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L’acqua, inesauribile fonte di bellezza, benessere e utilità, bene pubblico sommo.di Adriana Pedicini

5 Aprile 2013 , Scritto da Adriana Pedicini Con tag #adriana pedicini, #saggi

L’acqua, inesauribile fonte di bellezza, benessere e utilità, bene pubblico sommo.

Il paesaggio, con la fonte coperta da uno o più alberi che la proteggono dal sole, con acqua freschissima che ristora gli animali assetati, rientra nel tipo di paesaggio “ameno”, tanto diffuso nella letteratura greca dal IV secolo in poi. Esempi numerosi sono presenti nella poesia epigrammatica greca ed è un topos che avrà vita lunghissima e feconda in tutta la letteratura occidentale.

Il paesaggio ameno è delineato nell’ode Fons Bandusiae con l'essenzialità classica solita a Orazio e meravigliosa è la nitidezza, veramente splendidior vitro, con cui l'insieme e i particolari sono illuminati. Non manca poi un'altra impronta propria di Orazio: l'amore per le piccole e umili cose, che la poesia può rendere grandi e nobili, per un piccolo mondo la cui bellezza il poeta rivendica.

L'orgoglio del poeta per la propria arte poetica è presente, ma non bisogna dimenticare che l'attenzione gravita sempre intorno alla fonte: il valore è in quel piccolo mondo e la poesia lo scopre (non lo inventa) per rivendicarlo. Il gusto per la bellezza fa un tutt'uno con un determinato gusto morale.

Traduzione

O fonte di Bandusia, più lucente del cristallo,

degno di un vino dolce non senza fiori,

domani ti verrà offerto un capretto,

a cui la fronte gonfia per le corna pronte

promette sia amore sia battaglie.

Invano: infatti ti macchierà le fresche acque

di rosso sangue il rampollo del gregge ruzzante.

Non riesce a toccarti la terribile stagione della canicola bruciante,

tu offri la gradita frescura ai buoi stanchi del vomere

e alle pecore vagabonde.

Anche tu diventerai famosa tra le fonti

perché io canto gli elci che pendono

sulle rocce cave da dove

stillano le tue acque sonore.

L’acqua come origine della vita attraverso elementi storici, etnoculturali e sociologici e la sua funzione terapeutica nel tempo.

“Quando lassù i cieli non avevano ancora un nome,

E in basso la terra non era chiamata con un nome,

E il primordiale Apsu (personificazione dell’oceano), che li generò,

E Mummu e Tiamat (mostro marino), madre di tutti loro,

Confondevano le loro acque in un solo tutto…”.

Enuma Elish (Quando lassù)il poema cosmogonico dei Sumeri

Nella tradizione ellenica, sin dall’antichità i quattro elementi: acqua, aria, fuoco e terra erano messi in relazione tra loro e tale interazione era ritenuta il motore dell’incessante fluire dell’universo.

L’acqua ha sempre avuto una posizione “d’inizio”, la Grande Madre, l’”Oceano primordiale”, da essa trae origine ogni principio vitale: la vita sul pianeta ha inizio dall’acqua, nel liquido amniotico si muove il seme dell’uomo; l’acqua è l’elemento principe, carico di significati cosmici, simbolici, mitici.

I significati simbolici dell’acqua sono principalmente: sorgente di vita, mezzo di purificazione, centro di rigenerazione.

L’acqua è l’elemento che è sempre stato presente, nei miti della creazione:

Nella Genesi leggiamo “…lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque…”; nella tradizione induista, troviamo l’immagine di un uovo galleggiante sulle acque primordiali, il Brahamanda, generatore del mondo; ancora, secondo i midrashim, studi approfonditi sulle scritture ebraiche, nella storia della creazione le acque superiori non volevano dividersi da quelle inferiori e Dio era triste perché vedeva il loro dolore; solo quando Egli riuscì a separarle, poté iniziare la creazione della terra.

L’Antico Testamento descrive poi le meraviglie dell’acqua: presso i pozzi del deserto il popolo ebreo nomade celebrava l’amore e i matrimoni. L’acqua è un segno di benedizione: il giusto è paragonato ad un albero che cresce lungo il corso di un fiume.

Per i Greci la divinità marina Proteo è l’elemento acqueo della genesi, e, poiché l’acqua non ha forma, eccelle nei cambiamenti e nelle metamorfosi; qui l’acqua è pura potenzialità, capace di sconfinare nel tutto. (Luigia Bressan “Nettuno”).

Il nome di Nettuno, divinità marina dei Latini, deriva da “Neptus” che significa “sostanza umida”; l’etimologia rimanda al principio umido che è alla “radice delle origini”; Per gli Orfici il principio umido fa germogliare le anime e le immette di nuovo nel circuito cosmico della vita; l’umido quindi conduce anche alla reincarnazione.

