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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

Radio Blog: GeaBook

19 Novembre 2018 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #inteviste, #blog

 

 

Ancora una bella chiacchierata con una blogger molto interessante, Gea Petrini che gestisce il blog GeaBook.
Giornalista per professione ma con una grande passione per il libri, ci parlerà di come è nato il suo blog e di come attraverso di esso cerca di trasmettere il suo amore per la lettura. Ci parlerà dei libri che le piace leggere, ma anche di quelli che non le sono piaciuti!

 

I libri di cui Gea ci parlerà sono:

- Un feroce dicembre di Edna O'Brien - Einaudi editore
- Il giro dell'oca di Erri De Luca - Giangiacomo Feltrinelli Editore
- Sei ancora qui di Daniel Waters - Sperling & Kupfer

Buon ascolto!

 

A cura di Chiara Pugliese

Musica: www.bensound.com
Per contattarci:radioblog2017@gmail.com

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Cessata attività

19 Novembre 2018 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #le suggestioni di franca, #il mondo intorno a noi, #come eravamo

 

 

 

 

Ieri pomeriggio sono andata al mio paese, ci torno sempre quando ho voglia di ritrovarmi. C’è una merceria all’angolo della piazza, un piccolo negozio dove mia nonna comprava il lino per cucire il corredo ai figli, dove mia madre si fece confezionare l’abito di matrimonio e dove, mi raccontava spesso, passando là davanti vide per la prima volta un paio di calze di nylon. C’è un negozio all’angolo della piazza del paese dove anch’io, nei miei anni di peregrina in giro per l'Itala, andavo quando tornavo a casa. Acquistare qualcosa lì,  era come portare con me un po’ della mia terra, un pezzo di tradizione, un centrotavola fatto all'uncinetto, una tovaglia ricamata a mano, un golf di pura lana confezionato ai ferri, un articolo artigianale, spesso unico, da regalare a un'amica o da conservare in ricordo. Adesso lo gestisce Valentina, la nipote dell’anziana proprietaria che conoscevo, è una ragazza che ha l’età di mia figlia, ha dedicato tutte le sue energie a rinnovare il negozio di famiglia e ne ha fatto un ambiente confortevole, caratteristico, dove si respira un'atmosfera di calda intimità, una “bomboniera”. E’ accogliente, fresco, pieno di articoli nuovi, di classe, tessuti di qualità accostati al caldo legno degli scaffali e dell’antico bancone: è di buon gusto.  C’è un piccolo negozio all’angolo della piazza del paese, o forse dovrei dire c’era, perché quella ragazza mi ha informata che, strozzata dalla crisi, dalle tasse, dalla concorrenza dei grandi centri commerciali, degli outlet sorti come funghi a pochi km di distanza, a fine anno cesserà l’attività, che era stata di sua madre e prima ancora di sua nonna e indietro per generazioni fino a che si ricordi. “Questo è uno di quei giorni che vorresti non arrivassero mai, ma che arrivano e ti portano via con la furia di un uragano”, mi ha detto salutandomi con le lacrime agli occhi. C’era un piccolo negozio all’angolo della piazza, memoria storica di un’epoca che non c’è più, ha resistito con testardaggine e attaccamento alle tradizioni fino a che ha potuto. Oggi si è dovuta arrendere e sarà un’altra saracinesca chiusa, un altro pezzo di storia del mio paese che se ne va sotto lo sguardo indifferente degli amministratori, per far largo ai negozi cinesi con la loro puzza di plastica, di colori chimici, le loro chincaglierie a buon mercato e alle bancarelle di ambulanti pakistani e marocchini coi loro articoli dai colori sgargianti, che accontentano una clientela sempre più grezza, sempre più povera.

L'emorragia di attività di vicinato non si ferma, tornando a casa riflettevo. Edicole, librerie indipendenti, salumerie, piccoli alimentari, macellerie, calzolai, erboristerie, pescherie, pelletterie.  La crisi dei piccoli negozi è un cancro che congiunge il Paese da nord a sud, senza far sconti a nessuno. La Confesercenti ha dichiarato che nel 2017 hanno chiuso senza essere sostituite circa diecimila imprese del commercio al dettaglio in sede fissa, al ritmo di un negozio sparito ogni ora.

