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Carlo Collodi, "Le Avventure di Pinocchio"

22 Marzo 2013 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni

Le avventure di Pinocchio Carlo Collodi

Licinio Cappelli editore Bologna, 1964

Il fiorentino Carlo Lorenzini (1826 – 1890), più noto al pubblico di grandi e piccini col nome di Collodi, mutuato dal paese materno, fu patriota delle guerre d’Indipendenza ma anche libraio, recensore, editore. Tradusse le fiabe francesi, fra le quali quelle celeberrime di Perrault. Diviso fra evasione e impegno, fra satira caricaturale della società e fuga nel fiabesco e nella fantasia, redasse numerosi testi ma il più famoso, quello per il quale è rimasto nell’immaginario collettivo, è “Le Avventure di Pinocchio”, scritto nel 1881 e pubblicato nel 1883. Con questo romanzo, uscito a puntate sul “Giornale per i bambini”, è stato capace di creare un personaggio immortale, quasi un archetipo junghiano: il burattino di legno che diventa bambino alla fine della storia come ricompensa per la buona condotta, modello del discolo dal cuore tenero, del bugiardo fantasioso. La diffusione del testo è stata enorme, da quando i diritti dell’opera sono scaduti, non si contano nemmeno più le traduzioni in tutte le lingue del mondo. Molte espressioni del libro sono diventate di uso comune, come “ridere a crepapelle” (dalla scena del serpente che muore per le risate) o “le bugie hanno le gambe corte e il naso lungo”, o “acchiappacitrulli”. In bilico fra romanticismo e verismo, fra romanzo dai toni gotici (vedi l’impiccagione e gli spaventosi conigli becchini) e le miserie popolari dickensiane, è essenzialmente una narrazione picaresca con intento morale. La storia si svolge in un luogo imprecisato, a nord di Firenze, in un paese povero, animato da personaggi quasi verghiani, che conoscono una fame cronica.

“Intanto incominciò a farsi notte, e Pinocchio, ricordandosi che non aveva mangiato nulla, sentì un’uggiolina allo stomaco, che somigliava moltissimo all’appetito. Ma l’appetito nei ragazzi cammina presto; e difatti dopo pochi minuti l’appetito diventò fame, e la fame, dal vedere al non vedere, si convertì in una fame da lupi, una fame da tagliarsi col coltello. Il povero Pinocchio corse subito al focolare, dove c’era una pentola che bolliva e fece l’atto di scoperchiarla, per vedere che cosa ci fosse dentro, ma la pentola era dipinta sul muro. Figuratevi come restò. Il suo naso, che era già lungo, gli diventò più lungo almeno di quattro dita.

La pentola dipinta è simbolo di un mondo di gente che s’ingegna con la fantasia per sopperire alle mancanze e a una vita di stenti, che trova buone anche bucce e torsoli perché li condisce col sale dell’appetito, che insegna ai propri figli a mettere da parte vizi, capricci ed esigenze ma, soprattutto, è un simbolo d’immaginazione creativa, di libertà dal bisogno contingente. A differenza del quasi contemporaneo “Cuore” di Edmondo de Amicis, del 1886, i toni romantici sono stemperati e gli ammonimenti morali fusi nelle figure, nei personaggi, nelle scene, nelle avventure. Il libro si basa tutto sui due poli dell’ordine e del disordine, fra il movimento anarcoide del burattino e uno statico rientro nei ranghi, fra la via maestra della morale e i viottoli secondari della fantasia.

“Se fossi stato un ragazzino perbene, come ce n’è tanti; se avessi avuto voglia di studiare e di lavorare, se fossi rimasto in casa col mio povero babbo, a quest’ora non mi troverei qui, in mezzo ai campi, a fare il cane di guardia alla casa di un contadino.”

