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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

Christina Dalcher, "Vox"

9 Maggio 2019 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni

 

 

 

 

 

Vox

Christina Dalcher

Editrice Nord, 2018

 

Vox di Christina Dalcher, laureata in linguistica con una tesi sul dialetto fiorentino e amante dell’Italia, dove trascorre parte della sua vita, è il paradigma di come avere un'idea originale e intrigante non significhi automaticamente saperla trasformare in una buona storia. Sapere scrivere significa non solo avere una ottima conoscenza della lingua ma, soprattutto, sapere sviluppare una trama in una maniera credibile e logica, elementi che dalla seconda metà del libro mancano totalmente. Il soggetto, pur evocando tematiche tornate recentemente alla ribalta, ovvero il ruolo subordinato della donna in distopie ambientate nell’epoca contemporanea, lo fa non esaltando solamente il ruolo anatomico e fisiologico del corpo femminile ma anche mutilandolo di una delle sue caratteristiche maggiormente vittima di stereotipo: la loquacità. Qualunque donna di qualsiasi età viene infatti dotata di un braccialetto che consente di pronunciare non più di 100 parole al giorno e per ogni “sgarro” provoca una scossa elettrica che aumenta d'intensità fino a diventare letale. Inutile dire che le donne di conseguenza perdono il lavoro, oltre alla dignità. E direi superfluo aggiungere che vengono resi illegali aborto, divorzio, contraccezione e persino la vendita di tecnologia e cancelleria alle donne, che devono ovviamente limitare in tutto e per tutto la comunicazione anche non verbale. Ciò che non può essere pronunciato, in definitiva, non esiste. La protagonista del libro è una neurolinguista che si stava occupando di un farmaco per combattere l’afasia di Wernicke, una disfunzione neurologica che fa pronunciare parole prive di senso a chi ne è affetto. Prima di perdere il lavoro in quanto donna, ovviamente. Ma accade qualcosa: viene richiamata d’urgenza dallo stesso Presidente degli Stati Uniti insieme al suo staff perché il di lui fratello, a seguito di un violento trauma cranico, è diventato afasico e Jeanne è l’unica che può terminare il progetto e guarirlo. E con questo “plot twist” il romanzo raggiunge il suo apice a cui segue uno stallo “rosa”, durante il quale compare un amante, moine e effusioni francamente evitabili che nulla apportano alla struttura del romanzo, e siccome la Dalcher non sembra volere riprendere possesso della cloche della narrazione, questa si avvita precipitando in un ultimo terzo del libro a dir poco grottesco, in cui complottismo, informazioni alla rinfusa buttate a caso e senza sviluppo (che senso aveva scoprire che il suo amante era vedovo della moglie?), personaggi facenti parte della storia remota della protagonista che dopo un esilio di anni ricompaiono come arma di ricatto (Christine, sei seria?) fino al momento trash per eccellenza in cui il marito, dall’inizio del libro descritto come un “cervellone senza palle” e profondamente disprezzato dalla moglie, le confessa che preferisce che lei scappi con l’amante pur di salvarsi e si sacrifica per il bene del Paese.  In tutto ciò si scopre nelle ultime pagine che il Governo aveva una quinta colonna della Resistenza al suo interno che in qualunque momento avrebbe potuto scombussolarne i piani e ribaltare la situazione, vanificando perciò tutta l’impalcatura del romanzo. Peccato davvero perché c’erano alcune tematiche interessanti come il rapporto tra uomini e donne (si può amare chi accetta che tu venga trattata come un essere inferiore? Si può amare un uomo che non lotta per te?), cosa sarebbe una società privata delle sue più grandi menti femminili, cosa può accadere a livello relazionale quando in una famiglia i figli vengono indottrinati talmente da accettare che madri e sorelle siano mutilate nella loro vita sociale e lavorativa. Ma perché perdere tempo in riflessioni che richiedevano risposte complesse e laceranti quando si poteva buttare tutto in caciara con una sveltina lì, una lacrimuccia qua, una scena di azione improbabile che non fa mai male? Non mi va di rispondere, solo di consigliarvi di stare alla larga da questo evitabile pastrocchio. 

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