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Otello Marcacci, "Nottambuli a cena".

4 Maggio 2022 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni

 

 

Nottambuli a cena

Otello Marcacci

Le Flâneurs Edizioni, 2022

pp 322

18,00

 

 

 

Si conferma l’indubbia ottima scrittura di Marcacci anche in questa prova, sebbene personalmente io abbia amato più le atmosfere alla Stand by me di Tempi supplementari.

Luca Migliorini è sull’orlo del fallimento. Non sa più come far fronte ai debiti della sua azienda e come pagare gli stipendi ai dipendenti. Disperato, progetta di suicidarsi il sedici agosto per permettere alla sua ditta d’incassare l’assicurazione sulla vita. Nel mentre, immagina come si ammazzerà, godendo tuttavia i giorni che gli rimangono da vivere, non con grandi gesti eclatanti ma con le piccole cose della sua esistenza poco esemplare. Fra i suoi compagni di calcetto, tuttavia, c’è il Fioronta, implicato in giri pericolosi, che gli offre soldi e una via d’uscita in cambio di un omicidio. Dovrà uccidere Giuliano, già malato e suo amico di sempre. Un vero e proprio patto con il diavolo.

Nel frattempo, Luca parte per un viaggio on the road con gli amici storici, che ricorda varie pellicole italiane basate sull’ovvia metafora del percorso dentro se stessi. Luca e gli amici si mettono in cammino per un sud mafioso (ma lo è anche il nord) e fatiscente, ognuno con le proprie mete prefissate e con i propri mostri interiori. Luca deve portare un ragazzino dai tratti vagamente autistici a conoscere il padre, Cristina e Leonardo cercano il genitore omosessuale fuggito con un prete, Gildo vuole rintracciare la persona che gli ha donato un nuovo cuore. Finiranno tutti per perdere e trovare qualcosa. Personaggi duali, luce e buio, religiosità e razionalismo, disordine e ossessività compulsiva, quasi a livello gnostico, scrittura aulica e bassa mescolata, cultura pop e letteraria in un mix in cui mi riconosco e che mi è sempre appartenuto.

Anche qui, come nel precedente romanzo di Marcacci, “il caso non esiste”, nel senso che tutto è improbabilmente collegato, la trama è un puzzle di frammenti che s’incastrano e nessuno degli interpreti è lì per pura combinazione.  Il malaffare diffuso ovunque è più un “male” cosmico che un problema sociale contingente, così come il sud di Marcacci è solo intravisto come luogo ideale. Di davvero concreta, nel libro, c’è la Maremma grossetana, corporeità, questa, non scevra di lirismo, dell’elegia malinconica del ricordo.

I personaggi, nell’intenzione dell’autore, dovrebbero lasciarsi amare nonostante le loro abissali debolezze ma l’operazione empatia non scatta, si rimane spettatori, catturati però dalla maturità della forma letteraria, dalla piacevolezza dell’ironia.  Un romanzo scritto in uno stile anni ottanta (ed è un complimento!), più di testa che di pancia, dalla trama impossibile e dai dialoghi inverosimilmente filosofici, che piace per la buona scrittura ma non comunica emozioni, se non quando, come dicevo, tratta la materia maremmana, lo straziante attaccamento al territorio e alla sua gente, fatto di accettazione totale, nel bene e nel male.

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