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Ciribiribì Kodak

18 Ottobre 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #come eravamo, #televisione

 

I giovani d’oggi non possono capire l’emozione che provavamo noi quando, al ritorno dalle ferie, magari quindici giorni dopo se avevi avuto da fare, finalmente ritiravi la busta che conteneva le fotografie delle vacanze. E balzavi magicamente indietro, ai luoghi e agli istanti che ti eri lasciato alle spalle.

Tiravi fuori ventiquattro stampe se eri in ristrettezze, o trentasei quando volevi abbondare e la meta del viaggio meritava. Certo non sprecavi gli scatti per farti selfie idioti o per immortalare la brioche del bar o il piatto di spaghetti del ristorante. Ogni fotogramma era una scoperta e fissava per sempre un momento irripetibile.

Negli anni settanta, ricordo, venne di moda la Polaroid, che stampava immediatamente ciò che avevi fotografato su pellicole auto sviluppanti. Ci sentivamo moderni a possederla.

Mio padre era uno che amava stare al passo con i tempi e con le novità. A un certo punto in casa comparve un piccolo visore, il View- Master. Ci mettevi dentro degli strani dischetti doppi e le foto apparivano tridimensionali.

E la pellicola su cui stampare era sempre Kodak.

Fino agli anni novanta è girato uno spot con un simpatico alieno dotato di telecinesi che faceva foto ricordo e le voleva impresse rigorosamente su carta Kodak, parlando una lingua tutta sua.

Ciribirbì Kodak, diceva.

Era interpretato da Davide Marotta, attore napoletano affetto da nanismo, famoso per aver lavorato con Fellini e Dario Argento.

Erano anni in cui la fantascienza ancora tirava e gli spot erano girati con lo stesso piglio di film leggendari come Atto di forza (di Paul Verhoeven), senza tanti effetti speciali ma ugualmente evocativi. Bastava una valigetta, lo schermo di un computer, qualche modellino di astronave e sognavi a più non posso.

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