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The Vampire Diaries

4 Settembre 2022 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #recensioni, #serie tv, #televisione

 

 

 

 

All’inizio di The Vampire Diaries, episodi tratti dalla serie dei libri cominciata da Lisa Jane Smith e continuata da altri autori, Damon Salvatore mi stava così antipatico che non lo vedevo nemmeno bello, nonostante – interpretato dall’attore Ian Someralder – bello lo sia fino all’impossibile. Lui era il cattivo-cattivo, senza scrupoli, arrogante, malvagio, mentre suo fratello Stefan era il buono. Il vampiro cattivo e quello buono, insomma, nella scia di tutti i nuovi succhia sangue dell’urban fantasy degli anni duemila. Ma quando, già alla fine della prima stagione, balla con Elena, la fidanzata del fratello, è ormai difficile ricordare che non è lui quello da amare. E quando, nella sesta stagione, Elena si fa ipnotizzare per dimenticare di averlo amato, lei stessa si chiede – al pari di me al principio – come si potesse trovare attraente Damon Salvatore.

Entrambi i fratelli devono fare i conti con ciò che sono. Molto, infatti, si basa sull’accettazione di sé. Stephan ha convinto Damon a bere sangue umano ma poi ha passato il resto dei suoi giorni a pentirsene. Damon ha accettato se stesso, il fatto di essersi trasformato in un predatore, sa che le azioni che compie sono naturali per chi è come lui. È un mostro solo nella misura in cui la natura contempla anche i mostri. Ma può redimersi e lo farà. Non sempre, non del tutto e con continue ricadute.

Niente è definitivo in The Vampire Diaries, la redenzione arriva per tutti, anche nel più oscuro dei cuori non morti si annida una parte di umanità. Il ruolo di cattivo e di buono fra Stefan e Damon si ribalta in continuazione. Per questo Elena, tanto onesta, corretta e altruista, è pronta ad accettare, senza essere troppo schizzinosa, chiunque nella sua vita, anche chi ha commesso i peggiori crimini, perché c’è sempre speranza per tutti. Pure lei, nel corso di otto lunghe stagioni della serie, avrà i suoi momenti bui. Una volta vampirizzata, anche lei compirà azioni di cui dovrà pentirsi. Lo stesso dicasi per Caroline, la più dolce, la più generosa delle vampire. Ad un certo punto qualcuno chiede: “Dunque esistono vampiri buoni e vampiri cattivi?”. E alla risposta affermativa commenta: “Ma anche quelli buoni hanno ucciso qualcuno.”

È così. Nessuno è tutto buono o tutto cattivo. C’è sempre un cattivo più cattivo, che a sua volta potrà cedere al fascino perverso della bontà, riscoprire il residuo di umanità celato in fondo al suo cuore nero.

I protagonisti di The Vampire Diaries azzannano, salassano, squartano, impalano senza troppi rimorsi, come un male necessario, poi, magari, sono capaci di crearsi sensi di colpa abissali e adolescenziali per un bacio dato o accettato. I sentimenti più importanti sono l’amore, l’amicizia e la lealtà. Questi sono i valori che non si possono tradire, tutto il resto è secondario. Uccidere non è poi così grave, le stragi sono solo “effetti collaterali”, mezzi per raggiungere un fine superiore, come quello, appunto, di salvare un amico. Anche perché la morte non è così irreversibile, non è mai definitiva. Chi muore poi torna, come vampiro, come fantasma, come presenza attiva nell’”altro mondo”, quel luogo dove indugiano le anime di chi ci ha lasciato.

Semmai un disvalore è la vecchiaia. Nessuno è brutto a Mystic Falls e nessuno diventa mai vecchio. Persino la cacciatrice ringiovanisce nella settima stagione, perché non c’è posto per la decadenza fisica in questa serie e, il massimo della vetustà, è dimostrare quarant’anni.

L’amore fra Damon ed Elena cresce inesorabile minuto dopo minuto, puntata dopo puntata. È uno di quegli amori che non dovrebbero esistere, che mescolano il bene con il male, la luce con il buio, e, proprio per questo, esplodono. Non è come l’amore semplice e luminoso che lega Elena e Stefan, i due doppelgänger buoni e generosi, o Stefan a Caroline. È, piuttosto, come afferma Damon stesso, “un amore che consuma”, una passione profonda e irrefrenabile, l’attrazione verso ciò che è pericoloso ed eccitante allo stesso tempo. Damon stuzzica il lato oscuro e nascosto di Elena, ed Elena tira fuori il meglio da Damon. È la promessa dell’amore immortale, quello che rimane sempre come nei primi tempi, fra due persone eternamente belle ed eternamente giovani.   

Nella settima e ottava stagione, tuttavia, non è più l’amore a farla da padrone. Il sentimento principale è il legame fra i fratelli Salvatore. Stefan è legato indissolubilmente a Damon, la sua anima nera, e non potrà mai vivere sereno finché lo avrà vicino e dovrà occuparsi di lui, dei suoi problemi, dei suoi errori, dei suoi misfatti. Tuttavia, il “brothersbond” (sì, proprio quello che poi i due attori hanno sfruttato per commercializzare il loro Bourbon) è più forte di tutto e trasforma The Vampire diaries in una sorta di bromance.

Una storia di tormento, di sensi di colpa, di dannazione e redenzione. Non cercate la verosimiglianza in questa serie, il mondo secondario credibile e coerente, perché non lo troverete. Non chiedetevi perché su tanti omicidi e sparizioni non indaghi mai nessuno, dove trovino i soldi per campare da nababbi persone che sono state in una bara per mille anni, come possano integrarsi in un mondo moderno e sconosciuto in pochi minuti, o, più banalmente, come possano anche studiare o lavorare gli adolescenti protagonisti, fra vampirizzazioni, omicidi, stregonerie, guerre e faide. Bazzecole. Quella che conta è l’atmosfera dark, anche se un po’ ripetitiva nei contenuti, mischiata all’allure da serie young adult americana, fra balli della scuola, quarter back e cheerleader, e soprattutto, l’interiorità dei personaggi che finiamo per amare, conoscere e sentire “di famiglia”, come accade con tutte le serie lunghe e famose. Alla fine, siamo tutti  un po’ orfani del tenero squartatore Stefan, del tenebroso e bellissimo Damon, della coraggiosa strega Bonnie e della limpida Elena.

Insomma, è Mystic Falls, bellezza!

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