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Dossier 2090

18 Dicembre 2020 , Scritto da Pietro Pancamo Con tag #pietro pancamo, #racconto, #unasettimanamagica

 

 

 

 

10 ottobre 3062

Egregio professor Cefa(lù) Pesca(tori?),

come da accordi telepatici le invio –debitamente corredati di alcune mie note esplicative in corsivo– i documenti preparatori e di consultazione sui quali intendo basare la mia tesina.

Dal momento che il mio Matter Teleportation Fax mi dà noie ultimamente, la prego di confermarmi l’avvenuta ricezione del presente messaggio.

Grazie e a presto risentirci,

Peter Pan(camo)

 

Elenco dei documenti allegati:

- N. 1 brani tratti da un giornale inglese.

- Lo slogan principale della campagna promozionale 2089-90.

- Una delle mail arrivate in Vaticano dal febbraio del 2090 in poi.

- Una delle risposte da parte del Vaticano.

- N. 1 stralci da un’intervista audio.

***

Traduzione e trascrizione parziali di un articolo uscito sul quotidiano di Liverpool «Daily Bread» il 27 gennaio 2090.

“La cosiddetta “Sacra sindrome” è il morbo psichico che ha contagiato i Paesi cattolici e consiste nel desiderio “sfegatato” di comprarsi uno o più di quei Gesù artificiali, e concepiti in laboratorio, che i biochimici vaticani hanno di recente prodotto in serie, cioè per clonazione, a partire dai vari segmenti di DNA, contenuti nel sangue rappreso che macchia da millenni la Sindone di Torino.

Sin da quando il Pontefice Prospero Rockefeller II li ha lanciati sul mercato il 25 dicembre scorso, questi Messia, figli della scienza, sono andati letteralmente a ruba. Merito della campagna pubblicitaria ideata dalla Curia romana, ma anche del prezzo, naturalmente: gli Unti del Signore “made in humanity” costano infatti trenta euro cadauno (denaro più denaro meno). Insomma una cifra per nulla esorbitante ed anzi assai conveniente (tanto che ormai quasi tutti i cattolici hanno in casa il loro bravo PC o Personal Christ!)”.

 

Lo slogan principale della vasta e capillare campagna promozionale che, scatenando ad arte la “Sacra sindrome”, fruttò alla Chiesa, tra la fine del 2089 e l’inizio del ’90, uno strabiliante successo di vendite:

“Personal Christ

e di miracoli

ne avrai un poltergeist!”

 

Da una delle numerose mail che, dal febbraio del 2090, cominciarono ad affluire in Vaticano.

“Sua Santità,

con questa mia sono ad esigere la restituzione, con effetto immediato, dei trenta euro da me investiti nell’acquisto della App. non analogica o digitale, ma biochimica, denominata “Personal Christ”. Essa si è infatti rivelata. Già, si è rivelata guasta e mal funzionante: prova ne sia che, invece di farmi risparmiare sulla spesa moltiplicando i pani e i pesci, o meglio ancora le banconote presenti nel mio portafogli, perde tempo ad annunciarmi il Vangelo.

Essendo la situazione insostenibile sul serio, rimango in attesa di sue nuove al riguardo.

 

In fede (cattolica),

Giuda Iscarioti

Via della Tamerice, 1

070430 Israeltown, Roma - Italy”.

 

Da una delle mail che il segretario del Papa, avendo ricevuto ordine di respingere in toto le richieste di risarcimento, non mancava d’inviare a coloro, ed erano sempre di più, che si lamentavano del proprio Personal Christ.

“Gentilissimo Iscarioti,

lei non sarà mai rimborsato. Il motivo? Semplicissimo: per Gesù no, ma per denaro noi preti faremmo qualunque cosa (persino immolarci per il prossimo, ad esempio, o magari opporci finalmente all’Islam fondamentalista). Dunque il denaro, e solo il denaro, ci rende davvero cristiani e degni di chiamarci uomini di Dio. Ecco perché la sua richiesta di risarcimento non verrà esaudita. Ed ecco perché, altresì, essa non può fare a meno (tanto per riprendere il suo “simpatico” giochino di parole) di rivelarsi, e soprattutto tradirsi, per ciò che realmente è: un’orrida e sacrilega bestemmia, dinanzi alla quale il mio cuore (e, ne son certo, anche quello di Sua Santità) si riempie d’una rabbia immensa e legittima, che mi spinge a risponderle, caro Iscarioti: «Anathema sit!» o, tradotto, «C’at vègna on cancher!».

In fede (cattolica),

Padre Emiliano Romagnoli”.

 

Trascrizione parziale di un audio-file, contenente un’intervista rilasciata a marzo del 2090 da un non meglio identificato parroco di Ostia Lido che, sotto lo pseudonimo di Don Melisso P., aveva pubblicato proprio allora un instant e-book di successo intitolato Cento dosi di coca prima di veder morto Gesù.

Don Melisso: Anch’io mi son trovato a rigettare, seccamente e senz’appello, non ricordo più quante istanze di rimborso o indennizzo. Tuttavia confesso che quasi la capisco questa gente inviperita, che protesta un giorno dopo l’altro, a voce o per iscritto, con tale e tanta indignazione. Infatti –come lei sa bene, Eccellenza– agli ecclesiastici d’ogni ordine e grado, il Papa ha regalato, dimostrandosi assai magnanimo, un Gesù gratuito: un Gesù omaggio! Io il mio l’ho prevosto (pardon... preposto) a farmi da sagrestano, perpetua e chierichetto. Ma non sono granché contento; a servire Messa e tener pulito se la cava persino abbastanza, se vogliamo; però quando gli chiedo di far comparire –non so... da uno dei miei cappelli– la colomba della pace o lo Spirito Santo, lui proprio non ci riesce.

