Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

Radio Blog: Maria Fontana Cito, "La crociera degli amori"

21 Ottobre 2018 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog

 

 

 
 
"Scegliamo un tavolo, mi fa accomodare, sembra stia guardando una statua, al che, con il mio fare spontaneo, gli dico:- sono  di carne, non di pietra-. Una carezza gli esce spontanea sul mio viso".
 
La Crociera degli amori - Maria Fontana Cito - Youcanprint Self Publishing
Voce narrante: Chiara Pugliese
Mostra altro

Ottima direi, è cera Grey

20 Ottobre 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #come eravamo, #televisione

 

Anni sessanta, un po’ Stanlio e Ollio de noialtri, tanto umorismo mai volgare per grandi e piccini. Due grandi comici, Ciccio e Franco, al servizio della pubblicità della Cera Grey.

Malgrado tutto, hai ancora una bella cera. Ottima direi, è Cera Grey.

Darei qualsiasi cosa per risentire quell’odore di cera sulla graniglia. Aiutavo mia madre a togliere la vecchia con l’acqua calda, poi stendevamo uno strato nuovo e passavamo la lucidatrice, sentendoci tanto moderne, tanto diverse da nonna che ancora strofinava sull’impiantito un vecchio panno di lana.

Noi che ci sorbivamo il morbillo, la varicella e la rosolia, noi che andavamo a letto dopo Carosello, noi che facevamo merenda col Buondì, con la Girella o col Ciocorì, m anche con pane burro e zucchero o pane vino e zucchero, per poi avvitare alle scarpe i pattini con tremende chiavette simili a quelle che servivano per aprire la carne in scatola.

Eravamo orgogliosi di ciò che possedevamo, della moka Bialetti, della pentola Lagostina, della coperta di Somma, persino dei bruttissimi sandali con gli occhi. Da una parte le cose erano fatte per bene, in Italia e non in Cina, senza superficialità e con l’intento di durare. Dall’altra ci bastava poco per essere felici: poter leggere un libro, magari in edizione condensata o in riduzione per bambini, tenere in bella mostra sugli scaffali le enciclopedie a fascicoli simbolo di alfabetizzazione e cultura a portata di mano, cantare le canzoni di Rita Pavone, Little Tony o Patty Pravo, dimenandoci come le ragazze più grandi davanti al Juke box dei bagni, con in mano un Piper da leccare dopo averlo spinto in su col bastoncino.

Mostra altro

Radio Blog: Luigi De Pascalis, "Volgograd"

19 Ottobre 2018 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #audioletture

 

 

 
 
"Volgograd è un deserto malamente abitato. Non c'è molto di utile alla vita quotidiana, escluso qualche mercato coperto, un paio di mostruosi cinema multisala dove si proiettano venti film per volta, e immensi centri commerciali dove la domenica si portano i bambini affinché imparino a fare i consumatori".
 
Luigi De Pascalis - Volgograd - La Lepre Edizioni
Lettura incipit.
Voce narrante: Chiara Pugliese
Mostra altro

Franz Krauspenhaar, "Capelli struggenti"

18 Ottobre 2018 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #poesia

 

 

 

Franz Krauspenhaar
Capelli struggenti
Marco Saya Edizioni, 2016

- Pag. 90 - Euro 10

 

Franz Krauspenhaar è poeta anche quando fa prosa, ma quando scrive poesia tocca vertici di sublime bellezza difficilmente eguagliabili in questo asfittico Duemila letterario. Non credo che Franz si definirebbe uomo del Duemila, sono sicuro che come il concittadino Vecchioni opterebbe per la definizione di uomo del Novecento, secolo che ci rende orgogliosi di esserci nati per la grande fioritura culturale che l’ha caratterizzato. Krauspenhaar ha pubblicato nove romanzi, un saggio e cinque raccolte di poesie, tra le sue ultime operazioni intellettuali ricordiamo la pregevole collaborazione a una rivista culturale imprescindibile come Il Maradagal, ben diretta da Sara Calderoni.

