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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

Paola Barbato, "Non ti faccio niente"

4 Aprile 2019 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni

 

 

 

Non ti faccio niente

Paola Barbato

 

Piemme, 2017

 

 

Conosco Paola Barbato da 20 anni, credo, da quando a pagina 4 di Dylan Dog gli autori annunciarono che avrebbero fatto un’eccezione all’utilizzo di sceneggiature inviate per il fumetto, (avvertivano chiaramente che i contenuti di quel genere sarebbero stati cestinati senza nemmeno aprirli per evitare spiacevoli ritorsioni legali da eventuali citazioni più o meno inconsce) proprio perché la giovane studentessa aveva inviato dei soggetti che era impossibile ignorare per la loro bellezza. In seguito l’ho sempre seguita da lontano, apprendendo che si era poi buttata nel genere del romanzo thriller, ma solo il mese scorso, complice Audible, ho deciso di ascoltare un suo romanzo, quello che peraltro aveva avuto tantissimi commenti positivi.

L’incipit del resto è intrigante a dir poco: in una ventina di anni una serie di bambini viene rapita in tutta Italia per 2-3 giorni da un uomo che li tratta bene, li lava, li veste, li fa giocare e poi li riporta a casa più felici che mai.  Il motivo va ricercato nelle famiglie dei sequestrati: sono tutti piccoli trascurati dai genitori in maniera più o meno grave e il rapitore sa che la loro assenza cambierà l’atteggiamento dei genitori verso di loro. Diciamo che già questo rovesciamento di prospettiva al primo capitolo è intrigante ma, al secondo, siamo ribaltati nuovamente, perché i figli di due dei ragazzini rapiti, ormai grandi e genitori a loro volta, vengono vigliaccamente uccisi. Che sia il primitivo rapitore a operare in questo modo, magari per punirli di qualcosa? No, perché lui ci viene introdotto al terzo capitolo, è un omone strano ma buono, non avrebbe mai fatto una cosa simile, anzi, quando si rende conto della sinistra coincidenza è il primo ad essere allarmato, perché intuisce che lo vogliono tirare in ballo affinché riveli la sua identità, o comunque si ponga in una situazione di pericolo.

E i bambini, direte voi, i bambini cresciuti, possibile che nessuno abbia fatto 2 + 2 e abbia intuito la doppia rete intessuta su quegli ormai storici rapimenti? Certo che si. Uno, particolarmente sveglio e senza figli, contatta altri suoi “fratelli”, come li chiama lui, sempre senza figli, che possano indagare. Perché, anche se non si sono riprodotti, forse non è il caso di stare troppo sereni, no? E la polizia, ora vi chiederete, la polizia che fa? Hanno tirato i fili, scorto le coincidenze, ricostruito gli avvenimenti, fatto supposizioni? Ma sì, ma sì, tranquilli, che hanno fatto tutto e ci stanno lavorando su. Anzi, le due poliziotte che sono costrette a lavorare insieme nonostante la scarsa reciproca simpatia, vengono descritte in maniera davvero spumeggiante con le loro storie, i loro tic, il rapporto conflittuale che viene messo da parte per lasciare spazio e respiro all'indagine.

Tutto questo ammasso di personaggi (bambini cresciuti, poliziotti nuovi sul caso, poliziotti vecchi che andarono, vecchio rapitore con compagna, nuovi bambini cresciuti con prole che viene puntualmente rapita e uccisa o narcotizzata) proseguono nel racconto come un’imponente falange macedone, cercando di non inciampare troppo nei colpi di scena e non rimanere avvolti nelle trame di un thriller che si fa sempre più complicato ma, ahimè, in questo la Barbato non riesce. Troppa, troppa carne al fuoco, non potendo uccidere tutti i personaggi che non ha più interesse a portare avanti, inizia a dimenticarli per strada, il dramma è che molla proprio le due poliziotte, a cui subentra un loro collega in pensione che aveva seguito il caso; nell'avvitamento totale a un certo punto dal cilindro deve sbucare un colpevole e, ovviamente, lo tira fuori ma proprio per il pelo, manco per le orecchie, la presa è poco salda e, infatti, rischia di sfuggirle via per tutto il tempo.

Alla fine ci troviamo di fronte una buona idea di base, sceneggiata in maniera troppo pesante e arzigogolata, e che perde di vista la credibilità nella svolta finale, troppo cervellotica e improbabile. Peccato, perché la scrittrice sa tenere benissimo la tensione. 

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