E a sparire sono  soprattutto i negozi tradizionali, unici, come quello di Valentina.

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Arte al bar: JACOVITTI "Cocco Bill"

18 Novembre 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #arte al bar, #vignette e illustrazioni

"Cocco Bill" di Jacovitti e l'omaggio di Walter Fest"Cocco Bill" di Jacovitti e l'omaggio di Walter Fest

"Cocco Bill" di Jacovitti e l'omaggio di Walter Fest

 

 

 

 

 

 

"Ho inventato anche delle espressioni similonomatopeiche diverse da quelle delle strisce americane: gulp, sob, sdeng. Per uno schiaffone io metto: Schiaffffon. Oppure: Cazzotttton." 
Benito Jacovitti

 

Bentornati amici lettori, il colore di stagione è il grigio, piove a dirotto, ma per fortuna la natura ci offre una vasta gamma di tonalità rallegranti, amici lettori della signoradeifiltri, mica penserete che vi lasciamo al buio, eh! Oggi voglio farvi divertire e parleremo di un artista che non aveva le phisique du role, è stato per tutta la sua carriera un giocherellone, però artista vero, un istrione della fantasia ma genio della matita. Non appariva come un autentico artista perché, secondo il luogo comune e la credenza popolare, appartenente a quella categoria sottovalutata, quella dei fumettisti - poiché maggiormente apprezzata dai più giovani e lontana dai riflettori delle luci della ribalta artistica - per poi in realtà scoprire che la loro bravura poteva anche essere superiore a quella degli artisti di grido e di fama. Magari le avessero avute alcuni di loro le mani di certi disegnatori di fumetto, ma non solo la mano, come non parlare di quella dote che faceva dei disegnatori di fumetti degli eclettici autori di storie e personaggi che sono rimasti nella memoria degli appassionati di tutto il mondo? 

Un disegnatore di fumetti è tecnicamente un vero artista che, con le proprie opere, ha il "difetto" di farci sognare e divertire, già perché, a quanto pare, bisogna sognare solo quando si è ragazzini, dopo nisba, si entra nel mondo dei grandi, diventa difficile godere della fantasia, e la sua arte diventa simpaticamente nostalgica. 

Lo so, la sto facendo lunga, Giovanna mi guarda, fra un attimo si farà sentire, Gianni ormai è abituato all'arte, per farlo entrare in atmosfera gli ho prestato un Alan Ford, voi non potete vederlo ma dietro la cassa sta ridendo come un matto, ok, signore e signori, oggi parleremo di Jacovitti
 

"Mi costruivo da solo i giocattoli. Con le forbici, l'ago e il filo costruivo dei pupazzi di stoffa. Facevo i trenini, le casette, le automobiline." — Benito Jacovitti

 

Benito Franco Giuseppe Jacovitti, per tutti semplicemente Jacovitti (Termoli, 9 marzo 1923 – Roma, 3 dicembre 1997), uno dei più importanti fumettisti italiani. Attratto sin da bambino dal mondo dei fumetti giocoforza, perché negli anni '30 un ragazzino mica aveva tutto il ben di Dio che hanno le attuali e recenti generazioni, a quei tempi bisognava lavorare di fantasia e il nostro artista era ben dotato sia di ironia sia di un bel tratto di disegno rapido e caratteristico del fumetto.

Da giovane, magro, esile come un grissino, anzi, come una lisca di pesce che sarà la sua firma, ma da artista dell'illustrazione, un Big Jim dell'ironia e della battuta disegnata a matita. 

Ma voi avete mai visto un disegnatore di quella pasta disegnare? Beh, non sapete che vi siete persi, ora, oggi, anno 2018, tutta la magia di un'immagine è in un click, ma ai suoi tempi un fumettista temperava le matite con un temperino, un disegnatore era un fulmine spassoso dal tratto rapido, matita e china, dita sporche di inchiostro e di grafite, una mente creativa che rideva, il fumettista non ride con la bocca ma con la mente dentro il proprio io.

