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INTERVISTA CON L’ARTISTA JOHN ATKINSON GRIMSHAW (Leeds 1836 – 1893)

11 Aprile 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #pittura, #le interviste pazze di walter fest

INTERVISTA CON L’ARTISTA  JOHN ATKINSON GRIMSHAW  (Leeds 1836 – 1893)
 
Amici lettori della signoradeifiltri, il blog che naviga come una barca a vela nel mare della cultura, eccomi tornato a voi in compagnia di un nuovo ospite, sicuramente lo conoscete in pochi e, appunto per questo, sarà per me un grande piacere presentarvelo, ma prima dovete aspettare che lo vada a prendere con la mia Vespa. Oggi c’è un bel sole, siamo in primavera e l’emergenza sanitaria per la nostra fantasia non esiste. Eccolo là, lo vedo, ho portato per lui un casco da vichingo. Chissà se gli piacerà, ho portato pure la copia di una sua opera e ne parleremo insieme.
 
- Ciao.
 
- Ciao Walter, come al solito sei in ritardo, Pollock me lo aveva detto che mi avresti fatto aspettare.
 
- Non  è stata colpa mia, la Vespa aveva la candela sporca, il carburatore ingolfato e la marmitta intasata.
 
- Perché non sei venuto con la Fiat 500?
 
- Tutti gli artisti che ho scarrozzato mi hanno esaurito le scorte di cioccolatini e di caffè.
 
- Ah, e allora adesso che facciamo?
 
- Pensavo di andare a  prendere il caffè e poi portarti a vedere il Colosseo che ne dici?
 
- Ok, ma non correre.
 
- Metti il casco e partiamo.
 
- Ma questo casco ha le corna!
 
- Sì, da vichingo. Perché, non ti piace?
 
- Per fortuna non c’è nessuno che mi vedà.
 
- Io dico che ti sta bene, forza partiamo.
 
Ogni volta che esco in Vespa con gli artisti, il casco che presto loro non riceve mai cenni di approvazione. Eppure sono artisti, dovrebbero essere stravaganti, comincio a credere che siano solo persone normali con scarso senso dell’umorismo, nessuno è perfetto.
 
Vrooommmm… Pochi minuti di strada e siamo arrivati a destinazione.
 
- Walter, sai perché mi piace l’Italia?
 
- Posso immaginarlo… Perché si mangia bene?
 
- Walter, perché sei così banale, tutti mi avevano parlato così bene di te!
 
- Scherzavo! Dai, voglio sentirlo dire da te.
 
- La luce, avete una luce fantastica, a voi non serve l’illuminazione, anche al buio la luce plasma, con un'armonia pazzesca, tutte le vostre cose e ti dà una grande carica emozionale. Io sono un tipo un po’ freddo e qui mi trovo bene.
 
- Ho deciso di intervistarti perché mi ha consigliato una mia amica Scozzese. E' una tua fan, le piace la tua venatura romantica. Invece a me delle tue opere piace altro.
 
- Cosa?
 
- La profondità di campo, l’ampiezza dell’immagine e il segno, un segno così pulito.
 
- E il colore? Il colore non ti dice nulla?
 
- Beh, sì, anche il colore è affascinante, però le tue opere sembrano un monocolore, difficilmente vedo dei rossi, dei blu o dei rosa.
 
- Walter, ora ti spiego, l’uso del colore era il mio biglietto da visita, o, per meglio dire, la mia poesia. La gente che poteva permettersi di acquistare le mie opere voleva prima di tutto opere che rappresentassero i luoghi dell’epoca in una forma elegante, privi di immagini sporche, violente o drammaticamente reali. Ed era quello che facevo, in sintesi realizzavo una fotografia colorandola di poesia e di un tocco di romanticismo.
 
- Avevi una tecnica molto raffinata.
 
- Diciamo che avevo una mano molto ferma, e poi considera che di carattere sono molto calmo, metodico, senza slanci emotivi e impulsivi. A poco più che vent’anni ero un impiegato, un classico damerino vestito a puntino, ordinato e puntuale come un orologio svizzero.
 