Padre Claudio Cardinale (l’intervistatore; era un eminente prelato-giornalista e dirigeva il prestigioso mensile «CEI Today»): Oh martirio e dannazione, anche lei!... Ebbene, continuare a nasconderlo è inutile, oramai: dal DNA –come del resto è addirittura ovvio, se ci si pensa– è stato possibile sintetizzare, del Cristo, solo la componente umana.

Don Melisso: Ah, ecco perché i PC sono così negati per i miracoli!

Padre Claudio Cardinale (meditabondo e con un sospiro): Già, i miracoli... i mancati miracoli –che Dio, nella sua bontà, perdoni le asfissianti e petulanti pretese di risarcimento–  sono una delusione niente male per i fedeli. E anche per lei, a quanto capisco. (Dopo un attimo di silenzio e con sospetto; forse guardando storto Don Melisso) Mi dica –e glielo domando soprattutto a nome degli alti porporati che costituiscono il pubblico di «CT»[1]–, adesso che le ho svelato l’arcano, cioè la questioncella del DNA, la scandalizza molto che noi vertici vaticani abbiamo cercato di truffare il mondo per soldi?

Don Melisso: Nemmeno un po’, Eccellenza. Il denaro è la scorciatoia, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di esso[2].

Padre Claudio Cardinale: Questo sì che è Vangelo: autentico Vangelo per le mie orecchie!

Don Melisso: Ma non per quelle del mio PC, purtroppo: si figuri che, quando mi sfianco a spacciar droga ai parrocchiani per arrotondare le questue e l’otto per mille, invece di darmi una mano –una benedettissima mano, che il Signore lo strafulmini!–, insiste a blaterare parabole, ammonimenti e discorsi vari della montagna.

«Insomma, sei cieco? Hai gli impasti d’argilla sugli occhi?» – mi capita di urlargli, nei momenti di esasperazione – «Non lo vedi che abitiamo al mare?».

Padre Claudio Cardinale: Giusta osservazione. E lui?

Don Melisso: Beh, cito testualmente dall’e-book: «Lo vedo! Acciderba se lo vedo!», mi ha risposto una mattina, ringhiando di rabbia. Solo che era quello vero, non il mio PC. Sì, una mattina il Gesù vero m’è apparso dinanzi dal nulla (o forse da un cappello, finalmente!) e mentre io ancora lo fissavo a bocca aperta, frastornato com’ero dal tono furente con cui m’aveva appena apostrofato, lui si è girato di scatto ed è corso via a precipizio. Dal telegiornale ho poi saputo che era andato sul Calvario a crocifiggersi di nuovo. «Stavolta, però, in segno di suicidio!», sembra che abbia gridato a squarciagola, in preda all’accesso d’ira che lo ha colto, un istante prima di morire[3]”.

 

 

Pietro Pancamo (pipancam@tin.it; pietro.pancamo@alice.it)-

 


[1] Abbreviazione di «CEI Today».

[2] Probabile rielaborazione del versetto biblico “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv 14, 6).

[3] Di morire per sempre.

Soltanto la collera può ispirare un cupio dissolvi, tale da convincere Gesù stesso a ricusare la propria natura divina ed eterna. Questa almeno è la teoria che m’impegno, sin d’ora, a sviluppare nella tesina.

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Albert & Andy

17 Dicembre 2020 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #unasettimanamagica, #adventscalender

Albert & Andy

 

C'era una volta uno scienziato di nome Albert, che passava intere nottate in laboratorio, in compagnia di Andy, il suo fidato e intelligente robot che non aveva il dono della parola, tuttavia si faceva capire. Talvolta, all'automa venivano innestati altri componenti con amorevole cura, al fine di ricevere dei potenziamenti.

I due avevano stabilito un forte legame, tant'è vero che il robot ricambiava con affetto, offrendo prestazioni efficienti, ad esempio mostrando o risolvendo complessi calcoli matematici, contribuendo quindi alle ricerche di nuovi pianeti e di civiltà extraterrestri.  
Un giorno Andy prese un bruttissimo virus che gli procurò svariati malfunzionamenti, con un conseguente stand by, dal quale si riattivava solamente per alcuni minuti per emettere dei ronzii con l'altoparlante di emergenza. Per quanto provasse, l'inventore non riusciva a "guarire" il prezioso compagno e, ben presto, fu preda di una cupa mestizia. 

Lo scienziato provò di tutto: estrasse ogni singolo componente, provando a rimontarlo con modalità diverse, sostituì i cavi, eliminò la polvere che si annidava nelle ventoline, rimaneggiò la scheda hardware… ma fu tutto inutile. Albert si disperava dolorosamente al capezzale del robotico amico, adagiato sopra un'apparecchiatura, per di più imprecando contro astronomi famosi e aggirandosi per l'intero laboratorio con i pugni in aria.

