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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

La torre mobile

10 Aprile 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Un buco. Un bel buco. In cui sopprimersi. In cui comprimersi. In cui deprimersi.

Un buco che contenesse la sua voragine. Un buco nel battiscopa per scappare dalle stanze del mondo, in cui si sentiva rincorso dalla realtà, con una scopa in mano. Un portale, un varco, un tunnel sotto il campo di concentramento dell'ordine e della disciplina, dell'implacabile, del riflesso, del compromesso. Ricordava quando da piccolo, durante lunghi, noiosi e interminabili viaggi in macchina, sognava che si aprisse una botola sul tettuccio dell'auto, da cui potesse evadere in una torre, disposta su innumerevoli piani, invisibile e intangibile per il resto del mondo, che quindi permettesse comunque al mezzo di passare sotto a ponti, attraverso gallerie, di lasciare fili elettrici e telefonici intatti. Visualizzava come saliva le scale, incrociava un portaombrelli su una sorta di pianerottolo, sbucava in una stretta stanzetta dotata di comfort, moquette e passatempi, quando si stancava si arrampicava alla successiva – e il viaggio continuava senza di lui, svagato nella sua torre mobile, fin ad arrivare alla meta, senza accorgersene. Era una sua fantasticheria. Volume e forma interni che non corrispondevano a quelli esterni. Sarebbe stata una grande innovazione. Aveva questa immagine di un covo scavato dentro un cartellone pubblicitario, dotato di stanze e ampiezze impensabilmente, impossibilmente contenute in quel modesto spessore. Un labirinto in una scatola, un castello in un cassetto. Un altro progetto poteva essere svitare il collo, alzare le ancore, ritirare le scalette, e soffiare aria calda nella testa fino a sollevarla come un pallone aerostatico, lontana dal corpo, lontana dal mondo.

Babbo Naziale l'aveva arruolato per mettere in ordine il suo orrido e polveroso appartamento.

Vi si recò. Incontrò i soliti drappelli di gente dal viso appeso ai lampioni, sotto alla fuliggine del cielo. Uno, bocca spalancata e sguardo verso l'alto, sembrava perdere una bava lungo il mento.

La banda di luce li informava delle solite cose: che il leader della Seul del Nord era pazzo, una minaccia per l'universo, e doveva essere bombardato. La settimana dopo sarebbe toccato di nuovo a quello della NovoVodka. Quella successiva a quello della NeoPersia. E così via, passando in rassegna psicopatologica tutti gli avversari, a seconda del momento, o agglomerandoli in un'unica e alleata minaccia che prima o poi sarebbe occorso contrastare, giacché l'universalcrazia e l'incolumità dell'innocente cittadino eran senz'altro sotto minaccia a causa loro. Erano storie che venivano utilizzate e riciclate nel tempo, senza troppa fantasia e indubbiamente senza vergogna. Erano già state sfruttate in precedenza per invadere e attaccare l'Urik, il Talebanistan e innumerevoli altri nazioni, mondi, pianeti e galassie. Ma non importava, ogni volta la gente ci cadeva smemoratamente, perché stavolta era senz'altro vero, avevamo imparato dagli errori del passato e dai falsi pretesti, gli stessi Divulgatori Informativi si erano corretti, ora eravamo più consapevoli della differenza tra propaganda e realtà, ed eravamo realmente minacciati, e conseguentemente realmente caricati della responsabilità di confrontare il Male. Qualche anno dopo, come al solito, avrebbero cominciato a trapelare le infondatezze, le bugie, le distorsioni, le macchinazioni. Ma, ogni volta, il martellare informativo era così insistente, urgente e convinto, che gli accadimenti e le ombre che si addensavano sulla civiltà stavolta dovevano per forza essere reali, e dovevano per forza essere affrontate, combattute – neutralizzate con conquiste e invasioni. In luoghi usualmente, quanto coincidentalmente, ricchi di materie prime e preziosi.

Stava spolverando un alambicco incastrato in un grammofono collegato con un lettore DVD connesso con un vetusto tostapane, reperti di un mondo ormai dimenticato, dagli usi confusi – quando irruppe nella stanza Babbo Naziale, concitato e agitato agitato agitato agitato agitato agitato, in breve esa-gitato, che lo ghermì per il braccio esclamando:

«Ah bene, sei qui, dunque, sbrigati, dobbiamo andare!»

«Sei stato morso dal ragno della demenza? Voglio dire, di nuovo? Ho appena iniziato a pulire.»

«Pulire, chi se ne importa, gli acari sono i miei animali da compagnia – vieni via, non sei qui per questo.»

Si lasciò stancamente trascinare dal vecchio misteriosamente ringalluzzito. Forse aveva trovato qualche aliena di Phobos pronta ad offrirgli qualcosa di molto privato in cambio di un matrimonio di convenienza. Babbo Naziale lo strattonò in una specie di buio garage, gli infilò un casco rotto sulla testa, dalla cinghia penzolante, lo spinse in una cabina e gridò “ho ho!”: subitaneamente un portone si aprì come un sipario e l'abitacolo venne trascinato fuori, prendendolo di sprovvista e facendogli sbattere la testa, tanto da fargli dubitare di quel che vedeva: sei renne robot tiravano la slitta passeggeri a tutta velocità verso destinazione ignota, tra la nebbia fumigante e il cupo asfissiante, sinistramente illuminato di fiotti arancioni.

«Non ti sei calato un po' troppo nella parte?» chiese Pyotr jr, persino più istupidto del solito.

«Non voglio certo deludere il mio pubblico!» eruppe l'immondo vecchietto.

Grattacieli d'acciaio, che continuavano per chilometri sotto la superficie, si facevano slalomare spericolatamente, mentre il volto del disorientato Crispin sbiancava, e l'anziano panciuto ridacchiava seminando il traffico della sera irto di robot che tornavano a casa dal lavoro.

Parcheggiò in un parcheggio per disabili mentali, per cui aveva un tesserino, legò le renne di metallo a qualche lampione, prendendo a calci gli pseudo-zombie che lo attorniavano, e saltellando smaniosamente rutilò “muoviti, muoviti!” all'aiutante riluttante che lo seguiva meccanicamente, indeciso, come al solito, se essere morto o vivo. Lo seguì.

S'infilarono in un tunnel, oltre il quale si percepiva un gran boato, un costante clamore.