Capelli struggenti è una raccolta intensa e poeticamente uniforme, composta da quattro sillogi: Momenti intimi - Strani momenti - La pertosse dell’anima - Complimenti, bistecche, laghi, il terrore, l’orrore, appuntamenti al buio, i capelli … Capitolo conclusivo affidato alle prose liriche del Gran finale con corse, violoncelli, merde, e i pezzi che ci compongono. Filo conduttore il pessimismo cosmico, il senso della profonda vacuità della vita, condito di sferzante ironia, quasi sarcasmo, che accompagna tenebrosi pensieri di morte incombente sui nostri giorni, compagna invisibile ma sempre presente, tale da rendere il poeta come un foglio giallo, sotto una biro che non scrive. Liriche che parlano di suicidio, angoscia, disperazione, mancanza d’amore, solitudine, assenza di speranza, viaggi verso terre lontane come la Thailandia, fratelli scomparsi in una feritoia della vita, madri ritrovate nel profumo di vaniglia, incubi che recano risvegli ansanti e sconvolti.

Versi senza speranza come: Siamo tutti invecchiati/ non è stato difficile, il tempo/ ruba e scava dove trova, anzi trova/ sempre terra e detriti. Ma anche: In vent’anni non ho conosciuto nessuno/ ho incontrato migliaia di persone/ senza conoscere anima viva/ non sono solo, siamo in tanti/ ad essere soli. La morte immaginata come un’ultima birra, un domani che non avrà luogo, un’ultima pigione da pagare. E poi l’inutile estate, la prigione ad aria aperta, in attesa di un nuovo inverno, pronta a sfondare ogni residuo benessere, una disperazione che continua a perpetrare i suoi incubi e a diffondere dolore. Stupende le prose finali, a tratti persino bukowskiane nella loro espressività diretta, senza fronzoli, ma sempre attente a conservare la musicalità delle parole. Concludo dicendo che Capelli struggenti - come ogni libro di poesia - si apprezza di più se letto a voce alta, declamato o recitato, come ho fatto questa sera prendendo mia figlia come cavia, che cercava un libro per addormentarsi. Ha resistito abbastanza, sino a La pertosse dell’anima, apprezzando le liriche e interrompendo per chiedere il significato di alcune parole.

La poesia non è morta, come affermano certi soloni, sono i veri poeti che scarseggiano, oltre a mancare editori competenti e appassionati. Krauspenhaar e Saya sono una coppia che non delude. Confezione spartana e prezzo accessibile: 10 euro per un libro intenso e coinvolgente che ti fa venire voglia di affrontare subito una seconda lettura.

 

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Mostra altro

Arte al bar: VIVIAN MAIER "Chicago Agosto 1975"

17 Ottobre 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #fotografia

"Chicago Agosto 1975" di Vivian Maier e l'omaggio di Walter Fest"Chicago Agosto 1975" di Vivian Maier e l'omaggio di Walter Fest

"Chicago Agosto 1975" di Vivian Maier e l'omaggio di Walter Fest

 

 

Benvenuti, amici lettori della signoradeifiltri, benvenuti a questo nostro nuovo appuntamento artistico.
 

- Ciao, Walter, posso lasciarti un po' di pappa per i gatti di Bice e Alice?
 

- Sì, puoi darla a Gianni, che poi ci pensa lui.
 

- Gianni, che musica ci fai ascoltare questa mattina?
 

- Di che parliamo?
 

- Di una storia che ha dell'incredibile, con un finale a sorpresa.
 

- Santana troppo rock, Miles Davis troppo jazz, Duke Ellington troppo swing... Joni Mitchell dovrebbe andare bene.
 

- Ok, è andata!
 

Oggi, con il sottofondo di Joni Mitchell, apriamo la nostra pagina del blog on the road con un immagine a noi familiare, intendo dire, una foto scattata in un centro città. Ci troviamo a Chicago, una scena come tutti i giorni simile alle nostre, gente che va e gente che viene, gente che va di corsa, il cuore della città che pulsa di passioni, un universo di anime che, lungo la strada di asfalto, incrocia ogni giorno il proprio destino.
 

- Ma che sei stato in America? (Michele il tappezziere.)
 