La mente di un disegnatore di fumetti ride per far ridere e sognare i lettori, nel suo caso, grazie a una fantasia che oggi chiameremo demenziale, realizzava quello che allora sembrava impensabile, non vi stupite, sto saltando la sua biografia, Jacovitti è stato un eccezionale interprete della immaginazione e della satira: salami, pettini, chiodi, vermoni, ossa ficcate a terra, piedi con i piedi, salami con i piedi, tutte cose che non c'entravano assolutamente nulla con il fumetto e con le storie dei suoi personaggi, Dio solo sa che infinito elenco di roba inventava il nostro artista, la sua mente gioiosamente ribelle inventava tutta roba stramba con balloon o senza balloon, tutta roba che però faceva ridere. Perché ridere? Ma perché erano cose assurde, quella pazza genialità che stimolava così tanto la fantasia e il divertimento del lettore.

Ma non erano solo queste le cose che facevano impazzire i lettori, ora provate ad immaginare le pagine dei suoi fumetti totalmente diverse nell'impostazione grafica rispetto alla consuetudine, le strisce e le vignette completamente fuori sincro, per usare un termine cinematografico, personaggi e storie che sviluppavano verso l'alto della pagina, figure in primo piano che non ci azzeccavano niente con la classica metodologia fumettistica, ma che erano un grande segnale di originalità, scaturita dalla visione umoristica e geniale di un grande artista.
 

- Mio padre aveva il suo diario (Katia la cassiera del supermercato.)
 

- Il diario Vitt?
 

- Sì, ma non ricorda più dove lo ha messo.
 

- E' normale, lo avrà dimenticato quando è partito soldato ma, sicuramente, se lo sentite ridere di notte è perché se lo sta sognando!
 

Il diario Vitt ebbe un grande successo giovanile per gli studenti fra gli anni '70 e '80 e divenne così popolare da spingere altre case editrici a seguire le sue orme realizzando articoli inavvicinabili nella fantasia ma simili nel concetto. Jacovitti, oltre che lavorare come illustratore, ha lanciato i suoi personaggi in numerose campagne pubblicitarie passate sull'indimenticabile Carosello.
 

- Ora proverò a farvi sognare il Far West con il suo personaggio forse più celebre, Cocco Bill, che esordì il 28 Marzo del 1957 su un supplemento settimanale del giornale "Il Giorno". Era un cowboy strampalato dalla faccia da buono al servizio della giustizia, sempre pronto alla caccia e alla lotta contro i cattivi, in sella al suo cavallo Trottalemme. Cocco Bill non beve whisky ma camomilla, vuole fare il duro in perfetto stile yankee ma è un timidone perché Osusanna ailoviù spasima per lui che invece la ignora, la sua pistola spara come una bacchetta magica e sempre per magia trasforma la violenza del suo selvaggio West in divertimento..."Mondo pistola!"
 

"Qualcuno brontolò perché, per esempio nelle storie western, c'era qualche ammazzamento. Ma sarà violenza quella in cui il morto fa un paio di capriole, entra nella cassa e cammina per il cimitero con mani e piedi che gli escono dai legni?"
 

(Benito Jacovitti, in un'intervista al Corriere della Sera del 22 novembre 1992)
 

- Ahahahahahah... E' Gianni che sta ancora ridendo con Alan Ford fra le mani... - Ahahahah... a questi nun je ne va bene una! (Gianni.)
 

- Oh, ma che si ride delle sventure altrui? (Peppino il pensionato.)
 

- Ma no, pirla! E' solo un fumetto! (Giovanna la Milanese.)


-Ma perché, non ci siamo tutti messi a ridere quando Gianni ha lavato per sbaglio il pavimento con la Coca Cola e friggeva tutto?(Mario il benzinaio.)
 

- Facciamo così, adesso al posto del caffè servo a tutti della camomilla!(Gianni.)
 

- Ma dai, non prendertela, la vita è tutto un fumetto! (Monica la parrucchiera.)
 

