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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

Di vecchie ciccione, armadi e passeggiate nel bosco

10 Ottobre 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #moda

Di vecchie ciccione, armadi e passeggiate nel bosco

Autunno, arrivato all’improvviso e per davvero. Non mi dispiace, ogni stagione ha il suo fascino, specialmente se è vissuta a pieno. Tempo di passeggiate nei boschi, di funghi, di castagne, di cambio degli armadi. Ho svuotato e buttato via con decisione tutto quello che non mi piace e non mi sta più bene. Continuo a prendere peso, sono curvy, in realtà qualcuno ha detto pane al pane e mi ha pure chiamato “vecchia cicciona”, perciò ho bisogno di forme fluide, lunghe, avvolgenti.

Certe serate in città da sola, col tramonto che incendia le gru del porto, certi pomeriggi a passeggio con cani e amici, mentre il bosco profuma di erba e pino, riconciliano con la vita, fanno dimenticare i brutti pensieri. Se il mio cane mi corre incontro con gli occhi stellati, se amici e famiglia stanno bene e sono sereni, tutto va a posto anche per me.

Vediamo, dunque, fra acquisti e regali di compleanno, cosa c’è di nuovo nell’armadio.

La camicia trasparente, in una fantasia vagamente hippy, mitigata dal grigio.

La camicetta a piccoli fiori marroni e azzurri. Penso che potrò indossarla comodamente anche sotto i pullover, invece delle solite tristi magliette di cotone.

Il cardigan marrone che sostituisce lo spolverino e nasconde le forme.

La collana che unisce silver, oro rosso (tanto cool), e nero, portabile con tutto.

I jeans sfrangiati alla vita e alle caviglie. Almeno un paio per stagione vanno comprati, magari con qualche piccolo dettaglio a diversificarli da tutti gli altri che già abbiamo. Ormai li prendo solo elasticizzati perché non sopporto di sentirmi costretta.

Il golf beige, lunghissimo, praticamente un vestito, col collo alto morbido e dei piccoli bottoni ai polsi.

Il pull bianco, semplice, luminoso, caratterizzato solo dal fatto di essere più lungo dietro.

La felpa sportiva bianca, essenziale, purissima, che, con un po’ di coraggio, può reinventarsi come giacca.

Il piumino effetto denim. Ebbene sì, sono capitolata anch’io, dopo aver provato quello nero (ricordate?) l’ho trovato talmente comodo e leggero da non poterne più fare a meno.

(Ciao a tutti e perdonate le foto che, lo so, sono terribili.)

Di vecchie ciccione, armadi e passeggiate nel boscoDi vecchie ciccione, armadi e passeggiate nel bosco
Di vecchie ciccione, armadi e passeggiate nel bosco
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Laboratorio di poesia: Minerva del Fiume

7 Ottobre 2016 , Scritto da Adriana Pedicini Con tag #adriana pedicini, #poesia, #Laboratorio di poesia

Laboratorio di poesia: Minerva del Fiume

Il testo si snoda con riflessioni chiare e fluide, anche se prive di musicalità che sempre dovrebbe attenere alla poesia, anche quella in versi sciolti o liberi. Indubbiamente si coglie un pensiero importante, vale a dire il dissidio tra l'essere e l'apparire. L'interlocutrice silenziosa evidentemente conduce una vita di apparenza, senza profondità, preoccupata solo di far bella figura. La giovane poetessa, con l'entusiasmo che sconfina nella certezza a quell'età, si propone consigliera, suggeritrice di comportamenti altri che hanno bisogno solo di un po' di autenticità per condurre una vita più vera e consapevole. Ed è questa la differenza che apre spazi insondabili di verità e di soddisfazione.

Adriana Pedicini

La signora

Buon serata del sabato signora
Con la tua borsa piena di chiacchiere
mentre cerchi gli sguardi ben disp
osti

sai di saper parlare,

sai che non sbaglierai i tempi.
spingerai la porta aperta
,

e non inciamperai più

con le luci accese
Vorrei sapere un po’ più di te
Vorrei aiutarti ad imparare
Senza peso, senza sforzo,
solo pensie
ri leggeri

senza più vigilie
Stai ridendo sul tuo segreto
sul tuo sogno più leggero della nebbia
E’ solo un piccolo segreto
Stai pensando: avrò nuove verità
Ti stai innamorando del coraggio?
è questione di poco, di niente
Forse se fai un passo più in là
e forse se a
scegliere sei tu

Il tuo segreto lo nascondi
dove nessuno lo trove
rà.

