suo fine ultimo finché non l'avrà trovata. La vita riacquista senso solo nei momenti di pausa in cui la sua immaginazione rotola sfrenata lungo i ripidi sentieri dell'inconscio, o forse della pia illusione, e il senso di disperazione per questa esistenza triste e afinalistica si smorza. Finché il suo sogno non si materializza. La donna eterea e inarrivabile giunge nella mensa della sua fabbrica a consumare il pasto quotidiano e lui, come chiunque di noi farebbe, ha due possibilità: ignorarla, per timidezza o timore di rompere la meravigliosa bolla di protezione da quel mondo grigio e alienante, oppure andarle incontro, e scoprire finalmente se il suo sogno può diventare realtà. È una storia scritta con lo stile tipico della Kristof, essenziale, scarno, limpido. È un racconto sulla vita, le sue aspettative e i suoi inganni, sul ruolo dell'immaginazione e della scrittura, sulle aspirazioni e i fallimenti, l'accettazione verniciata di brillantini di serenità o l'emarginazione volontaria. Non ci sono mezze misure nella storia, le strade ai bivi sono tutte dissestate e difficili da percorrere, la meta da raggiungere sempre insoddisfacente. Ma questa è la Kristof: prendere o lasciare.

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Radioblog: "Fuori dalle piste battute dal Tibet al Sahara" di Gianfranco Bracci

9 Dicembre 2017 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #audioletture, #luoghi da conoscere

 

 

 

 

 

Chi sono gli uomini ombra? Esseri umani o soprannaturali? E come si fa ad incontrarli? Questa è solo una delle tante storie che ci racconta Gianfranco Bracci nel suo ultimo libro “Fuori dalle piste battute dal Tibet al Sahara” - Fusta Edizioni.

Radioblog vi regala la lettura di questa emozionante avventura in Madagascar!

 

Per contattarci : radioblog2017@gmail.com - www.geographicnovel.com

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L’anno della vittoria di Mario Rigoni Stern

8 Dicembre 2017 , Scritto da Valentino Appoloni Con tag #valentino appoloni, #recensioni, #storia

 

 

 

 

 

L’anno della vittoria è un breve romanzo di Mario Rigoni Stern pubblicato da Einaudi nel 1985 e ambientato nell’altopiano di Asiago. Le vicende si svolgono nell’arco di un anno, dagli ultimi giorni della Grande Guerra fino all’inverno successivo.  Con la vittoria di Vittorio Veneto il lungo e sanguinoso conflitto finisce; la gente dell’altopiano, sfollata fin dal 1916, può finalmente tornare nei propri villaggi. Protagonista è la collettività che popola quei paesi, mentre invece in Storia di Tönledello stesso autore, protagonista era il vecchio Tönle, archetipo dell’uomo nato in terre di confine, inquieto, dinamico, amante della libertà. Il romanzo di cui trattiamo ora è la continuazione ideale dell’altra opera, già affrontata in questo blog.

In nessun momento si respira la gioia per la vittoria; non ci sono momenti di esaltazione patriottica, quasi che il trionfo riguardi un altro mondo e che per la gente comune non ci sia scampo alla quotidiana fatica del vivere. Ciò che preme agli abitanti dell’altopiano è rivedere la propria terra e occuparsi della ricostruzione. La guerra, voluta dall’alto, fatta perché si doveva, è stata una parentesi dolorosa;  ora si deve porre rimedio ai danni e ai guasti che i festeggiamenti ufficiali tendono a far dimenticare.

La vittoria vera, sembra di poter leggere chiaramente, è ridare integrità al proprio mondo culturale; rimettere in piedi case distrutte, ricostruire paesi bombardati, riprendere una vita di comunità dopo anni di profugato. Per fare ciò bisogna recuperare e usare i materiali abbandonati dagli eserciti anche se è illegale farlo, lavorare nella bonifica del territorio, lottare con la burocrazia per avere gli indennizzi previsti per chi è rimasto senza un tetto.

