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Palingenesi di una mitopoiesi

8 Aprile 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Salì sul palco. Era il palco della vita. Da quando l'Inoculo era stato eletto Principio Fondante della Civiltà, non vi era esposizione più prestigiosa e brillante, occasione dalla visibilità maggiore, per qualsiasi aspirante modella, che l'incoronazione a Miss Inoculo e il conseguente Gran Galà degli Inoculi, qualche settimana dopo – su cui si focalizzavano ritualmente i riflettori, rimbalzandone le immagini ovunque, facendo vibrare la ragnatela di satelliti del cosmo. Era la serata che aveva aspettato per tutto questo tempo. Calici d'argento, brillanti, diamanti, vestiti eleganti, platea delle grandi occasioni, ricchi signori, rappresentanti delle istituzioni, le massime cariche della CSK, e centinaia di videocamere spianate. Tra una canzone e un balletto, un tuffo nei coriandoli, una parata e una battuta ingessata, fu evocata alla ribalta, circonfusa di clamore e musica lussureggiante. Ora era un simbolo. Simbolo del Principio Fondante della Civiltà, della Sacra Scienza, delle Benigne Verità dell'Impero del Bene Assoluto, della Salute e della Bellezza inestricabilmente legate a questi concetti.

Si presentò al microfono, radiosa, irraggiante luccichii nel suo vestito di Diamanti di Eidos – il suo viso riflesso e rifratto in miliardi di schermi, in infiniti occhi e menti. Fu accolta da un applauso fragoroso e prolungato, che lasciò spazio a un silenzio trepidante. Miss occupò quello spazio con il proprio sguardo, proiettandolo attorno, rivolgendolo lentamente a tutte le latitudini e longitudini, adagiandolo su tutti loro.

 

«Mi spiace dirvi quel che devo dirvi. Ma non lo sta dicendo nessun altro. Ci sono informazioni che non vengono divulgate. E che provano che tutta questa è una fantasia, una buffonata, una mascherata. Dieci anni fa le principali riviste medico-scientifiche del mondo si unirono in un editoriale condiviso in cui denunciavano l'ingerenza delle multinplanetarie del farmaco nella ricerca scientifica. Descrivevano come i ricercatori, anche quelli all'interno delle università, con la minaccia della rimozione dei finanziamenti, venivano legati con contratti che impedivano loro di riportare fedelmente e liberamente i risultati delle sperimentazioni e dei test clinici. L'ultima parola su quali dati dovevano essere diffusi, e su come dovevano essere diffusi, spettava ai finanziatori stessi.»

 

Ovali agghiacciati osservavano dalle balconate, in un'espressione congelata di terrore. I dirigenti della CSK non credevano stesse davvero accadendo. Erano ancora nei loro letti. E stavano avendo il peggior incubo.

 

«Avete mai sentito parlare di tutto questo? Solo un paio di anni fa la rinomata rivista Scientific Empire ha confermato queste pratiche, chiedendosi: possiamo davvero fidarci dei dati di queste ricerche? La scienza a cui ci appelliamo per combattere l'oscurantismo è davvero scienza, o è una nuova forma di fede, riposta nella falsificazione del metodo sperimentale a scopo di profitto?

Come possiamo quindi fidarci della reale efficacia e sicurezza di ciò che ci obbligano a inocularci? Come possiamo fidarci delle modalità e delle quantità che ci impongono? È un processo a cui ci sottopongono per una reale necessità sanitaria, o per una gretta ingordigia monetaria?»

 

Alcune delle massime cariche istituzional-industriali si stavano risvegliando dal torpore incredulo dello shock e cominciavano ad agitarsi, a contattarsi, a coordinarsi e a ordinare ordine. Altri stramazzavano a terra ansimando, o si tenevano il petto, o cominciavano a perdere sangue dal naso. Porchinstein, con ammirevole snodatezza, si stava mordendo un piede.

 

«La stessa CSK è stata diverse volte colta sul fatto: nell'atto di corrompere funzionari pubblici affinché agevolassero i propri farmaci. Nell'atto di immettere e mantenere sul mercato prodotti con gravi effetti collaterali, talvolta mortali, per anni, nonostante fosse provatamente fin dal principio consapevole di questi. Quindi, ripeto, come possiamo fidarci, e perché dovremmo farlo?»

 

Si tolse la corona che le cingeva la testa, e la posò per terra, facendovi scivolare sopra anche la fascia recante l'acronimo farmaceutico.

 

«Per quel che mi riguarda, questi orpelli, queste cariche, non significano più niente: niente di bello, niente di civile e niente in cui credere. Rappresentano solo menzogna, sfruttamento della credulità, bramosia insana e pericolosa»

 

Agenti si stavano accalcando ai lati del palcoscenico, pronti a fermarla, ma lei scese frontalmente, verso il pubblico attonito e ronzante. Il pubblico casalingo era costernato, metà critico, metà giubilante, affascinato dall'eccitazione della novità, dalla sensazione del dramma incipiente, del fatto che qualcosa di sensazionale era successo.

 

Lei si era tolta le scarpe col tacco e aveva cominciato a correre, mentre le Forze dell'Ordine con sempre minor timidezza sciamavano dietro di lei.

 

Dall'alto i droni inquadravano Miss entrare nel tunnel d'uscita del teatradio, un misto tra uno stadio e un teatro, e la ciurma di Poliziotti Inoculari infilarvicisi dopo di lei.

Poi si vide la mandria di tutori precipitarsi fuori di esso, dall'altra parte, all'esterno. Ma lei non era uscita. Determinati e confusi, erano all'inseguimento di un fantasma. Giacché lei sembrava sparita.

 

 

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