L’insegnamento morale, l’educazione, i gendarmi, il giudice, la fata turchina, il “povero babbo”, tutto tende a istillare nel burattino sensi di colpa, a riportarlo sulla retta via, a reintegrarlo nel sistema, a fargli abbandonare l’infanzia per la maturità, per un grigio divenire uomo. Nella prima versione Pinocchio moriva, come conseguenza della sua dissennatezza e il romanzo si concludeva con la sequenza dell’impiccagione. Tuttavia, quelle stesse figure che assolvono il compito di guida e d’indirizzo morale, sono anche fortemente caricaturali e lasciano trapelare l’insofferenza dell’autore per un certo tipo di educazione rigida e soffocante del talento del bambino. E, infatti, l’accoglienza del testo non fu immediata, ne fu sconsigliata la lettura ai ragazzi di buona famiglia, in particolare suscitò scandalo il coinvolgimento dei carabinieri. Ma quanta nostalgia prova il lettore, e anche l’autore stesso, per il burattino vivacissimo, bugiardo - dove per bugia intendiamo anche il libero dispiegamento di una fantasia creatrice e redentrice della misera realtà – il burattino dagli occhi maliziosi, dalle gambe ballerine, che svicola e si caccia neri guai?

- E il vecchio Pinocchio di legno dove si sarà nascosto? - Eccolo là, - rispose Geppetto; e gli accennò un grosso burattino appoggiato a una seggiola, col capo girato su una parte, con le braccia ciondoloni e con le gambe incrocicchiate e ripiegate a mezzo, da parere un miracolo se stava ritto. Pinocchio si voltò a guardarlo; e dopo che l'ebbe guardato un poco, disse dentro di sé con grandissima compiacenza: - Com'ero buffo, quand'ero un burattino!... e come ora son contento di essere diventato un ragazzino perbene

Che Pinocchio sia contento non traspare certo dalla malinconia generale di cui è avvolta la scena, che sa di commiato, di funerale, a contrasto con l’allegria delle impertinenti marachelle e delle ribellioni. La bugia più grossa Pinocchio la dice a se stesso, negando la propria natura per conformarsi a un ideale che non sente suo ma al quale si piega per convenienza e per dovere, per spirito di sacrificio e abnegazione. Sacrificio, abnegazione, senso del dovere che hanno costituito per troppo tempo l’unico fondamento dell’educazione e che oggi, al contrario, sono spariti nel nulla. La discesa nel ventre della balena può apparire ai lettori odierni un simbolo ovvio ma non lo era per quei tempi. Ci sarebbero voluti ancora tredici anni, infatti, perché Freud parlasse di psicanalisi e inconscio. Il linguaggio dell’opera è vivo, popolare, ricco di fiorentinismi e di proverbi poi entrati nella lingua comune. Pinocchio di Collodi è stato uno dei libri più imitati. Si sviluppò anche una letteratura parallela – quasi una fanfiction – con protagonista il burattino, che prese il nome di “Pinocchiate”. Nel 36 Tolstoj ne scrisse una versione alternativa che si discosta molto dall’originale. Nel 1940 Disney ne fece una celebre trasposizione a cartoni animati. Da ricordare anche l’adattamento de “Le fiabe sonore “dei fratelli Fabbri, con la voce di Paolo Poli, lo sceneggiato di Comencini del 1972 e, più recentemente, il film di Benigni.

 

The Florentine Carlo Lorenzini (1826 - 1890), better known to the public of young and old with the name of Collodi, borrowed from his mother's country, was a patriot of the wars of Independence but also a bookseller, reviewer, publisher. He translated French fairy tales, including Perrault's most famous ones.

Divided between escapism and commitment, between caricatural satire of society and escape into the fairytale and fantasy, he wrote numerous texts but the most famous, the one for which he remained in the collective imagination, is The Adventures of Pinocchio, written in 1881 and published in 1883. With this novel, published in installments in the "Giornale per bambini", he was able to create an immortal character, almost a Jungian archetype: the wooden puppet who becomes a child at the end of the story as a reward for good conduct , model of the tender hearted urchin, of the imaginative liar. The spread of the text has been enormous, since the rights of the work have expired, the translations in all the languages ​​of the world are innumerable. Many expressions in the book have become commonplace, such as laughing “a crepapelle" (from the scene of the snake dying from laughter) or "the lies have short legs and long noses", or "acchiappacitrulli".