Mircea Eliade descrive l’acqua come ”Principio dell’indifferenziazione e del virtuale, fondamento di ogni manifestazione cosmica, ricettacolo di tutti i germi; le acque simboleggiano la sostanza primordiale da cui nascono tutte le forme e alle quali tornano per regressione o cataclisma (diluvio universale).

Le acque sono al principio e tornano alla fine di ogni ciclo storico o cosmico; esse sono germinative e racchiudono nella loro unità indivisa le virtualità di tutte le forme.

Nella cosmogonia, nel mito, nel rituale, nell’iconografia, le acque svolgono la stessa funzione.

L’immersione nell’acqua simboleggia la regressione nel preformale, la rigenerazione totale, la nuova nascita, perché l’immersione equivale ad una dissoluzione delle forme, ad una reintegrazione nel mondo indifferenziato della preesistenza. (Battesimo di S. Giovanni)

E l’uscita dalle acque ripete il gesto cosmogonico della manifestazione; il contatto con l’acqua implica rigenerazione, perché la dissoluzione è seguita una nuova nascita e perché l’immersione fertilizza e aumenta il potenziale di vita e di creazione”.(Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni pagg.193-194)

La percezione immediata dell’acqua porta in sé il senso di un riconoscimento antico, ricco di mistero e sacralità, presente fin dagli albori del pensiero simbolico, carica di valenze di vita o di morte legate alla sopravvivenza dei popoli.

La misteriosità del mare, gli esseri nascosti che lo popolano, gli inganni e la seduzione dell’ignoto, apportano all’acqua proprietà fecondanti o mortifere, come la fonte dell’eterna giovinezza o le acque nefaste dello Stige, fiume dell’oltretomba.

La doppia valenza vita -morte, rigenerazione- purificazione, legano l’acqua ad immagini arcaiche di rinascita e saggezza, spesso correlate a riti iniziatici; per i Greci, ad esempio, l’acqua recava il dono della profezia o la condanna della follia, l’acqua della fonte Castalia di Delfi forniva invece l’ispirazione alla Pizia.

Proprio per la sua natura fluida ed il suo incessante scorrere, essa collega la vita terrena e sepolta, noto e ignoto, visibile e nascosto, manifesto e occulto...

Nel linguaggio alchemico l’acqua è simbolo dell’anima, descritta nel suo cammino tra stati di pace ed inquietudine, ora minacciosa ora pacificatrice.

L’acqua è agente di morte e rinascita: basti pensare al rito del Battesimo presente in molte religioni; al potere rigenerante dell’acqua del Gange immergendosi nella quale durante il mese sacro di Magha (gennaio-febbraio), si attinge purezza dal cielo; al Diluvio che rinnova un’umanità corrotta; al passaggio del popolo ebraico attraverso il Mar Rosso per raggiungere una vita nuova; agli antichi che immergevano annualmente nell’acqua i simulacri di Afrodite, Athena e Cibele.

Molte sono le leggende ed i racconti legati alle manifestazioni dell’acqua sotto forma di fonti, fiumi, mari e oceano.

La fonte sgorga spesso al centro di un giardino, un paradiso terrestre, dividendosi poi in quattro fiumi verso le quattro direzioni dello spazio (i punti cardinali); spesso nelle costruzioni arabe al centro di un giardino quadrato vi è una fontana. Per tradizione la fonte dell’immortalità nasce ai piedi di un albero ed è simbolo del continuo ringiovanimento; anche Alessandro il Grande avrebbe ricercato questa fonte senza mai trovarla.

Nelle leggende irlandesi si parla di una fonte guaritrice in cui si gettavano i guerrieri feriti in battaglia presso la quale il dio della medicina aveva messo un esemplare di ogni pianta medicamentosa.

Molti racconti su fonti, pozzi, fiumi riguardano le virtù curative delle acque.

In questi luoghi, a guardia delle magiche acque vi erano le ninfe per le fonti, le Nereidi per le acque marine, le limniadi per i laghi e le oceanidi per gli oceani; anche le credenze cristiane spesso mettono le fonti sotto la protezione di martiri e santi.

Nel passato si pensava che le proprietà terapeutiche dell’acqua riuscissero a curare le mostruosità come piaghe e pustole, proprio perché essa sgorgava da sottoterra, cioè dal regno dei mostri.

Per i Germani dalla fonte di Mimir sgorgava l’acqua del sapere ed il dio Odino cedette un occhio pur di berla.