In vista delle imminenti festività natalizie, mentre un po' tutti gioivano, riscaldati dall'atmosfera briosa e  festosa, lo scienziato era caduto nella depressione. Si affidò allora alle poche preghiere acquisite da bambino durante un obbligato catechismo e le due ore di religione a scuola. E pregò, pregò incessantemente. Sì, lui che fino a poco prima non credeva in niente tranne che negli alieni e… nelle stelle. E proprio una di esse gli apparve, sfrecciando la notte del 25 dicembre, nel momento in cui si trovava sul terrazzo dell'osservatorio.

– La cometa di Halley! No, la Stella Cometa! – esclamò, correggendosi subito.

Improvvisamente l'uomo udì un’emozionante “bzzzzz!” e, non fece in tempo a girarsi, che una mano metallica gli si posò sulla nuca per accarezzargliela. Era Andy completamente ristabilito.

– La grandezza dell’Universo è pari a un granello di sabbia in confronto alla grandezza di Dio – disse Albert piangendo e abbracciando teneramente l'automa. 

 

Morale della favola: bisogna avere fede nelle proprie capacità e soprattutto Fede in Dio nostro. Affidiamoci per primo al Cielo e poi allo spazio.

 

 

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Sarà pure un'illusione ma io, almeno a Natale, voglio essere felice.

16 Dicembre 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #unasettimanamagica, #adventscalender

Sarà pure un'illusione ma io, almeno a Natale, voglio essere felice.

 

Oggi è la giornata giusta per divve quarche cosa de bello e sorridente, amici miei. Er Natale è na cosa seria, nun scherzamo su li sentimenti. A prescinne si ce credemo oppure no, er Natale è na festa bella e piena de calore.

Volete dii che è tutta scena e conzumismo? Potreste pure avè raggione, ma noi de sta festa pijamose er lato bono, nun ve annoierò cor paternalismo, nun ve pijerò pe la gola, intesa come strafogamose de pasta al forno, fritti cor pollo arrosto e le patate. E manco, questa è tenerezza, aricordandove che cjavemo tutti, boni e cattivi, n core che batte dentro ar petto. No, tutto questo sarebbe facile e banale, nvece vojo solo divve  che Natale po esse n’illusione, quella de crede che la felicità esiste. E se questo nun ve basta, amici mia, lassamo perde, perché allora sì che so cazzi, perché allora sì che er futuro sarà triste.

 

(Ok, lui lo ha scritto in romanesco. Ed io, la solita editor puntigliosina, oggi mi limiterò a tradurlo, non inglese come sempre, ma nel mio vernacolo).

 

Dé, oggi è r giorno giusto per divvi varcosa di bello e ridiolo, amici miei. Natale è na osa seria, un si ruzza o sentimenti, boia dé. 

Volete dì che è tutta scena, tutto onzumismo? A prescinde se ci si rede o no, Natale è na festa bella e piena di alore. Potreste pure avè ragione, ma noi pigliamo ir lato bono, via, giù. Un vi fo du palle osì cor pippone paternalistio, un vi piglio pe la gola, intesa come strafoghiamoci di tortellini, appone e radici di Genova.  

No bellini, vesta vi è tenerezza. V'arriordo che c'abbiamo tutti, boni e cattivi, un core che batte dentro ar petto. No, tutto vesto sarebbe facile, sarebbe na ridiolaggine, invece vi voglio dì che Natale po esse n'illusione, quella di redere che la felicità esiste. E, se vesto vi un vi basta, amici miei, lasciamo perde, perché allora sì che so cazzi amari, perché allora sì che ir futuro sarà triste. Ir budello di su mà chi un è d'accordo, di siuro chi un è d'accordo è  pisano.

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Viva il caffellatte

15 Dicembre 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #unasettimanamagica, #adventscalender, #il mondo intorno a noi

Viva il caffellatte

 

Da certi servizi, da certe interviste, sembra che l’ideale dell’italiano medio sia la brioche al bar o il pranzo al ristorante.

Ultimamente – intendo negli ultimi due decenni in crescendo – c’è stata una corsa alla “vita da aperitivo”. E, forse, - con buona pace dei ristoratori e di chi con quelle attività vive – uno stop ci voleva. Un ripensamento di questo stile di vita di corsa e superficiale. La vita da aperitivo andava fermata. Di forza, per legge.

A diciotto anni è normale ritrovarsi in baracchina per fare i soliti discorsi e le solite battute. È un bisogno di appartenenza al branco, serve a staccarsi dai genitori e a crearsi un’identità individuale e sociale. Ma non a sessanta anni. Non con questa follia generazionale collettiva.

Eterni adolescenti con lo spritz in mano. Riti quotidiani di socialità forzata, in una dipendenza da drogati che è stata sfruttata per “far girare l’economia”. Un’economia che non si basa più sulla produzione di buoni manufatti ma sul consumo di cibo, di alcol, di droga. La cultura dello sballo. La movida.

Se questa pandemia si fosse presentata nei miei mitici anni sessanta, non ci sarebbero state tante rinunce da fare.  Al ristorante si andava solo per festeggiare qualche occasione speciale. Le vacanze si facevano una volta d’estate e in Italia. Il bar era un posto da uomini che giocavano a biliardo o a carte. In palestra andavano solo gli atleti. I bambini frequentavano la scuola mezza giornata e mangiavano a casa. Il pomeriggio facevano i compiti e giocavano con i figli dei vicini.

Il lockdown c’era già e non lo sapevamo. Anzi, eravamo felici.