Minerva del Fiume

Inviate le vostre poesie a: adriana.pedicini@virgilio.it

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Le idi di Marzo

6 Ottobre 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #storia, #personaggi da conoscere

Le idi di Marzo

Caio Giulio Cesare (101/100 a.c. – 44 a.c.) fu uno dei più grandi generali. Ebbe il comando delle truppe che occupavano la Gallia Romana. In soli otto anni conquistò tutta la Francia e parte della Germania.

Quando tornò in trionfo a Roma era ormai tanto influente da essere considerato come un re, uno che piaceva al popolo perché dava pane e divertimenti a tutti. Il primo triumvirato, l'accordo privato per la spartizione del potere con Gneo Pompeo Magno e Marco Licinio Crasso, segnò l'inizio della sua ascesa. Dopo la morte di Crasso si scontrò con Pompeo. Nel 49 a.C., di ritorno dalla Gallia, guidò le sue legioni attraverso il Rubicone, pronunciando le celebri parole «Alea iacta est», e scatenò la guerra civile, con la quale divenne capo indiscusso di Roma, dopo aver sconfitto Pompeo a Farsalo (48 a.C.) Divenne così dittatore perpetuo.

Ma i patrizi non erano contenti, avevano ancora nel sangue l’idea repubblicana, e congiurarono per ucciderlo. Il 15 marzo fu pugnalato in Senato con 23 coltellate.

Ecco il famoso e meraviglioso discorso di Marco Antonio sul corpo di Cesare, scritto da William Shakespeare:

Friends, Romans, countrymen, lend me your ears;

I come to bury Caesar, not to praise him.

The evil that men do lives after them;

The good is oft interred with their bones;

So let it be with Caesar. The noble Brutus

Hath told you Caesar was ambitious:

If it were so, it was a grievous fault,

And grievously hath Caesar answer’d it.

Here, under leave of Brutus and the rest–

For Brutus is an honourable man;

So are they all, all honourable men–

Come I to speak in Caesar’s funeral.

He was my friend, faithful and just to me:

But Brutus says he was ambitious;

And Brutus is an honourable man.

He hath brought many captives home to Rome

Whose ransoms did the general coffers fill:

Did this in Caesar seem ambitious?

When that the poor have cried, Caesar hath wept:

Ambition should be made of sterner stuff:

Yet Brutus says he was ambitious;

And Brutus is an honourable man.

You all did see that on the Lupercal

I thrice presented him a kingly crown,

Which he did thrice refuse: was this ambition?

Yet Brutus says he was ambitious;

And, sure, he is an honourable man.

I speak not to disprove what Brutus spoke,

But here I am to speak what I do know.

You all did love him once, not without cause:

What cause withholds you then, to mourn for him?

O judgment! thou art fled to brutish beasts,

And men have lost their reason. Bear with me;

My heart is in the coffin there with Caesar,

And I must pause till it come back to me. (Julius Caesar III)

E ancora :

If you have tears, prepare to shed them now.

You all do know this mantle: I remember

The first time ever Caesar put it on;

'Twas on a summer's evening, in his tent,

That day he overcame the Nervii:

Look, in this place ran Cassius' dagger through:

See what a rent the envious Casca made:

Through this the well-beloved Brutus stabb'd;

And as he pluck'd his cursed steel away,

Mark how the blood of Caesar follow'd it,

As rushing out of doors, to be resolved

If Brutus so unkindly knock'd, or no;

For Brutus, as you know, was Caesar's angel:

Judge, O you gods, how dearly Caesar loved him!

This was the most unkindest cut of all;

For when the noble Caesar saw him stab,

Ingratitude, more strong than traitors' arms,

Quite vanquish'd him: then burst his mighty heart;

And, in his mantle muffling up his face,

Even at the base of Pompey's statua,

Which all the while ran blood, great Caesar fell.

O, what a fall was there, my countrymen!

Then I, and you, and all of us fell down,

Whilst bloody treason flourish'd over us.

O, now you weep; and, I perceive, you feel

The dint of pity: these are gracious drops.

Kind souls, what, weep you when you but behold

Our Caesar's vesture wounded? Look you here,

Here is himself, marr'd, as you see, with traitors. (Julius Caesar III)

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