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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

Valerie Perrin, "Cambiare l'acqua ai fiori"

1 Aprile 2020 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni

 
 
 
 
Cambiare l'acqua ai fiori
Valerie Perrin
 
Edizioni E/O, 2018
 
 
"Il tempo è magnifico quando qualcuno ci ama" recita una delle frasi che precede ogni capitolo del libro. Ma è magnifico anche quando amiamo, pazienza se il sentimento è a fondo perduto, nessun amore è mai inutile, anche se non ricambiato ci insegna sempre qualcosa su di noi. E Violette ama. La sua fiammella vitale, nonostante le tragedie e le ingiustizie che l'hanno segnata, e che man mano ci vengono disvelate, non si è mai spenta. Ma la tiene al sicuro, ormai sfiduciata e spaventata che qualcuno possa spegnerla. Perciò ha una cameretta color pastello al piano superiore ma riceve solo nello spoglio soggiorno monocromatico. Perciò ha un armadio di vestiti colorati e fioriti che rigorosamente indossa sotto pastrani e soprabiti neri o blu scuro. Nessuno deve conoscere il lumicino che ancora rabbioso e cocciuto arde dentro di lei. Preferisce raccontarsi di essere morta, come gli ospiti del cimitero di cui fa la guardiana, occupandosi di mille piccole cose che non le spettano, perché, lo dice lei stessa, se dovessimo fare solo ciò che rientra nelle nostre mansioni, solo ciò che ci si attende da noi, che noia sarebbe la vita? Ha deciso così, Violette, di traghettare quel barlume di linfa vitale fino al comune destino di tutti noi in un silenzio ornato da alcune bugie. Nessuno deve sapere. Troppo dolore. Ma il destino con i suoi fili lunghissimi, e dalle imprevedibili reti, inizia a intessere una delicata trappola che scatterà 37 anni dopo e che le farà capire che la vita non può stare troppo a lungo celata, deve esplodere, ardere, come la gioia, come l'amore. La vita trova sempre una fessura da cui filtrare e inseminare noi stessi e chi ci circonda. Quella vita che ci mette di fronte a prove apparentemente insormontabili ma che ci dà sempre la forza per superarle, quella vita che ci insegna che non sempre la verità ci rende liberi, a volte è meglio speculare nel dubbio e scegliere la soluzione più pacificatoria per noi, perché certe verità sono una condanna a vita. Quella vita con un senso dell'umorismo crudele che ti toglie in maniera assurda una famiglia per restituirtela fuori tempo massimo, quando ormai non ci credevi più, quando dicevi che non era più roba per te. Quella vita che lega la tua esistenza a una anziana coppia clandestina che pare uscita da un film e ti fa capire che il caso, come il male, è amorale, segue un binario il cui senso possiamo distinguere solo al capolinea, se riusciamo. Quella vita che ci sorprende dimostrandoci che i giudizi sulle persone, anche quando ponderati dopo anni di conoscenza, possono essere semplicemente sbagliati, perché tutti siamo feriti, fragili, ammaccati, e tutti a modo nostro ci difendiamo, a volte attaccando. Ma magari siamo troppo insicuri per ammetterlo.
La Perrin, fotografa e scenografa, compagna di Lelouche, scrive un libro semplice, che non ci racconta nulla di nuovo, ma lo fa con dolcezza, garbo, luminosità, senza mai scadere nello smielato o nello scontato, con dei colpi emotivi ad effetto sfruttando il solo costrutto narrativo.  I personaggi ben delineati, sono vivi e plastici, umanissimi e dolenti. Un romanzo che con delicatezza ci ricorda che ogni punto di fine corrisponde a un nuovo inizio, e anche in un piccolo cimitero di campagna possono rinascere la vita e la redenzione.
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