La nostra vita moderna è in deriva. E allora ben venga questo Natale senza sorrisi obbligati, senza pizze di palestra, senza la festa aziendale alla Filini e Fantozzi. Senza la zia che ci sta sulle palle. Senza una vuota corsa che ci sfianca ma non nutre la nostra anima. Senza bambino a karate e bambina a danza. Senza il corso di zumba per vecchi.

Liberiamoci di questa adolescenza perenne, dei bambini che nascono già grandi e vanno a mangiare la pizza con gli amici a sei anni, delle nonne con le calze a rete.

Viva il caffellatte in casa. Viva la pasta al pomodoro cucinata senza aver prima preso l’aperitivo. È buona lo stesso, sapete? Riempie comunque la pancia e non costa nulla, fa persino bene al portafoglio.

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Basstastareinsieme

14 Dicembre 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #unasettimanamagica, #adventscalender, #cinema

Basstastareinsieme

 

Ogni anno, il momento migliore, quando sento il Natale più gioiosamente, è mentre faccio l’albero e addobbo la casa, poi, man mano che ci avviciniamo alla data fatidica, è quasi come se non vedessi l’ora che tutto finisse.

Ma quest’anno di lockdown - o semi lockdown, o autoimposto lockdown (anche interiore) - cerco di godermi di più ogni giorno.

Per me Natale non è il classico “siamo tuttipiùbuoni” oppure “bastastareinsieme”, è qualcosa di forse egoistico e infantile. Più invecchio, più vivo il Natale come se fossi una bambina. La mia stanza calda e ordinata, il cane che si riposa dopo una bella sgroppata e un bagno in un fiume gelato, i gatti che ronfano acciambellati sulla mia pancia o sui divani, l’albero e il presepe che luccicano, la televisione accesa e un plaid sulle gambe, una fetta di pandoro a fine pasto, qualche nocciolina, uno stupidissimo film di Natale americano.

Ognuno vive le cose come vuole, come le sente. Per me che sono asociale, il Natale non è la tombola di famiglia. A proposito. Ieri sera ho visto un film con Sergio Castellitto, Una famiglia perfetta, di Paolo Genovese, del 2012, (remake dello spagnolo Familia) dove il protagonista, un uomo solo, per la notte di Natale scrittura una compagnia di attori che impersonino i familiari che non ha.

Forse è così, a Natale impersoniamo tutti un ruolo, recitiamo un copione, quello della famiglia che per un giorno, uno solo, si finge felice e perfetta

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Eleganza sotto l'albero

13 Dicembre 2020 , Scritto da Cinzia Diddi Con tag #cinzia diddi, #moda, #unasettimanamagica, #adventscalender

Eleganza sotto l'albero

 

Il periodo è quello che è, lo sappiamo tutti, non usciamo molto, ma questo strano e tumultuoso anno ci ha fatto rivalutare l'essenziale, uno stile che non passa di moda. Come sentirci ugualmente belli ed eleganti? Lasciamo che, a guidarci verso le tendenze dell'inverno 2020/2021 e verso gli abiti da indossare o regalare a Natale, sia ancora una volta la stilista Cinzia Diddi. (P.P.)

 

 

Molti i progetti della stilista delle star, nella Collezione Autunno/ Inverno 2021 spiccano gli abiti lunghi.

Cinzia Diddi è una stilista molto affermata, tra tutte le tendenze moda A/I 2021 spicca quella dei vestiti lunghi invernali. Modelli e look di sfilata per scoprire che il long dress non è una prerogativa della sera. Con anfibi, sneakers, lupetti, cappotti sartoriali e cappelli: la sfida è tutta creativa.

Vestito lungo color Ciliegia. Una garanzia quando è la stagione invernale: è un passepartout per le feste di fine anno o per un'occasione davvero speciale… Ovviamente firmato Cinzia Diddi.

Il Covid-19 ha restituito valore alle cose e alle idee: molti stilisti, incluso Cinzia Diddi, evocano un lusso necessario, cioè una scelta ponderata e di qualità.

Qualcosa era già cambiano all'inizio dell'anno 2020, quando il mercato ha registrato un aumento di vendite/richieste di capi e accessori che non si piegano alle mode temporanee. Il lockdown ha solo catalizzato questo processo, trasformando il “classico, minimale o vintage” in un trend. Qualche esempio? Il ritorno dell’abito lungo a sirena dalle linee un po’ retrò’.

 

Lei è figlia d’arte?

Il mio è un passaggio di testimone, è la storia di una promessa! Mio padre, mio nonno, tutti provenienti da questo mondo! La mia figura di riferimento è senza dubbio mia madre, donna di grande gusto.

 

Ha vestito molti vip, curato molti film, spettacoli teatrali cosa prova ogni volta?

È sempre emozionante e stravolgente, ogni volta imparo qualcosa di nuovo.

 

Ha molti progetti per il 2021 è molto richiesta. Abbiamo visto dal profilo Instagram un progetto legato alle Barbie?

Sì,  i progetti sono molti e tutti estremamente interessanti, sto lavorando a un catalogo sulla storia di Barbie, insieme all’amico Giuseppe Cinelli, manager di Giucas Casella. Questo farà da apripista a una mostra e a una mia collezione di abiti che saranno esposti insieme all’infinità e preziosa collezione privata di Barbie di Giuseppe. Colgo l’occasione per ringraziarlo per avermi catapultato in questo magico mondo.

Saranno molte le sorprese, ma non posso anticiparvi altro.

 

I suoi abiti sono indossato da molti Vip?

