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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

Fine

11 Maggio 2019 , Scritto da Costantino Delfo Con tag #costantino delfo, #racconto


 

 

 

 

Per lui era finita prima ancora che finisse. Giovanni, 68 anni, lo sapeva di essere messo già molto male e quest’ultimo attacco non ci voleva proprio. Accettò come una tomba lo stanzino buio dove l’avevano ricoverato: era ancora cosciente, ma ormai quasi cieco, impossibilitato a parlare e inibito a fuggire. Terminale: era la parola che aveva sentito pronunciare dal medico poco prima, insieme alle altre che gli risuonavano per la testa… ictus, tetraplegia, ospice.

Non avevano perso tempo e per fortuna c’era ancora un posto libero all’ospice. L’avevano portato a Santa Colomba, dove spedivano quelli come lui più di là che di qua. Steso sul letto, con la mente vuota, stava immobile ad aspettare, concentrato a respirare un breve e rapido respiro, e poi un altro, e un altro ancora, velocemente, senza perdere il ritmo, inalando aria preziosa. Inspirava come se fosse l’ultimo ossigeno concessogli.

“Sto forse per morire? Ciao Angela, come va? Ciao Angela, come va? Boh, questa mattina le gira un po’ storta. Ma perché non capisce! No, no, non aprire la finestra, per favore! Ho freddo e la luce, tutta quella luce, mi abbaglia.”

L'infermiera spalancò la finestra, gli rassettò il cuscino e uscì.

“No, no! Aspetta Angela! Non andare via, ti devo parlare, ti devo dire una cosa, aspetta! Mai nessuno che mi racconti qualcosa, anche poche parole. Ah, Angela, sempre indaffarata. Vai, vai, vai pure, mia cara: con te anche quella poca luce che c’era se n’è andata, ora solo ombre scure mi circondano… questa è la nostra camera, vero? Lo capisco bene, quell’ombra laggiù deve essere l’armadio, e lì c’è la finestra: l’avrà chiusa? Peccato che non riesco a muovermi, se no la chiuderei io. Quando torna devo ricordarmi di chiederle di accostarla; forse è aperta perché sento un gran freddo. È sempre sbadata, si scorda sempre tutto, la mia Angela. Che strana sensazione: mi sembra di ricordare che era giugno, no… forse maggio o agosto… non importa, comunque quel giorno non lo dimenticherò mai. Lei entrò di corsa ed era bellissima: grondante di sudore, indossava una maglietta bagnata che le aderiva al seno, aveva le belle gambe tornite in mostra, i capelli raccolti in una coda di cavallo, e con gli occhi grandi sbarrati mi guardava. E poi? Non ricordo. Sarà accaduto tanti anni fa. Non sono tanto in gamba oggi. Insomma, mi sembra di vederci meno del solito. È tutto buio qui, c’è solo un tenue chiarore laggiù. Rimpiango la luce del sole…  chi se lo ricorda più il sole, per me è diventato solo una parola spenta. Dovrei scriverla o farne un disegno: un cerchio tondo con le righe attorno, i raggi, uno corto e uno più lungo. Ma quelli disegnati non scaldano e io ho freddo. Cancello tutto: parole mai dette, linee mai scritte, soli mai visti che non scaldano. Non vedo, non sento, non riesco a parlare. Che c’è, che è successo? È capitato che… non ricordo. Ma queste voci che mi par di sentire sono come un’eco sussurrato.”

Come bisbigliando a bassa voce, ma in realtà senza parlare e quindi senza sentirsi, si faceva domande e si dava risposte.

“Perché ricordare? Sono morto, ormai, che importa ricordare. Polvere ecco che sarò. O pensavo davvero di potermi riprendere pensando nella polvere? Io sto morendo. Sciò, sciò, fff, fff, via, via.” Agitava le mani, schiaffeggiando l’aria per scacciare nuvole di mosche che credeva gli girassero attorno, ma in realtà non muoveva un dito.
“Amo gli animali, non farei del male nemmeno a una mosca. Gli animali si nascondono quando sanno di morire. E io sono ben nascosto? Già, tutto programmato, tutto perfetto: una simmetrica sincronia la morte, già sperimentata milioni di volte. Però dovrò avvisare tutti i miei amici. Basta! Ecco, sto male di nuovo. Ancora questo buio che abbaglia, questo silenzio assordante.”

I pensieri gli costavano fatica, non gli uscivano più dalla testa rendendogli la mente intorbidita, non riusciva a ritrovare la giusta disposizione e ricostruire i fatti reali e si addormentò.

“Devo aver dormito ancora, dopo quella breve crisi di scoraggiamento. D’altronde siamo qui per poco, poi saremo altrove, e il nostro posto al sole non sarà altro che in un pugno di polvere. Ma anche ora non sono messo tanto meglio: non vedo, non sento, non riesco a parlare. Mi sento come se fossi già morto. Mi scappa. Quando si è giovani non ci si bada, quando capita, capita, ma alla mia età ci si vergogna di tutto, anche di chiedere di andare al bagno. Chissà quando ci sono andato l’ultima volta… deve essere passato un bel po’… per forza, non mangio. Non ho fame, però ho sete: meno male che Angela ogni tanto mi bagna le labbra.”

L’infermiera gli bagnò la bocca e sostituì la sacca delle urine del catetere.
“Questo silenzio fa male alle orecchie, è un continuo brusio, un ronzio, a volte un altro ricordo… passavamo le serate sotto l’immensa quercia a pochi passi dalla casa, ciascuno disteso sulla propria sdraio in silenzio, sorseggiando un bicchiere di vino, e guardando spegnersi, uno dopo l’altro, tutti i raggi del crepuscolo. In quei momenti il tempo sembrava essersi fermato, tutto procedeva lentamente, avveniva a poco a poco finché calava il buio. Oh, Angela, sento una irresistibile voglia di chiudere gli occhi, di dormire.”