Amici lettori della signoradeifiltri, ci dispiace, voi non potete sentirli, stanno tutti ridendo crepapelle, ebbene sì, la vita è tutto un fumetto e andrebbe affrontata con maggiore ironia, e noi cerchiamo, con le nostre chiacchierate artistiche, anche di colorarla. Ora vi ringraziamo e vi salutiamo, vi aspettiamo al prossimo artista, un grande artista, faremo un bel salto nel passato.

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Radio Blog: Tracce d'inchiosto

17 Novembre 2018 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #interviste, #blog

 

 

 

"Io ho scelto tre libri che ti fanno ragionare molto ed aprono la mente perché secondo me i libri veramente riusciti sono quelli che ti fanno ragionare e ti arricchiscono".

 

Una bella e piacevole chiacchierata in compagnia di Debora Gauli creatrice del blog Tracce d'inchiostro - libri e recensioni.

 

Debora ha scelto di parlarci di:
- Al ritmo delle stagioni di Alessia Battistoni e Tommaso D'Errico
- Il dono della rabbia di Arun Gandhi - Giunti Editore
- La locanda degli amori diversi di Ito Ogawa - Neri Pozza

Buon ascolto!

 

A cura di Chiara Pugliese
Musica:www.bensound.com
Per contattarci : radioblog2017@gmail.com

   

 

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Volti dimenticati e volti amati

17 Novembre 2018 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #le suggestioni di franca

 

 

 

 

Non vado spesso al cimitero e soprattutto non ci vado volentieri, mi ci reco meno controvoglia nelle giornate di festa, perché quando è festa, quando c'è motivo per sorridere, quelli sono i momenti in cui loro mi mancano di più. Nel lungo viale di ingresso è freddo, il vento fischia sempre tra i cipressi anche d’estate e rompe il silenzio fra le lapidi dimenticate. Non mi piace, forse perché è un luogo triste e sono stata costretta dalla vita a frequentarlo fin dalla tenera età, trascinata per mano da mia madre, vestita di nero. Di questa stagione  la nebbia offusca tutto, nasconde le tombe e lascia intravedere i lumini tremolanti, rendendo ancora più vivi il senso di incertezza e di smarrimento che provo. Sono passati da poco i giorni della ricorrenza, quando si ricordano i morti, quelli che tutti gli altri giorni cerchiamo di dimenticare per non soffrire e allora, anche un giorno di nebbia non è per caso.

Cammino piano e mi guardo attorno, attenta, curiosa, cercando di scoprire se c’è qualche volto nuovo, conosciuto, che si è aggiunto alle fila di visi anonimi, dimenticati dal tempo. Passo sempre sotto il porticato dedicato ai caduti di tutte le guerre e ogni volta guardo in alto dove pende una pesante scultura di bronzo, sospesa, raffigurante due fucili incrociati e un elmetto retti da un filo spinato. Guardo su e sto attenta come a temere che una volta o l’altra possa cadermi addosso, resa troppo pesante dal tempo, per quel muro sempre più vecchio. Giovani eroi in divisa, morti con coraggio, mi vedono passare veloce e sorridono del mio sciocco timore. Raggiungo la tomba della mia maestra, che ho amato come una madre e le sorrido chiedendomi se sarebbe orgogliosa di me. Ferma davanti a lei, ripasso una poesia a memoria, di quelle che in classe cantilenava con noi e quando mi allontano risento l’eco della sua voce che rimbomba fra le arcate. Oggi nell’aria c’è uno strano profumo di primavera fuori stagione che stride col grigio dei marmi oramai senza identità e senza storia, con le facce sbiadite di tutti quegli uomini e quelle donne di cui non resta che il bianco e il nero di uno scarabocchio impresso nel tempo: una data, una dedica, un nome. Poi attraverso il campo e, nella terra nera, dove un tempo c'erano le croci di legno ora ci sono prati vuoti, in attesa, irrispettosamente verdi come la speranza. Porto mazzetti di fiori in mano, li stringo forte, sanno di vita. Arrivo dai miei, li saluto dolcemente "Ciao babbo, ciao Ma’ ". A mio fratello strizzo l’occhio da lontano, poi accarezzo le fotografie lentamente una a una facendo finta di togliere la polvere che non c’è. La tomba di famiglia è sempre in ordine, pulita e piena di fiori, le zie vengono ogni giorno e provvedono a tenerla lucida, è un posto vecchio, come loro. Io preferisco dire che i miei cari li ricordo ogni mattina senza andare in quel luogo così tetro dove in realtà essi non sono. Li porto dentro, li rivivo nei gesti quotidiani, preparando il caffè, chiudendo le imposte, accarezzando una pianta. Metto i fiori nel grande vaso al centro della pietra sepolcrale, li sistemo con cura, aggiungo acqua, poi verso quella che resta sulle foto e la lascio scorrere giù, lungo i volti dei nonni, degli zii, che mi guardano di traverso. Lavo tutto, quasi a voler lavare via il dolore. Guardare i miei in silenzio mi stringe il cuore come se accettassi che non possono più sentirmi, né rispondermi e allora racconto cose belle: “È nato Joao sapete? Cresce ed è bellissimo mamma, ha gli stessi tuoi occhi.” Parlo con loro, mai di me non mi piace dare preoccupazioni ... poi vado… ciao Babbo , ciao Ma'...

