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Il libro magico

17 Dicembre 2018 , Scritto da Lorenzo Barbieri Con tag #lorenzo barbieri, #racconto, #una settimana magica

                                     

 

                                    

 

 

 

Oltre il regno della neve e del gelo dove vive Babbo Natale con gli elfi e le sue amate renne, andando verso oriente e camminando per giorni e giorni, si arriva in una città chiamata  Blacktown. Un posto altrettanto freddo, ma del tutto privo di luce, di alberi e di animali. In quelle terre c’è un silenzio spettrale e il colore dominante è il nero. Quella che da lontano sembra una foresta in realtà è una foresta di alberi di pietra. Sono stati ridotti così quando il mago li ha avvolti nel buio più profondo. Un’oscurità che avvolge tutto e tutti. Il signore e padrone di quella terra oscura è un nemico di Babbo Natale, il mago Negrone che odia tutto ciò che è bianco, che è luce. Vorrebbe dominare tutto il mondo e avvolgerlo nel buio. Sa che finché non troverà il magico libro degli incantesimi non riuscirà ad attuare il suo piano. Per questo motivo fa spiare sempre dai suo accoliti le mosse di Babbo Natale, è convinto che lui possieda quel libro e vuole trovare il modo di rubarlo. Ogni Natale, quando Babbo è in giro per distribuire i doni e far felici i bambini, il mago complotta contro di lui. Manda schiere di uomini neri a invadere il regno degli elfi, ma ogni volta, puntualmente, viene ricacciato indietro, gli elfi sono piccoli ma sono numerosi e furbi. Riescono a nascondersi dietro ogni sasso, ogni pianta che è nella loro foresta. Loro sanno come muoversi fra gli alberi e i cespugli, mentre gli uomini del mago, non sopportando la luce, hanno difficoltà a districarsi in mezzo alle piante che emanano bagliori scintillanti.

Questa volta il mago ha deciso di cambiare tattica, inutile mandare gli uomini neri, parte lui di persona e si avvicina alla foresta. Resta nascosto nell’angolo più oscuro e aspetta che qualche elfo passi da quelle parti. Con un incantesimo vuole soggiogarli e, tramite loro che non hanno difficoltà con la luce, introdursi nel regno del bianco in cerca del libro. Babbo è lontano e gli elfi non sono in allarme, questa volta è deciso a trovare il libro.

Aspetta e aspetta, ma dalle parti oscure dove si è nascosto il mago non passa nessuno, allora, irritato, il mago tenta il grande colpo: si traveste da pellegrino, prende una pozione, che gli permette di sopportare la luce e il bianco, ed entra nel paese di Babbo Natale. E’ sicuro di sé, come avversari ha solo un pugno di piccoli elfi che lui può spazzare via senza difficoltà, il suo principale nemico è in giro sulla sua slitta.

- Ah ah ah ah,  quell’omone grasso e stupido se ne va a perdere tempo su quella ridicola slitta a portare regali a dei mocciosi sempre più viziati. Chiedono, chiedono, non si accontentano mai, ma, quando li avrò avvolti nel buio della notte eterna, avranno poca voglia di giocare, diventeranno docili come agnellini. Devo solo trovare quel maledetto libro, sono sicuro che quel grassone lo tiene da qualche parte, magari a portata di mano per i suoi incantesimi, senza quelli vorrei sapere come fa a far volare quelle stupidissime renne piene di corna.

 

Gli elfi, messi di sentinella, avevano sentito prima, e visto poi, il mago introdursi furtivamente sul sentiero che portava a casa di Babbo. Avevano dato l’allarme e ora erano tutti nascosti nelle vicinanze della casa in attesa del nemico. Sapevano che il mago era forte e usando la magia li poteva sconfiggere, ma non per questo si sarebbero ritirati senza combattere. Molti di loro sarebbero caduti ma erano sicuri che confidando sul numero potevano avere la meglio.

- Ragazzi stiamo calmi e pronti, restate nascosti e non fatevi vedere, mi raccomando, siete tutti armati? Bene aspettiamo che sia a tiro poi ci scaglieremo su di lui senza dargli il tempo di usare le mani, se riesce a lanciare un incantesimo per noi è finita. Qualcuno di voi vada ad avvisare Gertrude, che stia in allerta, forse anche lei corre un terribile pericolo .

Vado io, disse uno degli elfi, uno più piccolo degli altri, era quasi invisibile se si nascondeva fra l’erba alta. Ci vado io perché sono piccolo e posso intrufolarmi meglio.