Finalmente le voci lo lasciarono andare e con un gorgoglio sembrò pronunciare il nome di Angela. “Dottore, venga è morto” disse l’infermiera. Il medico prese la pila dal taschino, gli alzò la palpebra illuminando la tonda, immobile pupilla vitrea. “Vado a chiamare il prete” disse l'infermiera e uscì. Nel corridoio incrociò la collega: “Che è successo?” le chiese. “Il numero cinque, andato” rispose. “Chi era?” chiese ancora. “Giovanni, mio marito” rispose Angela con gli occhi lucidi.

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Da Leopardi al Giappone: 3 versi per l’infinito Workshop di Haiku sulle rive del lago

10 Maggio 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #eventi, #poesia, #luoghi da conoscere

 

 

 

 

La poesia ci permette di toccare con un linguaggio sincero i punti più profondi dell'esistenza umana. Parte integrante di questa condizione di esistenza è il nostro rapporto con la natura che ci circonda, dalla quale veniamo e alla quale inevitabilmente faremo ritorno.

L'haiku è quella forma di poesia che più di tutte le altre ci concede di entrare in rapporto con il mondo naturale al di fuori -ma anche all'interno- di noi: tre versi per l'infinito, tre versi per parlare di quel ciclo infinito di vita che esiste al di là del nostro raziocinio.

Il prossimo incontro di Laboratorio Creativo "Da Leopardi al Giappone: 3 versi per l'infinito" sarà un tributo alla natura del nostro magnifico lago di Como, alla poesia leopardiana, affascinata e turbata dalla natura, e alla singolarità della forma poetica dell'haiku.

Tre elementi, tre versi e tanti passi da percorrere insieme per dipingere con le parole quell'infinito che sempre ci sfugge, dietro l'orizzonte. 

 

11 Maggio 2019 alle ore 17

Piazza Duomo -  Como

 

Contribuisci con la tua creatività, crea insieme a noi!

 

La partecipazione è libera, a tutti i giovani tra i 15 e i 30 anni che si interessano di arte, scrittura creativa in prosa o poetica, musica, disegno, dipinto e anche a tutti gli adulti che vogliono vedere i giovani in azione.

Un progetto dell’Associazione “La Casa della Poesia di Como“ e Le Api dell’Invisibile.

Responsabili del progetto: Martina Toppi e Carlotta Sinigaglia

 

Se pensi di esserci, scrivici!

 

 

lacasadellapoesiadicomo@gmail.com

martinatoppi43@gmail.com

segreteria.luminanda@gmail.com

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Reminiscing II

10 Maggio 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Saro correva nella polvere, ridendo sgangheratamente, mentre gli altri lo inseguivano. Giunto all'acqua si tuffò, mutò in sirenetto e la caccia proseguì in questo modo – finché non arrivò per primo agli scogli e si salvò, com'era regola del gioco. La piccola Deia lo applaudiva.

 

Deia raccontava a Crispin la sua infanzia su Nettuno. Arrivò al diffondersi dell'epidemia – ma non riporteremo particolari. I Medici Interplanetari, associazione volontaristica, giunse da loro, azionò delle Cupole Automatiche e stabilì dei centri di ricovero e di Inoculazione per tentare di combattere il dilagare del virus – e sopperire alle lacune sanitarie di questa parte della galassia, ovvero la cosiddetta Terza Galassia – l'insieme dei luoghi e delle popolazioni più poveri del sistema solare.

Alcuni bambini pesce furono presi in carico da una specifica Cupola Medica che osservò un proprio protocollo, costituito dal seguente trattamento. Utilizzò un proprio Inoculo sperimentale per una porzione. E quello regolare per l'altro – ovvero quello sancito come efficace dalla Sperimentazione Sanitaria Globale. Ma in dosi minori rispetto a quelle raccomandate. Tra i bambini pesce trattati in quest'ultimo modo c'era Saro. La Cupola era stata eretta dalla CSK, allo scopo di confondersi con quelle dei Medici Interplanetari. E sfruttare così l'occasione offerta da un'epidemia nella poco protetta e regolata Terza Galassia – dove eventuali vittime contavano meno o, ad ogni modo, non quanto i miliardi di Dollari Terrestri che se ne potevano potenzialmente ricavare.

Quando i genitori dei ragazzini accusarono la CSK di aver usato i loro figli come cavie, e di non averli informati della sperimentazione in corso. Per conto suo, la CSK fornì documenti di approvazione del Comitato Etico Sanitario locale nonché di consenso informato dei genitori stessi, in cui si certificava la correttezza e la trasparenza del suo agire.

I genitori sostennero si trattasse di documenti contraffatti. Non solo. I legali della class action sviluppatasi riuscirono ad ottenere una lettera di uno degli Specialisti per le Malattie Ittico-Infantili parte dello staff della stessa multiplanetaria farmaceutica, il dottor Kamikaze, che sollevava diverse eccezioni sulla moralità della sperimentazione, tra cui il fatto che quell'Inoculo non fosse stato testato a sufficienza prima di essere impiegato sui bambini. Il dottor Kamikaze si schiantò contro l'inverosimile corazzata della CSK, che terminò il suo contratto subito dopo. La CSK rimase illesa.

I giudici si arricchirono.