- No, Michele, questa foto l'ha scattata Vivian Maier a Chicago nel 1975.
 

- Ah! E dove l'hai trovata?
 

- Tempo fa lessi per caso un articolo di giornale dedicato a una fotografa americana e ne rimasi molto colpito, il suo nome era Vivian Maier. Una vera artista, ma lei non lo sapeva e non lo sapeva nessun altro perché non aveva mai esposto in nessuna mostra, o pubblicato su giornali e magazine le sue splendide fotografie, rimaste, per la maggior parte, ancora nei rullini, con la pellicola impressionata, con i tanti negativi chiusi nelle bustine di carta, il tutto inscatolato al buio fra le ragnatele di un box preso in affitto. 

Finché, per una fortuita coincidenza, John Maloof, un giovane americano, ne venne in possesso, rimanendone così positivamente sorpreso da iniziare, con appassionata determinazione, una ricerca sulla vita di Vivian Maier. Riportò alla luce tutto il materiale prodotto dalla fotografa che, scoprì con grande stupore, non essere stato realizzato da una professionista. Finalmente era giunto il momento, anche se tardivo, di venire riconosciuta come una grande artista. Maloof operò un grande lavoro di recupero, di archiviazione e catalogazione di tutto il materiale, nonché rivalutazione della figura di Vivian Maier come artista autentica.
 

-E' stata una bella botta di fortuna, eh! (Mimmo il giornalista.)
 

- Sì, Mimmo, credo proprio di sì, probabilmente quegli scatoloni, in mani diverse, sarebbero finiti al macero oppure dimenticati o sparpagliati chissà dove.
 

- Ma perché questa donna non ha mai provato a metterle in mostra? (Peppino o' pensionato.)


- Peppino, quella donna lavorava come baby sitter, aveva una personalità mite e riservata, e poi tu come dici sempre?
 

- Ce  manca sempre n'soldo pe fa na lira... (Peppino.)
 

- Chi cjà er pane nun cjà li denti... (Gianni.)
 

- Bravissimi, è proprio così, questi vecchi detti sono appropriati, Vivian Maier aveva il talento ma le mancavano quei piccoli dettagli che l'avrebbero fatta emergere.
 

- Ma proprio non avete capito niente!! (Giovanna la Milanese.)
 

- Perché?
 

- Ma è chiaro, siete proprio dei pirla!... E' diventata famosa perché l'hanno scoperta dopo morta, quando era viva, se si fosse presentata a un giornale oppure a una galleria, sapete quante porte in faccia le avrebbero sbattuto?... Quel tizio è stato bravo ma anche svelto a inventarsi lo scoop, quando lei non c'era più! 
 

- Mhh... Giovanna, non abbiamo la controprova, ma le possibilità che tu abbia ragione sono alte, di sicuro, grazie al giovane indagatore, la bravura e la genialità dell'artista sono emerse e ora sono un tesoro prezioso per tutti.

Fra le strade di grandi città negli anni '50 e '60, con la sua Rolleiflex al collo, alternandola alla reflex e alla Leika, gli scatti di Vivian Maier erano opere di street art dedicata a scene e personaggi di vita quotidiana, praticamente viveva per la fotografia, nel bagno di casa aveva perfino improvvisato una camera oscura, dove sviluppava i negativi e stampava le copie, era una grande artista ma lei non lo sapeva, con la sua fotocamera stretta fra le mani apriva un dialogo poetico di immagini senza bisogno di parlare, lei, emozionata nelle emozioni, sapeva nel profondo del suo essere che il suo talento era vero; e, inoltre, bisogna anche dire che le macchinette fotografiche dell'epoca mica erano digitali con l'autofocus, sofisticate e facili da usare eh! Quindi univa al talento anche un'ottima capacità tecnica.
Vivian Maier si sentiva in simbiosi, un tutt'uno con l'apparecchiatura, i movimenti erano calibrati, sapeva caricare con dolcezza la pellicola ambrata, aprire l'otturatore, regolare la messa a fuoco. Per la giusta luce, manualmente aggiustava il diaframma, sempre con delicatezza e decisione, guidata da un sentimento innato, uno scatto senza paura, e la storia veniva fermata in un fotogramma.

