Overblog
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

La Camera del Supplizio

2 Giugno 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Fu malamente depositato su un freddo e scomodo sgabello in una stanza neutra, algida, clinica – circondato da Guardie Imperiali e da un funzionario di cui si intravedevano solo gli occhi, il resto del volto era occultato da una mascherina medicale e la fronte chiusa da una cuffia che circuiva la testa. Era a pois.

«Salve!» gli disse il funzionario. «Benvenuto nella Sala del Supplizio!».

Crispin immaginava stesse sorridendo, entusiasta e gioviale, sotto alla mascherina, ma non poteva esserne certo. Di certo era evidente che gli piacesse il suo lavoro. Qualunque esso fosse.

Un urlo quasi squarciò la parete, da una stanza a fianco.

«Non si preoccupi, è solo il mio collega impegnato con un altro 'paziente'» lo rassicurò, poi fece una pausa, finalmente lo guardò e con voce confidenziale gli chiese: «Allora come ci sentiamo oggi? Non c'è niente di meglio che un 'paziente' in forma per trarre soddisfazione dal proprio lavoro. Probabilmente avrà avuto l'impressione che io sia un dottore. Ma non è proprio così. Vede... possiamo darci del tu? Vedi, in realtà io sono, diciamo, l'esatto contrario di un dottore» e mentre offriva questa autodefinizione professionale, armeggiava con strumenti tintinnanti e affilati, con rotelle che sembravano in grado di tagliare facilmente, non so, per esempio anche della pelle, e altri che potevano essere, non so, trinciacapre, sgozzacammelli o strozzapapere. Museruole a forma di faccia, pinze, schiaccianoci inquietanti, spremiagrumi luccicanti. La pinza, notava mettendola maggiormente a fuoco, aveva a dire il vero qualcosa di scuro, scuro ma tendente al rossastro. Forse ruggine?

Crispin era confuso, e, ammettiamolo, anche un po' allarmato. Gli pulsava terribilmente la testa, e respirava in modo vagamente asmatico.

«Allora, piccolo Crispin?»

«Piccolo?»

«Non sei il figlio di Pyotr?»

«Sì, ma sono adulto.»

«Va bene. Non perdiamoci in pignolerie. Allora, adulto Crispin,» e fece una pausa riempita da un lungo respiro «ti devo chiedere di essere molto gentile con me. Sai, ho avuto una giornata difficile. Vorrei mi venissi incontro.»

«Non posso. Sono legato.»

Il Non Dottore accolse l'obiezione chiudendo gli occhi, assorbendo il fastidio e l'impazienza causati dall'acuta obiezione.

«Crispin. Non intendevo in senso fisico. Non interrompermi. Dicevo. Sii gentile. E non interrompermi. Perché ho avuto UNA GIORNATA PIUTTOSTO DIFFICILE» e pronunciò l'ultima frase in un crescendo vocale, alzando il volume e la presenza, e la larghezza, e la pesantezza della voce fino a raggiungere un grido rauco nelle ultime sillabe. Crispin deglutì con gli occhi sbarrati. Non osava batter ciglio. Ora si sentiva bagnato in faccia. Ok. Stava sudando. O forse aveva iniziato a piangere. Non si sentiva particolarmente lucido. Ma, lucidamente, sperava di non bagnarsi anche altrove. Il Non Dottore fece un altro respiro complicato e, gli parve tornò a sorridere.

«Sai, il tuo amico? Come si chiama, Santo Adolf? Beh, gli ho fatto delle domande. E proprio non vuole rispondere. Non lo trovi sgarbato? Non lo trovi poco educato? Io sì. E quindi abbiamo dovuto fargli qualche trattamento, sai, qualche trattamento per sciogliergli la lingua, perché, abbiamo pensato, forse ha solo il muscolo della lingua un po' indolenzito, un po' bloccato, e dobbiamo aiutarlo» si fermò e guardò il pavimento pensoso, annuendo.

«E quindi, abbiamo proceduto. Hai sentito l'urlo di poco fa? Probabilmente era il mio assistente che finiva di aiutarlo». Percepì la mascherina frusciare come se fosse stata increspata dall'interno. Un sorriso più largo, pensò il piccolo Crispin.

«E ora tocca a te». Gli mise le mani sulle spalle sporgendosi su di lui.

«Crispin. Non fare il difficile. Perché ho avuto una giornata difficile. Quindi non mettermi in difficoltà. Crispin. Dov'è Pyotr?»

Crispin deglutì di nuovo.

«Non lo so?»

«Crispin. Allora sei un po' stronzo. Ok? Un po' stronzo. Chi meglio del figlio può sapere l'ubicazione del padre?»