 

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Christina Dalcher, "Vox"

9 Maggio 2019 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni

 

 

 

 

 

Vox

Christina Dalcher

Editrice Nord, 2018

 

Vox di Christina Dalcher, laureata in linguistica con una tesi sul dialetto fiorentino e amante dell’Italia, dove trascorre parte della sua vita, è il paradigma di come avere un'idea originale e intrigante non significhi automaticamente saperla trasformare in una buona storia. Sapere scrivere significa non solo avere una ottima conoscenza della lingua ma, soprattutto, sapere sviluppare una trama in una maniera credibile e logica, elementi che dalla seconda metà del libro mancano totalmente. Il soggetto, pur evocando tematiche tornate recentemente alla ribalta, ovvero il ruolo subordinato della donna in distopie ambientate nell’epoca contemporanea, lo fa non esaltando solamente il ruolo anatomico e fisiologico del corpo femminile ma anche mutilandolo di una delle sue caratteristiche maggiormente vittima di stereotipo: la loquacità. Qualunque donna di qualsiasi età viene infatti dotata di un braccialetto che consente di pronunciare non più di 100 parole al giorno e per ogni “sgarro” provoca una scossa elettrica che aumenta d'intensità fino a diventare letale. Inutile dire che le donne di conseguenza perdono il lavoro, oltre alla dignità. E direi superfluo aggiungere che vengono resi illegali aborto, divorzio, contraccezione e persino la vendita di tecnologia e cancelleria alle donne, che devono ovviamente limitare in tutto e per tutto la comunicazione anche non verbale. Ciò che non può essere pronunciato, in definitiva, non esiste. La protagonista del libro è una neurolinguista che si stava occupando di un farmaco per combattere l’afasia di Wernicke, una disfunzione neurologica che fa pronunciare parole prive di senso a chi ne è affetto. Prima di perdere il lavoro in quanto donna, ovviamente. Ma accade qualcosa: viene richiamata d’urgenza dallo stesso Presidente degli Stati Uniti insieme al suo staff perché il di lui fratello, a seguito di un violento trauma cranico, è diventato afasico e Jeanne è l’unica che può terminare il progetto e guarirlo. E con questo “plot twist” il romanzo raggiunge il suo apice a cui segue uno stallo “rosa”, durante il quale compare un amante, moine e effusioni francamente evitabili che nulla apportano alla struttura del romanzo, e siccome la Dalcher non sembra volere riprendere possesso della cloche della narrazione, questa si avvita precipitando in un ultimo terzo del libro a dir poco grottesco, in cui complottismo, informazioni alla rinfusa buttate a caso e senza sviluppo (che senso aveva scoprire che il suo amante era vedovo della moglie?), personaggi facenti parte della storia remota della protagonista che dopo un esilio di anni ricompaiono come arma di ricatto (Christine, sei seria?) fino al momento trash per eccellenza in cui il marito, dall’inizio del libro descritto come un “cervellone senza palle” e profondamente disprezzato dalla moglie, le confessa che preferisce che lei scappi con l’amante pur di salvarsi e si sacrifica per il bene del Paese.  In tutto ciò si scopre nelle ultime pagine che il Governo aveva una quinta colonna della Resistenza al suo interno che in qualunque momento avrebbe potuto scombussolarne i piani e ribaltare la situazione, vanificando perciò tutta l’impalcatura del romanzo. Peccato davvero perché c’erano alcune tematiche interessanti come il rapporto tra uomini e donne (si può amare chi accetta che tu venga trattata come un essere inferiore? Si può amare un uomo che non lotta per te?), cosa sarebbe una società privata delle sue più grandi menti femminili, cosa può accadere a livello relazionale quando in una famiglia i figli vengono indottrinati talmente da accettare che madri e sorelle siano mutilate nella loro vita sociale e lavorativa. Ma perché perdere tempo in riflessioni che richiedevano risposte complesse e laceranti quando si poteva buttare tutto in caciara con una sveltina lì, una lacrimuccia qua, una scena di azione improbabile che non fa mai male? Non mi va di rispondere, solo di consigliarvi di stare alla larga da questo evitabile pastrocchio. 

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Reminiscing

8 Maggio 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #recensione

 

 

 

 

Deia era in grado di comprendere Crispin. Sapeva cosa significava aggrapparsi a speranze immaginarie. Ed era stata sufficientemente fortunata da poter sperimentare il sollievo del vedere e percepire quella speranza immaginaria assumere concretezza reale. Babbo l'aveva difesa quel giorno: era apparso nell'orfanotrofio in costume per festeggiare il Natale e rallegrare i ragazzini. E non sparì. Tornava. Tornava regolarmente a trovarla e portarle dolciumi, videolibri, film intracerebrali - e attenzione. Ma non poteva adottarla. Non erano contemplate adozioni per scapoli. E lui era un partito orrido che non aveva attratto alcuna potenziale signora Naziale, e/o lui stesso non sembrava propenso a dedicare parte della propria vita a una donna. Voleva il proprio appartamento tutto per sé. Poter lasciare calzini sporchi in ogni stanza, sistematicamente, come simbolo/vessilli di libertà. Inoltre era pecuniariamente poco abbiente. Ma si configurò comunque come una presenza che lei poteva investire di un affetto vero e, a suo modo, ricambiato. Quella stessa presenza regolare indusse i vari monelli privi di famiglia ad avere più rispetto per lei, per quanto non di rado accompagnato da rodenti invidia e gelosia – giacché lei aveva, in parte, ciò che loro speravano solamente. Aveva sconfitto quindi l'introversione autistica, e le sue capacità empatiche erano fiorite ulteriormente. Sentiva, percepiva, capiva.

Crescendo, il loro rapporto maturava, e le comunicazioni si approfondivano, nozioni trapelavano.

