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Animaletti

5 Aprile 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Non ci poteva credere. Crispin aprì del tutto i balconi e si sporse verso l'esterno, scrutando il marciapiede sottostante, tentando di scorgere qualcosa sotto i raggi arancione dei lampioni. Lentamente si ritrasse sconcertato. Era iniziato tutto poche ore prima, quando, per burla ed esperimento, aveva calato il filo di un qualche alimentatore nel bidone giallo, per osservare se avrebbero tentato la scalata e se sarebbero riusciti ad uscire. Tornò dall'altro lato della stanza esaminando le carte che stava sistemando, e dimenticando il resto per non più di 40 secondi – quando finalmente si volse, e vide che sul bordo del bidone giallo vi era Madre Snatura, la cicciobombola, che si guardava alle spalle con il suo sguardo malinconicamente ingordo, e vedendolo avvicinarsi per fermala, si decise finalmente a buttarsi e scappare lungo le pareti sotto qualche mobile. Era sorpreso dalla rapidità con cui aveva sfruttato l'occasione di fuga, lei, o almeno presumeva fosse una lei, ovvero la madre, che si era sempre dimostrata la meno audace, la meno coraggiosa e la meno attiva: eccetto quando si trattava di rubare il pranzo agli sfortunati figlioletti. Guardò nel contenitore e non vide movimenti. Dovevano essere tutti sotto il cartoncino che usavano come riparo. Lo alzò. Nessuno. Niente.

La Panciona doveva esser stata l'ultima: erano spariti tutti e quattro. Tutti e cinque, contando quello che era riuscito a scappargli quella mattina, arrampicandosi sul suo braccio, come avevano imparato a fare, dribblando la sua mano che si raccoglieva a fermarlo, sbucando tra indice e pollice, saltando sul bordo del bidone e poi gettandosi senza pressoché indugio, per saettare più veloce dell'occhio umano che aveva cercato di seguirlo, da qualche parte, forse fuori dalla stanza. Era straordinario.

Per fortuna non era il custode di qualche zoo. Quindi li sopportò per due ore mentre spuntavano ovunque, facevano capolino da dentro i cassetti, si arrampicavano fin sopra la porta seguendo l'anacronistico filo del suo antico modem d'antiquariato o d'anticagliato, spiavano da sotto le doghe del letto, quando non apparivano direttamente SUL letto e venivano a tormentargli le ascelle e fargli solletico alle costole per poi sparire precipitosamente non appena li squadrava scocciato, per poi tornare e leggere con lui qualche pagina del quadernone che reggeva. Di quello che era sparito durante la mattina, non aveva più trovato tracce. Ora stavano mordendosi vicendevolmente la coda scalando libri sugli scaffali e annusando qualsiasi cosa.

Decise infine che era ora di riprendere controllo della stanza, portò la trappoletta disfunzionale, da cui erano in grado di entrare ed uscire a piacimento, vi sistemò dentro una fetta biscottata sormontata da un'olezzante fettina di formaggio, e guardò la prima preda avvicinarsi, studiando, sniffando, circumnavigando prima di fidarsi ad entrare, iniziare a banchettare e farsi sorprendere dall'improvvisa calata dall'alto di una ciotola di plastica con cui lui ostruiva l'uscita – poi, tenendo premuta quest'ultima – si portava presso il bidone giallo, e lasciava saltassero giù. Riuscì tre volte consecutive senza problemi, aveva preso tutti i piccoli, ed era rimasta solo la Bombolona, ultima.

Data la mole, con lei fu ancora più semplice. Si spaventò molto. Lui tenne sospesa la trappoletta all'altezza dei propri occhi, tentando di rassicurarla e chiedendole se non vedeva, era lui, possibile avesse ancora paura? Decise per un cambiamento. Aveva esumato da una cantina, e lavato, la gabbietta di un criceto, con tanto di ruota, e voleva trasferire Madre Snatura lì, in maniera tale che la piantasse di rapinare pezzetti di pane dalla bocca dei supposti figli, e che facesse anche un po' di moto per bruciare i numerosi grassi in eccesso. Aprì la porticina, infilò dentro la trappoletta, e la Bombolona saltò fuori, dentro la gabbietta. Ma non si fermò lì. Con suo grande stupore proseguì la sua corsa OLTRE la sua nuova casa, riuscendo a infilarsi attraverso le sbarre, e lanciandosi oltre la fessura dei balconi. Aprì del tutto i balconi. Non era sull'estremità esterna del davanzale. Non era più da nessuna parte. Si era suicidata. Scese in strada sul marciapiede, ma non trovò nulla, seguito da un gatto annusante. Era amareggiato, e allo stesso tempo a una porzione di lui non spiaceva essersene liberato. Tornò a letto pensieroso, quando alla luce dell'abat-jour vide lo sciocchino che era fuggito la mattina. Lo catturò facilmente e lo inserì nel bidone giallo, insieme agli altri tre.

Stava pensando a quale sarebbe stata la morale se questa fosse stata una storiella. Forse di non spaventare un animaletto ansioso proprio mentre è sul davanzale di una finestra.

 

Continua...

 

 

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