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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

Inception

2 Marzo 2022 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni, #cinema

 

 

 

 

A un anno e mezzo dall'ultima volta, decido di rivedere Inception per la quarta volta, incuriosita da un articolo in cui si faceva notare come uno dei protagonisti, l'allora Ellen Page, nel film si chiama Ariadne, come l'Arianna del labirinto, e non a caso è lei l'architetta dei mondi onirici abitati dalla squadra di Cobb, il vero protagonista. Ricordo che quando tempo fa parlai con entusiasmo del film a una cara amica, lei mi rispose che Inception era molto più di un meccanismo perfetto di scatole cinesi che di aprono in sequenza: era un discorso sull'inconscio e sulla realtà di ciò che viviamo. A quei tempi non avevo strumenti per capire il messaggio che mi veniva dato, per cui archiviai tutto nel mio cassetto "cose che forse un giorno mi saranno chiare". Sempre nello stesso articolo mi incuriosiva la frase "Cobb è un uomo come noi, frammentato e separato dal suo Paese e dalla sua famiglia". Ho provato quindi a leggere il film in senso psicoanalitico/mitologico: Cobb è l'uomo moderno inteso come maschio, privato del suo principio femminile, impersonato dalla moglie, che egli teme e tiene segregata a un livello del suo inconscio assai profondo. Il principio maschile è rappresentato dal sole, dal fare, dalla determinazione, dalla razionalità, da tutto ciò che è prima della soglia (ovvero la vita) mentre il femminile è lunare, oscuro, magico, emotivo, vendicativo, e attratto da tutto ciò è oltre la vita. La coppia, che ha vissuto anni felici insieme, entra in crisi quando i due si separano per la morte di lei, morte causata da lui, che le ha instillato il dubbio che la sua esistenza onirica non fosse reale. Lei sceglie di oltrepassare la soglia vendicandosi di lui, lui resta al di qua, isolato da tutti. Tutto ciò che gli rimane è intrufolarsi negli inconsci altrui come un ladro, in quanto nel suo si annida la sua pericolosa metà che lo vuole trascinare nel mondo ctonio insieme a lei. Alla fine, se Michael Caine non ha mentito e l'ultima scena è reale, Cobb si è riunito alla sua famiglia, ha ritrovato la sua completezza, e c'è riuscito nel momento in cui ha capito che la sua parte femminile era già dentro di sé, ciò che aveva relegato nello scantinato era una sbiadita idea della complessità femminile, che accettare il suo lato buio e lasciare andare quella figura mostruosa gli avrebbero permesso di integrarlo di nuovo. Se invece Caine ha mentito, allora Cobb è rimasto la sotto, ha abbandonato il suo principio maschile  e ha preferito vivere nel sonno degli inferi per non affrontare una realtà dolorosa. Resta un film che rivedrei all'infinito, qualunque interpretazione gli si voglia dare.

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