Alzò un tombino clandestino che dava nel dedalo sottocittadino, corsicchiarono lungo svariate passerelle e piattaforme, poi si fermarono, sotto un'altra botola.

«Shhhh!» gli intimò il vegliardo.

«Chi dice nulla» bofonchiò l'altro.

Ricevette uno schiaffo sulla faccia.

Il rumore aumentava.

Babbo scostò il tombino, e qualcuno cadde in testa a Crispin.

Naziale richiuse il tombino con un grugnito.

Crispin si strusciava la faccia e la testa lamentandosi, esclamando cose poco graziose.

Guardò davanti a sé, e vide una creatura spaventata e ansimante, nonché certamente più graziosa delle sue esclamazioni.

Era Miss Inoculo.

 

Continua...

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Nicky Persico, "La danza delle ombre"

9 Aprile 2019 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni

 

 

 

La danza delle ombre

Nicky Persico

Oakmond Publishing, 2018

 

Avevo letto da qualche parte che ogni personaggio che abita i nostri sogni da dormienti rappresenta una parte di noi, anche quando i protagonisti della produzione onirica siamo noi. E’ questa la chiave di lettura che do dell’ultimo libro di Nicky Persico, e che mi spiega l’avventura surreale di Asdrubale, l’uomo deluso, disilluso, triste e solitario, che decide di affrontare tutti gli eventi della vita come se fosse per l’ultima volta. Lasciata quindi l’inseparabile automobile in un parcheggio, acquista un bizzarro biglietto per “la destinazione più lontana che c’è”, e si ritrova nello scompartimento di un treno in compagnia di una comitiva accogliente e chiassosa ma soprattutto desiderosa di farlo partecipare al suo gioco solito: il racconto di una storia. Ogni aneddoto è metaforico e, a mio giudizio, tutti insieme costituiscono una sorta di seduta di psicoterapia per Asdrubale che, di volta in volta, si trova a riflettere su temi fondamentali quali il giudizio, la paura, il cambiamento, il potere salvifico dei libri e della fantasia.

I racconti sono brevissimi, lo stesso libro è in definitiva un racconto lungo, molto diverso da quanto avevo già letto in passato dello scrittore. La lingua di Nicky Persico è come sempre pulita, abbellita da qualche vocabolo desueto qua e là ed è come un tappeto volante che ci fa viaggiare insieme al protagonista e ci rende partecipi del suo percorso interiore. Impossibile non confrontarci noi stessi con le storie narrate e dare un significato alle metafore in esso contenute secondo le nostre esperienze e il nostro sentire. Riflessioni sul sentirsi integri o “a metà”, sui cambiamenti che spesso imprimiamo alla nostra vita solo per paura di eventi catastrofici che poi, magari, nemmeno si verificano. O che sono solo proiezioni, come un’allucinazione collettiva, delle nostre paure. Riflessioni su chi sono gli altri davvero, sul giudizio spesso errato che noi formuliamo su di loro e forse anche su di noi. Come Asdrubale, che ascolta silenzioso durante tutto il viaggio, dovremmo tenere il nostro ego in disparte, scendere dal treno e scoprire che la soluzione l’avevamo da sempre nella tasca, se solo l’avessimo ascoltata prima. Ma per potere sentire la voce dell’anima occorre un silenzio interiore che forse possiede solo chi pensa di avere perso tutto, per poi scoprire di avere ancora un infinito attimo davanti a sé tutto da vivere intensamente.

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Palingenesi di una mitopoiesi

8 Aprile 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Salì sul palco. Era il palco della vita. Da quando l'Inoculo era stato eletto Principio Fondante della Civiltà, non vi era esposizione più prestigiosa e brillante, occasione dalla visibilità maggiore, per qualsiasi aspirante modella, che l'incoronazione a Miss Inoculo e il conseguente Gran Galà degli Inoculi, qualche settimana dopo – su cui si focalizzavano ritualmente i riflettori, rimbalzandone le immagini ovunque, facendo vibrare la ragnatela di satelliti del cosmo. Era la serata che aveva aspettato per tutto questo tempo. Calici d'argento, brillanti, diamanti, vestiti eleganti, platea delle grandi occasioni, ricchi signori, rappresentanti delle istituzioni, le massime cariche della CSK, e centinaia di videocamere spianate. Tra una canzone e un balletto, un tuffo nei coriandoli, una parata e una battuta ingessata, fu evocata alla ribalta, circonfusa di clamore e musica lussureggiante. Ora era un simbolo. Simbolo del Principio Fondante della Civiltà, della Sacra Scienza, delle Benigne Verità dell'Impero del Bene Assoluto, della Salute e della Bellezza inestricabilmente legate a questi concetti.

Si presentò al microfono, radiosa, irraggiante luccichii nel suo vestito di Diamanti di Eidos – il suo viso riflesso e rifratto in miliardi di schermi, in infiniti occhi e menti. Fu accolta da un applauso fragoroso e prolungato, che lasciò spazio a un silenzio trepidante. Miss occupò quello spazio con il proprio sguardo, proiettandolo attorno, rivolgendolo lentamente a tutte le latitudini e longitudini, adagiandolo su tutti loro.

 

«Mi spiace dirvi quel che devo dirvi. Ma non lo sta dicendo nessun altro. Ci sono informazioni che non vengono divulgate. E che provano che tutta questa è una fantasia, una buffonata, una mascherata. Dieci anni fa le principali riviste medico-scientifiche del mondo si unirono in un editoriale condiviso in cui denunciavano l'ingerenza delle multinplanetarie del farmaco nella ricerca scientifica. Descrivevano come i ricercatori, anche quelli all'interno delle università, con la minaccia della rimozione dei finanziamenti, venivano legati con contratti che impedivano loro di riportare fedelmente e liberamente i risultati delle sperimentazioni e dei test clinici. L'ultima parola su quali dati dovevano essere diffusi, e su come dovevano essere diffusi, spettava ai finanziatori stessi.»

 

Ovali agghiacciati osservavano dalle balconate, in un'espressione congelata di terrore. I dirigenti della CSK non credevano stesse davvero accadendo. Erano ancora nei loro letti. E stavano avendo il peggior incubo.