È un mondo di tenacia e di costanza quello descritto; famiglie ricche di sapere pratico, capaci di mille fatiche, solidali tra loro, mai disperate nonostante la povertà e l’inverno alle porte. Si affacciano anche i primi scontri politici e non mancano le tensioni sociali. Ma accanto alla gente dell’altopiano, protagonista è una natura vivissima; la scrittura di Rigoni Stern pennella un mondo ferito dagli eserciti e dalle battaglie, ma sempre ricco di colori e mai fermo. La natura va avanti, le stagioni non si fermano e questo implicitamente offre speranza; tutto il dolore può diventare un fatto di ieri e l’amore per il territorio può spingere a riprendere a vivere come prima. La gente come valori personali è in fondo rimasta uguale nonostante le pene del conflitto, passato in trincea o in lontane città come profughi. Nessuno ha imparato a odiare o ha appreso una cinica lezione di egoismo. Si ricomincia a vivere come comunità; si condivide il sovrappiù in modo naturale, si spazza la neve nella via della famiglia dove ci sarà una nascita in modo che il medico che verrà in slitta abbia la strada libera, la vecchia generazione educa senza sussiego la nuova, obbligata  a diventare subito adulta. Il giovane tenente che aiuta la gente del posto riscatta l’arroganza di altri colleghi che in modo fiscale perseguono anche i piccoli reati, compiuti per ragioni di necessità da chi ha perso tutto. Anche l’inverno, come la guerra, passa e il nonno può parlare con fiducia alla nipote: “Osserva il sole, non tramonta più aldilà di quella punta di montagna, ma aldiquà. Andiamo verso la primavera”.

È una comunità che risana da sola le sue ferite, con umiltà e senza clamore, in un colloquio continuo con la natura circostante, pilastro insostituibile nel formare l’identità di un territorio che a lungo ha avuto una tradizione di autogoverno.

Il finale della vicenda in cui la durezza del vivere è alleviata dalla poesia del paesaggio, aggiunge un po’ di favola, dando speranza nell’avvenire.

 

 

 

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Radioblog: "Ketchup rosso sangue" di Laura Nardi

7 Dicembre 2017 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog

 

 

 

Una bella donna al bancone di un bar, un uomo che di nascosto la osserva con una rabbia incontrollabile che lo attanaglia: perché? Chi è quella donna? Iniziate a scoprirlo su Radio Blog con questo estratto audio di “Ketchup rosso sangue” di Laura Nardi - Silele edizioni.

 

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Ann Morgan, "La gemella sbagliata"

6 Dicembre 2017 , Scritto da Nadia Banaudi Con tag #nadia banaudi, #recensioni

 

 

 

 

La gemella sbagliata

Ann Morgan

Piemme, 2016

 

La gemella sbagliata di Ann Morgan è un libro che mi ha talmente colpito da essermi rimasto addosso per un po'. Già la copertina mi ha strizzato l’occhio, ma anche il titolo, insomma per me è stato proprio così: una sorta di calamita che poi non mi ha mollata più. Al di là che avessi proprio voglia di evadere e cambiare lettura, che dovessi rendere il libro, ma al solito in un lampo l’ho divorato.

Se non lo conoscete vi lascio due indicazioni di massima per farvi entrare nel vivo della sua trama. Se invece lo avete letto, ecco un breve ripasso.

Helen ed Ellie sono gemelle. Identiche. Almeno così le vedono gli altri. Ma le due bambine sanno che non è così: Helen è la leader, Ellie la spalla. Helen decide, Ellie obbedisce. Helen pretende, Ellie accetta. Helen inventa i giochi, Ellie partecipa. Finché Helen ne inventa uno un po’ troppo pericoloso: scambiarsi le parti. Solo per un giorno. Dai vestiti alla pettinatura ai modi di fare. Ed ecco che Ellie, con la treccia di Helen, comincia a spadroneggiare, mentre Helen si finge la sottomessa e spaventata Ellie. È divertente, le due bambine ridono da matte. Ci cascano tutti, perfino la mamma. Ma, alla sera, quando il gioco dovrebbe essere finito, e Helen pretende di tornare a essere se stessa, Ellie per la prima volta dice di no. Ormai è lei la leader. E non tornerà indietro. Da questo momento, per la vera Helen comincia l’incubo…

Un capolavoro di suspense e inquietudine, che riesce a raccontare in modo straordinario la discesa agli inferi della protagonista, nonché la facilità con cui si possono manipolare le persone e distorcere la realtà. Perché non tutto è come sembra, anche nelle migliori famiglie, e in quella di Helen ed Ellie ci sono molti più segreti di quanti le bambine stesse possano immaginare. Al punto che un gioco innocente, forse, non è mai stato solo un gioco.”