Sì, ho vestito oltre 50 vip e seguito moltissimi film, infiniti red carpet e spettacoli teatrali, ma ogni volta è come se partissi da zero. Ringrazio Antonella Salvucci che ha esaltato con la sua bellezza i miei abiti.

 

 

Foto Simolo Michele

Gioielli glam confidential London

Hair Michele Spano Roma

 

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A Christmas Diary

12 Dicembre 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #racconto, #unasettimanamagica, #adventscalender

A Christmas Diary

 

Per gli amici che ci seguono dall'estero, e che ringraziamo e salutiamo, un raccontino in inglese, basato sui miei natali di qualche anno fa.

 

December 19. Brrr, cold. I get dressed.

Warm and comfortable underpants. (Read: that is capable of curbing any sexual initiative)

Triple padded bra, able to emerge from countless layers of clothing.

Long-sleeved doggie-style wool sweater.

Turtleneck sweater worked in giant ribs with knitting needles from size 12.

Thickest tights.

Peruvian hat lined with ecological rabbit.

 

I look at my hands.

Nail curvature is from acute lung failure and there are unmistakable vertical streaks from excess bleach. I think of the Night of Perversion nail polish that I bought for the evening of the 31st. Will the golden specks creep into the furrows? The skin looks like the Gobi desert in a particularly dry season. I don't have time to put the cream on, I opt for gloves.

 

I look at myself in the mirror.

I see a flaccid being, with a mortuary pallor, bundled up in a shapeless sweater. Will I be able to transform myself into a fascinating creature in time for the party?

I go out to buy the gift for my mother-in-law. (Better get rid of bad thoughts quickly.)

In the window I see a perfume that costs € 40. I think about when she pointed out to me that her son deserved more. I'm looking for something less.

I examine a € 30 scarf. Um ... I remember the time she  announced that her son's ex-wife cooked better than me.

I propose a panettone plate for € 20, with Santa Claus fluttering in the starry sky, surrounded by snow crystals.

I phone him for confirmation. He objects that the purchase seems out of place, since this year we don't celebrate Christmas at his mother's. (I clearly catch the note of disappointment in his voice.) What's the use, he says, of a panettone dish for my mother now? Giving it to her would be tantamount to reminding her of her loss of centrality and power within the family and throwing her into a state of depression from which she would emerge only in April with the organization of her son's birthday.

And it seemed just a dessert dish to me.

At this point I remember that cologne, given to me by Aunt Severina three years ago, and thrown into the bottom of the sock drawer. I decide to recycle it to the mother-in-law and with the € 20 I buy three sheep for the crib and a sheet of rock paper.

December 20. I fill out the guest list.

 

Therefore. I

He

His daughter (Although in June she told me that the new bikini marked my hips. Grrr)

His mother

My mother

My brother

Aunt 'Melia

Uncle 'Milcare

My friend Alice. (The husband ran away in the Philippines with the maid.)

 

While I'm putting a question mark next to my stepdaughter's name, in the secret hope that she won't come, my mother-in-law calls. She says she would have thought of inviting us this year. I reply that he has been doing it for ten years. She says that she has already prepared the dough for the croutons. I reply that I already have the capon in the freezer. (It looks like the last scene of a weatern film.)

As soon as I hang up, Aunt 'Melia calls. She says she would like it if we all went to her countryside cottage  this year. Read: farmhouse sunk into thin air, wood stove broken csince 1950 and never repaired, fireplace without draft, internal temperature - 15. I'll answer, thank you, um, maybe next year.

Lastly, my brother shows up. He is sickened by all this consumerism, he says, and Christmas is just a sinister commercial operation. He is thinking of a spiritual retreat in a hermitage, with the friars cooking organic food and singing the midnight mass. For New Year's Eve, however, he is planning a trek in the Himalayas. He would really need a tent, he adds.

December 21. Aunt 'Melia calls back. She announces that her cataracts have suddenly fallen out and that Uncle 'Milcare has high blood pressure. Recommends a low-sodium menu. I think of the huge Prague ham I just bought, when my husband's ex calls. She insists that, really, this year she just can't do without her little girl. (Who is 22 years old.) I enthusiastically agree but my husband a little less.

The doorbell rings. With an acid smile, my neighbor gives me an invisible thorny plant with an asphyxiated appearance, dotted with fake ruscus’ berry and smothered by a layer of golden spray. I thank. I detach the mistletoe from the previous year from the door, refresh it under the tap, and slam it in her hands with best wishes.

December 22. My friend Alice calls. She keeps me on the phone for two hours to tell me that her husband doubts, hesitates and maybe he will come back repented to celebrate Christmas with her. I sympathize and meanwhile I think of the box of rose-shaped handkerchiefs that I bought her. I decide to replace it with a leopard-print lace thong.

Together with the thong for Alice, I choose a fire red outfit for my stepdaughter. I am tempted to ask for three more sizes, to give her the impression that I too see her  as fat. In a specialized shop, I buy a canadese (in the sense of tent) for my brother. They explain to me that this is the original used by Messner during the ascent of K2.

I mount it in the living room to see if anything is missing and find a box of condoms inside. As I check the tie rods, it occurs to me that I have not yet bought anything for Aunt 'Melia, then I remember that she can't see and I leave it alone.

Very pleased, I buy for my man a tie studded with raccoons disguised as Santa Claus, each with a comic that comes out of his mouth and screams MERRY CHRISTMAS !! Really very, very, very original.