 

«Avete mai sentito parlare di tutto questo? Solo un paio di anni fa la rinomata rivista Scientific Empire ha confermato queste pratiche, chiedendosi: possiamo davvero fidarci dei dati di queste ricerche? La scienza a cui ci appelliamo per combattere l'oscurantismo è davvero scienza, o è una nuova forma di fede, riposta nella falsificazione del metodo sperimentale a scopo di profitto?

Come possiamo quindi fidarci della reale efficacia e sicurezza di ciò che ci obbligano a inocularci? Come possiamo fidarci delle modalità e delle quantità che ci impongono? È un processo a cui ci sottopongono per una reale necessità sanitaria, o per una gretta ingordigia monetaria?»

 

Alcune delle massime cariche istituzional-industriali si stavano risvegliando dal torpore incredulo dello shock e cominciavano ad agitarsi, a contattarsi, a coordinarsi e a ordinare ordine. Altri stramazzavano a terra ansimando, o si tenevano il petto, o cominciavano a perdere sangue dal naso. Porchinstein, con ammirevole snodatezza, si stava mordendo un piede.

 

«La stessa CSK è stata diverse volte colta sul fatto: nell'atto di corrompere funzionari pubblici affinché agevolassero i propri farmaci. Nell'atto di immettere e mantenere sul mercato prodotti con gravi effetti collaterali, talvolta mortali, per anni, nonostante fosse provatamente fin dal principio consapevole di questi. Quindi, ripeto, come possiamo fidarci, e perché dovremmo farlo?»

 

Si tolse la corona che le cingeva la testa, e la posò per terra, facendovi scivolare sopra anche la fascia recante l'acronimo farmaceutico.

 

«Per quel che mi riguarda, questi orpelli, queste cariche, non significano più niente: niente di bello, niente di civile e niente in cui credere. Rappresentano solo menzogna, sfruttamento della credulità, bramosia insana e pericolosa»

 

Agenti si stavano accalcando ai lati del palcoscenico, pronti a fermarla, ma lei scese frontalmente, verso il pubblico attonito e ronzante. Il pubblico casalingo era costernato, metà critico, metà giubilante, affascinato dall'eccitazione della novità, dalla sensazione del dramma incipiente, del fatto che qualcosa di sensazionale era successo.

 

Lei si era tolta le scarpe col tacco e aveva cominciato a correre, mentre le Forze dell'Ordine con sempre minor timidezza sciamavano dietro di lei.

 

Dall'alto i droni inquadravano Miss entrare nel tunnel d'uscita del teatradio, un misto tra uno stadio e un teatro, e la ciurma di Poliziotti Inoculari infilarvicisi dopo di lei.

Poi si vide la mandria di tutori precipitarsi fuori di esso, dall'altra parte, all'esterno. Ma lei non era uscita. Determinati e confusi, erano all'inseguimento di un fantasma. Giacché lei sembrava sparita.

 

 

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La poesia e l'altro

7 Aprile 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #eventi, #poesia

 

 

 

 

LA POESIA E L'ALTRO

Nona edizione del Festival Internazionale di Poesia

12-13-14 Aprile 2019

Milano - Como - Brunate

 

Dal 12 al 14 aprile 2019, Sala Congressi di Palazzo Reale, Milano, Villa Gallia e Università dell’Insubria e licei– Como, Passeggiata creativa a Brunate (Co) Europa in versi, Festival Internazionale di Poesia organizzato dalla Casa della Poesia di Como, torna per il nono anno, con la presenza di poeti di rilevanza nazionale e internazionale. “La poesia e l’altro” è il tema di questa edizione: viene data attenzione alla capacità di comprendere lo stato d'animo altrui, di capire “l’altro da sé”, comprenderne i sentimenti, apprezzare la ricchezza che culture diverse dalla nostra possono portare, mantenendo sempre viva tuttavia la propria identità culturale.

Il Festival, ideato e promosso da Laura Garavaglia (presidentessa della Casa della Poesia di Como), si articola in tre giornate. La prima (venerdì 12 aprile) è ormai un incontro immancabile, dedicato agli studenti dell’Università dell’Insubria delle scuole secondarie (licei e istituti tecnici) che incontrano i poeti e presentano loro le opere realizzate per il Festival (video, disegni, musiche e riscritture). Nel pomeriggio, si allarga lo spettro d’azione e si “invade” Milano: presso la Sala Conferenze di Palazzo Reale, Piazza Duomo 14 si terrà uno spettacolo di poeti-performer ospiti del Festival che si alterneranno a letture di altri poeti sempre partecipanti al Festival.

I performer sono tutti campioni di Poetry Slam nei loro Paesi ed alcuni sono campioni del mondo. “Europa in versi” entra nel vivo sabato 13 aprile, quando – dopo l’incontro con gli studenti dell’Università dell’Insubria – nello scenario di Villa Gallia, affacciata sul primo bacino del Lago di Como, inizia l’International Poetry Slam: sei performer, noti in tutto il mondo per questo genere di poesia, coinvolgono un pubblico eterogeneo con letture ritmate. I poeti presenti, infatti, sono tutti giovani “slammer” - performer che uniscono al linguaggio della poesia quello del corpo durante la recitazione. Il “Poetry Slam” è dunque una gara amichevole: coinvolgente, vivace, a tratti sorprendente, con “colpi di versi” tra alcuni dei più importanti campioni nazionali nei loro paesi d’origine e campioni del mondo.

Tra il pubblico presente sarà nominata una giuria di cinque elementi estratti a sorte, che proclamerà il vincitore.

Per il secondo anno Laura Garavaglia conferma un format festivaliero innovativo: “Il Poetry Slam è un modo di condividere la poesia in un’atmosfera di amicizia, serenità e divertimento che recupera la dimensione orale della parola. Poesia di tutti e per tutti”.

