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Naufragi Galattici

18 Marzo 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Svoltò in vicolo Solo e confluì nella piazza, al centro della quale sorgeva una statua di Nuke Skywalker in posizione indomita, con la spada laser sguainata verso il cielo. Poggiava su un piedestallo a forma di fungo atomico. Alcuni giovani, ai margini, stavano tentando di dar fuoco a un cumulo di immigrati venusiani, marziani e nettuniani, mentre il poliziotto di ronda vigilava, pronto ad intervenire in caso di problemi. «Ragazzi, attenti a non scottarvi» lì ammonì severamente. Appena si girò, uno dei nettuniani, incastrato nell'intrico dei corpi, spacciò della Eccitatina allungandola con la proboscide ad un passante, un attimo prima di avvampare.

Le politiche sull'immigrazione dell'esecutivo di sinistra erano recentemente cambiate, con contentezza e confusione delle destre, le quali segretamente si chiedevano cosa dovevano fare ora che gli veniva scippato il cavallo di battaglia xenofobo – e proprio da coloro che usualmente essi criticavano per l'inclinazione alla tolleranza e all'accoglienza. Che fine aveva fatto il gioco delle parti? Era un po' come se a teatro Arlecchino avesse iniziato ad interpretare anche Pulcinella, pronunciando le sue battute oltre alle proprie. Il governo aveva infatti deciso che l'ingente flusso di profughi aveva raggiunto una quota annuale non più sostenibile, e le frontiere erano state chiuse, disinteressatamente consigliato dalla Confederazione Generale degli Sfruttatori (Confsfruttatori), che aveva stabilito che un milione e mezzo all'anno per dieci anni era un numero soddisfacente, oltre che caldeggiabile. Accordi eran quindi stati raggiunti con il governo mercuriano, e la questione era stata sistemata con la chiara vittoria dei diritti alieni: non sarebbero più piovuti corpi variopinti e variformi dalle nuvole, abbandonati dagli spazioscafisti su navicelle pericolanti, dotate di poco carburante, privi di bevande e cibo. E la Guardia Celeste Nazionale, e le Organizzazioni Non Governative di Salvataggio Spaziale – nel frattempo messe sotto processo - non avrebbero quindi dovuto salvarli. Ora, finalmente, una volta catturati presso le rampe di decollo attorno a cui si accalcavano, potevano morire di stenti e torture nelle gabbie radioattive mercuriane, in cui si desquamavano inesorabilmente fino a consumarsi. Almeno finché non ci sarebbe stato bisogno di altra potenziale manodopera da accumulare per rendere il mercato del lavoro ulteriormente flessibile: a cui conseguiva l'abbassamento dei salari, ma l'aumento della competitività sul mercato galattico – per il bene del pianeta tutto. Salariati esclusi, ovviamente.

Ciò offriva un ulteriore vantaggio: le classi subalterne se la sarebbero ulteriormente presa con gli extraterrestri invece che con chi sfruttava entrambi. La facilità con cui si poteva manovrare la torpida mente delle masse era stupefacente.

Entrò in un bar, e ordinò una bottiglia di ossigeno all'arancia. Un'orchestrina jazz di Saturno suonava utilizzando i propri nasi a trombetta come strumento a fiato. In un angolo, un tizio in gilet con uno scimmione litigava con degli alieni su un debito non pagato. Sovrastata dal brusio e dalle narici musicali, una tv ologrammatica trasmetteva le notizie, tra cui uno spezzone dell'incoronazione di Miss Inoculo. Una ragazza bionda a forma di pesce dalla cintola in giù. Quel volto cominciava ad essergli familiare. Dicevano che era stata pescata sulla costa di Manhattan, prima che New York divenisse una grande prigione intorno al 1997. Poteva mutare la propria metà inferiore da ittica a bipodale a piacimento, e stava intrattenendo la platea con qualche dimostrazione. Gli sembrava si annidasse della malinconia in quel sorriso. O stava solo proiettando la propria.

Ciò lo fece pensare a suo padre, Pyotr, e a com'era sparito. A come la propria generazione, e lui stesso in particolare, non fossero semplicemente all'altezza delle precedenti. A com'era inetto e inutile. A come Pyotr avrebbe chirurgicamente sezionato e dimostrato la realtà, come sapeva fare. A come gli avrebbe chiarito la questione extra-immigratoria. Ma un giorno, dopo pranzo, aveva annunciato una passeggiata digestiva, si era quindi teletrasportato in Canguronia via modem: il contratto flat per le chiamate internazionali lo rendeva conveniente. Aveva cominciato a salire il picco di Hanging Rock e all'improvviso, come i testimoni affermarono, svanì.

Uscì dal bar. Il viluppo di immigrati stava bruciacchiando pigramente. I ragazzi non avevano portato a termine l'operazione con efficacia, distratti sul loro browser oculare da un nuovo video su quanto fossero sporchi gli alieni, tanto da dimenticarsi di quelli davanti a loro. Altri erano corsi al negozio Fapple, dove era appena uscito un nuovo modello di DumbPhone, con una connessione diretta a tutte le nuove foto intime rubate alle celebrità. Prese svogliatamente un secchio, lo riempì alla fontana e lo buttò sugli alieni, slegandoli, per quanto con una vaga quanto inconsapevole aria di accondiscendente superiorità. Loro si sparpagliarono ovunque correndo, gettandosi nei cespugli o entrando nei tombini, come animaletti alti due metri – inseguiti dal poliziotto, che cambiava direzione ogni due o tre falcate, come se volesse prenderli tutti contemporaneamente.

Poi se ne tornò a casa.

A casa trovò la tazza rotta nel secchiaio. Si era sfregata così forte, con quello spazzolino, da incrinarsi e spezzarsi. La solita obsolescenza programmata, che del resto era gli era stato insegnato di apprezzare: occorreva comprare costantemente altra merce, per solidarietà al mercato. “Adotta anche tu un prodotto!” esclamava una delle pubblicità progresso governative. Ne ricordava un'altra ancora che cinguettava: “Il consumismo è cultura!”.

Il progresso aveva il suo prezzo, e bisognava pagarlo.

 

Continua...

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