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Maurizio Zanon, "Fralezze"

19 Gennaio 2023 , Scritto da Enzo Concardi Con tag #enzo concardi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Con questa breve silloge, contenente altrettante brevi liriche, il poeta sembra coerentemente simboleggiare la sua visione della vita, sintetizzata nel titolo: Fralezze, ovvero l’effimero esistenziale della condizione umana. L’osservatorio da cui scruta il mondo è ora quello della vecchiaia e il richiamo autobiografico d’una corsa che va verso il capolinea è costante, pur alternando, negli esiti lirici, stati d’animo fatalistici e crepuscolari ad altri speranzosi e valoriali. In un contesto spirituale del genere e con tali premesse di tipo cronologico ed esperienziale, l’ispirazione ha bisogno di poche pennellate, immagini, scansioni per edificare una scrittura essenziale, diretta, ricapitolatrice di vissuti, idee e pensieri appartenenti a tutto il bagaglio della sua traiettoria terrena.

Il dato della senilità influisce nella misura in cui l’uomo Zanon è costretto a confrontarsi con i cosiddetti acciacchi dell’età, che vengono accettati anche con un certo umorismo di tipo pirandelliano, come nella poesia Colazione: «Un’alba grigia s’alza quest’oggi. / Corrono i miei pensieri, sempre vivi / ubriachi del profumo di caffè: / prima però debbo misurare la glicemia». Oltre simili momenti che sfiorano la leggerezza dell’essere, il poeta ci pone di fronte al fondamentale dato di fatto della scrittura come ragione di vita, quindi compagna inseparabile nella parabola umana, valore gerarchico al di sopra di ogni altro, paragonabile alla deificazione che ne fece, tra gli altri, il Foscolo: eterna, imperitura, immortale.

In alcune composizioni i nomi attribuiti da Zanon alla Poesia sono diversi, ma tutti convergono nello stesso significato: musa medicatrice, taumaturgica, demiurgica. Egli non esita ad utilizzare termini non letterari per definirla, soprattutto in relazione alle sue funzioni, ai suoi effetti sulla vita dell’autore. Allora dapprima utilizza l’efficace denominazione medica de La terapia, cioè cura per la guarigione: «Ciò nonostante / in ogni bisognoso istante / la poesia mi ha aiutato / da cose futili mi ha salvato». Poi si affida alla sfera spirituale-religiosa per una definizione tautologica rispetto a quella precedente, poiché la poesia diventa Salvezza da una realtà monotona e piatta: «Sfugge la vita / giorno dopo giorno / il futuro s’accorcia / tutto è così veloce: / fra tanta sciatteria / ci salva la Poesia». Altrove l’accento dalla terminologia simbolica si sposta quasi verso un determinismo professionale, nel senso di ‘mestiere’ del poeta: «Se scrivo / è perché non so far altro: / per questo vivo / e per null’altro» (Scrivere).

Ma non finiscono qui le sue riflessioni sul mito operativo della poesia in talune circostanze della vita letteraria, meditazioni nelle quali, tuttavia, appaiono delle contraddizioni con le affermazioni precedenti. Infatti Zanon ci mostra anche l’altra faccia della medaglia riguardo l’identità del suo io poetico e il destino di certuni poeti. Basta leggere questi versi per rendersene conto: «La mia scrittura è istintiva, desueta / un po’ fragile, dalla metrica inconsueta / dunque, non dirmi poeta / io non so lavorare bene la seta» (Poeta?). Ed ancora: «I poeti piacciono a poca gente / per molti non servono a niente. / I poeti creano l’emozione / troppi si atteggiano, c’è confusione. / I poeti, quelli veri, hanno la penna pura / alcuni finiscono soli in una casa di cura» (I poeti).

Come il lettore avrà notato, nelle poesie citate v’è talvolta la presenza della rima, segno di un’attenzione all’estetica, al significante e non solo al significato, al contenuto. Questa sottolineatura mi pare importante in un poeta come Zanon che ha compiuto un lungo cammino letterario alla ricerca non della perfezione – che non appartiene alle cose umane – ma di un continuo miglioramento di sé e delle proprie opere. Le rime sono inserite in genere in quartine e sestine uniche in una singola lirica e variano dalla forma continua (tutti i versi sono in rima tra di loro), allo schema ab-cd, o ancora alla impostazione binaria. Si tratta di rime dal ritmo musicale, armonioso, dalla fonetica naturale e non ricercata in modo forzato.