Il libro ricade nel genere thriller psicologico, ma io non lo disdegno anche nella narrativa e ammetto di averlo trovato davvero sorprendente, anche perché lo svelo subito: non viene ucciso nessuno.

La storia è semplice e scorrevole, ma narrata con la sapienza di una buona penna e con modi che tengono incollati alle pagine. Non mi è stato infatti possibile separarmi dal libro, fino a che non sono riuscita a completarlo. Un po’ la curiosità, un po’ il piacere della lettura, ho tirato davvero fino a tardi per assaporare l’ultima pagina, e la notte è diventata mattina.

Ma torniamo al libro, le due bambine sin da piccole sono indissolubilmente unite dal legame inspiegabile che portano con sé i gemelli. Eppure sono più di un aspetto molto simile tra loro o di pettinature che le fanno riconoscere, sono caratteri, abitudini, personalità che di colpo svaniscono davanti a uno sciocco gioco e da quel giorno tutto quel che può accadere accade. Quando dico tutto, credetemi è tutto, perché il percorso di vita narrato raccoglie l’infanzia, l’adolescenza e giovinezza, fino alla prima maturità, quindi una cospicua parte di esperienze e situazioni importanti.

Non si tratta però solo di una trama, ricca, mai scontata e banale, ma di una discesa nell’animo umano davvero profonda. Infatti una volta letto il libro per la storia, curiosa di per sé e molto avvincente, non si può fare a meno di porsi mille domande, di cercare un colpevole vero in questo rincorrersi di eventi assurdi, che plasmano la vita di ogni personaggio all’interno del libro.

L’altra particolarità che mi ha notevolmente colpito è stata l’alternanza del raccontare la storia con la protagonista bambina e adulta, che parla al passato nel presente e al presente nel passato, senza mai confondere, ma anzi facilitando l’entrata nel suo mondo, così particolare e coinvolgente. Una formula narrativa che non mi era mai capitata.

Sì insomma, un libro che tiene davvero alto il tono e non delude, quindi vi consiglio spassionatamente.

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Domenico Vecchioni, "Saddam Hussein"

5 Dicembre 2017 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #storia

 

 

 

 

Domenico Vecchioni

Saddam Hussein

Sangue e terrore a Bagdad

Greco&Greco, 2017 – Euro 12 – Pag. 170

                                                                                         

La collana Ingrandimenti di Greco&Greco (www.grecoegrecoeditori.it) si arricchisce di un nuovo titolo divulgativo che appassionerà i numerosi cultori della storia contemporanea. Domenico Vecchioni aggiunge un tassello importante alla sua personalissima storia dei dittatori - che ha scandagliato in lungo e in largo -, un’agile monografia generata dalla costola del recente Tiranni e Dittatori e 20 destini straordinari del XX secolo.

Meglio uccidere un innocente che correre rischi, è la frase inquietante del monarca iracheno che apre il libro come una sorta di monito, come un’epigrafe scritta con il sangue. Una frase che racchiude il carattere deciso e spietato del Rais di Bagdad, aggressore del Kuwait, indomito avversario degli Stati Uniti, quindi leader sconfitto, trascinato nella polvere, annichilito e distrutto. Un potere assoluto, quello di Saddam, che lo poneva al di sopra della legge, in una posizione quasi divina, di sopraffazione nei confronti di un popolo che rappresentava un’immensa riserva di vite umane da sacrificare sull’altare della sua assurda follia. Saddam non era il solo elemento crudele della famiglia, pure i suoi figli Uday e Quassay si sono macchiati di orribili nefandezze, diventando tra gli uomini più odiati del paese per le gesta efferate che hanno caratterizzato la loro esistenza. Il saggio di Vecchioni - scritto in modo semplice e popolare - segue la lezione di Montanelli e Gervaso, si legge come un romanzo, cerca di far conoscere senza sfoggiare inutile erudizione, racconta un percorso politico fatto di violenza e di repressione, condotto con un pizzico di follia, variabile costante in ogni dittatore. Tra le pagine del libro il lettore troverà Saddam uomo, amante, padre, figlio, capo clan, che da potente dittatore esorcizzerà il ricordo della miseria accumulando ricchezze e territori. Vecchioni racconta la megalomania di un tiranno, il suo potere assoluto, spiega il motivo per cui si è trovato a capo di una nazione potente e fa capire tutti i retroscena della disfatta. Un testo utile per apprezzare un passaggio decisivo della nostra storia contemporanea, un nuovo importante tassello storico scritto da un ex ambasciatore che qualche dittatore l’ha conosciuto molto da vicino.

