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Il dottore della Morte

26 Marzo 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Un'altra giornata. Addensata di plumbeo. La finestra irradiava solo grigio.

Sembrava di vivere sotto strati di sporco, polvere, smog e pioggia nera coagulata.

Si liberò in qualche modo, e suo malgrado, dai tentacoli del sonno, ed emerse dal piacevole bacino dell'oblìo.

Preparò il pranzo per sua madre. Ella tornò a pomeriggio inoltrato. Aveva ormai perso conto dei suoi anni, probabilmente volontariamente. Secondo leggi ormai antiche, e altrettanto incrostate di sporco, polvere, smog e pioggia nera, sarebbe dovuta essere in pensione da lustri. Ma non funzionava più così. Si poteva andare in pensione solo un paio di anni dopo il decesso. Difatti, attualmente i contributi si pagavano anche dalla tomba, attraverso la propria decomposizione.

Utilizzavano l'energia liberata dal processo di dissolvimento, con essa si alimentavano gli uffici pubblici, i palazzi governativi, e il sovrappiù era venduto dallo stato sul mercato libero dell'energia. Il ricavato e il risparmiato andavano, forse, a mitigare il debito pubblico, e di certo nella compravendita d'armi e negli appalti gonfiati di milioni. Il cittadino doveva donare se stesso alla comunità, e doveva farlo con generosità e partecipazione – anche da morto. In effetti, lo stato era diventato così zelante nel procurarsi nuovi cadaveri da drenare, che tendeva a seppellirli persino prima del tempo: era conveniente.

Ecco perché alcune famiglie facevano installare telecamere e strumenti di comunicazione nelle bare, nel caso si scoprisse che in realtà il caro defunto fosse ancora vivo. A loro era capitato.

Videro una prozia muoversi attraverso lo schermo sulla lapide. La tirarono fuori e le diedero un tè.

Madre stava consumando il suo pasto, quando suonò il campanello. Coincidentalmente, era il Dottore della Morte. Ogni tanto passava.

«Come si sente oggi, signora?»

«Meglio di quel che lei spera, immagino»

«Orsù, faccio solo il mio lavoro, signora, non la prenda sul personale. È sicura di essere ancora viva?»

«Proprio sicura no – dato che per certo sono stanca morta. Ma nel dubbio rimanderei la sepoltura»                                                                                                                                          

«Ci pensi bene, sono arrivate delle nuove bare che sono uno splendore, gliel'assicuro, e siamo in periodo di saldi»                                                                                                                         

«Sembra allettante»                                                                                                                        

«Può dirlo forte. Ne ho fatta provare una alla signora del piano di sopra e ne è rimasta entusiasta»  

«Capisco. Mi lasci il catalogo.»

Voleva intervenire per confermare che sua madre non era ancora morta, ma era troppo timido e titubante. Inoltre, sapeva bene che il Dottore della Morte gli avrebbe risposto che quella del cadavere parlante era una sindrome certificata dall'Organizzazione Galattica della Sanità, e quindi non provava niente. Ora le auscultava il battito con lo stetoscopio elettronico.

«Io non sento niente»

«Faccia provare a me» disse Madre, prendendogli gli auricolari.

«Non sento niente nemmeno io. Devo proprio essere morta»

Lui si fece finalmente avanti e premette un pulsante sullo strumento.

«Prova ora, madre»

«Oh. Ora va meglio. Mi sento. Un vero sollievo. Per un attimo avevo davvero creduto di essere morta.»

«Bel tentativo, dottore» disse lui rivolgendosi al medico, superando con difficoltà la propria introversione.

«Oh, che sbadato» rispose il Dottore della Morte con una risatina un po' imbarazzata.

Ma non troppo.

 

Continua...

 

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