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Aldo Dalla Vecchia, "Trionfo d'amore"

25 Giugno 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #come eravamo

 

 

 

 

Trionfo d’amore

Aldo Dalla Vecchia

 

Graphe.it Edizioni, 2021

pp 83

8,00

 

Aldo Dalla Vecchia ha avuto la bontà di citarmi in Trionfo d’amore, piccolo e delizioso saggio sul fotoromanzo, un collage di riferimenti che concorrono a formare la storia e l’anima di una categoria popolare in auge dagli anni sessanta ai novanta, che raggiunse il suo apice nei settanta. Intrattenimento, specchio di un’epoca, fatto di costume, i fotoromanzi ebbero origine in Italia – come il melodramma – e da qui si diffusero in tutto il mondo.

Gli anni settanta hanno visto il fiorire della casa Lancio e del suo parco di attori, i più importanti rimasti nel cuore di una generazione. Katiuscia, Michela Roc, Paola Pitti, Claudia Rivelli, Franco Dani e lo sfortunato Franco Gasparri sono alcuni dei belli “e possibili” di un decennio di splendore. Avvenenti, divi allo stato puro, ma, insieme, ragazzi della porta accanto – la popolarità di Katiuscia o di Franco Gasparri è stata maggiore di quella delle star del cinema. A questo ha contribuito la grande intuizione della casa Lancio, decisa a discostarsi dalle rivali Grand Hotel e Bolero, quella di cercare nuovi volti, freschi e moderni, e trarne dei divi capaci di far impazzire e sognare la gente.

I fotoromanzi circolavano ovunque e se ne vendevano milioni di copie. Venivano prestati e passavano di mano in mano e di generazione in generazione, dalle nonne alle ragazzine delle scuole medie. Raccontavano storie di sentimenti forti e contrastati, di scelte difficili, di tradimenti, con l’inevitabile lieto fine, dove il bene, la purezza di cuore e la gentilezza erano premiate, mentre l’opportunismo, l’avidità e l’arrivismo erano puniti.

Specchio del costume, oggi sono stati soppiantati dal romance – la cultura pop rosa è più in voga che mai e le case editrici che la declinano in tutte le salse, dallo storico all’erotico al paranormal, si moltiplicano a dismisura, – e dalle app per cellulare con storie romantiche interattive come quelle firmate da Claire Zamora.

Dalla Vecchia ci ricorda che nel 2020 – anno terribile della pandemia – forse per il bisogno che tutti abbiamo di evasione e consolazione, è tornato in edicola l’albo Sogno, fuoriserie degli anni settanta, insieme a Kolossal.

Il saggio analizza tutto l’excursus del fenomeno, dalle origini, risalenti al dopoguerra, al periodo d’oro degli anni sessanta, settanta e ottanta, per giungere alla decadenza sul finire del nuovo millennio e, quindi, all’audace riproposta nel 2020. Evidenzia anche i rapporti del genere con la cultura alta - i primi fotoromanzi sceneggiavano opere letterarie famose - con il cinema, con la politica, con il sociale, con il sesso, con la religione e persino con la moda.

In barba a chi ha sempre considerato disprezzabili certi contenuti, i fotoromanzi erano confezionati con cura e dispendio di mezzi, con passione e intelligenza. Catturavano e ammaliavano anche chi non lo avrebbe ammesso nemmeno sotto tortura.

Aldo Dalla Vecchia è fra i cultori dichiarati del genere, si sente l’attenzione dello studioso, del giornalista e del saggista, ma anche tutto l’entusiasmo per la materia.

 

“Grazie a quei volti, a quelle foto, a quelle storie, anch’io, come un’infinità di altre italiane e italiani, sognavo e sorridevo, mi immedesimavo e mi commuovevo.” (pg 10)     

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