Emergeva che Babbo era coinvolto con i Ribelli. E Deia aveva certo le sue profonde motivazioni per apprezzare quell'appartenenza. Rabbia impotente la scuoteva quando pensava all'Impero e a come la CSK fosse compenetrata con esso – a come fosse corresponsabile del Principio Fondante Inoculare, elemento imprescindibile di Civiltà: e a come essa fosse colpevole di aver ucciso i suoi quattordici compagni di giochi, tra cui il piccolo Saro, di cui lei si prendeva cura, di cui era particolarmente amica, a cui era specialmente legata. Il fatto di non averlo protetto dalla CSK faceva sì che lei stessa, nei suoi pensieri, fosse in qualche modo colpevole. Era quindi stata costretta a fare qualcosa. L'acronimo della CSK, dove abitava, era stato ritradotto in Cosmic Serial Killers.

Scoprì di avere anche lei un Potere, con lo svilupparsi della sua femminilità. Concepì quindi come metterlo al servizio della Causa. Si iscrisse alle eliminatorie regionali per diventare Miss Vaccino. Vinse diverse selezioni. Fu adocchiata da Orrido Porchinstein. E il resto fu trasmesso in diretta galattica su tutti i pianeti del circondario.

Molti abitanti della galassia sentirono pungolati, o confermati, i dubbi che nutrivano sul Sistema – ma che fino ad allora non avevano osato menzionare in pubblico, per timore delle ritorsioni.

Lo scontento si diffondeva, come un nuovo tipo di contagio.

 

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Il geco

7 Maggio 2019 , Scritto da Laura Nuti Con tag #laura nuti, #miti e leggende

 

 

 

- Hai risposto degnamente alla tua empia rivale: grande fu il pericolo per gli dèi dell'Olimpo, ma altrettanto grande la loro vittoria! - esclamò Minerva rivolta a Calliope - Ed ora, ti prego, parlami di Cererei desidero molto conoscere la sua storia! -

Allora Calliope cantò, accompagnandosi con la cetra.

«In Sicilia, non lontano dalle mura di Enna, c’è un lago chiamato Pergo: i cigni cantano su quelle acque profonde, un bosco fitto lo circonda e lo ripara dal sole, il terreno umido fa nascere fiori bellissimi. In questo luogo felice è sempre primavera ...

Un giorno Proserpina, la figlia di Cerere, dea del grano, si divertiva a cogliere gigli e viole sulle sponde del lago; riempiva di fiori il cesto e la veste sottile, gareggiando con le compagne a chi ne prendeva di più.

Plutone, dio dei morti, la vide, se ne innamorò e la rapi! Tutto accadde in un attimo: un nero cocchio, trainato da neri cavalli apparve all’improvviso in mezzo al lago; volava sull’acqua, fra vapori di zolfo ... Alla guida stava il terribile dio, con in pugno lo scettro di re: i capelli arruffati si agitavano intorno alla sua testa, come una nuvola minacciosa; il volto, che non conosce sorriso, era incorniciato da un’ispida barba. Subito fu nel prato, vicino a Proserpina.

- Salvami madre, salvami! - invocò la fanciulla, e cercò scampo nel bosco.

Ma la sua fuga fu breve: una grande mano scura si protese verso di lei, l’afferrò e la trascinò sul cocchio ... La veste leggera si ruppe e i fiori si sparsero per terra. Il dio incitò i cavalli, scosse le briglie scure sulle scure criniere e scagliò lo scettro in fondo al lago: subito la terra si aprì, il cocchio sprofondò nella voragine e scomparve!

Quando Cerere non vide tornare Proserpina, si mise a cercarla per terra e per mare, senza darsi pace né riposo. Era la sua unica figlia e aveva per lei un amore sconfinato. Accese due torce alle fiamme dell’Etna e facendosi luce con quelle, vagò nella notte scura ...

Al mattino, cercava ancora la sua bambina. La dea del grano era sfinita e aveva sete; vide una capanna dal tetto di paglia e bussò. Venne ad aprire una vecchia.

-  Datemi da bere e da mangiare, vi prego, in. nome degli dèi! - chiese umilmente Cerere.

E la buona donna, impietosita, le offerse una ciotola piena d’acqua e della polenta. Mentre la dea si rifocillava, un fanciullo cominciò a guardarla in modo insolente; poi si mise a ridere e disse, puntando il dito contro di lei:

- Com’è ingorda quella vecchia pezzente! -

Allora Cerere si adira: fissa l’insolente con occhi terribili e gli scaglia addosso la polenta, gridando:

-Maledetti coloro che non rispettano i deboli! Hanno il cuore di ghiaccio, non sono degni di essere uomini! -

Subito il volto del fanciullo si cosparge di chiazze, le braccia si trasformano in zampe, sul corpo spunta una lunga coda, la sua figura rimpicciolisce e si contorce. La buona donna, stordita dal prodigio, cerca di toccarlo, ma egli fugge sotto una pietra! Ormai è divenuto un piccolo rettile, così non può fare del male; è ripugnante alla vista e il sangue che gli scorre nelle vene è gelido, come il suo cuore. Si chiama geco ed è una lucertola che vive sui muri, nascondendosi nelle crepe ...

 

 

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La Cantina Multiforme

6 Maggio 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

Crispin riconobbe lo stanzone, esitò un momento, poi prese Deia per il polso e la tirò verso il varco – finché furono dentro. Allora la parete crollata, o sparita, si ricompose dietro di loro.

Erano fuori dal labirinto. Erano nella cantina di casa Arlanovich. O in una delle sue tante conformazioni ed espressioni. Questa specifica porzione ricordava bene di averla sognata. Una stanza umida, vuota, a parte alcuni piccoli mucchi di detriti. Erano nella semioscurità.

La condusse all'altra estremità, dove dei gradini portavano verso una stretta apertura sul soffitto, da cui trapelava della luce. Riuscì a issarsi e aiutò Deia a salire.