 

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

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"Dipinti, sculture, video" : Dario Ballantini

4 Dicembre 2017 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #eventi, #scultura, #arte

 

 

 

Sabato 2 dicembre alle ore 17.30 ha avuto luogo in galleria l'inaugurazione della mostra di Dario Ballantini “Dipinti Sculture Video” a cura di Massimo Licinio. L'artista torna a Varese dopo il progetto “Identità Artefatte” realizzato nel 2015 ed è nuovamente protagonista con una serie di opere frutto della sua più recente scelta espressiva. In esposizione non solo lavori su tela e carta in cui si ritrova il tema caro all'artista, ovvero quello del volto senza identità specifica, ma soprattutto la scultura. In questa occasione viene presentata al pubblico la ricerca che Dario Ballantini ha rivolto alla forma tridimensionale. “Quasi ora” e “Il vecchio e il nuovo” sono il manifesto dell'alternativa esperienza creativa che l'artista livornese ha deciso di intraprendere: sculture in bronzo che non presentano la carica cromatica dei suoi dipinti, ma allo stesso modo affascinano il fruitore per la loro efficace essenzialità. La mostra sarà visitabile fino al 27 gennaio 2018 Orario: da martedì a domenica 10-12.30/16-19

BREVE PROFILO BIOGRAFICO: Dario Ballantini è nato a Livorno nel 1964. Svolge l'attività pittorica e quella teatrale di trasformismo da oltre 30 anni. La sua carriera espositiva inizia nel 1986, è un artista gestuale affascinato dall'espressionismo e dall'action painting e arricchisce i suoi dipinti con colature e colpi di pennello. Al suo attivo partecipazioni a esposizioni collettive e mostre personali in Italia e all'estero, ha preso parte alla 54° Biennale d'Arte di Venezia e nell'ambito di "Italy-Miami, a friendship in art” ha contribuito ad arricchire la parete d'ingresso della Metropolitan International School della città e realizzando anche una live perfomance al Wynwood&Walls.

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Radioblog: Il barone dell'Alba

3 Dicembre 2017 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #interviste, #eva pratesi, #vignette e illustrazioni, #radioblog, #audioletture

 

 

 

 

 

 

In questa nuova puntata di Radioblog andremo alla scoperta del “Barone dell’Alba” l’ultimo romanzo di Stefano Valente, edito da Graphofeel.

Un romanzo ambientato in epoca settecentesca dove storia e avventura si intrecciano attraversando  l’Italia ,la Sicilia, Malta fino ad arrivare addirittura in Egitto.

Con l’autore parleremo di questo e di molto altro ancora: i suoi consigli di lettura, gli scrittori emergenti che lo hanno colpito, i suoi consigli per intraprendere il mestiere di scrittore e ricorderemo l’appuntamento romano con “Più libri, più liberi” al quale Graphofeel sarà presente.

Come sempre un’elegante e accurata illustrazione di Eva Pratesi arricchirà la nostra intervista al termine della quale vi leggerò un breve estratto del “Barone dell’Alba”.

Buon ascolto!

 

Per contattarci:radioblog2017@gmail.com

Blog di Eva Pratesi: www.geographicnovel.com

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Il delitto di Perugia spiegato da Luciano Garofano in “Assassini per caso”: l’omicidio della bella Meredith

2 Dicembre 2017 , Scritto da Federica Cabras Con tag #federica cabras, #recensioni, #saggi

 

 

 

 

 

Assassini per caso

Luciano Garofano

Rizzoli, 2010

 

«Persino privo di vita il suo corpo è bello, bruno e sinuoso. Sembra che si sia appena risvegliata da un sonno profondo. I suoi occhi verdi hanno la tonalità più simile al colore della seta indiana che allo smeraldo. Brillanti, addirittura radiosi, sono incorniciati da ciglia lunghe e appuntite che curvano dolcemente verso le tempie. Vividi, addirittura nello sguardo vitreo della morte. I capelli castani, che le ricadono disordinatamente sulle spalle, sono intrisi del sangue che, spinto dalla forza di gravità, è fuoriuscito scorrendo lungo il collo da una lesione sotto il mento. La ferita è ampia, e il peso della testa reclinata all’indietro la mantiene aperta, mentre la macchia di sangue intorno ad essa è striata dalle rughe e dalle piaghe della pelle. Il capo è rivolto a sinistra. Dallo stesso lato, la mano, quasi completamente insanguinata, sembra stia indicando la ferita.»