«Il Ministero delle Tasse?»

Il Nondottore sembrò colpito. Si girò verso un assistente. «Tu, chiedi informazioni al Ministero delle Tasse, non si sa mai» e quello scattò fuori dalla stanza.

«Intanto, noi continuiamo, caro Crispin. Crispin. Non mi sembri molto intenzionato a collaborare – hm? La verità è che non vuoi rispondere. Puoi ammetterlo. Non cambia nulla.»

«Ma no, è proprio che... Insomma, non ho...»

Come capita spesso nelle conversazioni stereotipate, l'interrogatore spense la risposta con un gesto della mano.

«Non importa, non importa – non mi interessa. Io credo che tu abbia bisogno di aiuto».

Schioccò le dita. Il prigioniero venne prelevato con l'usuale grazia imperiale, sbattuto su una sorta di poltrona dura e spigolosa, i polsi fermati da strisce di metallo fuoriuscite automaticamente dai braccioli. Una cintura toracica della stessa materia lo strinse allo schienale. Altre costrizioni fisiche gli legarono le gambe e la vita. Una sorta di passerella gli fu infilata sotto il mento e si chiuse sulla nuca.

«Crispin. Caro Crispin» ricominciò il Nondottore, camminando avanti e indietro per la stanza. «Ti abbiamo studiato. Ti abbiamo osservato. Analizzato. Ti abbiamo compreso. Non c'è nulla di te che ci sfugge. Sappiamo le tue inclinazioni. Le tue reazioni. Conosciamo le tue paure»

Si fermò a guardarlo. «Benvenuto nella Sala del Supplizio».

Una sorta di condotto trasparente gli fu applicato e forzato sulla faccia.

«Crispin, dov'è Pyotr?». Il condotto fu agganciato alla passerella.

Crispin era ipnotizzato da quelle manovre, e osservava il tutto come se fosse fuori da sé stesso, e sé stesso fosse qualcun altro.

«Crispin, dov'è Pyotr?»

«Beh... io... non lo so...» si sentì balbettare.

«Non è la risposta che voglio sentire.»

L'altra estremità del condotto fu agganciato ad una nicchia sulla parete, chiuso da un doppio sportello.

«Crispin, puoi ancora salvarti, se mi dici dov'è Pyotr».

Cominciò a sentire grattare dietro quello sportello. Cominciò a sentire strani versi non umani.

«Lo sai cosa c'è là dietro, Crispin?» fece una pausa.

«C'è il tuo peggiore incubo. Che ti strapperà la faccia. Ti scalzerà i bulbi oculari. Ti scaverà le orbite. Dov'è Pyotr, Crispin?»

Ma egli era imbambolato, raggelato, pietrificato, privo di risposte e di vie di fuga.

«Crispin. Ora voglio sentirti urlare. Urlare può far bene. Hai avuto la tua chance»

Fece un cenno ad un sottoposto in grembiule medicale. Il sottoposto agì su un interruttore.

L'interruttore agì sul doppio sportello. Si alzò il primo. Dietro c'era il secondo, diviso in due metà metalliche.

«E così sia» disse il Nondottore.

Le due metà spalancarono all'improvviso la nicchia spostandosi subitaneamente di lato.

Ne seguì un frullare di orde di zampe, un luccicare di piccole, ma acuminate, micidiali zanne, una rincorsa di esseri nervosi e affamati che si lanciavano verso un potenziale, succulento pasto a placare la loro feroce fame divorante. Si calpestavano e intrecciavano correndo follemente lungo il condotto trasparente, verso la faccia di Crispin.

Sempre più vicine alla faccia di Crispin.

Vicine alla faccia di Crispin.

Sulla faccia di Crispin.

«Timbuctù, Antanarive, Kuala Lumpur!» urlava Crispin a occhi serrati, vedendo la propria faccia che cominciava a staccarsi a pezzi, scampoli e veli di carne sotto l'assalto delle bestie, percependo l'umido del sangue scorrergli addosso.

Ma lo vedeva solo nella propria testa. E quell'umido...

Lo stavano leccando. Non lo stavano sbranando. Non gli stavano scavando gallerie in faccia, nei bulbi oculari, nel naso, nella bocca, nella gola. Lo stavano leccando.

Aprì gli occhi, e si mise a ridere sconnessamente.

«Ma che diamine...» imprecò il Nondottore stupefatto, attonito, confuso e deluso.

Erano gli Animaletti. I suoi amici Animaletti. Avevano ritrovato l'amico che li nutriva a casa.

Sembrava indelicato accingersi a divorargli la faccia.

 

Continua...

Condividi post

Repost0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:

Commenta il post