L'apertura si chiuse a sua volta.

«Cosa succede?»

«Non lo so. Ma è la mia cantina. Siamo al sicuro. Per il momento. Immagino sia un'altra invenzione di mio padre Pyotr. Una che credevo di aver solo sognato. Come la Torre Mobile. La nostra cantina è come un serpente che si snoda fuori dalle regole dello spazio-tempo. Si allunga, si restringe e si torce a piacimento. Ma a piacimento di chi?»

«È il discorso più lungo che ti abbia sentito fare» osservò lei.

Erano in un'altra porzione onirica. Qui c'erano scaffali ricolmi di oggetti, giornali antichi dotati di prime pagine di polvere, hardware obsoleto da cui fili pendevano come tentacoli intrecciati di ragnatele. Ninnoli, tazze, caraffe, brocche, pupazzetti. Componenti elettronici, transistor, microchip. Fusibili, sparsi liberi sui ripiani. Vecchi poster ormai fusi con le pareti dall'umidità. Scatole slabbrate di giochi da tavolo, schermi ciechi, cassette consumate da cui spuntavano fogli di carta vergati di diagrammi, formule e altri geroglifici. Scheletri di misteriosi macchinari appoggiati ai muri. Entrando in altri varchi, percorrendo passaggi, arrampicandosi per altri gradini e scale, arrivarono in un ambiente pulito, moderno e confortevole.  Vi erano mattonelle, piastrelle, tecnologia, un frigorifero. «Tutto questo non dovrebbe esistere» mormorò Crispin. «Era il rifugio che sognavo, in cui io e i miei potevamo andare a ripararci, in caso di guerra».

Deia intanto aveva aperto lo sportello del frigidaire e stava scrutando dentro, il viso illuminato dalla lampadina interna.

«Sai, ti avevo scritto.»

Lei si girò verso di lui e lo guardò per un momento. «È proprio il tuo giorno loquace questo. Fammi pensare a quale delle tipologie appartieni»

«Non importa. In realtà non sono davvero un ammiratore. Tentavo di convincermi di esserlo.»

«Meglio così. Significa che non correrò rischi. Anche se non è chiaro perché volessi esserlo».

«Era solo il tentativo di appigliarmi a un sogno. Per avere qualcosa con cui orientarmi. Ti scrivevo sciocchezze poetiche. Ti scrivevo che potevi salvarmi. Ma non lo credo realmente. Semplicemente, non avevo di meglio da fare».

«Capisco» rispose lei. Era della tipologia dei sognatori depressi, concluse.

«Ti guardavo, la luce elettrica sul volto. E ti ho vista irreale di nuovo».

Deia aveva passato l'infanzia in un orfanotrofio. Era aliena. Ed era l'unica sirena. Si sentiva diversa, e si isolava. Non aveva il completo controllo della propria metà inferiore, che a volte – quando era particolarmente nervosa – tornava ittica e squamosa all'improvviso, facendola scivolare per terra tra le risate degli altri orfani – tra i quali vi erano altri extramondani, più normalmente dotati di ventose, tenagliette o carapaci. «Pesce!» le gridava schernosamente qualcuno. Sapeva cosa significava essere differenti. Essere tristi. Preferiva starsene in disparte. Osservava gli altri, durante le pause di gioco, lo sviluppo delle loro amicizie attraverso il tempo. Le erano familiari bambini che invece non la consideravano, di cui seguiva le azioni e relazioni – senza interagire. Era come un'entomologa affezionata. Quella conoscenza a distanza le permetteva di sviluppare affettività senza correre il pericolo di venire delusa da un rifiuto. Rifiuto che l'avrebbe solo inaridita, le avrebbe reso tutto il mondo inviso, nemico. Questo stratagemma le permetteva di coltivare un piccolo ritaglio fiorito in un deserto, arginando quest'ultimo. Tenendo a bada le ineluttabili formiche della psicosi o dell'autismo, sperando che qualcuno prima o poi sarebbe accorso in aiuto. O non le sarebbero rimasti che i simulacri interiori dei propri genitori, con cui si sarebbe definitiva chiusa dentro sé stessa.

Un Natale, qualcuno di particolarmente arguto sentenziò: «Gli ospiti sono come il pesce: dopo tre giorni puzzano. A parte Deia, che puzza di pesce fin da subito! Pesce, pesce pe...». Non fece a tempo a finire l'ultima reiterazione perché la bocca gli fu serrata da un simpatico scappellotto. Gliel'aveva bonariamente quanto efficacemente elargito Babbo Natale, con la sua ben nota generosità.

«Sei sicuro che non sia il fetore del tuo cervello andato a male?» gli chiese con un rubicondo sorriso. Non è chiaro? Non era un Babbo Natale qualsiasi. Era Babbo Naziale.

 

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I terremoti della Sicilia

5 Maggio 2019 , Scritto da Laura Nuti Con tag #laura nuti, #miti e leggende

 

 

 

 

Ascoltammo in silenzio questo lungo racconto che scher­niva gli dèi e l’amato padre Giove. Quando la superba princi­pessa tacque, fu la volta di Calliope, la nostra cara sorella: a lei affidammo il compito di gareggiare per tutte.

Calliope raccolse le lunghe chiome in un tralcio d’edera e, con voce melodiosa, intonò questo canto:

Cerere, la dea della terra, fece agli uomini doni straordinari: insegnò loro a usare l'aratro, fece nascere il grano e i dolci frutti, stabili le leggi! Cerere è una dea molto potente e per celebrarla, narrerò come sua figlia divenne regina del­l'Averno: spero che il mio canto sia degno di lei. Prima, però, voglio terminare una storia di cui è stato detto solo l’inizio ...

