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Ian Seed, "Sognatore di sogni vuoti"

14 Maggio 2020 , Scritto da Gino Pitaro Con tag #gino pitaro, #recensioni

 

 

 

 

Sognatore di Sogni Vuoti

Ian Seed

Edizioni Ensemble, 2018

 

Autobiografia

Ho incontrato il mio amico Dante in una piccola tenda che lui aveva montato proprio fuori della stazione del treno. Nessuno si era opposto alla sua permanenza qui, anche se la sua tenda era un po' un intralcio durante le ore di punta. Tuttavia non c’era alcun motivo perché lui si accampasse ovunque – aveva più di mezzo milione di sterline in banca, che per la maggior aveva guadagnato dalla pubblicazione a proprie spese di un’autobiografia. Si era tenuto una copia per sé accanto. Era consumata per l’uso e le sue pagine avevano delle vecchie macchie. La mostrava a chiunque gli dava una monetina(pag. 26)

 

Ian Seed è professore associato presso il Dipartimento di Letteratura Inglese dell’Università di Chester in Inghilterra, con un dottorato anche in Letteratura Italiana. Per un po’ di anni ha vissuto anche in Italia. Nella sua bella carriera ha scritto diverse opere, soprattutto sillogi, raccolte. È considerato uno dei maggiori poeti britannici contemporaneo.

Il libro pubblicato dalla Ensemble nel 2018, tradotto da Iris Hajdari, è singolare. Innanzitutto un curioso richiamo viene dal suo cognome, ‘Seed’, che è parola che in inglese vuol dire seme, e questi brevi racconti poetici sono ‘semi’, una via di mezzo tra la ‘proesia’ e la forma letteraria del racconto, che però nel caso specifico sono particolarmente brevi. La raccolta in questione si sostanzia quasi come un genere letterario nuovo, e questa è già una buona notizia. Lo stile è rigoroso e al contempo ondeggiante, quindi talvolta l’autore usa il registro grottesco, surreale, ma la sua scrittura è anche in grado di ricordare la prosa di Raymond Carver. Le sue brevi o brevissime composizioni, come quella di cui sopra, finiscono per timbrarsi sempre nell’animo del lettore, permangono, fanno capolino nella mente, sono davvero ‘semi’ inoculati nell’animo del lettore, e sono sicuro che il poeta ne sia consapevole e in qualche modo egli per primo abbia voluto giocare con ciò, a partire dal suo cognome. I temi sono quelli dati dalla quotidianità, da quei piccoli e grandi eventi che costruiscono il nostro destino: circostanze e intersezioni con gli altri che finiscono per essere determinanti o comunque farsi esperienza nell’animo umano. Seed ci mostra non tanto quanto le apparenze siano diverse dalla realtà, ma come questa sia multiforme, e che quello che noi afferriamo di essa è solo condizionato dai nostri pregiudizi, per cui ogni situazione deve rispondere a un nostro paradigma mentale, mentre la realtà è molto più articolata di quello che filtra la nostra mente.

Infine il libro è anche da consultazione, magari proprio aprendolo a caso, come a richiedere a esso un vaticinio, e non è davvero da escludere che vi sorprenda davvero. Oppure uno di questi quadretti può accompagnarvi nelle vostre riflessioni o nel gioco animico durante un viaggio.

La traduzione di Iris Hajdari è eccellente, tranne per qualche refuso. Il titolo italiano della raccolta non rende quanto quello inglese, negativizzandolo. Il libro è stato pubblicato nel Regno Unito da Shearsman Books nel 2014, intitolato Makers of Empty Dreams.

 

Note biografiche di Gino Pitaro:

Nel suo percorso svolge varie attività, tra cui quella di redattore e di documentarista indipendente.

Nel 2011 il suo esordio con I giorni dei giovani leoni (Arduino Sacco Editore), poi per la Ensemble pubblica rispettivamente nel 2013 e 2015 Babelfish, racconti dall'Era dell'Acquario e Benzine, vincendo numerosi premi letterari.

La Vita Attesa è il romanzo per Golem Edizioni pubblicato nel 2019

L'autore vive in provincia di Roma.

Ian Seed, "Sognatore di sogni vuoti"
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