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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

Valérie Perrin, "Cambiare l'acqua ai fiori"

17 Aprile 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni

 

 

 

 

 

Cambiare l’acqua ai fiori

Valérie Perrin

 

Edizioni E/O

pp 473

 18,00

 

C’è chi ha odiato questo libro e chi lo ha amato. Appartengo alla seconda categoria. L'ho preso in mano con l'intenzione di darci solo un primo sguardo, ma appena aperto mi ha subito catturato con quell’aura così francese – Valérie Perrin è la donna di Claude Lelouch - con quella delicatezza da pizzo Valenciennes. Poi, però, sono sprofondata nel gorgo del suo mistero e nei continui cambiamenti di prospettiva e significato, negli intrecci intrigati e mescolati a bella posta. Un romanzo che, nonostante ti costringa a una lettura attiva e partecipata, si fa leggere un capitolo dopo l'altro, a precipizio, senza potersene staccare.

Violette fa la guardiana di cimitero, è senza età, elegante, la sua casa profuma di rosa, di tè, di candele, sotto i cappottini severi spuntano vestiti rosa confetto, nel suo camposanto vivono una colonia di gatti e qualche cane che va a trovare il padrone defunto.

Non è sempre stata una donna curata e colta, ha un passato di abbandono, analfabetismo, sciatteria. Ma ha sempre dato tanto amore a tutti, si è sempre fatta da parte per gli altri, si è sempre presa cura di qualcuno. Cresciuta in una casa famiglia, ha poi concesso anima e corpo a un marito approfittatore e anaffettivo ma bello come un dio. Un marito di cui tutte s’innamorano. Un marito che la tradisce ogni notte con chi è a tiro. Con lui ha una figlia che perisce in un incidente, capitato non si sa come in una colonia estiva. Violette muore dentro insieme alla figlia per poi rinascere.

Come dicevo, la prospettiva di questo romanzo appassionante si ribalta in continuazione, lo sviluppo contempla continui salti temporali, avanti e indietro, che, tuttavia, fanno progredire sempre la trama. Ciò che ci sembrava in un modo all’inizio si trasforma in altro a suon di colpi di scena. Il marito, Philippe Toussaint, che nel cognome sembra già presagire il mestiere della moglie, acquista interiorità, diventa il personaggio principale, oltre ogni sotto-trama. Capiamo le sue motivazioni, la sua improvvisa sparizione, le sue rinunce.

Protagonista è la morte, onnipresente come deve essere in un cimitero. Non è né esorcizzata né sublimata, ma vissuta, considerata un fatto comune e ineluttabile, analizzata nella sua quotidianità e nel suo significato universale, filosofico. Violette assiste a tutte le inumazioni, annota i discorsi di commiato, la forma delle lapidi, il legno della bara. Si occupa dei fiori, pulisce le tombe, riceve nella sua casa i parenti inconsolabili, raccoglie le loro confessioni, è testimone dei loro amori passati. Le storie d’amore raccontate in questo libro sono tante, un amore profondo, duraturo, che oltrepassa la morte.  

La Perrin ha la mano leggera anche quando sta raccontando di maltrattamenti, di suicidi, di sesso senza amore, ma l’angoscia ci attanaglia comunque, pian piano, inesorabile, fatta di chiaroscuri, di particolari impalpabili, e un velo di malinconia copre ogni cosa, dolce e profumato come la cipria di Violette, come le sue rose.

 

There are those who hated this book and those who loved it. I belong to the second category. I picked it up with the intention of just giving it a first glance, but as soon as I opened it, I was immediately captured by that French aura - Valérie Perrin is Claude Lelouch's woman - by that delicacy of Valenciennes lace. Then, however, I plunged into the maelstrom of her mystery and into the constant changes of perspective and meaning, into the intrigued and deliberately mixed plots. A novel that, despite forcing you to an active and participatory reading, lets you read one chapter after another, precipitously, without being able to detach.

Violette is a cemetery guardian, she is ageless, elegant, her house smells of rose, tea, candles, candy pink dresses appear under her severe coats, a colony of cats and a few dogs live in her cemetery.

She has not always been a well-groomed and cultured woman, she has a past of abandonment, illiteracy, sloppiness. But she has always given so much love to everyone, she has always stood aside for others, she has always taken care of someone. Raised in a foster home, she then gave body and soul to a profiteering and anaffective but beautiful as a god husband. A husband that everyone falls in love with. A husband who cheats on her every night with those in range. She has a daughter with him, who perishes in an accident, which happens, no one knows how, in a summer colony. Violette dies inside along with her daughter and is then reborn.

As I said, the perspective of this exciting novel is constantly reversed, the development contemplates continuous time leaps, back and forth, which, however, always make the plot progress. What seemed to us in one way at first is transformed into other with twists and turns. The husband, Philippe Toussaint, who in the surname already seems to presage his wife's job, acquires interiority, becomes the main character, beyond any subplot. We understand his motivations, his sudden disappearance, his renunciation.

The protagonist is death, as omnipresent as it must be in a cemetery. It is neither exorcised nor sublimated, but lived, considered a common and ineluctable fact, analyzed in its everyday life and in universal, philosophical meaning. Violette attends all the burials, she notes the farewell speeches, the shape of the tombstones, the wood of the coffin. She takes care of the flowers, cleans the graves, receives inconsolable relatives in her house, collects their confessions, witnesses their past loves. The love stories told in this book are many, a deep, lasting love that goes beyond death.

Perrin has a light hand even when she is talking about mistreatment, suicides, sex without love, but the anguish still grips us, slowly, inexorably, made of chiaroscuro, impalpable details, and a veil of melancholy covers everything, sweet and fragrant like Violette's face powder, like her roses.

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