- E come sei diventato artista?
 
- Molti di noi hanno una doppia personalità, io esteriormente ero un freddo tutto d’un pezzo, ma nel cuore  e nel mio intimo vedevo e sentivo atmosfere diverse, liriche musicali con colori di sottofondo caldi e confortanti. Non avevo slanci impetuosi classici dell’artista "genio e sregolatezza", ma ero un artista disciplinato e fantasioso, e pure capace.
 
- E’ vero, le tue opere sono un mix di fantasia e razionalità fotografica, possibile che non hai mai avuto la tentazione di cambiare?
 
- E a che sarebbe servito? Quello ero io, me stesso, un tutt’uno con l’opera che andavo a realizzare e che, dopo anni di lavoro impegnativo, mi ha regalato fama, successo e gratificazione economica. La mia esaltazione non era nella sperimentazione ma nella soddisfazione di far entrare l’osservatore, con tutte le scarpe, nella mia opera e di fargli vivere le emozioni che lui voleva vivere. E, modestia a parte, anche senza scuola e maestri me la sono cavata bene. Ero casa e studio e i miei figli sono diventati artisti apprezzati e tu sai che i figli difficilmente seguono le orme dei propri genitori.
 
- Sì, capisco, ma torniamo alle tue opere, come ti dicevo, a me piacciono molto i tuoi formati ampi, li definirei dei cinemascope pittorici, sei anche famoso per il chiarore delle tue lune e dei riflessi sull’acqua.
 
- Il segreto era mano ferma, lavorare in assoluto silenzio. Prima di poggiare il pennello chiudevo gli occhi per immaginare la scena, curando con attenzione il minimo dettaglio, utilizzando strumenti e prodotti di alta qualità che dalle mie parti non mancavano e, inoltre, tanto amore. Senza amore non si va lontano e il mio amore era fatto esclusivamente di poesia, una lieve brezza che mi scaldava il cuore e mi donava la serenità necessaria per lavorare al meglio.
 
- Cosa faresti se tornassi indietro?
 
- Prima di tutto smetterei di fumare e di fiutare tabacco, poi rifarei tutto quello che ho fatto. Sono sincero, non sarei stato neanche bramoso di conoscere gli Impressionisti. Troppo trasgressivi per i miei gusti, forse al massimo sarei potuto andare a fare un giro in Giappone.
 
- Giappone? Non male come idea. Senti John, si è fatto tardi, non abbiamo preso un caffè e neanche visto il Colosseo.
 
-Walter che ne dici di andarci a fare una pizza napoletana con vino rosso e passeggiata serale al chiaror delle stelle con la tua Vespa?
 
-Pizza napoletana e vino rosso? John, ma non eri un freddo?
 
- Sì, ma la vostra pizza e il vino rosso sono molto buono!
 
Signore e signori del nostro amatissimo blog, io e John Atkinson Grimshow vi salutiamo, andiamo a farci una pizza sotto la luna che splende e vi aspettiamo alla prossima intervista a sorpresa.
 
 

Readers of signoradeifiltri, the blog that sails like a sailboat in the sea of ​​culture, here I am, back to you in the company of a new guest, surely only a few of you you know him, and it will be a great pleasure for me to introduce you to him, but first you have to wait me to pick him up with my Vespa. Today there is a beautiful sun, we are in spring and the health emergency does not exist in our imagination. There he is, I see him, I brought a Viking helmet for him. Who knows if he will like it, I also brought a copy of one of his works and we will talk about it together.

 

- Hello.

 

- Hi Walter, as usual you're late, Pollock had told me that you would keep me waiting.

 

- It wasn't my fault, the Vespa had a dirty spark plug, a flooded carburettor and a clogged muffler.

 

- Why didn't you come with the Fiat 500?

 

- All the artists I interviewed have run out of stocks of chocolates and coffee.

 

- Ah, so what do we do now?

 

- I thought of going to get coffee and then take you to see the Colosseum what do you say?