- Rimane sempre un mistero sul perché non ha mai sviluppato negativi e rullini. (Tonino il tassista.)
 

- Io credo che per lei l'attimo più eccitante, emozionante, e ritenuto da lei più importante, sia stato il momento dello scatto, il click, il dito che pigia il pulsantino e ferma l'immagine, con un solo click l'artista aveva il potere di fermare il tempo, tutto il resto magari non le interessava.
 

- E se, più venalmente, non avesse avuto i soldi per stampare la grande quantità di materiale fotografato? (Gianni.)
 

- Comunque, tutto rimane racchiuso in un profondo alone di mistero che nessuno rivelerà, di fatto perché, oltre le testimonianze delle famiglie dove ha lavorato come bambinaia, Vivian Maier sembra non aver avuto parenti stretti. Chissà, forse proprio per questo motivo, per il sentirsi un lupo solitario, l'artista realizzò una serie di propri autoritratti, degli autoscatti in particolare con lei davanti alle vetrine dei negozi o davanti uno specchio, e, in entrambi i casi, la foto riproduceva anche tutto ciò che si trovava dietro. Secondo me, in questi autoritratti, c'è tutta la genialità dell'artista che, ritraendo se stessa con quello che era alle sue spalle, faceva diventare importante un particolare, che in condizioni normali non le sarebbe mai stato possibile ritrarre, a meno che fosse diventata una contorsionista. Insomma, istintivamente, Vivian Maier, con i suoi scatti riflessi, pare abbia saputo e voluto magicamente allargare lo spazio al di là del campo visivo della sua macchinetta fotografica... Qualcuno di voi ha mai fatto fotografie a persone o cose con la macchinetta dietro le spalle?
 

- No, mai, io, quando mi fotografano, rido sempre... mica come questi tre musoni della fotografia che ci hai portato! (Giovanna la Milanese.)


- Hai ragione, ma doveva fare un gran caldo in quell'agosto del 1975 a Chicago, ho scelto per voi questa foto fra tante. Non è stato facile, lo ammetto, mi ha colpito il colore giallo, doveva proprio fare un gran caldo quell'estate del 1975 per le strade di Chicago, e Vivian Maier era proprio lì, in quel preciso momento nel quale ha fermato il tempo, io la immagino così, lei donna esile dalle mani sfinate ma decise, con il volto di donna dai modi timidi e impacciati, eppure la mente come un vulcano, il cuore pulsante fiamme di passione, e poi i suoi occhi, già, come posso definire gli occhi di un'artista che riesce, nella frazione di un secondo, a cogliere l'attimo nel quale vede un signore in semi primo piano, piegato nei suoi calzoni corti di colore giallo, a leggere a fatica qualcosa a lui di fronte, mentre alle sue spalle un signore sulla cinquantina cammina spavaldo, sempre in giallo, e la signora alla sua sinistra, con la gonna gialla, osserva curiosa l'anziano piegato che strabuzza la vista. Tutti gli sguardi dei protagonisti sono indirizzati alla loro destra, nessuno ha detto loro "Stop", solo l'arte di Vivian, con un click, aveva il potere e la magia di farlo. Ma sì, provate voi a inquadrare nell'otturatore della camera tre personaggi così, a passeggio tutti insieme su un marciapiede bollente di un agosto del 1975, fatelo, potrete provare ma non ci riuscirete, mi dispiace per voi, perché, intanto, l'azione sarà già terminata, l'attempato con gli occhiali si sarà alzato e magari girato, il cinquantenne avrà attraversato la strada e accesa l'ennesima sigaretta, la donna, nella sua gonna gialla, avrà incontrato una sua amica. Invece Vivian Maier, la donna che era un'artista ma nessuno lo sapeva, era talmente grande da riuscire ad anticipare la sequenza, poi, di corsa, scattata la foto, via per una nuova immagine in quel bollente agosto di Chicago del 1975.
Se Vivian Maier fosse ora qui, non ci penserebbe un attimo a ritrarre Giovanna, il suo sguardo incazzato da valchiria e il cubano spento in bocca. Uno scatto lo dedicherebbe pure ai ragazzini che vanno a scuola, a Gianni che, dietro il bancone, fuma ridendo e pensando. Farebbe una foto anche a me, con le mani sporche di penna e di colore, tutto senza dirci nulla, in silenzio, senza disturbare, senza sentire la musica del nostro juke box, lei il suo ritmo lo aveva negli occhi e in quelli della sua Rollei, poi, senza salutarci, sarebbe volata via come un fantasma, direzione camera oscura.
Amici lettori, con qualche dubbio amletico su questa splendida artista, vi salutiamo e saremo felici di ritrovarvi al prossimo appuntamento artistico. Sono indeciso fra farvi luce con una lampadina oppure regalarvi un albero dei desideri, in ogni caso sarà sempre un piacere parlare di arte insieme a voi.