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Settimana Nazionale Nati per Leggere a Cori

16 Novembre 2018 , Scritto da Marco Castaldi Con tag #marco castaldi, #eventi

 

 

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Biblio-Point e “Diritti alle storie” per promuovere la lettura ai/dei bambini e ribadire il diritto di ciascuno ad essere protetto non solo dalla malattia e dalla violenza ma anche dallo svantaggio socio-culturale e dalla povertà educativa.

In occasione della V Settimana Nazionale Nati per Leggere, che si svolgerà in tutta Italia dal 17 al 25 Novembre, anche l’Associazione culturale Arcadia e il Comune di Cori hanno aderito alla manifestazione ed organizzato alcune iniziative volte ad incoraggiare la lettura ai/dei bambini e a ribadire un messaggio universale: ciascuno di loro ha diritto ad essere protetto non solo dalla malattia e dalla violenza ma anche dallo svantaggio socio-culturale e dalla povertà educativa.

Lunedì 19 e martedì 20 verranno allestiti i Biblio-Point, i punti informativi del programma NpL, nelle scuole dell’Istituto Comprensivo “Cesare Chiominto” e nei luoghi frequentati dai bimbi. Mercoledì 21, presso la biblioteca comunale “Elio Filippo Accrocca” invece “Diritti alle storie”: racconti ad alta voce a cura dei lettori volontari del gruppo locale Nati per Leggere e di quelli di Emergency (gruppo territoriale Cisterna di Latina, all’indomani della Giornata Internazionale per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (20 Novembre).

Nati per Leggere è un programma di promozione della lettura in famiglia sin dalla nascita dei propri figli, promosso dall’Associazione Italiana Biblioteche, dall’Associazione Culturale Pediatri e dal CSB Centro per la Salute del Bambino Onlus. Leggere con una certa continuità ai neonati ha una positiva influenza sul loro sviluppo intellettivo, linguistico, emotivo e relazionale, con effetti significativi per tutta la vita adulta. Per i genitori diventa invece strumento per consolidare un legame indissolubile con la propria creatura.

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En to Pan

16 Novembre 2018 , Scritto da Marco Castaldi Con tag #marco castaldi, #alessio pistilli, #arte, #pittura, #eventi

 

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L’artista di Cori (LT) Alessio Pistilli ha esposto in Inghilterra, al Contemporary Art Fairs di Windsor, una delle fiere artistiche più importanti d’Europa, che dal 2005 riunisce ogni anno centinaia di espositori tra pittori, scultori, incisori, fotografi, ceramisti e gallerie, provenienti dal Regno Unito e dal resto del vecchio continente, per offrire al pubblico una selezione del meglio dell’arte contemporanea europea, anche per mezzo di laboratori e dimostrazioni.