Il pomeriggio avrà come master ceremony il poeta Dome Bulfaro, artista visivo, performer e fondatore della LIPS (Lega Italiana Poetry Slam). Sei gli slammer in gara: i poeti performer invitati sono tutti campioni nei loro Paesi di origine: Marc Kelly Smith (USA), il «padre», chiamato appunto “Slampapi”, l’inventore negli anni ‘80 del Poetry Slam, poeta, performer. Un’icona della poesia performativa. Dallo storico locale Green Mill di Chicago ha portato questa gara in versi in tutti gli Stati Uniti e in Europa, dove sta diffondendosi sempre di più. Smith che sarà ospite d’onore del Festival. Roberta Estrela D’Alva (Brasile) attrice e performer. Campionessa del Brasile 2011, terza alla Coppa del Mondo 2012. Pioniere del poetry slam in Brasile. Alexis Diaz Pimenta (Cuba) poeta, romanziere e saggista, massimo esponente al mondo della poesia estemporanea "repentista". È il top nella sua arte d'improvvisazione. Evelyn Rasmussen Osazuwa (Norvegia) Attrice di teatro, danzatrice e insegnante. Campionessa del Mondo di Poetry slam 2017. Sam Small James, (UK) poeta e performer. Campione del Mondo di Poetry Slam 2018 Duo Eell Shous (Italia), formato da Davide Passoni e Marco Tenpo: sono campioni italiani di poetry slam a squadre 2018. Sarà inoltre ospite anche quest’anno il poeta e performer Simone Savogin, tre volte campione italiano di Poetry Slam e semifinalista a Italia’s Got Talent.

Si terrà anche il consueto reading di poesia che vede protagonisti grandi nomi della poesia italiana e internazionale: Giuseppe Pontiggia, una delle voci più significative della poesia italiana contemporanea; Maria Caspani, scrittrice, poetessa, attualmente lavora a New York presso l’agenzia Reuters Digital; Marisol Bohórquez Godoy colombiana, artista e poeta; Ion Deaconescu (Romania) direttore dell’Accademia Mondiale di Poesia Miahi Eminescu e dell’omonino Festival di Letteratura che si svolge a Craiova, che ci ricorda come la poesia sia custode della memoria, Jeton Kelmendi, (Albania) poeta, giornalista, saggista e docente universitario, ha combattuto durante la guerra del Kosovo: nei suoi versi fa dell’amore l’arma più grande perché vinca la pace, Dmytro Chystiak (Ucraina) giovane poeta già autore di circa cinquanta libri tra saggi e poesia; scrive sia in madrelingua che in francese e nei suoi testi richiama la poesia simbolista; Nicolae Dabija (Moldavia), è poeta, giornalista culturale, scrittore e direttore della rivista Literatura și Arta, pubblicazione dell’Unione degli Scrittori della Repubblica Moldova. È stato considerato da Michail Gorbačëv un leale sostenitore della perestrojka e un uomo che si è battuto per la democratizzazione del suo Paese. Ataol Behramoglu (Turchia), uno dei maggiori esponenti della poesia contemporanea nel suo Paese, giornalista e docente Universitario.

A fine giornata verranno proclamati i vincitori del “Premio Internazionale di Poesia e narrativa Europa in versi”, legato al festival. Il premio si articola in varie sezioni, tra cui una interamente dedicata ai giovani. Per l’occasione saranno pubblicati dalla Casa Editrice I Quaderni del Bardo di Stefano Donno i libri di Ion Deaconescu e Maria Caspani, e l’antologia che raccoglie le voci dei poeti partecipanti al Festival e dei vincitori del Premio letterario omonimo.

Il Festival si conclude domenica 14 aprile con una “Passeggiata poetica a Brunate”, in collaborazione con l’Associazione Sentiero dei Sogni: Pietro Berra, curatore del progetto e poeta, conduce gli slammer alla scoperta del piccolo e affascinante paese montano. I poeti leggono alcuni testi, creando un ponte ideale con le storie di importanti autori del passato legati a questi luoghi: Alda Merini, di cui ricorre il decennale della morte; il pioneristico chansonnier Neno Cantoni - nato cento anni fa; il poeta nazionale bulgaro Pencho Slavejkov, che scelse Brunate quale luogo dove terminare la propria vita circondato dalla bellezza. La passeggiata attraversa “il Balcone sulle Alpi”, definizione di Brunate dalla Belle Époque, con un itinerario in quattro tappe, attraverso ville e giardini in Stile Liberty aperti al pubblico per l'occasione.

Per maggiori info www.passeggiatecreative.it

Tutti i poeti sono disponibili per delle interviste previo accordo con l’ufficio stampa.

 

 

Per ulteriori informazioni: www.europainversi.org

www.lacasadellapoesiadicomo.com

Mail: lacasadellapoesiadicomo@gmail.com

https://www.facebook.com/europainversi/

https://www.facebook.com/Casapoesiacomo/

Instagram: _lacasadellapoesiadicomo_

 

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La fontana del cavallo e il dio Ammone

6 Aprile 2019 , Scritto da Laura Nuti Con tag #laura nuti, #miti e leggende

 

 

 

 

Minerva, seduta in mezzo alle nuvole, osservava felice la vittoria del fratello Perseo: ormai il giovane eroe non aveva più bisogno di aiuto...

«Finalmente posso concedermi un po’ di riposo!» pensò la dea.

Si tolse l’armatura e l’elmo, depose a terra la lancia e lo scudo e indossò una semplice tunica; poi, avvolta in una nuvola cava, volò leggera sul monte Elicona, dove vivevano le nove Muse.

Le Muse erano divinità figlie di Giove e proteggevano le arti: Calliope, la poesia epica; Clio, la storia; Erato, la poesia amorosa; Euterpe, la musica; Melpomene, la tragedia; Polimnia, il canto sacro; Talia, la commedia; Tersicore, la danza e Urania, l’astronomia.

-  Benvenuta, cara amica nostra - disse Erato, rivolta a Minerva, che si accomodava la veste scomposta dal rapido volo, - A che cosa dobbiamo la tua gradita visita? -

- Sono venuta qui - rispose la dea dagli occhi azzurri - perché ho saputo che Pegaso, il cavallo alato, colpendo con uno zoccolo la roccia dell'Elicona, ne ha fatto scaturire una fonte –

-  È vero! Ed è una fonte magnifica, sacra alle ninfe! Vuoi vederla? – domandò gentilmente Calliope.

-  Ne sarei felice. Ho visto nascere quel cavallo ... È balzato fuori dal sangue di Medusa: quando mio fratello Perseo ha tagliato la testa del mostro, io gli stavo accanto e guidavo la sua mano! -

Allora Talia condusse la dea vicino alla nuova fonte di acqua azzurra e purissima, che sgorgava in mezzo a una foresta secolare. Minerva si chinò a bere, poi sedette all’ombra di un albero. Si sentiva rinascere: solo le sue nove sorelle sapevano darle quella pace, quella celeste armonia...