Una poesia emblematica dei motivi sviluppati in Fralezze è senz’altro Memorie, che costituisce l’incipit di tutta la raccolta. Qui il poeta ha voluto quasi riassumere alcune tematiche a lui più care che il lettore poi incontrerà strada facendo nelle pagine successive, e quindi il testo potrebbe essere letto come un indice lirico propedeutico al restante impianto scritturale, poi con sconfinamenti in diverse ed altre partiture. In sostanza memoria, focolare, infanzia, sogni, natura e destino sono evocati tramite feedback simili a rapide sequenze cinematografiche, che ci trasmettono serenità di lontane rimembranze e amarezza che tutto finirà, nel mistero della vita. Sono memorie di un’esistenza che ha riempito il cuore; ricordi del focolare, centro di affetti familiari i cui particolari conferiscono calore umano, come il profumo della polenta; immagini di un’infanzia spensierata qui dipinta e fissata nelle corse dietro alle farfalle; nostalgie di vacanze marine, luogo di sogni e speranze; paesaggi di una natura che assume le vesti d’una notte stellata o della neve sgocciolante. «… Un’esistenza … / bella da morire…» - dice il poeta - «…ma che un giorno / sparirà all’improvviso, come lo scoiattolo / scompare, su tra i fitti alberi del bosco».

Una semplicità lirica che è poesia e una levità di spirito che giunge fino a rappresentare l’immagine della morte con la fantasia del ‘fanciullino’. Ma ora il tempo che resta da vivere è breve, il pensiero dominante si sposta verso il destino di tutti gli esseri umani, ovvero diventa sempre più reale e vicina la certezza della propria fine personale, ed il poeta s’interroga su ciò ormai in piena dimensione escatologica, tuttavia ancora con metafore per nulla crude, legate a percorsi terrestri: «…Sono come un viaggiatore senza biglietto / che non sa da che parte deve andare» (Poco resta). Ora le tonalità trascolorano dagli azzurri felici della giovinezza ai grigi malinconici della senilità: siamo avvolti in un alone di mistero, siamo esseri oscillanti sul filo della solitudine (Il cielo); siamo in preda ad un sottile tedio, poiché anche la primavera ci lascia indifferenti (Malavoglia).

Ora anche la sua tanto amata Venezia assume contorni e fisionomie decadenti e da fine di un’epoca: «Venezia malinconica / con tanti negozi chiusi e pochi turisti / vivi la solitudine riflessa / negli occhi degli ultimi tuoi abitanti. / Sei avvolta / da un velo triste di fitta nebbia. / Nel silenzio delle tue strade lungo i canali / spiccano sparsi giù a terra i coriandoli di Carnevale» (Venezia malinconica). E se lo sguardo si rivolge al mondo e scruta gli avvenimenti dell’attualità non può che sorprendersi di fronte alle ritornanti guerre nella patria europea, di fronte a nuovi scoppi di irrazionalismo e follia, tant’è vero che il poeta scrive: Mai avrei pensato.

E così anche la vita, più viene vissuta e meno è comprensibile: si rivela piena di contraddizioni, i comportamenti umani registrano alti e bassi inconcepibili, contrasti indecifrabili. In tutta questa incertezza rimane l’idea-realtà sicura, della fine. Nessuno è immune dalle dicotomie esistenziali - come già sosteneva Pascal riguardo alla natura umana - ed è per questo che Zanon da un lato ci racconta del materialismo esistente nella società consumistica, sfrenato verso il godimento di un benessere puramente edonistico e dall’altro lato del valore dei gesti solidali che possono rendere felici; del bene prezioso dell’interiorità pensosa («Il silenzio tace / il silenzio ci dà la pace / il silenzio è la poesia: / nel silenzio l’interiore melodia», Sul silenzio); dell’amore che può catturarci a qualsiasi età e dobbiamo accoglierlo come una benedizione divina; del suo intenso desiderio di un po’ di luce e di pace in questo travagliato ed offuscato vivere odierno.

Ma quale è l’ultima parola del poeta sulla questione fondamentale che attraversa il suo messaggio in questa raccolta poetica? Si chiama La grande speranza: «Credo che Dio ci farà ritornare al mondo / magari sotto altre spoglie. / Sarà un altro miracolo di fiori, anime, foglie / una vita nuova sorgerà dal profondo».

Enzo Concardi

 

 

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L’AUTORE

Maurizio Zanon è nato nel 1954 a Venezia dove attualmente vive. Laureato in Lettere Moderne, ha insegnato nella Formazione Professionale. Scoperto dal poeta Mario Stefani, la sua attività letteraria ha inizio a venticinque anni con la pubblicazione del libro Prime poesie (1979), cui sono seguite molte altre raccolte. Ha conosciuto vari poeti famosi: Diego Valeri, quando risiedeva a Venezia, Giovanni Giudici con Ignazio Buttitta e Andrea Zanzotto, presso lo Studio Museo “Augusto Murer” di Falcade, Luciano Luisi, alla presentazione di un suo libro a Mestre, Maria Luisa Spaziani, in occasione della sua partecipazione al “Premio Eugenio Montale” a Roma, Patrizia Valduga, negli anni dell’università a Venezia, Paolo Ruffilli ed il poeta vernacolare Attilio Carminati.

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Maurizio Zanon, Fralezze, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 68, isbn 978-88-31497-96-1, mianoposta@gmail.com.

 

 

 

 

 

 

 

 

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