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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

IL FUMETTISTA CULT SIMON HANSELMANN SPECIAL GUEST DELLA XXIII EDIZIONE DI ROMICS

2 Marzo 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #vignette e illustrazioni, #eventi

 

 

 

 

 

Il fumettista cult Simon Hanselmann sarà ospite della XXIIIesima edizione di Romics (5-8 aprile 2018). Reduce dal Premio per la migliore serie all’ultimo Festival di Angoulême con Happy Fucking Birthday, l’autore australiano ha scelto Romics per incontrare il pubblico italiano.

Nato in Tasmania, Hanselmann oggi vive a Seattle negli Stati Uniti. Ha raccontato e disegnato storie a fumetti fin da bambino. Gli esordi da fumettista sono stati sulla sua pagina Tumblr “Girl Mountain”, dove ha cominciato a postare le avventure a strisce della strega Megg e dei suoi amici ottenendo un successo sempre crescente di pubblico e venendo scoperto da Fantagraphics, il re degli editori indipendenti Usa, che ha raccolto le sue storie web in diversi volumi antologici. In Italia ne sono usciti due, Megahex e Special K, pubblicati da Coconino Press-Fandango e best seller del New York Times, cui sono seguiti negli Stati Uniti Worst Behaviour One More Year.

Protagonisti delle sue storie sono Megg la strega, Mogg il gatto parlante, il loro amico Gufo e Lupo Mannaro Jones, un gruppo di personaggi perdenti, confusi, sconsiderati che lottano senza successo con la depressione, l'uso di droga, una vita sessuale complicata, la povertà, la mancanza di ambizione e le loro complesse relazioni reciproche.

Tradotto in 13 lingue e amato da critica e pubblico, l’autore è stato nominato tre volte ai Premi Ignatz e due volte agli Eisner (2017), il prestigioso riconoscimento dedicato all’americano Will Eisner, uno dei più importanti fumettisti di tutti i tempi. Il suo lavoro ha ricevuto il consenso di veri maestri della controcultura underground come Robert Crumb e Daniel Clowes. Personaggio pop dalla forte personalità, Hanselmann ama travestirsi da donna e si dice “felice nonostante qualche attacco di panico, e da sempre confuso riguardo all'identità sessuale”.

Simon Hanselmann sarà protagonista a Romics di un incontro-intervista, di un appuntamento con i lettori per le dediche sui libri e di un live painting sul wall dedicato agli artisti ospiti di Romics nelle giornate di sabato 7 e domenica 8 aprile.

 

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A volte ritornano

1 Marzo 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #come eravamo, #poesia, #storia

 

 

 

 

 

A volte ritornano…  sì, ritornano in mente le vecchie poesie che, bambina, m’inorgoglivo di sapere tanto bene a memoria. La leggenda di Teodorico, di Giosuè Carducci, è una di queste.

Teodorico, re degli Ostrogoti ai tempi dell’Impero Romano d’Oriente, fu mandato in Italia dall’Imperatore, dopo avere  sconfitti gli Eruli ed il loro re, Odoacre. Viveva nel castello di Verona.

Teodorico mise in carcere e fece uccidere il suo consigliere Severino Boezio, dopo  una lunga disputa religiosa. Ma, a sentire Carducci,  la giustizia divina non si fece attendere.

 

 

Su 'l castello di Verona

Batte il sole a mezzogiorno,

Da la Chiusa al pian rintrona

Solitario un suon di corno,

Mormorando per l'aprico

Verde il grande Adige va;

Ed il re Teodorico

Vecchio e triste al bagno sta.

Pensa il dí che a Tulna ei venne

Di Crimilde nel conspetto

E il cozzar di mille antenne

Ne la sala del banchetto,

Quando il ferro d'Ildebrando

Su la donna si calò

E dal funere nefando

Egli solo ritornò.

Guarda il sole sfolgorante

E il chiaro Adige che corre,

Guarda un falco roteante

Sovra i merli de la torre;

Guarda i monti da cui scese

La sua forte gioventú,

Ed il bel verde paese

Che da lui conquiso fu.

Il gridar d'un damigello

Risonò fuor de la chiostra:

— Sire, un cervo mai sí bello

Non si vide a l'età nostra.

Egli ha i pié d'acciaro a smalto,

Ha le corna tutte d'òr.

— Fuor de l'acque diede un salto

Il vegliardo cacciator.

— I miei cani, il mio morello,

Il mio spiedo — egli chiedea;

E il lenzuol quasi un mantello

A le membra si avvolgea.

I donzelli ivano. In tanto

Il bel cervo disparí,

E d'un tratto al re da canto

Un corsier nero nitrí.

Nero come un corbo vecchio,

E ne gli occhi avea carboni.

Era pronto l'apparecchio,

Ed il re balzò in arcioni.

Ma i suoi veltri ebber timore

E si misero a guair,

E guardarono il signore

E no 'l vollero seguir.

In quel mezzo il caval nero

Spiccò via come uno strale

E lontan d'ogni sentiero

Ora scende e ora sale:

Via e via e via e via,

Valli e monti esso varcò.

Il re scendere vorría,

Ma staccar non se ne può.

Il più vecchio ed il più fido

Lo seguía de' suoi scudieri,

E mettea d'angoscia un grido

Per gl'incogniti sentieri:

— O gentil re de gli Amali,

Ti seguii ne' tuoi be' dí,

Ti seguii tra lance e strali,

Ma non corsi mai cosí.

Teodorico di Verona,

Dove vai tanto di fretta?

Tornerem, sacra corona,

A la casa che ci aspetta? —

— Mala bestia è questa mia,

Mal cavallo mi toccò:

Sol la Vergine Maria

Sa quand'io ritornerò. —

Altre cure su nel cielo

Ha la Vergine Maria:

Sotto il grande azzurro velo

Ella i martiri covría,

Ella i martiri accoglieva

De la patria e de la fé;

E terribile scendeva

Dio su 'l capo al goto re.

Via e via su balzi e grotte

Va il cavallo al fren ribelle:

Ei s'immerge ne la notte,

Ei s'aderge in vèr' le stelle.

Ecco, il dorso d'Appennino

Fra le tenebre scompar,

E nel pallido mattino

Mugghia a basso il tosco mar.

Ecco Lipari, la reggia

Di Vulcano ardua che fuma

E tra i bòmbiti lampeggia

De l'ardor che la consuma:

Quivi giunto il caval nero

Contro il ciel forte springò

Annitrendo; e il cavaliero

Nel cratere inabissò.

Ma dal calabro confine

Che mai sorge in vetta al monte?

Non è il sole, è un bianco crine;

Non è il sole, è un'ampia fronte

Sanguinosa, in un sorriso

Di martirio e di splendor:

Di Boezio è il santo viso,

Del romano senator.

                                               G. Carducci, da Rime Nuove

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