Il fiume è strettamente legato allo scorrere della vita e delle cose: la sua discesa verso l’oceano è la riunione delle acque al tutto, la risalita è il ritorno alla sorgente divina, la traversata corrisponde al superamento di un ostacolo.

Lo stesso itinerario geografico del Gange, ad esempio, è rappresentativo delle tappe spirituali dell’anima umana, in quanto esso scorre dall’alto e proviene dalla capigliatura di Shiva.

Una credenza diffusa presso molti popoli, siano essi Greci, Indiani, Celti, Egizi, è quella che alla fine del pellegrinaggio terreno ogni anima debba attraversare una massa d’acqua che divide il presente dal passato, il cui fluire cancella nel viaggiatore i ricordi che lo legano alla vita.

Così il fiume Acheronte per i Latini, il Lete per i Greci, il Nilo per gli Egizi costituiscono lo spartiacque tra il regno della vita e della morte.

I ricordi lavati via dal fiume Lete non vengono però distrutti, piuttosto trasportati in una fonte che sgorga perenne e trasforma i morti in ombre: la fonte Mnemosine.

I mortali benedetti dagli dei possono ascoltare le voci delle Muse che presso la fonte cantano le cose passate e future; in questo modo nulla va perduto e le azioni e gli affetti delle Ombre tornano a far parte del regno dei viventi.

Nelle leggende le acque sono anche distruttive: il Diluvio universale ricorre presso vari popoli e anche una leggenda africana del popolo Amouka narra la scomparsa del paese di Kassipi, che separava la terra dei bianchi da quella dei neri, in seguito ad un’inondazione mandata dal dio Mouloukou per punire la durezza di cuore degli abitanti.

Presso gli Aztechi l’acqua è seme divino che feconda la terra, nel pensiero dei Dogon e dei loro vicini Bambara, invece, l’acqua è anche parola e verbo generatore.

La creazione del mondo è quindi parola umida, a cui si oppone una parola opposta gemella, rimasta fuori dal cielo: la parola secca, che ha solo valore potenziale e non può generare, che non viene espressa e corrisponde ai sogni, all’inconscio.

Questa parola fu rubata al dio creatore Am dallo sciacallo che viene interrogato nelle preghiere dei Dogon.

L’acqua lustrale era usata dai druidi per scongiurare i malefici e nei funerali.

Secondo i Celti alla fine del mondo regneranno incontrastati solo due elementi: l’acqua e il fuoco.

Il mare e l’oceano sono definiti da J. Chevalier e A. Gheerbrant come uno stato transitorio fra le possibilità ancora da realizzare e quelle già realizzate.

Per l’estensione senza limiti della loro superficie ci ricordano l’indifferenziato dell’elemento primordiale, e psicologicamente l’animo umano con le sue infinite passioni espresse simbolicamente dai pericolosi mostri marini, da combattere o da domare.

Nella Teogonia di Esiodo la Terra genera senza amore prima Pontos, il mare sterile, poi in unione con suo figlio Urano, l’Oceano. Dunque per Esiodo l’acqua sterile e l’acqua fecondatrice sono legate alla presenza o all’assenza dell’amore.

Suggestiva sicuramente l’interpretazione esiodea, tuttavia da parte di tutti si può comprendere come l’acqua, dono del Creato, sia la linfa d’amore che rende fertili i campi e disseta uomini e animali. E’ da tempo che si discute se questo bene comune sia da privatizzare sottoponendolo a limiti di utilizzo e di godimento oppure se sia più giusto ritenere il diritto all’acqua una specificità del Diritto alla Vita, come affermato nella Dichiarazione dei diritti umani.

La Risoluzione ONU del 28 luglio 2010 dichiara per la prima volta nella storia il diritto all'acqua un diritto umano universale e fondamentale.

La Risoluzione sottolinea ripetutamente che l'acqua potabile e per uso igienico, oltre ad essere un diritto di ogni uomo, più degli altri diritti umani, concerne la dignità della persona, è essenziale al pieno godimento della vita, è fondamentale per tutti gli altri diritti umani.

La Risoluzione tuttavia non è vincolante, ovvero afferma un principio che ancora raccomanda (non obbliga) gli Stati ad attuare iniziative per garantire a tutti un'acqua potabile di qualità, accessibile, a prezzi economici. È stata approvata dall'Assemblea Generale con 122 voti favorevoli, 41 astensioni e nessun contrario. Altri documenti dell'ONU avevano affermato il diritto all'acqua come diritto di alcune categorie di persone (minorenni, disabili), mai come diritto universale.

E’ auspicabile che tale diritto venga definito a beneficio di tutti, senza alcuna distinzione e senza alcuna speculazione.

L’acqua, inesauribile fonte di bellezza, benessere e utilità, bene pubblico sommo.di Adriana Pedicini
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