- Com’è bello qui, come siete fortunate ... - diceva la dea, guardandosi intorno.

- Anche noi abbiamo le nostre amarezze, cara sorella!  - rispose Clio - Ascolta, voglio raccontarti una storia accaduta poco tempo fa.

«Non lontano da questi sacri luoghi, abitavano nove fanciulle, figlie di re. Erano molto ricche e belle: vestivano abiti neri e bianchi, adorni di lunghi strascichi, che mettevano in risalto la loro snella figura. Però erano anche molto sciocche e orgogliose, per questo osarono sfidarci:

-  Gareggiate con noi, o Muse, se ne avete il coraggio! Abbiamo una voce bellissima, conosciamo tutte le arti e siamo nove, come voi. Le ninfe dei fiumi saranno i giudici della gara: se vinciamo, voi ci lascerete la sacra fonte creata da Pegaso, altrimenti noi vi daremo le più belle terre del nostro regno! -

Accettammo la sfida e la gara incominciò. Le ninfe giurarono di essere arbitri imparziali e si accomodarono su sedili di pietra. Allora una delle sfidanti si staccò dalle altre, acconciò la bella veste bianca e nera, dispose armoniosamente il lungo strascico e, accompagnandosi con la cetra, iniziò a cantare così:

Tifeo era il capo dei Giganti, tremende creature con lunghe code di serpente al posto dei piedi. Aveva grandi ali e cento teste; dalle sue cento bocche uscivano grida spaventose! Voleva prendere il posto di Giove, perciò decise di scalare l’Olimpo ...

Gli immortali, alla sua vista, fuggirono in preda al terrore; arrestarono la loro corsa solo quando giunsero in Egitto! Ma Tifeo li raggiunse anche in quei luoghi lontani ed essi, per nascondersi, si trasformarono in animali: Giove prese l'aspetto di un ariete, il capo del gregge (per questo Ammone, il grande dio di Tebe, ha la testa adorna di corna ricurve!); Apollo divenne un corvo, Diana un gatto, Giunone una bianca giovenca, Venere un pesce, Apollo un ibis dalle grandi ali ... Tifeo, furioso, dava loro la caccia ed essi, tremando, cercavano rifugio in grotte profonde!

 

 

 

 

 

 

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Animaletti

5 Aprile 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Non ci poteva credere. Crispin aprì del tutto i balconi e si sporse verso l'esterno, scrutando il marciapiede sottostante, tentando di scorgere qualcosa sotto i raggi arancione dei lampioni. Lentamente si ritrasse sconcertato. Era iniziato tutto poche ore prima, quando, per burla ed esperimento, aveva calato il filo di un qualche alimentatore nel bidone giallo, per osservare se avrebbero tentato la scalata e se sarebbero riusciti ad uscire. Tornò dall'altro lato della stanza esaminando le carte che stava sistemando, e dimenticando il resto per non più di 40 secondi – quando finalmente si volse, e vide che sul bordo del bidone giallo vi era Madre Snatura, la cicciobombola, che si guardava alle spalle con il suo sguardo malinconicamente ingordo, e vedendolo avvicinarsi per fermala, si decise finalmente a buttarsi e scappare lungo le pareti sotto qualche mobile. Era sorpreso dalla rapidità con cui aveva sfruttato l'occasione di fuga, lei, o almeno presumeva fosse una lei, ovvero la madre, che si era sempre dimostrata la meno audace, la meno coraggiosa e la meno attiva: eccetto quando si trattava di rubare il pranzo agli sfortunati figlioletti. Guardò nel contenitore e non vide movimenti. Dovevano essere tutti sotto il cartoncino che usavano come riparo. Lo alzò. Nessuno. Niente.

La Panciona doveva esser stata l'ultima: erano spariti tutti e quattro. Tutti e cinque, contando quello che era riuscito a scappargli quella mattina, arrampicandosi sul suo braccio, come avevano imparato a fare, dribblando la sua mano che si raccoglieva a fermarlo, sbucando tra indice e pollice, saltando sul bordo del bidone e poi gettandosi senza pressoché indugio, per saettare più veloce dell'occhio umano che aveva cercato di seguirlo, da qualche parte, forse fuori dalla stanza. Era straordinario.

Per fortuna non era il custode di qualche zoo. Quindi li sopportò per due ore mentre spuntavano ovunque, facevano capolino da dentro i cassetti, si arrampicavano fin sopra la porta seguendo l'anacronistico filo del suo antico modem d'antiquariato o d'anticagliato, spiavano da sotto le doghe del letto, quando non apparivano direttamente SUL letto e venivano a tormentargli le ascelle e fargli solletico alle costole per poi sparire precipitosamente non appena li squadrava scocciato, per poi tornare e leggere con lui qualche pagina del quadernone che reggeva. Di quello che era sparito durante la mattina, non aveva più trovato tracce. Ora stavano mordendosi vicendevolmente la coda scalando libri sugli scaffali e annusando qualsiasi cosa.

Decise infine che era ora di riprendere controllo della stanza, portò la trappoletta disfunzionale, da cui erano in grado di entrare ed uscire a piacimento, vi sistemò dentro una fetta biscottata sormontata da un'olezzante fettina di formaggio, e guardò la prima preda avvicinarsi, studiando, sniffando, circumnavigando prima di fidarsi ad entrare, iniziare a banchettare e farsi sorprendere dall'improvvisa calata dall'alto di una ciotola di plastica con cui lui ostruiva l'uscita – poi, tenendo premuta quest'ultima – si portava presso il bidone giallo, e lasciava saltassero giù. Riuscì tre volte consecutive senza problemi, aveva preso tutti i piccoli, ed era rimasta solo la Bombolona, ultima.