«C’è una grande isola, la Sicilia. Essa posa sulle spalle del gigante Tifeo, che osò assalire la dimora degli dèi. Ci fu una terribile guerra, ma, infine, Giove, con l’aiuto degli altri immortali, sconfisse quel mostro e lo confinò nelle profondità della Terra.

Egli si agita e vuole alzarsi, ma il monte Peloro posa sulla sua mano destra, il Pachino sulla sinistra, Lilibeo gli compri­me la gamba e l’Etna gli grava sulla testa. Sdraiato sui fondo, Tifeo, inferocito, scaglia sabbia e vomita fiamme dalla bocca. Spesso cerca di liberarsi dal peso che lo opprime, vuol scrollar­si di dosso le città e le montagne; allora il suolo trema, si squarcia e la luce giunge nel profondo, fino al regno dei morti. Ecco perché i terremoti seminano dolore e rovina nella bella Sicilia ... »

 

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Il labirinto dei display

4 Maggio 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Correvano forsennatamente attraverso i cunicoli del Labirinto, non si fermavano nemmeno ad ascoltare se i passi delle Guardie si avvicinavano. Era difficile orientarsi ma tentavano di proseguire in direzione opposta rispetto alla provenienza, per quanto le continue svolte i bivi, trivi e tetrivi lo permettessero: un corridoio che si allontanava dall'entrata poteva improvvisamente anche torcersi su stesso e riportarli indietro.

In quel caso «Oh oh, che scherzetto» squillava giulivamente uno dei display appesi alle pareti, mostrando un sorrisone elettronico. Era una situazione disperante: quanta era la loro urgenza di mettersi al sicuro, tanta era l'impenetrabilità del dedalo. Ma a quanto pare non era l'unico problema. Mentre correvano attraverso un incrocio, al loro passaggio un quadrato di suolo cominciò a scricchiolare, e stavano giungendo all'altro lato di quell'area quando essa crollò sgretolandosi improvvisamente sotto i loro piedi. Chiunque ne fosse stato al centro sarebbe caduto in un abisso di cui non si scorgeva fine, un baratro che si perdeva nelle tenebre. Loro due, favoriti dalla posizione, riuscirono istintivamente ad aggrapparsi al ciglio della pavimentazione, che offriva qualche provvidenziale appiglio.

«Non preoccuparti, ora mi isso e ti tiro fuori io!» esclamò Crispin, scalciando nell'aria, paonazzo per lo sforzo – quando si accorse che Deia era già uscita e si apprestava a trascinarlo in salvo.

«Ahem. Grazie» proferì l'eroe, mutando il rossore dello sforzo in quello dell'imbarazzo.

Rifiatando notarono l'assenza di passi echeggianti attorno.

«Per il momento li abbiamo seminati, parrebbe. Tentiamo di essere razionali. Ci serve qualcosa per segnare il nostro passaggio»

«Ottima idea – così sapranno esattamente come trovarci»

«Ok. Non è una buona idea. Che ne dici di... potremmo cospargere i cunicoli di bucce di banana e farli cadere»

«Dobbiamo solo trovare un fruttivendolo.»

Avendo già esaurito le idee brillanti proseguirono in silenzio per un po'.

Poi, passando davanti ad un display, Crispin chiese:

«Siamo già passati di qui?»

«Fammi pensare. Oh, temo proprio di sì» rispose il display.

Nonostante la cattiva notizia, Deia sorrise, quasi ridacchiò, stupita che l'aggeggio avesse effettivamente risposto.

Fu allora che le pareti cominciarono a tremare. I due si guardarono allarmati.

Un blocco di pietra esplose sotto la spinta del TrapanoTalpa, che irruppe fragorosamente nel labirinto. Era una versione ridimensionata del mezzo che aveva interrotto la riunione dei Ribelli – esso si sistemò al centro del passaggio, puntò i fuggitivi dagli occhi sgranati, e finalmente partì verso di loro. Deia e Crispin osservarono queste operazioni al rallentatore, come pietrificati, e, quando s'imposero nuovamente di correre, sembrava che la fuga affondasse nella colla, le gambe erano ormai stanche, ed era la mera energia nervosa a trascinarli avanti.

Il  Trapano Talpa stava scivolando dietro di loro come un pescecane nell'acqua, di per sé silente, se non fosse stato per l'autista, impegnato a produrre vocalmente il suono del motore, più precisamente di un antico motore arrugginito, come notò stuporosamente Crispin, al contempo meravigliandosi di avere il tempo di produrre simili osservazioni nella situazione in cui si trovava.

La Guardia dal lato passeggero esclamò:

«La vuoi smettere? Sempre con questa mania»

Al ché l'altro replicò:

«Ma senza non è la stessa cosa» e continuò a rombare con ancor più convinzione, mentre il compagno lasciò sfuggire uno sbuffo esasperato.

Davanti agli occhi dei due, i fuggitivi si erano improvvisamente fermati presso un incrocio, forse sfiniti, e sembravano confabulare concitatamente. Vedendoli ormai rassegnati, privi di scampo, le Guardie non si sentirono mosse a pietà, anzi caricarono ancor di più, con l'apparente intento di investirli. L'eccitazione era palpabile: difatti ora anche il riluttante si era unito ai vocalizzi motoristici del pilota, raddoppiando il surrogato di rombo. Era fatta. Si avventarono a tutta velocità.

