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L'ultima letterina

19 Dicembre 2018 , Scritto da Lorenzo Barbieri Con tag #lorenzo barbieri, #una settimana magica, #racconto

                                         

 

 

Stiamo per entrare nel periodo magico delle festività di Natale. La festa in onore di Gesù che nasce. I principali protagonisti di queste feste sono i bambini che sono ansiosi di aprire i regali la mattina del giorno di Natale. Prima di arrivare a trovare i doni sotto l’albero, però, c’è un grande lavoro da fare e a quello ci pensano gli elfi di Babbo Natale. Essi si trovano in una località del grande nord, molto vicino al polo nord, un posto freddissimo dove solo loro sono capaci di abitare. Sono tanti e ognuno di loro si occupa di qualcosa. Ci sono quelli che compilano le liste dei bambini buoni e cattivi, poi le fanno leggere al capo per decidere cosa portare in dono. Altri sono occupati a governare le renne. Come si sa sono animali fantastici, ma anche loro hanno bisogno di cure, cibo buono e riposo. Il lavoro che devono fare la notte di Natale è duro e faticoso. Devono volare intorno al mondo per recapitare i doni. Gli elfi, che preparano i giochi e i regali sono tantissimi, una vera catena di montaggio. Ce ne sono per tutte le categorie: falegnami, fabbri, costruttori di bambole, sarte per i vestitini, operai che producono palle e palloni di tutte le misure. Una grande fabbrica che in poco tempo sforna regali di tutti i tipi. Ci sono anche gli elfi meccanici che devono tenere in efficienza la slitta. Sembra una normalissima slitta, ma, essendo magica, deve poter contenere i doni per tutti i bambini del mondo. Quanti saranno? Milioni di pacchi e pacchetti stipati dentro la slitta. Gli elfi di Babbo Natale vivono insieme nella cittadina che si chiama Rovaniemi che è la città di Babbo Natale. Fra tutti gli elfi, solo tredici sono quelli che possono considerarsi come dei veri segretari del signore di quelle terre, il bonario e sorridente uomo in costume rosso e barba bianca. Il giorno della partenza c’è un gran da fare e una confusione pazzesca, è tutto un via vai di piccoli esseri che a stento si salutano. Corrono avanti  e indietro per fare in modo che Babbo Natale possa partire tranquillo.

- Ehi, Gimpy, hai controllato le letterine dei bambini? Sono state tutte portate al capo? Sai che succede se dimentichiamo qualcuna, vero?

 

- Tranquillo, Itty Bitty, ho controllato fino a un minuto fa, la cassetta era vuota, tutte le lettere sono state soddisfatte

 

- Bene, allora se hai un minuto vuoi chiedere a Sausage se ha dato da mangiare a sufficienza alle renne? Ti ricordi l’anno scorso si era dimenticata e quelle povere bestie hanno sofferto per tutto il viaggio? Ha ragione poi Rudolph ad arrabbiarsi con me, sono io che devo pensare a tutto.

 

- Già fatto, Itty, mi ha assicurato che questa volta è stata molto attenta, è riuscita a mettere anche qualcosa di riserva sotto il piano di appoggio. Certo però che quest’anno l’abbiamo riempita a dovere quella povera slitta, è piena come un uovo, meno male che abbiamo la macchina che rimpiccolisce, altrimenti come avremmo fatto a caricare tutti quei pacchetti.

I due parlavano e nello stesso tempo tenevano sotto controllo il via vai forsennato degli altri. Babbo era ancora chiuso nel suo ufficio a leggere le ultime letterine e a dare uno sguardo più attento alle liste dei buoni e cattivi. Quando le lesse storse un po’ il naso, quella dei cattivi si allungava ogni anno di più.