“En to Pan è il titolo della mostra personale, dal greco “L’uno il Tutto”, che in tal caso è associato al Dio Denaro. Denaro inteso come banconota di scambio, come valore etico-morale e socio-culturale nella vita di un essere umano, attributo di potere e ricchezza, ma anche di limite e dipendenza. Una dipendenza che rapisce e isola allo stesso tempo, un limite che non permette l’ascesa (la scala) per una rinascita. L’intento è trovare, attraverso una scelta nascosta nella nostra coscienza, il “vero lume della ragione”.

Nelle sue 10 tele inedite, i fattori “tempo” e “tecnologia” appaiono negativi non per la loro importanza oggettiva, ma per l’esagerato e, spesso, sbagliato utilizzo che se ne fa, portandoci sempre più ad un conveniente isolamento. Infine lo spazio che circonda queste presenze. Uno scorcio arido e freddo, reso ancora più crudo dalla presenza di alte mura (le difficoltà da superare) e da una fioca illuminazione di “lampade speciali” (le tentazioni) su di un uomo sempre più solo e perso, che è oramai la sua stessa ombra.  

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Malinconia bella

15 Novembre 2018 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #le suggestioni di franca, #luoghi da conoscere

 

 

 

 

Torno qui fra i miei monti, i miei boschi. Non c'è stagione più adatta per chi ama questi luoghi. Nell'aria respiro l'odore della terra umida, delle foglie bagnate, dei funghi, del vino nuovo e delle caldarroste che cuociono lente sul fuoco. E quei colori che tingono la collina, dal giallo al rosso, passando per l'arancione, tutto è uno spettacolo, mentre un raggio di sole dirada la nebbia e un alito di vento mi porta il rumore lieve delle foglie secche che cadono a terra. Mi stringo le braccia avvolte dal golfino di lana che sa ancora di naftalina, guardo avanti oltre la montagna, anche la mia malinconia è bella, si colora di felicità e profuma di autunno. Tempo di castagne e di vino nuovo dicevo, un rito irrinunciabile per me. Vi voglio raccontare di una passione per il vino. Un percorso di profondità, di bellezza e perfino di storia. Di un difficile cammino fatto di pazienza, di dedizione e apprendimento. Alla fine sulle labbra rimane l'ombra di un racconto profumato.

Vi voglio raccontare di serate in allegria, di amici, di risate e di canzoni. Di vendemmie sotto il sole settembrino e di sorrisi complici tra i tralci. Di odori e di bella compagnia, ricordi di un rosso tramonto o di un bianco inverno e il vin brulé in un bicchiere bollente. Di una famiglia unita intorno al grande tavolo delle feste, della sicurezza e della protezione avvertita sulla pelle, delle gioie brindate, dei dolori annegati e della facilità di aprirsi quando stappo la mia bottiglia: il sentimento a volte si annusa.

Vi voglio raccontare della semplicità dei gesti, del riscaldarsi dei cuori, della libertà dei pensieri e delle azioni. Chi ama il vino si inebria, non si perde, lo vive e lo sposa. Buonanotte amici, una buonanotte intinta di colori e di sapori.

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Matteo Giancotti, "Paesaggi del trauma"

14 Novembre 2018 , Scritto da Valentino Appoloni Con tag #valentino appoloni, #saggi, #storia, #cultura, #recensioni

 

 

 

 

Il bellissimo saggio di Giancotti, edito da Bompiani, offre un’indagine sul rapporto tra uomo e natura nei contesti di guerra, esaminando la letteratura nata dall’esperienza vissuta. Lo studio si svolge tra Grande Guerra e Resistenza, con un capitolo dedicato ai più recenti orrori nell’ex Jugoslavia attraverso l’esame di un romanzo del francese  Mathias Énard.