I due ribelli balzarono lateralmente all'ultimo momento, uno a sinistra e uno a destra – lungo il cunicolo perpendicolare. Il Trapano Talpa s'era ormai scagliato, e le Guardie non ebbero il tempo di decidere da che parte girare - né del resto avrebbe fatto differenza: questo era l'incrocio che aveva quasi inghiottito Deia e Crispin all'inizio della loro fuga. Il veicolo perforante finì dritto nella voragine, inghiottito dal buio tenebroso – accompagnato dal suono sempre più lontano del motore vocale dell'autista e dall'esclamazione «La vuoi smettere, ALMENO ORA?» finché – dopo qualche attimo – si udì un lontano ma comunque clamoroso tonfo frastagliato di clangori e cigolii e altri suoni non ben meglio identificati.

Intanto, una parete del labirinto sembrava essere crollata, o si era in qualche modo spalancata, offrendo l'accesso ad un ambiente familiare.

 

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L'oroscopo letterario di Maggio

3 Maggio 2019 , Scritto da Loredana Galiano Con tag #loredana galiano, #astrologia

Disegno di Walter Fest

Disegno di Walter Fest

 

 

 

 

Mercurio e Venere in Ariete in compagnia di Giove nel Sagittario fanno ballare a tutti i segni di Fuoco in particolare balli latini e americani al ritmo hawaiano. Complice anche un transito di Marte nei Gemelli, che li sollecita con battute ironiche e divertenti, mentre Nettuno in Pesci illude che tutto sia splendido dopo aver bevuto un acqua tonica e rum. Un mese in cui è meglio non volare alto perché la congiunzione di Saturno e Plutone dal Capricorno frena gli entusiasmi e i sospiri amorosi, rivedendo il cuore e le parole d’amore.

ARIETE: 21/3 – 20/4: il successo parla lingue straniere.

Si può essere ottimisti, Giove ve lo conferma già da tempo, sarebbe davvero un peccato non sfruttare questo momento d’oro. Giove aiuta l’economia, favorisce le nuove conoscenze, è perfetto per la comunicazione e la facilità con cui il pensiero si esprime. Il gigante buono rende tutto più scorrevole e voi non avete certo voglia di atmosfere cupe e di riflessioni che girano a vuoto.

Un Romanzo: “Il silenzio della collina” di Alessandro Perissinotto. Una storia realmente accaduta, raccontata dai grandi dell’epoca e poi colpevolmente dimenticata: il primo sequestro di una minorenne nell’Italia Repubblicana.

TORO:   21/4 – 20/5: imprevisti in arrivo? Trasformateli in opportunità.

La terra viene smossa da Urano nel vostro cielo, ma qualcosa di prezioso potrebbe emergere, avvertite la sensazione di franare, di perdere l’equilibrio, di perdere il controllo. Non è una vostra fantasia ma è soltanto Urano che sta bussando alla vostra porta suggerendovi nuove occasioni.

Un romanzo storico: “Un mondo migliore” di Uwe Timm. Tra personaggi di finzione e figure reali, il racconto di una delle pagine più spaventose della storia europea, un documento sul nazismo e le sue origini, sugli abissi del razzismo e dell’eugenetica.

GEMELLI: 21/5 - 21/6: la vostra fortuna saranno gli altri.

Potremmo dire che la seconda parte del mese sarebbe la migliore, ma non è ancora il vostro momento per sollevarvi come un palloncino felice, non è ancora il momento di essere liberi di dilagare nel mondo come piace a voi, di fare mille cose, di liberare una cascata di mille pensieri, soprattutto liberi di raggiungere quei risultati che fino a ieri sembravano possibili. Attendete con pazienza e i frutti verranno da sé.

Un romanzo: “La figlia del mercante di fiori” di Kayte Nunn. Una favola romantica tra passato e presente. Un viaggio nel mondo dei fiori alla ricerca di una rarissima e misteriosa pianta che può curare ma anche uccidere.

CANCRO: 22/6- 22/7: l’unione fa la forza.

Siete nella morsa non di un vento gelido e freddo ma di Saturno e Plutone che non vi lasciano liberi almeno un po’. State esagerando con gli impegni professionali e familiari, con il partner e il vostro capo. Serve una pausa oziosa per riequilibrare i pensieri, serve sganciarvi ogni tanto dai rumori del mondo, non siete fatti per procedere come uno schiacciasassi. Ritroverete così tutta la forza dentro voi stessi. E non scordate che avete un vento eccezionale a favore, chiamasi Urano.

Un romanzo fantasy: “La fine di tutte le cose” di China Miéville. Uno dei libri più spaventosi, divertenti e spietati scritti dall’autore, autore di culto.

LEONE: 23/7 – 23/8: il profumo della creatività.

Il periodo si presenta incalzante e scattante. Non c’è tempo per pensare, per riprendere fiato. Non esagerate però. Le quadrature di pianeti dal Toro possono agire nel senso opposto, ossia un rallentamento, una pausa che non si riesce a interrompere. Avete voglia di qualcosa che non si sa bene cosa sia, ma alla fine emerge il vostro carattere, che quando c’è aria di battaglia alza la testa, tira su la fronte e mette in campo tutto l’orgoglio. Allora i mari si aprono, le terre si spostano al vostro passaggio, il felino tira fuori gli artigli e fa sentire la voce potente del suo ruggito.

Un romanzo: “La guerra i Margot” di Monica Hesse. Un romanzo che illumina un momento sconosciuto della II guerra mondiale e racconta di una straordinaria amicizia. Insegnandoci che la libertà ha lo stesso nome in ogni lingua del mondo.

VERGINE: 24/8 – 22/9: più liberi dalla zavorra dei ricordi.

Il cielo fa scorrere tutto fluidamente, le vostre abitudini non sono messe in discussione, semmai si può approfittare di questo buon vento a favore per vincere alcuni piccoli difetti di voi stessi, come ad esempio quella eccessiva prudenza nel mostrare emozioni e sentimenti, si può essere più leggeri e capire che la vita non è fatta solo di rigorosi doveri, ma anche di pause sacrosante di leggere follia e divertimento, di amori e tenerezze, di abbracci caldi e di sorrisi.

