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E la pancia non c'è più

26 Maggio 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #televisione, #come eravamo

 

La musica Il Mattino, tratta dal Peer Gynt, del compositore norvegese Edvard Grieg, per noi degli anni sessanta è associata alla pubblicità dell’Olio Sasso. Ed è la musica, come spiegano i pubblicitari, che spesso aiuta a divulgare e accentuare un contenuto che di per sé sarebbe poco interessante.

Un uomo single, impersonato da Mimmo Craig, con una cameriera nera (che lo chìama padrone, che ricorda la Mami di Via col Vento e che oggi sarebbe politically incorrect) sogna di conquistare una leggiadra, giovane e sottile donna, ma non può muoversi per via di un’ingombrante epa che si frappone fra lui e il suo miraggio erotico.  Per fortuna, al risveglio scopre che è stato solo un incubo e “la pancia non c’è più”, slogan, questo, che diventò un tormentone per tutti.

Il messaggio è quello maschilista di ogni tempo: mantenendosi in forma un uomo può aspirare a conquistare anche una ragazza avvenente con molti meno anni di lui.  Ma lo spot, del solito famosissimo studio pubblicitario Armando Testa, è pulito, elegante, ammiccante come una comica di Stanlio e Ollio. La ragazza leggiadra, e persino audace nel suo costume immacolato che risalta nel bianco e nero delle immagini, gioca maliziosamente e ingenuamente con lui, tenero e imbranato.

Oggi nessuno più chiamerebbe Sasso un olio che deve dare un’immagine di leggerezza. Ma a quei tempi i prodotti erano italiani e non erano ancora stati assorbiti dalle multinazionali. A quei tempi le cose erano così come dovevano essere e si chiamavano col loro nome, senza filtri né condizionamenti subliminali.

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