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Arte al bar: LUCIANO VENTRONE "Il giorno che afferrai la luce"

8 Novembre 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #arte al bar, #pittura

"Il giorno che afferrai la luce" di Luciano Ventrone e l'omaggio di Walter Fest"Il giorno che afferrai la luce" di Luciano Ventrone e l'omaggio di Walter Fest

"Il giorno che afferrai la luce" di Luciano Ventrone e l'omaggio di Walter Fest

 

 

 

Gentilissimi lettori, e così abbiamo messo alle spalle anche il caldo Ottobre, adesso tirate fuori ombrelli e abbigliamento pesante, siamo a Novembre e noi del bar più artistico che ci sia, noi cari amici del blog che vediamo il sole anche sotto zero, proveremo oggi a scaldarci con i colori di un grande artista, un vero maestro dell'iperrealismo, eccomi qua con il mio caffè profumato fra le mani, per parlarvi di Luciano Ventrone. Mi è stato suggerito da Tonino il garagista, me ne parlò con grande entusiasmo e sono sicuro che ora anche voi ne rimarrete affascinati, l'opera che andrò a descrivere sarà Il giorno che afferrai la luce, un olio su tela di lino 90x60 del 1977.

Luciano Ventrone, romano del 1942, nato nel corso degli anni belligeranti nei quali non era facile essere bambini, eppure, a sei anni la casualità di una semplice scatola di colori gli aprì le porte della fantasia, indirizzandolo verso uno sconfinato orizzonte, alleviandogli, per lui solo un  bambino, il distacco dagli affetti più cari e dalle proprie abitudini. Era solo un bambino che veniva da un paese lontano, ma, in quel momento, una scatola di colori era il suo mondo, un nuovo linguaggio più forte dell'uso della parola, una voglia di intensa espressività insita nella natura di ogni artista.

Passano i giorni, i mesi, gli anni, quel bambino diviene un ragazzo che, con passione e tenacia, studia e lavora per essere se stesso, un faticoso lavoro per diventare un bravo artista, l'artista vero che, grazie ad alcune coincidenze che ne guideranno il percorso, ha poi realizzato quello che la sua natura gli aveva donato.

Mi piace pensare a Luciano Ventrone come ad un predestinato ma anche come ad un infaticabile artigiano dell'arte, per nulla genio e sregolatezza ma solo la cura certosina della filosofia del lavoro a fari spenti, deve parlare per lui solo la luce irradiata dalle sue tele di lino.
Ho scelto quest'opera, Il giorno che afferrai la luce perché quella mano mi ha fatto venire in mente un accostamento impossibile; spalancherete gli occhi ma, ve lo giuro, non è colpa mia, mica posso spegnere la fantasia e l'immaginazione con un click, e io la mano di Luciano Ventrone l'ho interpretata proprio così, ebbene sì, in essa ho visto la Creazione di Michelangelo.

 

- Ma sei matto? - Gianni il barista mi dice impietosamente allibito! - E' solo una bella lampadina stretta in una mano, adesso chiamo la neuro!!! 
 

- Amico mio, passami una bomba al cioccolato che ora ti spiego. La vedi quella torsione della mano? Riesci a vedere la delicata carezza a contatto con la rotondità e la trasparenza del vetro della lampadina? E poi la luce... Dio creò la luce, lo so che può sembrarti un accostamento surrealista.
Che cos'era la vita dell'uomo prima della scoperta dell'energia elettrica? Le strade come erano illuminate? La nuova luce cambiò il corso dell'umanità e, nella creazione di Michelangelo dal contatto fra le mani nasce la vita, e io nella mano dipinta di Luciano Ventrone, nelle pieghe della pelle talmente vere da sembrare quasi di toccarle, vedo tutta la calma apparente da vero artigiano al lavoro nell'atto di plasmare il colore vivo, acceso dal nero di fondo che spinge la mano verso l'immensità del cielo blu, riflesso all'orizzonte attraverso la trasparenza vitrea.

Un colore vivo come la nostra esistenza, perfino quel filino nero sotto l'unghia del dito mignolo sa di umanità, ma Luciano Ventrone ha voluto dirci di più, che motivo aveva per ritrarre una semplice mano con una lampadina? Perché l'ha scelta? Dimostrare la sua bravura? Pavoneggiarsi davanti al nostro stupore? No, glielo ho letto nel suo sguardo, nella luce dei suoi occhi che parlano con il cuore aperto senza la presunzione dell'ambizione. Attraverso le sue mani solo arte, un linguaggio per aprire le menti, per non dare fumo agli occhi. Una tecnica sopraffina e perfezionista per mettere in relazione uomo e materia.

L'artista non cerca un confronto con la fotografia ma, con i colori dati ad arte, vuole rappresentare la sua vera essenza, uomo e natura come un tutt'uno per rallentare il ritmo della vita, per farci entrare a fondo nella materia e permetterci di capire il senso di rispetto verso tutto quello che ci circonda, ogni cosa, anche la più piccola, è di inestimabile valore e noi non possiamo essere i dominatori, gli assoluti padroni che, per il solito nostro egoismo, dissipano la propria stessa vita e le sorti del nostro mondo.

Luciano Ventrone riproduce la bellezza per farci vedere quello che troppe volte ci sfugge, la natura ogni tanto ce lo ricorda, noi, scellerati, senza fermarci, rivolti solo agli interessi di predominio, la stiamo distruggendo e, se alziamo gli occhi al cielo - e potessimo farlo con un telescopio potentissimo - non vedremo mai un pianeta come la nostra terra, dobbiamo amarla questa fantastica terra sulla quale ogni cosa è vera poesia.

Nel bar sono rimasti tutti in silenzio, solo il soffio del vapore della macchina del caffè fa ciùfffffff, Gianni, ridendo, me ne porge un altro. -  Walter, prendilo che ti fa bene. Mi guarda serio, forse anche gli altri non hanno capito bene la mia teoria e voi?
 

- Quasi, quasi vi manderei a vivere su Marte, vedo due ragazzi che si tengono per mano, mi fanno segno di "No" con un sorriso d'oro che dice tutto.
 

- Però i colori sono belli, lo vedete che Dio esiste? (Don Alfonso.)


- Io ho da consegnare la posta mica posso andare su Marte! (Sara la postina.)


- E se quel Luciano Ventrone fosse un marziano? (Nando l'elettricista.)
 

- Ma che dici? I marziani mica sono così bravi!!!( Monica la parrucchiera.)


- Ma stavo scherzando, ma vi pare che un giorno andremo su a vivere su Marte?
 

- Chissà? (Dalia.)
 

Anche per oggi è venuto il momento di salutarvi e, per non pensare a come sarebbe la vita su Marte, Gianni, metteresti per noi Yellow submarine dei Beatles ?
 

- Sì, buona idea... pensa se pure questa musica piacesse ai marziani! (Gianni.)


Gianni... sorvoliamo... Amici della signoradeifiltri, noi che coloriamo la nostra vita qui sulla terra salendo su un fantastico sottomarino giallo immersi in un mondo di fantasia, vi aspettiamo al prossimo appuntamento per vedere nuovi colori con un altro grande artista e, statene certi, con lui ci divertiremo.

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