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Byron a Livorno

25 Marzo 2013 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #saggi, #poesia, #personaggi da conoscere

Nel 1822 per lo spazio di sei settimane dimorò a Montenero Lord Giorgio Byron, il più celebre fra i poeti della moderna Inghilterra. Egli abitò la villa Dupouy ora De Paoli, e secondo quello che si dice, la camera in cantonata tra il fronte principale e il lato occidentale della villa medesima. In fondo a questa camera è una piccola alcova dove trovavasi il letto occupato dal Byron. (…) Insieme al Byron era venuto a Montenero il conte Ruggero Gamba con suo figlio Pietro e la figlia Teresa maritata al conte Guiccioli, con seguito di domestici delle parti di Romagna, sui quali tutti, perché appartenenti alla società segreta dei Carbonari, teneva una gran vigilanza la polizia toscana, per la quale era ospite poco gradito anche Lord Byron di cui si conoscevano non solo le idee ardentemente liberali, ma altresì la vita disordinata e scorretta e l'indole intollerante di ogni freno e di ogni sottomissione” Pietro Vigo.

George Gordon Byron (1788 – 1824) da Pisa, dove risiedeva sui Lungarni, venne a Montenero nel 1822. Lo storico Pietro Vigo, nella sua guida di Montenero, ne dà ampio resoconto. Al prezzo di cento francesconi il mese, Byron prese in affitto villa Dupouy, dal banchiere Francesco Dupouy, con stalle, rimesse, giardini, cisterne e pozzi d’acqua pulita. A Montenero Byron scrisse parte del suo “Child Harold” e l’iscrizione per la tomba della figlia allegra. Un gruppo di americani ancorati al porto di Livorno lo invitò a bordo e gli tributò onori da grande celebrità. Pietro Vigo riporta una contesa scoppiata il 28 giugno, verso le 17, fra le persone al servizio di Byron e quelle al servizio della contessa Guiccioli. Furono coinvolti anche i Gamba, s’impugnarono coltelli e pistole, Pietro Gamba rimase contuso. Questa rissa diede occasione alla polizia toscana di sfrattare gli invisi conti Gamba, col pretesto di clamori e intemperanze che disturbavano il quieto villaggio di Montenero. A tal proposito, Byron scrisse al governatore la seguente lettera, che Vigo dichiara di aver trovato solo nella traduzione italiana.

“I miei amici conte Gamba e famiglia hanno ricevuto l'ordine di lasciar la Toscana in termine di quattro giorni, come pure il mio corriere, svizzero di nascita. Non farò alcuna osservazione sopra quest'ordine, almeno per ora. Io lascerò in lor compagnia questo territorio, non essendo luogo di dimora adatto per me quel paese che ricusa un rifugio agli sventurati ed un asilo ai miei amici. Ma siccome io ho qui un capitale considerabile in mobilia ed altri articoli che richiedono qualche tempo per disporre l'allontanamento, sono a pregarla di una dilazione di qualche giorno in favore dei miei amici, come pure del mio corriere, il quale mi accompagnerà se ciò vien permesso, ed io suppongo che un giorno o due di più sarà cosa di piccolissima conseguenza. Siccome io accompagnerò i miei amici qualunque volta essi partano, chiedo il permesso di pregarla d'onorarmi d'una sua risposta.” Ma il poeta inglese non ottenne ciò che chiedeva. Come non la ebbe vinta nella disputa dell’acqua. Byron era molto difficile in fatto d’acqua, la digeriva solo se purissima e cristallina, ma la siccità portò all’esaurimento dei pozzi. Byron, allora, si rifiutò di pagare la pigione e fece causa a Dupouy, nel tribunale di Livorno. Perse e dovette pagare le rate arretrate, gli interessi e le spese giudiziarie. Mentre ancora era a Montenero, ricevette una lettera in versi da Goethe, che si fece tradurre da Enrico Mayer, giovane scrittore di padre tedesco. Rispose che sarebbe partito presto alla volta della Grecia, dove si combatteva per l’indipendenza. Partì, infatti, dal porto di Livorno sull’Ercole e raggiunse Missolungi, dove morì nel 24, ma non in battaglia, bensì di meningite. Nel 1900 gli fu intitolata una via di Montenero.

Riferimenti

Pietro Vigo, “Montenero”, 1902 dal sito www.infolio.it

In 1822 for six weeks Lord George Byron lived in Montenero, the most famous of the poets of modern England. He lived in the Dupouy villa now De Paoli, and according to what is said, in the room in the corner between the main front and the western side of the villa itself. At the bottom of this room is a small alcove where the bed occupied by Byron was located. (...) Together with Byron Count Ruggero Gamba had come to Montenero with his son Pietro and his daughter Teresa, married to Count Guiccioli, with a retinue of servants from parts of Romagna. On them, because belonging to the secret society of the Carbonari, the Tuscan police was very vigilant. Lord Byron was also an unwelcome guest, of whom not only the ardently liberal ideas were known, but also the disordered and incorrect life and intolerant nature of every restraint and submission "Pietro Vigo.

 

George Gordon Byron (1788 - 1824) from Pisa, where he resided on the Lungarni, came to Montenero in 1822. The historian Pietro Vigo, in his guide to Montenero, gives ample account of it.

For the price of one hundred Francesconi a month, Byron rented Dupouy villa, from the banker Francesco Dupouy, with stables, wherehouses, gardens, cisterns and wells for clean water.

In Montenero Byron wrote part of his Child Harold and the inscription for the grave of his daughter Allegra.

A group of Americans anchored at the port of Livorno invited him on board and honoured him.

Pietro Vigo reports a dispute that broke out on June 28, around 5 pm, between the people in the service of Byron and those in the service of the Countess Guiccioli. The Gamba were also involved, knives and pistols were grasped, Pietro Gamba was bruised. This brawl gave the Tuscan police an opportunity to evict the hidden Gamba counts, on the pretext of clamour and intemperance that disturbed the quiet village of Montenero. In this regard, Byron wrote the following letter to the governor, which Vigo claims to have found only in the Italian translation.

 

My friends Count Gamba and family received orders to leave Tuscany in four days, as well as my courier, Swiss born. I won't make any observations on this order, at least for now. I will leave this territory in their company, not being a suitable dwelling place for me that country which refuses refuge to the unfortunate and asylum to my friends. But since I have here a considerable capital in furniture and other items that require some time to arrange the removal, I am praying you for a delay of a few days in favor of my friends, as well as of my courier, who will accompany me if this it is allowed, and I suppose that a day or two more will be of very little consequence.

Since I will accompany my friends whenever they leave, I ask for permission to ask you to honour me with an answer. "

But the English poet did not get what he asked for. And he did not have his way in the water dispute.

Byron was very difficult in terms of water, he only digested it if it was very pure and crystalline, but the drought led to the exhaustion of the wells. Byron then refused to pay the rent and sued Dupouy in the Livorno court. He lost and had to pay the overdue instalments, interest and court costs.

While still in Montenero, he received a letter in verse from Goethe, who was translated by Enrico Mayer, a young writer of German father. He replied that he would soon leave for Greece, where he fought for independence. In fact, he left the port of Livorno on the Hercules and reached Missolungi, where he died in 24, not in battle, but with meningitis.

In 1900 a street in Montenero was named after him.

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