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Una comunanza particolare

27 Maggio 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

C'era sempre tensione tra alieni e terrestri, tra autoctoni e forestieri – all'interno delle classi basse.

L'Impero aveva organizzato le cose per bene, fomentando la classica Guerra dei Mondi tra Poracci – inducendo l'orizzontalità della lotta in luogo della verticalità che avrebbe trovato come obiettivo il Governo Imperiale stesso. I profughi alieni venivano stipati nel Sottomondo insieme ai sottoproletari emarginati dalla robotizzazione, nonché dagli stessi lavoratori alieni che, ancor più disperati e ricattabili, vendevano la loro forza lavoro a salari miserevoli. Altri per sopravvivere si davano alla delinquenza, e allo spaccio di Eccitatina. C'era quindi odio, venivano percepiti come invasori, criminali, usurpatori – e vivevano proprio in mezzo a loro, di fianco a loro, sotto di loro, sopra di loro. Erano un costante drappo rosso sventagliato davanti al toro del loro rancore e della loro disperazione. Ciò si manifestava con violenza verbale che si concentrava sulle differenze culturali, anatomiche e cromatiche – quando non diventava fisica. E la società bene, quella dei piani superiori, sofisticata e acculturata, che accoglieva gli alieni a braccia aperte li accusava quindi di razzismo, di xenocromofobia e quant'altro.

Ma ora che erano coperti di feci le cose stavano migliorando. Ora era tutto più chiaro.

Erano lo sterco e le feci delle classi superiori. Terrestri e alieni, insieme, inzaccherati dalla stessa merda. Erano finalmente diventati dello stesso colore. Era finalmente evidente che erano effettivamente uguali: erano entrambi la latrina della Società Superiore. Non era il compagno di disperazione a essere il nemico. Erano loro, lassù in alto, che li avevano gettati in una cloaca, li sfruttavano, li abbandonavano, li facevano lottare tra di loro per le briciole dei sontuosi banchetti di cui si ingozzavano, lottare come animali messi l'uno contro l'altro per scommessa, e li deridevano, li aizzavano, li tifavano – e quanto si divertivano a vederli azzuffarsi e alterarsi, le vene gonfie, gli occhi feroci, comodamente seduti nei loro triclini, divani e poltrone di seta e velluto tempestati di diamanti. Ma ora non era più così.

«Siamo nella stessa barca spaziale» avevano concordato tacitamente, le due fazioni di poveracci.

«Nella stessa barca spaziale di merda» avevano poi precisato, sempre tacitamente.

 salendo nella città, stavano salendo in un ring, e all'altro angolo c'era l'Impero.

 

Continua...

 

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