Poised between romance and realism, between gothic-toned novel (see the hanging and the scary gravediggers rabbits) and the popular Dickensian miseries, it is essentially a picaresque narrative with moral intent. The story takes place in an unspecified place, north of Florence, in a poor country, animated by almost Verghian characters, who know a chronic hunger.

 

"Meanwhile, night began to fall, and Pinocchio, remembering that he hadn't eaten anything, felt something in his stomach, which looked very much like appetite.

But the appetite in boys grows; and in fact after a few minutes the appetite became hunger, and the hunger, rapidly , turned into a huge hunger, a hunger to be cut with a knife.

Poor Pinocchio immediately ran to the hearth, where there was a pot that was boiling and made the act of uncovering it, to see what was inside, but the pot was painted on the wall. Imagine how he  felt. His nose, which was already long, became at least four fingers longer. "

 

The painted pot is a symbol of a world of people who are ingenious and posess the imagination to make up for shortcomings and a life of hardship, who also find peels and cores good because it season them with the salt of appetite, who teach their children to put aside vices, whims and needs but, above all, it is a symbol of creative imagination, of freedom from contingent need.

Unlike the almost contemporary "Cuore" by Edmondo de Amicis, from 1886, the romantic tones are tempered and the moral warnings fused in the figures, characters, scenes, adventures. The book is all based on the two poles of order and disorder, between the anarchoid movement of the puppet and a static return to the ranks, between the main road of morality and the secondary paths of fantasy.

 

"If I had been a decent boy, like there are many; if I had wanted to study and work, if I had stayed at home with my poor father, at this hour I would not be here, in the middle of the fields, playing the guard dog of a farmer's house. "

 

The moral teaching, the education, the gendarmes, the judge, the blue fairy, the "poor father", everything tends to instill guilt in the puppet, to bring him back to the right path, to reintegrate him into the system, to make him abandon childhood for maturity, for a gray becoming man. In the first version Pinocchio died, as a consequence of his foolishness and the novel ended with the hanging sequence. However, those same figures who fulfill the role of guide and moral direction are also highly caricatured and reveal the author's intolerance for a certain type of rigid and suffocating education of the child's talent. And, in fact, the reception of the text was not immediate, it was not recommended to read it to the children of a good family, in particular the involvement of the carabinieri provoked scandal.

But how much nostalgia does the reader, and also the author himself, feel for the very lively, lying puppet - where by lie we also mean the free deployment of a creative and redeeming fantasy out of miserable reality - the puppet with mischievous eyes, with ballerinas legs, who wiggles his way out and chases troubles?

 

- And where did the old wooden Pinocchio hide?

"There he is," replied Geppetto; and he pointed to a large puppet leaning against a chair, with his head turned to one side, with his arms dangling and his legs crossed and folded in the middle, it seems a miracle if he was standing.

Pinocchio turned to look at him; and after he looked at him a little, he said to himself with great complacency:

How funny, when I was a puppet! ... and how happy I am now to have become a decent boy -

 

That Pinocchio is happy certainly does not show through the general melancholy of which the scene is enveloped, which hints at farewell, at funeral, in contrast with the cheerfulness of impertinent pranks and rebellions. Pinocchio tells the bigger lie to himself, denying his own nature to conform to an ideal that he doesn't feel his but to which he bends for convenience and duty, for spirit of sacrifice and self-denial. Sacrifice, self-sacrifice, sense of duty that have been the only foundation of education for too long and which today, on the contrary, have disappeared into thin air.

The descent into the whale's belly may appear to today's readers as an obvious symbol but it was not so for those times. It would still have taken thirteen years for Freud to talk about psychoanalysis and the unconscious.

The language of the work is alive, popular, full of Florentinisms and proverbs which then entered the common language.

Pinocchio by Collodi was one of the most imitated books. A parallel literature also developed - almost a fanfiction - starring the puppet, which took the name of "Pinocchiate". In 36 Tolstoy wrote an alternative version that differs greatly from the original. In 1940 Disney made it a famous cartoon transposition. Also noteworthy is the adaptation of "The fairy tales" by the Fabbri brothers, with the voice of Paolo Poli, Comencini's 1972 drama and, more recently, Benigni's film.

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