December 23. I take down the tent to make room for the Christmas tree. I can't get it back into the special case, so I make a ball and wrap it as it is, with pickets and everything. The result is the bulkiest gift I've ever seen. When I have finished wrapping, I discover I have forgotten to remove the condoms.

I place the Christmas tree. Two and a half meters of pure polyethylene. I try to hang up three branches that broke off the previous year. They don't stick anymore and then I hide the void against the wall. I spray branch by branch with a mountain pine aroma spray. Now the tree tastes of anchovy paste and the cat appears very interested.

I weave 15 sets of flashing lights, hoping that maybe one turns on. Nothing lights up and I spend the rest of the afternoon looking for electrocuted lights. I attach all the balls (I put the broken ones behind, hanging the Burano glass bird on the highest branch, away from the cat. Standing on the ladder, I try to insert the tip. It is 55 centimeters long and has the shape of a disturbing angel with outstretched wings. It doesn't stand straight. I borrow a knitting needle from the neighbor. she hands it to me with the air of wanting to pass me through. I anchor the tip with iron and half a meter of silver wire.

December 24th. Supermarket.

I buy.

2 salami, one coarse-grained one fine-grained.

6 hg of bacon.

10 sausages

½ kg of soppressata

(Prague ham is already there)

 

I think I'll finally get rid of the hypercholesterolemic mother-in-law, then I regret it and, at the last minute, I also buy a seafood salad tray for her.

 

And also.

Caviar substitute for salmon allergic brother.

Smoked salmon for uncle 'Milcare allergic to caviar.

Frankfurters for my mother who is allergic to both.

Tortellini for broth. Nobody eats them but they are tradition.

(The capon has already been in the freezer since last year Christmas.)

Lentils. (My mom says they bring money.)

 

25th December.

 

12 noon. At the end they all came. My brother has overcome the mystical crisis already at the aperitif. My husband's ex left for the Caribbean on a charter and phoned us at midnight on the 24th, asking us from the airport if we could keep the baby.

The little girl in question is in my room, in front of my mirror, with her ear glued to my cell phone for an hour, striding out in my outfit, which unfortunately makes her look like Megan Gale's beautiful sister. She gave me a pair of red culottes that read, "Come on, old lady."

With a purple nose and shining eyes, my friend Alice drowns her sorrows in a glass of martini. Her husband decided at the last minute to see the dawn of the new year in Manila.

 

1.30 pm. I bring the capon to the table. The tip chooses this moment to plunge and pierce it exactly in the center. The cat climbs the tree and slaughters the glass bird of Burano.

 

3.30 pm. Aunt Melia has already broken, in sequence, 3 Bohemian goblets, 1 salad bowl and 2 rock crystal jugs. Now she is conscientiously sucking the nougat, while she screams in the ear of uncle 'Milcare, who is singing at the top of his voice silent night.

At the head of the table, my husband proposes a toast with a dazed air. He has five identical ties around his neck, accompanied by raccoons screaming MERRY CHRISTMAS !!

In the air there is a strange smell of anchovy paste, dates with mascarpone and burned-out lights. The cat has stolen the bones of the capon and munches them under the table. Amelia sobs with her nose buried in the sparkling wine. My mother and my mother-in-law, at the bottom of the table, squabble over possession of the only nutcracker.

I do not know.

It will be the emotion. It may be the Christmas spirit, but I feel like I'm going to cry.

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La partita di calcio di Natale

11 Dicembre 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #racconto, #unasettimanamagica, #adventscalender

La partita di calcio di Natale

 

Amici lettori del blog che a Natale non vi lascia soli, tempo fa vi avevo parlato di un libro fotografico, il cui autore,  Neville Gabie, era andato in giro per il mondo a fotografare le porte sui campi da calcio improvvisati. Vi ricordate che avevo dipinto una serie di quelle porte da calcio?  Per me, e sono sicuro che la pensi così anche l’autore del libro fotografico, queste porte da calcio sono una finestra sul mondo, e giocare al calcio è un bel modo per essere felici.

Molto bene, oggi vorrei  portarvi in Paraguay, si disputerà una partita e i giocatori saranno molto speciali. Per questa partita natalizia saranno schierati in campo, da una parte una squadra di ragazzini paraguayani, dall’altra, eccezionalmente solo per questa occasione - perché a breve avranno molto lavoro da svolgere - avremo Babbo Natale e i suoi elfi.

- Ehi, Walter, posso giocare anche io?

- Mario, tu sei un fantasma! (Per chi non sapesse chi è, Mario è il fantasma di un benzinaio, al quale piace leggere i libri e suonare il sassofono, l’ho conosciuto per una coincidenza in una casa dimenticata e da allora siamo diventati amici).

- Ma anche io voglio essere felice!

- Hai ragione, ma questa partita è fra ragazzini e la squadra di Babbo Natale.

- E allora io che faccio?

- Non posso farti fare l’arbitro perché sei invisibile, però posso farti stare con me e commentare in diretta la partita per i nostri amici lettori, ti piace l’idea?

- Cosa ci guadagno?

- Biscotti e cioccolata calda alla fine della partita.

- Se in serata aggiungi una cena al miglior ristorante del luogo ci sto.

- Ma sei pazzo? E chi paga, Babbo Natale?

- Non avere paura, al momento del conto rendo invisibile anche te e ce ne andiamo.

- Non ci posso credere! In quale film lo hai visto fare?

- Non fare troppe domande, allora che facciamo?

- Ok, prendi il microfono e cominciamo!