Mostra altro

#ioleggoperché e libriamoci

16 Ottobre 2018 , Scritto da Marco Castaldi Con tag #marco castaldi, #eventi

 

 

 

 

 

Anche quest’anno l’Istituto Comprensivo “Cesare Chiominto” e la biblioteca comunale di Cori (LT) “Elio Filippo Accrocca”, con il patrocinio del Comune di Cori, aderiscono al progetto #ioleggoperché, la più grande campagna italiana di promozione della lettura attraverso la raccolta di libri a sostegno delle biblioteche scolastiche, ideata dall’Associazione Italiana Editori.

Dal 20 al 28 Ottobre, presso le librerie Voland e Anacleto di Cisterna di Latina sarà possibile acquistare libri per bambini e ragazzi, anche su consiglio dei messaggeri, che andranno ad arricchire il patrimonio librario dei plessi del territorio comunale. Al termine di questa IV edizione, anche gli editori contribuiranno con un numero di libri pari alla donazione nazionale complessiva.

Domenica 21 Ottobre, l’Associazione culturale Arcadia organizzerà in biblioteca due appuntamenti: alle 11:30, gli alunni delle elementari festeggeranno il Dory Day, dedicato a Dory Fantasmagorica, celebre protagonista del mondo dell’infanzia, creata dalla penna di Abby Hanlon e portata in Italia dalla casa editrice Terre di Mezzo. Alle 17:00, il reading di storie per gli studenti delle medie.

Dal 22 al 27 Ottobre inoltre torna “Libriamoci. Giornate di lettura nelle scuole”, iniziativa promossa dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università, della Ricerca - tramite la Direzione Generale per lo Studente - e dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali - attraverso il Centro per il libro e la lettura – gemellata per il 2018 con #ioleggoperché.

Anche ad essa le istituzioni locali hanno rinnovato la propria partecipazione e dal 24 al 26 Ottobre la biblioteca civica proporrà un percorso itinerante tra le classi della scuola dell’infanzia di Cori, Giulianello e Boschetto. “Sarà un viaggio reale e immaginario nel segno della lettura e della fantasia, muniti di una valigia di libri per dare voce alle storie che vi si nascondono” – spiegano i bibliotecari.

Mostra altro

I pioppi e il cigno

15 Ottobre 2018 , Scritto da Laura Nuti Con tag #laura nuti, #miti e leggende

 

 

 

 

La madre di Fetonte, senza più pace, girò il mondo cer­cando il corpo del figlio e, quando trovò la lapide, l’abbracciò e pianse disperatamente.

Anche le sorelle di Fetonte piangevano il loro fratello, giorno e notte: da quattro mesi erano in lutto e niente riusciva a confortarle ...

Improvvisamente, la sorella maggiore si accorge che non può chinarsi a terra: i piedi le si sono irrigiditi; l’altra sorella cerca di aiutarla, ma è trattenuta da una radice nata all'improvviso; la terza, infine, fa per strapparsi i capelli dal dolore, ma ormai sono diventati foglie ... Un tronco stringe le loro gambe, le braccia divengono lunghi rami, la corteccia fascia il corpo, le mani, le spalle; le lacrime sono ambra, che indurisce al sole e cade nel fiume luminoso.

