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Metti un artista al cadavere squisito 18: Armando Severini

15 Giugno 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte

 

 

Carissimi amici lettori della signoradeifiltri, sabato 8 giugno ho partecipato, in veste di visitatore, al "cadavere squisito 18" l'importante mostra che si svolge alla Tag, la galleria più swing di Roma, in Via di S. Passera, una collettiva, coordinata e allestita dalla giovane curatrice Jasmine Elgamal, brava, poliedrica e inoltre vulcanica organizzatrice.

Fra le tante ottime opere esposte una, più delle altre, ha attirato la mia attenzione, quella dell'artista Armando Severini, dal titolo Cielo mio marito, un'installazione con sviluppo verticale, 1.50 di altezza circa, composta da pochi oggetti di uso quotidiano: un tendaggio, un paio di scarpe e una sottoveste. Rappresentazione in chiave ironica della classica esclamazione boccaccesca che, se da un lato assume un'immagine teatrale e cinematografica, dal punto di vista tecnico l'artista - utilizzando tre oggetti e tre sole relative tonalità, il nero di fondo, il tessuto in bianco, scarpe e intimo femminile color beige - ha creato un'opera equilibrata cromaticamente e comunque dinamica nella forma, dalla quale la comicità di Armando Severini strappa con naturalezza un ampio sorriso all'osservatore.

Generalmente un'opera artistica di qualsiasi tecnica è seria, riflessiva, poetica, drammatica, fantasiosa e chi più ne ha più ne metta, ma raramente un'opera di un artista è "comica". Ora, la battuta storica che riceverò sicuramente sarà "Chi vuole ridere vada al cinema o al teatro", ed è appunto quello che ha fatto Armando Severini, ha voluto, almeno per una volta, dire "basta" all'arte cervellotica e ha proposto una bella opera vestita di ironia, trasportandola in una galleria d'arte come un fotogramma filmico o una scena teatrale. 

Ma non solo, in apertura dicevo che questo suo lavoro mi aveva attirato ecuriosito, e sapete perché? Oltre quanto espressovi, a colpirmi sono stati l'amore e la cura artigianale con la quale Armando Severini ha piegato il drappo in plissè; ho immaginato l'artista nell'atto di lavorare la materia con movimenti lenti e densi di amore, ho visto con la mia fantasia le sue mani assemblare dolcemente il tessuto per lasciarlo cadere delicatamente sulle scarpe, l'ho visto ridere mentre lavorava, felice di far ridere, a loro volta, i visitatori della mostra.

Bene, ora provate a vedere quest'opera esposta nel vostro appartamento, potete immaginarla in bagno, in salotto, nell'ingresso, sono sicuro che, allegramente, sarete tentati, ogni tanto, di cambiare quelle scarpe con altre, di sostituire  o togliere la sottoveste e aggiungere delle mutande, in una contaminazione di complicità con l'autore e, quando uscirete di casa, salendo sul bus o sulla metropolitana, riderete ancora ripensando a quell'opera, ripetendo dentro di voi la battuta "Cielo mio marito", e la sera, quando lo ritroverete (il marito) lo bacerete con passione.

Spero di rivedere presto in una nuova mostra questo artista romano, che sposa in pieno il mio mantra "l'arte è per tutti e non nuoce gravemente alla salute", di sicuro ci riserverà altre sorprese.

Amici lettori del blog che illumina la vostra giornata, ci rivedremo a breve per una nuova avventura artistica, se potete, non cambiate canale, casomai voltate pagina.

Metti un artista al cadavere squisito 18:  Armando Severini
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