- Signore e signori di questa nostra splendida platea denominata signoradeifiltri, benvenuti all’incontro di calcio fra la rappresentativa dei ragazzini paraguayani e il team magico di Babbo Natale. Le due squadre sono schierate e, novità fra gli elfi, Babbo Natale giocherà in porta. Walter, sai perché?

- No.

- Perché ha un po’ di pancia e porta gli occhiali.

- Eh già, succede sempre così.

- La partita inizia, gli elfi da subito sono indisciplinati, sono piccoli di statura e non rispettano la tattica di gioco, Babbo Natale è molto arrabbiato e, infatti, i ragazzini ne approfittano e in pochi minuti segnano tre goal. Questa partita si preannuncia come una goleada.

- Mario, hai ragione, gli elfi dovrebbero giocare di più in difesa, i ragazzini corrono come saette, ma c’è di bello che sembra che a tutti non importi. Io vedo molta felicità in campo. Mario, non pare anche a te?

- Sì, tutti ridono e non si preoccupano del risultato, infatti ora la squadra di Babbo Natale è sotto di ben 6 a 0 e pare che i ragazzini non si accontentino, continuano ad attaccare e superano i poveri elfi come birilli. Sembra che non ci sia partita, ora le reti sono 10 a 0.

- Povero Babbo Natale!

- Ma no, Walter, lui è troppo buono! Ecco, ora i goal sono 15 a 0!

- Mario, il gioco del calcio è un divertimento e poi, per chi perde, c’è sempre una rivincita.

- Walter, penso che la squadra degli elfi dovrebbe cambiare qualcosa in campo, ora i goal a loro sfavore sono 20 a 0!

Ma cosa vedo? Ma quella non è la Befana?

- Sì, ha posato la scopa a bordo campo e sta entrando al posto di un elfo stanco.

- Infatti, nonostante sia una vecchietta, corre come una saetta, prende la palla, la passa a un elfo dal nome impronunciabile, chiede lo scambio, salta gli avversari con un pallonetto, con un tunnel sotto le gambe, ora scatta sulla fascia, arriva a fondo campo, crossa a centro area, un elfo colpisce di testa e restituisce la palla alla befana che, con un perfetto colpo al volo, realizza un bellissimo goal. Tutti festeggiano, ora il risultato è di 20 a 1. Ma, Walter, che fanno?

- Mario, sembra che tutti i giocatori in campo si stiano abbracciando e ridano felici! E’ un immagine molto bella, vedo che ora lasciano il campo e vanno a mangiare biscotti e dolcetti, ci sono anche molti regali da scartare, offerti da Babbo Natale. Ma questa è una bellissima e magnifica scena di sport!

Signore e signori, la partita fra ragazzini paraguyani e la squadra di Babbo Natale è terminata 20 a 1, vi salutiamo e vi diamo appuntamento alla prossima partita.

- Walter, che ne dici di andare?

- Dove?

- A cena, io avrei fame!

- Ma veramente al ristorante puoi rendermi invisibile?

- L’ho già fatto anche altre volte!

- Posso invitare qualche altro amico?

- Perché no?

Amici lettori della signoradeifiltri, se non avete paura di un pazzo fantasma, che ne dite di seguirci? Ceneremo nel miglior ristorante del luogo, per il conto non abbiate paura, lo pagherà la fantasia. Allora che fate, venite con noi?

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Quella notte di dicembre faceva un gran freddo

10 Dicembre 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #racconto, #unasettimanamagica, #adventscalender

Quella notte di dicembre faceva un gran freddo

 

Quella notte di dicembre  faceva un gran freddo, la città era tutta addobbata per le feste. Eravamo alla vigilia di Natale e io, leggendo il giornale seduto al bar, bevevo il mio drink bollente al latte. Lo ammetto: sono un artista sfigato e con le donne non sono di certo fortunato, quella notte ero solo e avevo la testa dentro le ultime notizie del quotidiano. Mi ero preso una notte di relax, nel bar suonavano e tutto il giorno avevo dipinto e disegnato molto, ora volevo solo ascoltare un po’ di buon jazz e rilassarmi.

All’improvviso una bellissima donna mi guarda e mi chiede: - E’ tuo il taxi parcheggiato qui di fuori?

- No, non sono un tassista ma un artista, mi dispiace.

- Sei un artista?

- Sì, ma non sono famoso e neanche quotato. Se cerchi un taxi penso che a quest'ora potrebbe essere difficile trovarlo.

- Tu non potresti aiutarmi?

- Come?

- Mi daresti un passaggio con la tua auto?

- Dove sei diretta?

- Devo arrivare in centro.

- Ok.

- Cosa stai bevendo?

- Un drink al latte.

- Latte? Ma non sei troppo grande per bere latte?

- Veramente mi piace anche con la menta.

- Vuoi farmelo assaggiare?

Immediatamente, con un gesto al barista le offrii un latte caldo con la menta, lei lo bevve lentamente e, con un sorriso, lasciò l’impronta del suo rossetto scarlatto sul bicchiere. Non ve lo avevo detto, ma questa bellissima donna aveva anche uno strepitoso profumo da farti sognare. E già per me sembrava proprio un sogno parlare con lei. Il jazzista con il sax in mano, vestito da Babbo Natale, mi strizzò l’occhio; il suo ok era senza dubbio  incoraggiante, come a dire “che aspetti?”

- Scusami, non mi sono neanche presentata, mi chiamo Pamela.