Come vede il soldato il paesaggio che lo circonda? Innanzitutto, in generale il paesaggio risulta dalla relazione tra gli uomini (e le idee delle loro comunità) e natura. Il militare nella Grande Guerra vede luoghi straziati e piagati dalle armi inumane che devastano il corpo stesso del fante. Inoltre strade, trincee, gallerie, ripari piegano l’ambiente ai bisogni militari facendo della natura una vittima della violenza umana. L’ambiente, così martoriato, non offre consolazione, bellezza, riposo per gli occhi. Nella memorialistica si insiste infatti sulla sofferenza del soldato imprigionato in un contesto funzionale ai combattimenti e quindi alla distruzione; la frattura con il paesaggio è piena, anche se non mancano dei distinguo tra i vari autori. I luoghi sono zone di guerra e di morte; il vivo rigoglio delle piante sembra non poter più  tornare.

I testi che Giancotti segue sono in particolare quelli di Comisso, Serra, Lussu,  Sbarbaro, Marinetti, D’Annunzio; ci sono sensibilità differenti che portano naturalmente a declinazioni diverse del tema. Un Ungaretti si specchia nel territorio devastato; un Comisso, legato a un’idea della guerra come avventura giovanile, attraverso i positivi ricordi dell’infanzia supera il trauma di vedere il suo Veneto distrutto e saccheggiato dagli austriaci dopo Caporetto, Marinetti invece da futurista si inebria davanti a un paesaggio animato da razzi, bagliori, esplosioni di ogni tipo.

Con la letteratura sorta dalla Resistenza, si ha invece una parziale ricomposizione tra uomo e ambiente; nasce infatti la figura del partigiano che non è imprigionato in una trincea, ma si muove tra boschi e campi, col dinamismo di chi vive come ribelle. Chi combatte per la libertà contro il nazifascismo, si rifugia sulle montagne che spesso sono parte della sua biografia personale. Si vive nella natura, il rapporto è più a misura d’uomo dato che le bande sono piccole e hanno molto spazio a disposizione, inoltre il legame fisico con i propri luoghi accentua il lato patriottico di una guerra che fu anche lotta contro lo straniero. La natura è amica o addirittura madre per certi memorialisti. I testi affrontati nel saggio sono principalmente quelli di Fenoglio, Calvino, Fortini, Caproni, Zanzotto, Meneghello, Cecchinel.

Naturalmente il trauma della violenza vissuta non sempre permette questa riconciliazione tra uomo e paesaggio.

Ad esempio, nel luogo in cui un compagno è caduto ucciso dai tedeschi, sembra permanere in alcuni testi una traccia di dolore indelebile che rende impossibile staccare la bellezza della natura dall’orrore della morte. La permanenza di quanto avvenuto può impedire il godimento del paesaggio se la ferita della violenza non si è rimarginata nel ricordo di chi la visse durante la Resistenza.

Come superare tutto ciò? Per Pavese non resta che affidarsi ai tempi lunghi della natura stessa; lo scorrere del tempo, il susseguirsi delle stagioni, il rinnovarsi delle generazioni porterà un domani al riassorbire dei traumi nel grande ed eterno flusso di tutte le cose.

Un libro davvero bello quello di Giancotti; il pregio più grande è che stimola a leggere i tanti autori citati, tra i quali troviamo memorialisti, ma anche poeti e romanzieri che con la parola scritta hanno testimoniato il dolore di momenti terribili.

 

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Radio Blog: Leggindipendente

14 Novembre 2018 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #interviste, #virginia villa, #blog

 

 

 
 
"Leggindipendente nasce come un blog letterario che vuole parlare di libri in modo semplice, libero dalle influenze di mercato e che quindi vuole concentrarsi sulle realtà editoriali indipendenti".
 
Prosegue su Radio Blog il ciclo di puntate dedicato ai blog letterari.
Oggi abbiamo il piacere di intervistare Virginia Villa, curatrice del blog LeggIndipendente che ci parlerà dei suoi 3 libri del cuore:
 
- Di ferro e d'acciaio di Laura Pariani NN Editore .
- Ragazze elettriche di Naomi Alderman nottetempo editore.
- Bagliori a San Pietroburgo di Jan Brokken Iperborea Casa Editrice
 
A cura di Chiara Pugliese.
Fotografia di Virginia Villa .
 
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