Detto questo si mise a correre verso la casa, passava da un cespuglio all’altro e questa operazione la faceva talmente veloce che nemmeno i suoi amici riuscivano a vederlo. Arrivò alla casa avvolta in una serpentina di luce, bianca e rossa. Riuscì ad entrare e andò dritto a parlare con la donna che era in cucina impegnata a cucinare dei biscotti per la cena di Natale. Fu il profumo dei biscotti che guidò i passi del piccolo elfo.

 - Buonasera signora Gertrude, mi vede? Sono venuto da lei per comunicarle che corre un grande pericolo. Stia attenta a chi da questi biscotti. Il servizio di vigilanza funziona a metà questa sera,  il mago Negrone è riuscito ad entrare in città e ora gira per le strade, noi le raccomandiamo di non uscire e restare in casa.

 

- Non credo una parola di quello che dici, piccolino, non credo che sia così avventato da entrare addirittura in città. Lo sa che noi abbiamo i mezzi per distruggerlo. Basta che accendiamo i riflettori del campo sportivo e qui diventa mezzogiorno. Non credo gli faccia tanto piacere un trattamento simile.

 

- Si sbaglia, signora deve aver fatto qualche sortilegio, sta camminando in città con tutta luce che c’è e sembra non fargli nessun effetto, è pericoloso. Se è venuto da noi, è chiaro che sa che lo può fare, purtroppo Babbo non c’è,  noi siamo tanti è vero, ma lui usa la magia e può sconfiggerci facilmente.

 

- Bene, mio piccolo amico, se pensa di avere vita facile ha sbagliato indirizzo, non permetterò che un tipo come quello metta a rischio il mondo intero. Prima cosa il libro che cerca è nascosto così bene che gli servirebbe una vita intera per trovarlo e seconda, visto che è venuto a trovarci bisognerà pure accoglierlo degnamente, non trovi? Adesso vai ad avvisare i tuoi compagni di mettersi tutti intorno alla casa ma di non fiatare di non fare niente. Osservate e basta, lasciate che arrivi da me, che entri pure in casa, non credo sappia che ci sono io ad aspettarlo. Solo se le cose si mettessero male, intervenite, ripeto, solo se vedete che ha la meglio su di me. Capito?

 

- Sì, signora, vado subito ad avvisarli, lei è davvero coraggiosa. Auguri,  ora scappo.

Così dicendo s’intrufolò in un buco nella parete della cucina, quello che serviva per far uscire i cattivi odori e scomparve. Gertrude si allontanò per un attimo per poi tornare quasi subito. Si mise seduta davanti alla porta e aspettò. Passarono più di dieci minuti prima che la maniglia della porta si muovesse leggermente, qualcuno stava tentando entrare, la moglie di Babbo se ne accorse e si alzò mettendosi dietro  la porta. Quando  questa si socchiuse, e poi si aprì del tutto per far entrare il mago avvolto in un mantello nero, lei, da dietro, senza nemmeno dire una parola, uscì e cominciò a calare sulla testa del mago violenti colpi con un matterello lungo un metro, era un matterello duro e pesante e ad ogni colpo che lei menava la testa scricchiolava sotto la furia della donna. Bastarono altri pochi colpi per ridurre uno straccio il malcapitato. Ora era disteso per terra svenuto, la testa era piena di bernoccoli grossi come uova. La donna, per nulla intimorita, cominciò a spogliarlo, gli tolse tutti gli indumenti neri lasciandolo seminudo.  Poi accese tutte le luci e lo mise sotto il fascio illuminato. La pelle del mago era bianca perché non aveva mai preso sole e sotto il calore delle lampade cominciò quasi a sfrigolare. Quando sentì il calore scendergli dentro, il mago si svegliò e emise un urlo disumano, cercò qualcosa per difendersi da quella luce che gli stava riscaldando il cuore e lui non voleva assolutamente. Gertrude lo aveva legato per bene e lui dovette subire quella tortura fino a quando il suo cuore nero si sciolse e si aprì al caldo tepore. Il suo viso si trasformò, da arcigno e duro, in uno completamente diverso, divenne un uomo dai lineamenti delicati, nonostante l’età adesso aveva la pelle di un giovane. Gertrude lo liberò dalle corde, ormai non c’era più pericolo e, gli offrì una cioccolata calda. Si misero a parlare come due vecchi amici. Passarono tutta la notte della vigilia di Natale a parlare. Il mattino seguente li vide ancora a chiacchierare, quando Babbo rientrò dalla sua notte magica li trovò addormentati sulle sedie con la testa sul tavolo. Del libro magico non si parlò più e il regno dell’oscurità si aprì alla luce e i diavoli neri tornarono allo stato primitivo di quando erano stati catturati e resi schiavi dal mago. Erano dei folletti dei boschi che furono felici di tornare alle loro case. La magia del Natale e le legnate di Gertrude avevano rotto l’incantesimo.

 

    

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