- Io Walter, è un piacere conoscerti.

Io e Pamela parlammo per più di un'ora, era veramente una donna affascinante, portava, in tema natalizio, uno stretto vestito rosso, con una scollatura sul seno così eccitante, e le scarpe nere evidenziavano una caviglia fina e sensuale. Le parlai della mia arte e dei miei sogni nel cassetto. Lei era una top model, stava tornando da un noioso party e mi parlò del suo lavoro.

Ero un artista sfigato ma in quel momento la fortuna stava girando dalla mia parte e la conversazione era molto piacevole, il jazz di sottofondo ci avvolgeva  in un'atmosfera raffinata, soft  e natalizia. Non è a Natale che si ricevono i regali?

- Walter, avrei fame, che ne dici di cenare insieme?

- Purtroppo sono un artista povero, forse potrei offrirti solo un panino da Mc Donald oppure, se ti accontenti, potrei cucinarti un piatto di spaghetti, e dopo accompagnarti a casa.

- Va bene, amo gli spaghetti.

Salimmo in casa mia, avevo quadri e disegni da tutte le parti, i tubetti di colore erano sul divano e i pennelli, insieme a pastelli e matite colorate, sparsi dappertutto. Sono un artista molto confusionario e speravo che Pamela non ci facesse molto caso.

Mentre lei si faceva una doccia calda, io preparai gli spaghetti, per sbaglio misi molto peperoncino, ma in compenso avevo in frigo del buon vino rosso. Apparecchiai la tavola mettendo una tovaglia che era una tela con un dipinto astratto, anche se poco natalizia non era male come effetto. I piatti erano pronti e la pasta fumante, mi piace la musica e scelsi di sottofondo Stan Getz.

Lei uscì dalla doccia con il mio accappatoio indosso e iniziammo a mangiare. Faceva molto freddo quella notte di dicembre, ma l’ambiente si scaldò bene, forse avevo messo troppo peperoncino nella pasta e bevemmo tutto il vino rosso. 

Il tempo scorreva piacevolmente lento, a un certo momento lei si alzò e fece scivolare in terra l’accappatoio. Pamela aveva due gambe lunghissime, un seno perfetto, due fianchi che sembravano dipinti da Modigliani e i capelli biondi sciolti sulle spalle nude, come la Venere di Botticelli.

- Vuoi fare l’amore con me?

Non mi diede il tempo di rispondere, mi prese la mano e mi portò a letto, quella fredda notte di dicembre facemmo l’amore e fu bellissimo, forse il merito è stato del peperoncino, la sua bocca era piccante e molto eccitante, il suo corpo fremeva di passione e io stavo vivendo un sogno. E come in un sogno ci addormentammo esausti dopo un'infinita notte di sesso. 

Al mattino un raggio di sole mi svegliò, mi guardai intorno ma non vedevo Pamela, sopra le mie opere sparse a terra, solo le sue scarpe nere e ancora nell’aria il suo profumo. Mi alzai e, vicino alla tazzina di caffè fumante, trovai un biglietto dove c’era scritto…“Walter, mi dispiace, dormivi come un angioletto e non ho voluto svegliarti, purtroppo dovevo lasciarti. Ho chiamato un taxi. Fare l’amore con te è stato bellissimo ma ora non ci rivedremo più, non cercarmi, ricorderò per sempre questa notte d’amore”.

Avevo passato la più bella notte di sesso della mia vita con una bellissima donna, la più bella che abbia mai visto, e fare l’amore con lei era stato fantastico. Di lei mi rimase questo indimenticabile ricordo, il sapore dei suoi baci piccanti sulle mie labbra e un paio di scarpe nere.

Ora non mi resta che mettermi i miei occhiali rossi e sorridere alla fortuna, scenderò e andrò a mangiare del panettone al cioccolato insieme a Babbo Natale il jazzista, e poi penserò ancora a lei, alla mia più bella notte di sesso con una bellissima donna, la più bella di sempre, in quella fredda notte della vigilia di Natale.

Però ho solo un dubbio… perché  mi ha lasciato le sue scarpe nere?

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Ogni giorno è Natale

9 Dicembre 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #unasettimanamagica, #adventscalender

Ogni giorno è Natale

 

Un alto prelato in televisione ha detto che quest’anno il Natale… sarà più Natale che mai. Ed è vero. Niente ci fa assaporare le cose non il gusto del proibito.

Quest’anno non incontreremo i parenti dei parenti e gli amici degli amici. Ma sentiremo di più la vicinanza di quei pochi che saranno con noi. Quest’anno non spenderemo in regalini inutili. Proprio per questo ci godremo l’oggettino donato con passione e impacchettato con amore. Quest’anno non mangeremo ostriche e champagne e tuttavia il panettone comprato a costo di sacrifici economici ci sembrerà più buono. Quest'anno non ci saranno lunghissime tavolate, gente ammassata in una sola casa mentre tutte le altre sono vuote e desolate, per la felicità dei ladri, perché in ogni casa, in ogni  più piccolo appartamento, ci sarà un minuscolo, domestico Natale.   

E quest’anno anche le decorazioni seguono la tradizione. Niente di raffinato o pomposo, solo tanto verde e legno e rosso che riscalda il cuore, con le pine raccolte ad Agosto in montagna, in uno spirito un po’ retrò, in un revival di lontani Natali caserecci anni sessanta.  Così non solo il 25 ma ogni giorno sarà Natale.

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