 

- Okay, but don't run.

 

- Put your helmet on and let's go.

 

- But this helmet has horns!

 

- Yes, like a Viking. Why, don't you like it?

 

- Fortunately, there is no one who will see me.

 

- I say you're fine, come on, let's go.

 

Every time I go out on a Vespa with the artists, the helmet never gets a nod of approval. Yet they are artists, they should be extravagant, I begin to believe that they are just normal people with a low sense of humor, nobody is perfect.

 

Vrooommmm ... A few minutes by road and we arrived at our destination.

 

- Walter, do you know why I like Italy?

 

- I can imagine it ... Because you eat well?

 

- Walter, why are you so banal, everyone had spoken so well about you!

 

- I was kidding! Come on, I want to hear it from you.

 

- The light, you have a fantastic light, you don't need lighting, even in the dark, light creates a crazy harmony, and gives you a great emotional charge. I'm a bit of a cold guy and I'm comfortable here.

 

- I decided to interview you because a Scottish friend of mine recommended me. She is your fan, she likes your romantic spark. Instead, I like your works more.

 

- What?

 

- The depth, the breadth of the image and the sign, such a clean sign.

 

- What about the colour? Does the colour tell you nothing?

 

- Well, yes, the colour is also fascinating, but your works seem a single colour, I hardly see reds, blues or pinks.

 

- Walter, now I will explain, the use of colour was my business card, or, better said, my poetry. The people who could afford to buy my works wanted first of all works that represented the places of the time in an elegant form, free of dirty, violent or dramatically real images. And that was what I did, in short, I made a photograph colouring it with poetry and a touch of romance.

 

- You had a very refined technique.

 

- Let's say I had a very steady hand, and then consider that I am very calm, methodical, without emotional impulses. In just over twenty years I was an employee, a classic dandy, dressed neatly, and punctual like a Swiss watch.

 

- And how did you become an artist?

 

- Many of us have a dual personality, I was externally cold, but in my heart and in my soul I saw and felt different atmospheres, musical lyrics with warm and comforting background colours. I had no impetuous classic impulses like "genius and unruliness", but I was a disciplined and imaginative artist, and yet capable.

 

- It is true, your works are a mix of fantasy and photographic rationality, is it possible that you have never been tempted to change?

 

- And what would it do? That was me, myself, one with the work I was going to do and that, after years, gave me fame, success and economic gratification. My exaltation was not in experimentation but in the satisfaction of letting the observer enter into my work and to make him live the emotions he wanted to experience. And, modesty aside, even without school and teachers, I did well. And my children became appreciated artists and you know that children hardly follow in the footsteps of their parents.

 

- Yes, I understand, but let's go back to your works, as I said, I really like your large formats, I would define them as pictorial cinemascope, you are also famous for the brightness of your moons and reflections on the water.

 

- The secret was a steady hand, working in absolute silence. Before placing the brush, I closed my eyes to imagine the scene, paying attention to the smallest detail, using high quality tools and products that were not lacking in my part and, in addition, a lot of love. Without love we don't go far and my love was made exclusively of poetry, a gentle breeze that warmed my heart and gave me the serenity necessary to work at my best.

 

- What would you do if you went back?

 

- First of all I would stop smoking and sniffing tobacco, then I would do everything I did again. I'm honest, I wouldn't even have been eager to know the Impressionists. Too transgressive for my taste, maybe at best I could have gone for a ride in Japan.

 

- Japan? Not a bad idea. Look John, it's getting late, we didn't have a coffee and we didn't even see the Colosseum.

 

-Walter, how about going for a Neapolitan pizza with red wine and an evening stroll in the light of the stars with your Vespa?

 

-Neapolitan pizza and red wine? John, weren't you a cold guy?

 

- Yes, but your pizza and red wine are very good!

 

Ladies and gentlemen of our beloved blog, John Atkinson Grimshow and I greet you. We go for a pizza under the shining moon and look forward to seeing you at the next surprise interview.

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