Data la mole, con lei fu ancora più semplice. Si spaventò molto. Lui tenne sospesa la trappoletta all'altezza dei propri occhi, tentando di rassicurarla e chiedendole se non vedeva, era lui, possibile avesse ancora paura? Decise per un cambiamento. Aveva esumato da una cantina, e lavato, la gabbietta di un criceto, con tanto di ruota, e voleva trasferire Madre Snatura lì, in maniera tale che la piantasse di rapinare pezzetti di pane dalla bocca dei supposti figli, e che facesse anche un po' di moto per bruciare i numerosi grassi in eccesso. Aprì la porticina, infilò dentro la trappoletta, e la Bombolona saltò fuori, dentro la gabbietta. Ma non si fermò lì. Con suo grande stupore proseguì la sua corsa OLTRE la sua nuova casa, riuscendo a infilarsi attraverso le sbarre, e lanciandosi oltre la fessura dei balconi. Aprì del tutto i balconi. Non era sull'estremità esterna del davanzale. Non era più da nessuna parte. Si era suicidata. Scese in strada sul marciapiede, ma non trovò nulla, seguito da un gatto annusante. Era amareggiato, e allo stesso tempo a una porzione di lui non spiaceva essersene liberato. Tornò a letto pensieroso, quando alla luce dell'abat-jour vide lo sciocchino che era fuggito la mattina. Lo catturò facilmente e lo inserì nel bidone giallo, insieme agli altri tre.

Stava pensando a quale sarebbe stata la morale se questa fosse stata una storiella. Forse di non spaventare un animaletto ansioso proprio mentre è sul davanzale di una finestra.

 

Continua...

 

 

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Paola Barbato, "Non ti faccio niente"

4 Aprile 2019 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni

 

 

 

Non ti faccio niente

Paola Barbato

 

Piemme, 2017

 

 

Conosco Paola Barbato da 20 anni, credo, da quando a pagina 4 di Dylan Dog gli autori annunciarono che avrebbero fatto un’eccezione all’utilizzo di sceneggiature inviate per il fumetto, (avvertivano chiaramente che i contenuti di quel genere sarebbero stati cestinati senza nemmeno aprirli per evitare spiacevoli ritorsioni legali da eventuali citazioni più o meno inconsce) proprio perché la giovane studentessa aveva inviato dei soggetti che era impossibile ignorare per la loro bellezza. In seguito l’ho sempre seguita da lontano, apprendendo che si era poi buttata nel genere del romanzo thriller, ma solo il mese scorso, complice Audible, ho deciso di ascoltare un suo romanzo, quello che peraltro aveva avuto tantissimi commenti positivi.

L’incipit del resto è intrigante a dir poco: in una ventina di anni una serie di bambini viene rapita in tutta Italia per 2-3 giorni da un uomo che li tratta bene, li lava, li veste, li fa giocare e poi li riporta a casa più felici che mai.  Il motivo va ricercato nelle famiglie dei sequestrati: sono tutti piccoli trascurati dai genitori in maniera più o meno grave e il rapitore sa che la loro assenza cambierà l’atteggiamento dei genitori verso di loro. Diciamo che già questo rovesciamento di prospettiva al primo capitolo è intrigante ma, al secondo, siamo ribaltati nuovamente, perché i figli di due dei ragazzini rapiti, ormai grandi e genitori a loro volta, vengono vigliaccamente uccisi. Che sia il primitivo rapitore a operare in questo modo, magari per punirli di qualcosa? No, perché lui ci viene introdotto al terzo capitolo, è un omone strano ma buono, non avrebbe mai fatto una cosa simile, anzi, quando si rende conto della sinistra coincidenza è il primo ad essere allarmato, perché intuisce che lo vogliono tirare in ballo affinché riveli la sua identità, o comunque si ponga in una situazione di pericolo.

E i bambini, direte voi, i bambini cresciuti, possibile che nessuno abbia fatto 2 + 2 e abbia intuito la doppia rete intessuta su quegli ormai storici rapimenti? Certo che si. Uno, particolarmente sveglio e senza figli, contatta altri suoi “fratelli”, come li chiama lui, sempre senza figli, che possano indagare. Perché, anche se non si sono riprodotti, forse non è il caso di stare troppo sereni, no? E la polizia, ora vi chiederete, la polizia che fa? Hanno tirato i fili, scorto le coincidenze, ricostruito gli avvenimenti, fatto supposizioni? Ma sì, ma sì, tranquilli, che hanno fatto tutto e ci stanno lavorando su. Anzi, le due poliziotte che sono costrette a lavorare insieme nonostante la scarsa reciproca simpatia, vengono descritte in maniera davvero spumeggiante con le loro storie, i loro tic, il rapporto conflittuale che viene messo da parte per lasciare spazio e respiro all'indagine.

Tutto questo ammasso di personaggi (bambini cresciuti, poliziotti nuovi sul caso, poliziotti vecchi che andarono, vecchio rapitore con compagna, nuovi bambini cresciuti con prole che viene puntualmente rapita e uccisa o narcotizzata) proseguono nel racconto come un’imponente falange macedone, cercando di non inciampare troppo nei colpi di scena e non rimanere avvolti nelle trame di un thriller che si fa sempre più complicato ma, ahimè, in questo la Barbato non riesce. Troppa, troppa carne al fuoco, non potendo uccidere tutti i personaggi che non ha più interesse a portare avanti, inizia a dimenticarli per strada, il dramma è che molla proprio le due poliziotte, a cui subentra un loro collega in pensione che aveva seguito il caso; nell'avvitamento totale a un certo punto dal cilindro deve sbucare un colpevole e, ovviamente, lo tira fuori ma proprio per il pelo, manco per le orecchie, la presa è poco salda e, infatti, rischia di sfuggirle via per tutto il tempo.

Alla fine ci troviamo di fronte una buona idea di base, sceneggiata in maniera troppo pesante e arzigogolata, e che perde di vista la credibilità nella svolta finale, troppo cervellotica e improbabile. Peccato, perché la scrittrice sa tenere benissimo la tensione. 

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Porchinstein

3 Aprile 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Sbarcò all'astroporto dove fu accolta da un entourage della CSK che la portò in un albergo a cinque nane gialle. Fu informata che Porchinstein era nella sua stanza e voleva vederla.

Vi fu condotta. Ora era faccia a faccia con il suo grugno.

«Eccoti cara» sbavò lui, divorandola con le fauci degli occhi, melliflui come piranha in uno stagno di miele.

«Hai avuto quello che volevi» disse avvicinandosi ulteriormente. «Forse è arrivato il momento di essere simpatica con me» aggiunse, tentando un sorriso soave, cosa che lo fece diventare ancor più un raccapricciante colabrodo di bave e acquolina.

Lei rimase impassibile. Lo guardò per qualche momento.

Poi proferì «Potremmo affrontare l'argomento dopo il mio discorso di debutto. Ora sono stanca e necessito di concentrazione. Per il bene della CSK. E della Inoculazione Universale.»

