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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

Rebecca Kauffman, "La casa dei Gunner"

29 Agosto 2020 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni

 

 

La casa dei Gunner

Rebecca Kauffman

Big Sur, 2020 

 

Credo che alla fine i libri ci dicano davvero qualcosa quando vanno a toccare qualche oscura corda interiore. Non che gli altri non ci dicano nulla, semplicemente a volte toccano corde mute, a volte corde che ancora non abbiamo, magari con un effetto ritardato di anni rispetto al momento in cui li leggiamo. Questo libro, che in un altro momento non mi avrebbe detto nulla, letto in questo periodo, ha posato il suo sguardo dentro di me. Dico che non mi avrebbe colpito granché perché non amo particolarmente queste storie corali stile Grande Freddo di amici che si ritrovano dopo anni per occasioni ferali e si vomitano addosso segreti e bugie. Questo caso però fa eccezione perché le confidenze scambiate dal gruppo dei Gunner hanno tutte a che fare con la morte di Sally, amica suicida, il cui funerale è motivo del rimpatrio, la quale 15 anni prima aveva abbandonato il gruppo di amici senza una spiegazione. E ognuno dei sopravvissuti ritiene di essere a conoscenza, addirittura essere il responsabile, del motivo per cui Sally troncò i rapporti con tutti. Le rispettive confessioni inevitabilmente ribaltano il punto di vista di ognuno, nel momento in cui ci si rende conto che la propria visione della realtà era falsata dal mancato confronto con gli altri, dato che ognuno taceva per pudore. E Sally, silenziosa e lontana, conosceva i segreti di tutti loro. Perché a pensarci è proprio cosi che va: la nostra percezione di un fatto è sempre pesantemente affetta dal nostro bagaglio di esperienze, dalle nostre convinzioni e dai nostri schemi. E parlarne con gli altri ci può aiutare a cambiare le nostre convinzioni, a volte a ribaltarle, e paradossalmente questo ci fa sentire stupidi, fragili, inadeguati. Perché ci troviamo ad amare persone che fino a poco prima avevamo disprezzato o a capire che il nostro sentirci responsabili per le azioni di un'altra persona e metterci al centro del mondo era una ridicola forma di egocentrismo. Ognuno dei protagonisti scende cautamente da un piedistallo di azioni miserabili che però lo aveva fatto sentire importante e responsabile di una certa catena di eventi, perché sempre meglio stare sotto i riflettori da cattivo che in disparte da buono o sfigato, no? Quante masturbazioni mentali, quante inutili sceneggiature di film inesistenti ci raccontiamo pur di sentirci vivi! Per evitare di guardare in faccia una realtà dolorosa, a volte insipida, o che più semplicemente non ha noi come protagonista. Quando potremmo accettare la vita, anche quando ci pone di fronte a destini spaventosi, decidendo che tutto può essere affrontato, proprio come fa Mikey, schivo, timido e consapevole di ciò che lo attende. Un'accettazione che può passare anche da confessioni imbarazzanti, perché il punto è che a renderci liberi è sempre la consapevolezza. Un libro che mi sento di consigliare a chi ha bisogno di stravolgere il proprio punto di vista sulle cose. Stando attenti: si può scoprire che la felicità è già fuori dalla porta e non era per nulla come la immaginavamo. Ma va bene così.

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