“Possibile - si chiedeva - che i bambini non siano più bravi come una volta? Cosa c’è che li fa diventare più monelli? Questa faccenda va chiarita al più presto, altrimenti l’anno prossimo ci troveremo in difficoltà, ho troppa gente a lavorare, dovrei licenziare qualcuno e, detto tra noi, la cosa non mi va a genio. Subito dopo Natale ci metteremo a tavolino e studieremo cosa si può fare. Sono sicuro che la colpa non è tanto dei bambini, ma dei genitori troppo teneri e di quelle diavolerie elettroniche. I cellulari, una vera piaga mondiale. Per colpa di quei cosi i bambini stanno perdendo di vista lo spirito del Natale e, senza quello, io che ci sto a fare?

Così pensava Babbo mentre compiva gli ultimi gesti, chiuse tutte le letterine e le liste nel cassetto della scrivania e si accinse a uscire.

- Allora, ragazzi, siamo pronti? Avete fatto tutto? Mi raccomando abbiamo ancora qualche minuto, fate un ultimo controllo che dopo si parte.

Gli elfi chiamati in causa si precipitarono, ognuno secondo le proprie mansioni, per gli ultimi ritocchi. In aiuto a Itty Bitty e Gimpy arrivarono anche Sausage, Door way, Pot licker, Gully e altri. Sembravano delle formiche impazzite, correvano come matti, il padrone aveva chiesto controlli e loro obbedivano come sempre avevano fatto da mille anni a questa parte. Si perché gli elfi non hanno età, ci sono da sempre e ci saranno per sempre. Quando tutti si ripresentarono davanti  al loro capo sull’attenti per dare ognuno il proprio ok, si accorsero che ne mancava uno. Sì perché quelli fidati erano tredici e, contandoli in fila, Babbo ne contò dodici.

- Allora, si può sapere chi manca, che succede? Lo sapete che se tutto  non è in ordine non posso partire, andate a cercarlo adesso, non posso fare più tardi, devo andare.

 

- Capo, credo di sapere chi manca, è Candle beggar, lui è un po’ lento ma è bravo e scrupoloso, se tarda avrà trovato qualcosa d’insolito.

 

- Lo so, è un bravo elfo, ho capito, mi toccherà aspettare.

 

- Eccolo, eccolo, sta arrivando e, da come corre, credo proprio che abbia trovato qualcosa – gridò Window Peeper

 

- Babbo, Babbo, fermatevi per carità, non ce la faccio più.

 

- Tranquillo –rispose Babbo Natale, ti aspetto! Cosa hai trovato per me?

 

- Stavo facendo il giro in ufficio quando ho sentito la stampante in funzione, mi sono fermato a vedere perché, qualcuno l’aveva lasciata accesa e, mentre stavo per spegnerla, ha buttato fuori un foglio. L’ho preso, l’ho letto e ho fatto una corsa per portarvelo. È una letterina di una bambina malata. Voleva scrivere lei la letterina ma non ce la faceva e allora… sarà meglio che la leggiate voi. Io riprendo fiato.

 

- Bravo Candle, hai fatto benissimo, ti ringrazio. Era una lettera che non poteva andare persa, ho letto cosa è successo e sai che ti dico? Che questa sarà la mia prima tappa, andiamo subito da lei, ha bisogno di sapere che noi ci siamo ancora e che non è sola. Lei è malata e dispera di poter ricevere qualche dono, i medici non hanno dato buone notizie, ma lei ha insistito tanto per farmi arrivare questa lettera, gliela ha scritta una  gentile infermiera, ma è stata spedita in ritardo. Va bene, bando alle malinconie, ora possiamo partire. Mi raccomando a voi, mettete tutto a posto e, tranquilli, ci vediamo domani e cominceremo subito a discutere su cosa fare per il prossimo anno.

Vaaai Rudolph, accendi la luce di quel tuo bel nasino e andiamo! Prima tappa questa bambina in ospedale, ho l’impressione che questi medici non capiscano niente, vedrete, ragazze mie, quando riceverà i nostri doni sono sicuro che guarirà, ci scommetto la mia barba.

Al suono dei mille campanellini attaccati ai finimenti delle renne, la slitta si allontanò nel cielo e, nel silenzio delle stelle, risuonò come un’eco la voce di Babbo che cantava:  ohhh oh oh ohhh.

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