Lui deglutì. Rischiando di soffocare. O annegare. Tentò di controllarsi.

Diventò paonazzo. Esplose.

«Maledetto pesce! Ne ho abbastanza della tua ritrosia. Non è più tempo di contrattare.»

E accompagnò queste parole con un brusco movimento del braccio destro, che condusse la sua mano verso il collo, dove era presente un bottone, e quel bottone fu premuto e il premerlo produsse un'improvvisa apertura del suo vestito. Si ruppe a metà, e le due porzioni cominciarono a cadere lateralmente sul pavimento, rivelando una progressiva nudità.

Quell'essere era una discarica di pustole, verruche, foruncoli, ruvidi superfici epidermiche da cui spiccavano brancolanti tentacoli, tenaglie, ventose e chele. Il tutto innaffiato di abbondante muco e viscidume. Forse significava che era bramoso, se non smanioso.

«Sei meraviglioso, Orrido» gli sorrise lei con, non avrei dubbi, sincera ammirazione.

«Mi è davvero difficile resisterti, ma, come detto, sono molto stanca. È davvero il caso che vada» e s'indirizzò risolutamente verso la porta automatica bilaterale startrekiana.

«Credimi. Tu non stai andando da nessuna parte» ringhiò lui arrancando verso di lei. Ma inciampò goffamente sul vestito afflosciato ai suoi piedi, o zampe, la qual cosa concesse a Miss Inoculo tutto il tempo per raggiungere l'uscita con assoluta calma: poi, una volta nel corridoio, si girò a guardarlo. Si era rialzato, si era avvicinato con due occhi spaventosi e stava per uscir fuori anche lui – e del resto in parte lo era già.

«Beh, buonanotte caro. Mi raccomando, pensami» gli disse lei con semplicità, e premette un pulsante sulla parete.

La porta elettronica si richiuse con decisione sul tentacolo del signor Orrido Porchinstein.

 

Continua...

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Ada Tufano, "Nascosto al cuore"

2 Aprile 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #recensioni

 

 

 

 

Nascosto al cuore

Ada Tufano

 

Giovane Holden Edizioni, 2017

 

 

- Ciao, Mario.
 

- Ciao, Walter.
 

- Mario, conosci Ada Tufano?
 

- No, chi è?
 

- Una scrittrice.
 

- Ah! E che ha fatto di speciale?
 

- Ha scritto un romanzo: Nascosto al cuore.
 

- E vabbè, mo scrivono tutti.
 

- Mario, non fare il critico, scrive chi ha qualcosa da dire, tu ha qualcosa da dire?
 

- Certo.
 

- E allora perché non scrivi?
 

- Perché non so scrivere, ma potrei sempre iniziare.
 

- Perderesti tempo, perché non sei nato per scrivere come Ada Tufano.
 

- Walter, non ti contraddico perché, nonostante siamo un popolo di artisti, di letterati, di inventori e di navigatori, ognuno, effettivamente, deve fare quello che tiene nel cuore... Forza, non cianciamo, parlami del libro di questa scrittrice.
 

- E' un bel romanzo d'amore, un po' pink, un po' noir, un po' giallo. Pensa, in qualche modo fa anche ridere e poi...
 

- E poi?
 

- E poi il lettore potrà anche trovarsi avvolto in una velatura misteriosa sessuale, del tipo "si vede ma non si vede".
 

- In che senso?
 

- Hai presente al mare? Se vedi una donna senza il pezzo di sopra non ti fa effetto, se la vedi con la maglietta bagnata la tua immaginazione comincerà a galoppare.
 

- A galoppare sulle onde del mare..
 

- Bravo, bella rima, non lo sapevo che eri un poeta.
 

- E' colpa delle cattive amicizie.
 

- Capisco... Forza, torniamo a Nascosto al cuore... Ora ti spiego... Questa è la storia di una donna nel vortice di una crisi esistenziale, in bilico su un filo, come una funambola, fra l'amore per Daniel, l'amicizia per Gena, una donna dal carattere spigoloso, e il dolore per la perdita della madre. Kate, la protagonista, durante un viaggio di lavoro, per una coincidenza, salva la vita a una donna, che si rivelerà amletica, e qui scatta l'atmosfera di mistero, succedono cose da film che inchioderanno il lettore alla poltrona.
 

- Come in un giallo.
 

- Sì, ma con sfumature noir.
 

- E quelle rosa?
 

- Sono alla fine.
 

- Come finisce?
 

- Non lo so, la scrittrice non me l'ha detto...
 

- Questa Ada Tufano mi piace, offriamole un caffè e facciamola parlare.
 

- Credo sarà difficile, possiamo sempre passare in libreria.
 

- E il caffè?
 

- Ce lo prendiamo adesso?
 

- Al solito bar?
 

- Sì ma la musica al juke box la scelgo io.
 

- Per fortuna questa recensione non è la solita musica.
 

Amici lettori della signoradeifiltri, il blog che ama le cose belle vi ha presentato Ada Tufano e il suo romanzo Nascosto al cuore e, mi raccomando, non cambiate canale, casomai girate pagina.

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L'oroscopo letterario di Aprile

1 Aprile 2019 , Scritto da Loredana Galiano Con tag #loredana galiano, #astrologia, #walter fest, #pittura

 

Aria di cambiamento e di novità aleggia nel cielo, si respira maggiore entusiasmo e passione, generosità e amore, ottimismo e benessere. Qualsiasi cosa state facendo, leggete il vostro oroscopo, si spalancano nuovi orizzonti per tutti i dodici segni zodiacali, e condividetelo con i vostri amici. Tra le righe del cuore trovate i grandi classici d’amore. Ad ogni segno vi sono pagine d’amore che non tramontano mai.

 

ARIETE: 21/3 – 20/4:  energia irresistibile

Buon compleanno a voi e alla splendida creatività che vi accompagna per tutto il tempo con Sole, Venere e Mercurio nel vostro cielo, siete inarrestabili, un vero e proprio vulcano di idee e di iniziative, un terremoto che farà tremare tutti quelli che vi sono vicini.

Johann W. Goethe “I dolori del giovane Werther”. Romanzo d’amore o piuttosto del desiderio d’amore, racconta la passione infelice e tragica del protagonista per l’affascinante Lotte, già promessa in sposa a un altro uomo.