Un romanzo: “Il caso Kaufman” di Giovanni Grasso. Germania, anni ’30. La storia d’amore tra il sessantenne Lehman Kaufman e la figlia del suo amico, Irene. L’importanza di scegliere da che parte stare.

BILANCIA: 23/9 – 22/10: entusiasmo e voglia di libertà.

Giove è fortuna, guadagno, amore, è lì nell’aria, basta allungare la mano. Con Giove dalla vostra parte non siete più il segno della misura e dell’equilibrio, adesso diventate vento vittorioso nello stesso tempo sensuale, dolcissimo, sempre più vivo. Eppoi non avete più quel vento contrario e fastidioso, ora il vento è fantastico. Non siete più stanchi, perché Giove con il suo aspetto positivo rafforza aprendo il vostro animo verso il circostante, conquistando un’armonia naturale, in grado di cogliere l’occasione senza lasciarla lì a subire la stasi della troppa riflessione.

Un romanzo humour: “ Quest’anno non scendo” di Casa Surace. Arriva in libreria il primo romanzo della famiglia più grande del web. Leggetelo che il libro deve prendere aria!

SCORPIONE: 23/10 – 22/11: la serenità è dentro di voi.

Con quell’antipatico stellium dal segno opposto dovreste contenere in parole, pensieri e opere. Ossia non pensate male, ma state in guardia, non lasciatevi andare a qualche exploit di controllo contro qualcuno che poi potrebbe farvela pagare e non mettetevi in condizioni di rischio. Non preoccupatevi di qualche ostacolo, rallentamento, scarso risultato, perché non sarà per sempre. Si tratta solo di un periodo, poi viaggiate sicuri e protetti.

Un romanzo: “I giorni della neve” di Francesco Casolo – Michele Freppaz. La neve come non l’abbiamo mai vista. Un libro unico nel suo genere, che ha il sapore di una favola per adulti e per bambini.

SAGITTARIO: 23/11 – 21/12: sogni, progetti e viaggi senza limiti.

Il vostro è un cielo fantastico. Da quando tempo non vedevate un cielo così? Magari non succederà niente fuori dell’ordinario e le cose si appianeranno da sé ma è anche probabile una svolta che tocchi gli stati d’animo, il lavoro o l’amore. Accendete i riflettori e non fatevi sfuggire nulla. Voi amate essere filosofi, senza smarrire la luce dell’ottimismo, la vita non vi sembra cupa, grigia, spenta, raccolta su se stessa in un angolino del mondo.

Un romanzo: “Dizionario inesistente” di Stefano Massini. Dal più emozionante narratore di storie, 21 nuove parole di cui non potrete più fare a meno.

CAPRICORNO: 22/12 – 20/1:   protetti e fortunati, i problemi pratici non vi toccano.

Un bellissimo periodo che promette un avanzamento profondo e brillante sia in famiglia, sia in azienda e in amore. Questi passaggi celesti così importanti determinano un’azione solida, profonda con progressi che si vedono col tempo. Il segnale è davvero forte, complice un Urano favorevole che vi vede vincere il primato con la coppa in mano e la medaglia d’oro al collo. Siete i vincitori di questo anno corrente e avete tutte le carte in regola per proseguire sul vostro cammino. E chi vi ferma più?

Un romanzo: “L’uccellino bianco” di James Matthew Barrie. Torna in libreria il romanzo in cui ha visto la luce Peter Pan. Una meravigliosa storia di amicizia tra un uomo e un bambino nella Londra di inizio ‘900.

AQUARIO: 21/1 – 19/2: condivisione di progetti e idee.

Non avete voglia di movimento, di azione e di vitalità, a meno che le quadrature vi stimolino a muovervi di più del solito, a spostarvi anche in aereo. E avete energie illimitate da superare anche chi è più veloce di voi. Sentite l’esigenza di una certa distanza dalle cose, nel senso che nella passione non volete finirci anima e corpo. Per un po’ ce la farete a tenere la distanza, ma all’improvviso partirete mettendo in discussione le convenzioni. Il babbo buono, ossia Giove, vi promette risultati, novità, cambi di rotta, sorprese, anche quelle inaspettate, coraggio, condividete i vostri progetti e seguite i vostro followers.

Un romanzo: “La vita dispari” di Paolo Colagrande. E se metà fosse meglio di tutto? L’esilarante pirotecnica e desolata parabola umana di Buttarelli: un ragazzino che vede solo una metà del mondo, destinato a diventare un adulto che vivrà solo a metà.

PESCI: 20/2 – 20/3: nuove promesse.

Siete idealisti, correte dietro a una visione, non importa quanto sia reale o fino a che punto sia possibile davvero catturarla. L’importante è averla davanti a sé, perché se il sogno muore cosa resta del sognatore? Nettuno nel vostro cielo apre universi paralleli, si aprono altre dimensioni e voi ne siete attratti. Siete magia, le vostre antenne captano ciò che è più profondo, attirano tutto ciò che non si vede, avvertono nuove vibrazioni. Siete visionari, sapete prevedere il futuro meglio di chiunque altro, sapete concretizzare la vostra creatività, farla toccare con mano da chiunque ha sempre messo in dubbio le vostri doti artistiche. Ora siete ambizione, decisione fredda, lungimiranza e state raggiungendo il successo con costanza e pazienza. Bravi!!

Un romanzo storico: “Il sigillo di Caravaggio” di Luigi de Pascalis. Qual è l’enigma nascosto dietro il quadro del pittore maledetto? Il giovane Caravaggio si trova invischiato in un complicato intrigo a causa del suo talento.

Loredana Galiano

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