Da allora le rive del Po sono ricche di fragili pioppi; nei mesi estivi, con le loro fronde delicate, riparano la terra dal calore del sole …

Anche Cicno, il più caro amico di Fetonte, piangeva disperatamente lungo le sponde del fiume e non sapeva darsi pace.

Un tratto la sua voce iniziò ad affievolirsi, i capelli divennero bianche piume, il collo si allungò, le ali gli fasciarono i fianchi, al posto della bocca spuntò un becco rossiccio

L’amico fedele di Fetonte diviene un cigno, che non si fida a volare alto nel cielo perché ricorda la punizione di Giove e teme i suoi fulmini. Odia il fuoco, perciò cerca luoghi tranquilli e silenziosi, ricchi di fresco e d’acqua.

 

Mostra altro

Una linea di successo

14 Ottobre 2018 , Scritto da Cristina Aquino Con tag #moda, #televisione, #cristina aquino

 

 

 

 

Mariagrazia Cucinotta ha indossato i miei abiti con un'eleganza e una bellezza tutta mediterranea, grande attrice e una donna che sa sempre mettersi in gioco e rende ogni capo che indossa un vero capolavoro come lei. 

 

Ilary Blasi ha dato un tocco di particolarità e glamour ad ogni capo indossato anche una semplice camicetta con lei è diventata il capo più richiesto nella mia boutique.

 

Michela Coppa fresca e spontanea ha indossato in maniera raffinata ogni capo anche una minigonna cortissima su di lei acquisiva valore.

 

La bellissima Demetra Hampton ha reso unici e richiestissimi dei semplici jeans e adora indossare i miei abiti per occasioni speciali, eventi.

 

Un vero piacere  vederla indossare un mio capo... Stefania Orlando con la sua trasmissione in Rai, sempre brillante ed elegantissima con ogni vestito. Anche nelle sue passeggiate romane ha reso i miei vestiti speciali.

 

Jane Alexander sta indossando molti abiti del mio showroon nella casa del GFVIP. Jane è un vulcano che sa interpretare ogni abito con uno stile diverso, un corpo da favola statuario, simpatica, disponibile, fashion e sportiva al tempo stesso …

 

Cristina Aquino

 

Mostra altro

Vincenzo Trama, "L'incredibile vicenda che portò Jack Lanarco a salvare l'iperspazio da fine certa"

13 Ottobre 2018 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

 

 

 

 

Vincenzo Trama

 

L’incredibile vicenda che portò Jack Lanarco

a salvare l’iperspazio da fine certa

 

Gonzo Editore

Pag. 74 - 12,5 cm x 18,5 cm - Euro 5,00

 

Abbiamo conosciuto Gonzo Editore a Firenze Libro Aperto. Eravamo vicini di stand, abbastanza simili come progetto underground, pure se loro son parecchio più giovani. È dal 1999 che ci sbattiamo in questo putrido ambiente, sappiamo bene quanto ci sia bisogno di editori simili, un po’ alla Bukowski, birra e ciclostile, per arginare la deriva velinara della letteratura. Vincenzo Trama è un autore che abbiamo in comune, per noi di Edizioni Il Foglio dirige la storica rivista (www.ilfoglioletterario.it), pubblica racconti e romanzi brevi, cose ironiche e dissacranti come A quella vecchietta del metrò se la prendo le spacco il culo o attacchi diretti a un asfittico mondo letterario stile il delirante Se fossi postumo sarei Baricco. Per Gonzo, torna all’impegno politico e si getta in un’impresa che profuma di Moretti - Luchetti (Il portaborse, Il caimano) e Sorrentino (Loro), in versione fantacomica, oserei dire fantascientifica alla Mel Brooks. La trama del racconto è descritta benissimo dalla cartella stampa della Casa Editrice (che fa le cose a modo anche se underground!). Vi lasciamo alla lettura.