 

TORO:  21/3 – 20/5:  ambizione e concretezza

Felice colui che ha trovato il suo lavoro”, scriveva Thomas Carlyle, la primavera vi porta questa consapevolezza per sentirvi ancora più motivati a un impegno serio e costante per raggiungere traguardi sempre nuovi e stimolanti.

Gabriele D’Annunzio “Il piacere”. Il primo romanzo di Gabriele D’annunzio e ancora oggi il più letto. Sullo sfondo di una Roma aristocratica, la vita tormentata, sul filo dell’eccezionalità e della corruzione, del giovane esteta Andrea Sperelli.

 

GEMELLI:  21/5 – 21/6:    troppo movimento

Il periodo si presenta frenetico sotto il profilo di incontri, occasioni mondane, riunioni, nuove conoscenze e nuovi interessi. Simpatia e brio vi accompagnano per tutto il periodo mentre Marte nel segno vi rende impazienti e iperadrenalinici. Forse è il caso di rallentare la corsa, come suggerisce Giove contrario.

David H. Lawrence “L’amante di Lady Chatterley”. Per il verismo con il quale racconta l’amore sessuale, per la critica aperta alle convenzioni, l’opera uscì “purgata" nel 1928. Sarà pubblicata in edizione integrale sono nel 1960.

 

CANCRO:  22/6 – 22/7:  tutti all’attacco

Vi sentite  sotto assedio e non avete tutti i torti dal momento che la maggior parte dei pianeti vi guarda storto. La buona notizia è che Nettuno vi regala leggerezza e immaginazione, sogni e fantasia, le uniche ancore di salvezza per questo periodo.

Francis Scott Fitzgerald “Il grande Gatsby” . L’età del jazz: luci, feste, belle auto. Ma dietro la tenerezza della notte si cela la sua oscurità, il senso di solitudine che può strangolare anche la vita più promettente.

 

LEONE:  23/7 – 23/8:   cento idee, mille progetti, diecimila gratificazioni

È primavera e vi sentite pieni di energie, grazie anche alle temperature più miti, siete pieni di slancio, pieni di idee, di iniziative. I vostri progetti non si contano più e sapete essere anche tenaci quanto basta per realizzarne buona parte.

Jane Austen “Orgoglio e Pregiudizio”. Le vicende delle cinque figlie di Mrs Bennet, tutte in cerca di un matrimonio adeguato, offrono l’occasione per tracciare un quadro frizzante della vita nella campagna inglese di fine settecento.

 

VERGINE:  24/8 – 22/9:   Urano è la vostra bussola

Il periodo vi sorride con uno smile gigantesco e vi permette di segnare non pochi punti a vostro favore. Avete fiuto, determinazione, intuito in quantità industriale. Nessun risultato vi destabilizza, un po’ di confusione certo, ma nulla vi sfugge.

Gustave Flaubert “Madame Bovary”. Assoluto capolavoro del romanzo moderno: Emma insegue l’amore tra le braccia dei suoi amanti e si indebita per riempire il vuoto della sua anima, vivendo al di sopra delle possibilità del marito.

 

BILANCIA: 23/9 -22/10:   profumo di sfide nell’aria

La primavera sembra mettervi alla prova, vi costringe ad agire, ad essere più prudenti, a mettere in pratica la vostra arte del compromesso, contando solo sul vostro equilibro interiore.

William Shakespeare “Romeo e Giulietta”. La più celebre e la più amata tra le opere dell’autore mette in scena la lotta tra le ragioni dell’odio e quelle dell’amore in un drammatico conflitto tra le generazioni.

 

SCORPIONE:   23/10 – 22/11:   il momento di fare progetti

Il quotidiano si colora di tinte vivaci, mentre siete alle prese con nuovi progetti e nuove ambizioni. Intelligenza e arguzia non vi mancano, ma al momento vi sentite spinti da una forza impetuosa che vi porta a rivedere il vostro spirito di squadra con i vostri colleghi.

Emily Bronte “Cime tempestose”. Una fosca vicenda di odi, di sadismo e di represse passioni, narrati con uno stile teso e corrusco spirante, fra i tragici fatti, una selvaggia purezza.

 

SAGITTARIO:  23/11 – 21/12:   primavera di fuoco

Partite all’arrembaggio di ogni azione e situazione senza guardare chi si mette sulla vostra strada per ostacolarvi. Siete sostenuti dalla determinazione, dall’ottimismo e dalla fortuna, prendete pura la rincorsa e ma volate basso, facendo attenzione.

Charlotte Bronte “Jane Eyre” . Un romanzo di acuta sensibilità psicologica, pervaso, forse per la prima volta nella storia della letteratura femminile, da un sottile sensualità.

 

CAPRICORNO:    22/12 – 20/1:  anche l’amore vuole la sua parte

Qualche tensione potrebbe turbarvi, forse quelle interiori o quelle familiari, che non vi danno tregua. Avete bisogno di rallentare un po’, di prendervi una pausa anche dalle vostre ambizioni.

Gabriel Garcia Marquez “L’amore ai tempi del colera”. Una storia d’amore e di speranza, un racconto di passione e di ottimismo; un’epopea romantica, uno sfrenato e travolgente inno alla vita e alla fantasia.

 

AQUARIO:  21/1 – 19/2:  teneri e dolci intese

La primavera è tutta dalla vostra e vi assicura cieli sereni, pianeti propizi e una comunicazione eccellente. Socievolezza e curiosità sono al primo piano, il vostro portafoglio è assicurato, mentre cercate stabilità e certezze.

Alessandro Manzoni  ”I promessi sposi”. Il primo romanzo moderno della letteratura italiana, che racconta il sentimento casto, puro e sincero di due giovani, Renzo e Lucia, il cui amore trionferà non prima di aver superato mille peripezie.

 

PESCI:  20/2 – 20/3:    voglia di certezze emotive

Con Nettuno nel vostro cielo la fantasia si scatena, l’immaginazione domina le vostre giornate, le emozioni avi accompagnano ogni ora, certo sentite il bisogno di punti fermi, ma nemmeno questi vi mancano!

Shakespeare: “Romeo e Giulietta”. Amore perfetto ma avversato dalla società. Non si tratta di un romanzo, eppure è innegabile che la contrastata relazione dei due giovani amanti di Verona abbia influenzato secoli di letteratura romantica.

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