 

Assassini per caso. Luci e ombre del delitto di Perugia, il libro di Luciano Garofano (in collaborazione con Paul Russel e Graham Johnson), racconta di una vicenda tragica che ha colorato di rosso le cronache dei nostri giornali.

È il 1 novembre del 2007 quando Meredith Kercher, studentessa inglese in Erasmus a Perugia, muore. Sono le dieci, dieci e mezzo. Nessuno sa cosa sia accaduto, questo segreto la povera Mez (questo il soprannome con il quale era chiamata dagli amici) se lo porterà nella tomba. Il suo viso, così bello e sinuoso, non sorride più. In esso, solo la cupa freddezza della morte. Sul suo collo d’angelo, due lesioni da lama. Una più larga e meno profonda, l’altra meno vistosa ma letale.

Muore dissanguata, la ventiduenne. Tossisce e probabilmente affoga nel sangue che inonda i suoi stessi polmoni – ma questo si scoprirà solo dopo, con le indagini della scientifica. Chissà quanto terrore. Chissà le preghiere. Chissà la speranza. Nulla l’ha potuta salvare. La bella ragazza inglese, caparbia, studiosa e molto umile, smette di respirare la notte dopo Halloween.

Il suo corpo ormai freddo viene ritrovato la mattina del 2 novembre, parzialmente nudo ma coperto da un piumone chiaro.

Amanda Knox è una delle sue coinquiline. È lei che nota qualcosa di strano, in quella mattina colorata dal cupo presagio. Chiama il suo ragazzo, Raffaele Sollecito – non prima di essersi fatta una doccia, incurante delle tracce di sangue disseminate per il suo bagno –, e insieme allertano la polizia.

Sin da subito c’è qualcosa che non va. Nella camera di un’altra coinquilina c’è una finestra rotta, questo potrebbe sì indicare un tentativo di furto, ma le schegge di vetro sono disposte in un modo strano. Inoltre una fotocamera fa bella mostra di sé sopra un comodino. Che ladro dimentica una cosa così importante? È un tentativo maldestro di far sembrare qualcosa che non è, in effetti.

Le indagini partono, forsennate. Il laboratorio ha prove su prove, tutte catalogate e da analizzare. Tutti sono sulla lama di un rasoio, nessuno può fare errori.

Gli inquirenti si domandano da subito come mai la Knox, la studentessa americana dai capelli biondi e gli occhi azzurri come il mare, non appaia scossa. Si bacia con Raffaele, ride, accusa persone a caso, distribuisce versioni strane e sempre diverse per la sera dell’omicidio. Addirittura un giorno fa la ruota in caserma, mentre i poliziotti interrogano il suo amante. Sa per certo come fosse disposto il cadavere, pur non avendo assistito al ritrovamento; dice con certezza all’amica che Meredith ha sofferto perché è morta dissanguata, benché certe cose la polizia non le abbia fatte trapelare. Sembra ci sia qualcosa di inquietante, in quei suoi occhi del color del cielo. Quei fanali allegri nascondono qualcosa di macabro. Anche Raffaele c’è dentro fino al collo.

Intanto, nella scena fa il suo ingresso un altro uomo. Guede.

I giornali impazziscono, la polizia è sull’orlo dell’esaurimento nervoso, gli esperti della scientifica si trovano a dover rimediare a grossi errori. Tutti parlano di questa storia. Nel mirino, Amanda. Perché tutti sanno che nel mondo esiste il male, ma non si può sopportare che esso abbia un volto così bello. Così allegro. Così dolce. Cosa nasconde Foxy Knoxy?

Solo di una cosa si può essere certi: la bella Meredith è morta. Per questo non c’è rimedio né soluzione.

Con dovizia di particolari, Garofano descrive tutte le tappe della faccenda. Mette in risalto i protagonisti, scava nelle loro vite. Ci dà un quadro completo di tutto. Con chiarezza, spiega, analizza, scandaglia. Viene fuori un libro accorato, minuzioso, preciso. Una cronaca del delitto di Perugia. Non tralascia l’elemento umano, il cuore che si deve mettere in una faccenda simile. Nel contempo, si concentra anche sui particolari tecnici.

Dopo averlo letto, siamo un po’ parte di tutta la vicenda.

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