Il premier è stanco del suo pianeta: strapotere, leggi ad personam, olgettine non gli bastano più. Decide così di innescare una guerra nucleare e di raderlo al suolo. Niente di più facile. Nuovo Noè, imbarca solo i fedelissimi su un'arca spaziale e approdato a Xyz uccide tutti gli abitanti, si impadronisce del pianeta e della posizione politica privilegiata fra le razze che abitano la galassia Paracelso. Scampato al massacro sulla terra e nascostosi nel ventre dell’arca, Jack Lanarco fonda una comune ai confini della legalità. Quando i potenti di Paracelso indicono un mondiale intergalattico di calcio, Lanarco - attaccante provetto - coglie l’occasione per ricattare il premier: porterà i terrestri alla vittoria in cambio di libere elezioni per Xyz.

Un romanzo breve che si legge in un paio d’ore, intenso per contenuti e carica comica, pieno zeppo di personaggi partoriti da una fantasia malata (in senso buono) e inseriti in una sceneggiatura da film fantastico priva di punti deboli. Ironia politica, attacco al modo di far politica berlusconiano, gioco del calcio utilizzato come momento di ribellione al potere, ministri inutili, specie aliene degne del miglior film di Mario Bava. E alla fine spunta fuori anche una Gloria Guida versione aliena, come sorta di omaggio alla commedia sexy, ultimo grande genere del nostro cinema, la gloria eterna, premio assegnato al vincitore del campionato disputato tra specie che popolano la galassia Paracelso. Jack Lanarco è l’antieroe vendicativo deputato a salvare il mondo dai cattivi e a riportare a suo modo la democrazia in una galassia funestata da un premier che alla minima contrarietà schiaccia la testa a un ministro. Vi garantisco che si ride a crepapelle, pare un romanzo di Benni corretto alla Amurri & Verde, ma anche alla Castellano & Pipolo, perché a tratti presenta situazioni da comicità slapstick e da cartone animato. Bravo Trama che è nato nel 1981 - mi vien da pensare che potrebbe essere mio figlio -, impegnato politicamente, grande lettore e sopraffino scrittore di racconti più o meno brevi, mai inutili, mai retorici, sempre contro, finché gliene lasciano la voce, direbbe un cantante milanese a me caro. No che non c’è bisogno di emigrare in Costarica, caro Trama, pure qui da noi basta starsene lontani da veline e da scrittori di gialli, poi un motivo valido per scrivere si trova. Almeno lo spero …

 

Gordiano Lupi
www.info.it/lupi

 

 

Per Info e Acquisti:

Gonzo Editore di Marco R. Michail

Via Guido Cavalcanti 17E, 50133, Firenze

www.gonzoeditore.com

ufficiostampa@gonzoeditore.it

 

Mostra altro

La fiducia è una cosa seria

12 Ottobre 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #televisione, #come eravamo

La fiducia è una cosa seria, slogan semplice ma imperituro dei caroselli Galbani.

Qualcuno di voi ha più fiducia? Qualcuno si alza pensando che il futuro sarà positivo, che le malattie verranno curate, che la civiltà e il progresso trionferanno, che i figli troveranno un lavoro migliore di quello dei padri, che l’amore sarà eterno e il matrimonio indissolubile, che gli immigrati sbarcheranno qui per integrarsi e rispettare la nostra cultura e le nostre tradizioni?

Cosa è rimasto della speranza e della fiducia?

Lo studente va all’università per hobby, anche perché tutti vogliono diventare scrittori, blogger e giornalisti, nessuno più trova dignitoso il lavoro manuale.

Chi scrive un libro sa che non verrà pubblicato.

Anche i bambini si ammalano di tumore.

Il cibo che hai in bocca è cresciuto in un terreno inquinato.

Quando t’innamori sai che più di tre anni la passione non durerà.

Se ti sposi sai già che divorzierai.

Si vive per l’oggi e non più per costruire il domani. La società mette al bando la sana nostalgia del passato e cancella la speranza nel futuro. Vivi l’attimo, carpe diem, dedicati alla meditazione che altro non è che il calarsi a pieno nell’attimo presente. Così la vita si trasforma in una successione d’istanti tutti sullo stesso piano, in uno sfrenato individualismo ed egocentrismo, in un’eterna adolescenza senza stagioni, che non contempla né la memoria dei nostri avi, né l’impegno per realizzare l’avvenire.

Mostra altro
<< < 1 2 3 > >>