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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

Il cervo volante e gli uomini

8 Ottobre 2018 , Scritto da Laura Nuti Con tag #laura nuti, #miti e leggende, #sezione primavera

 

 

 

 

Da Le Metamorfosi di Ovidio, storie del diluvio 

 

 

Giove smise di parlare e la grande sala rimase in silenzio. Ma fu un attimo...

 

- Non solo la casa di Licaone doveva essere distrutta, ma tutte le case! - gridò Marte,il dio della guerra.

 

- Sì! Gli uomini non meritano pietà: sono creature sel­vagge, assetate di sangue! – fece eco Vulcano, il dio del fuoco.

 

- Oppure esseri impauriti, senza dignità, senza corag­gio! - incalzò Apollo, il dio della musica.

 

Alcuni dèi scossero tristemente il capo, altri mormorarono: - Ma come sarà la Terra quando avremo distrutto gli uo­mini? Chi ci offrirà incenso sugli altari? Il mondo sarà abitato solo dalle belve feroci? -

Dopo l’ira, nel cuore dei numi si faceva strada lo sgomento.

 

- Non temete! - li rassicurò Giove - Io vi prometto una stirpe diversa da questa, fatta di uomini nuovi: essi ame­ranno la vita e la pace, il loro cuore sarà giovane e innocente... Ora però lasciatemi solo: devo pensare, riflettere... -

 

Gli dèi uscirono uno dopo l’altro; parlavano fra loro tur­bati, con il cuore diviso fra la rabbia e il dolore.

Quando la grande sala fu vuota, Giove rimase solo con i suoi pensieri.

 

- Colpirò la Terra con tutti i miei fulmini e la ridurrò a un deserto di cenere! - disse fra sé - No, è pericoloso: non de­vo dimenticare la profezia ... -

 

Quando era salito al trono, Giove aveva potuto leggere nel libro del Destino:«Un giorno le fiamme avvolgeranno il mare, la Terra, il cielo e le dimore degli dèi precipiteranno dall’ Olimpo!» c’era scritto.

 

- So che questo accadrà... - sospirò Giove - Nessuno può cambiare il Destino; però non voglio affrettarlo! Userò l’acqua, non fuoco, per annientare gli uomini: scatenerò il diluvio! -

 

Quindi, senza indugiare ancora, chiamò Eolo, il re dei venti.

Eolo accorse veloce dalle sue lontane isole, circondate da mura di bronzo; lì viveva felice, insieme alla moglie e ai do­dici figli, sei maschi e sei femmine, tutti giovani, allegri e ro­busti; un’altra figlia, Alcione, sposa fedele di re Ceice, abitava in Tessaglia.

I dodici principi passavano il tempo ban­chettando nel loro palazzo, sdraiati su letti di nuvole; la men­sa era sempre imbandita con ricche vivande e il profumo del cibo avvolgeva i commensali in un dolce torpore ...

Appena giunto, Eolo si inchinò davanti al re degli dèi: una veste dorata gli ricopriva il corpo tozzo; lunghi capelli bian­chi, ricciuti e scomposti, incorniciavano il volto paffuto e bo­nario.

 

- Il momento è grave e ho bisogno di te! - disse Giove con aria cupa.

 

Subito gli occhi grigi di Eolo si fecero attenti.

 

- Ordina ad Aquilone e a tutti i venti che disperdono le nubi, di non muoversi dalle loro grotte - proseguì il re degli dèi - Invece dai via libera a Noto, il vento del Sud che porta le tempeste, e scatena la sua furia: lo fermerai solo quando la mia aquila volerà alta nel cielo!-

 

- Farò come chiedi, mio signore - rispose Eolo.

 

Dalla sua faccia rubiconda era scomparsa l’aria serena di sempre: capiva che qualcosa di terribile stava per accadere, perciò non fece domande e volò nelle sue isole a eseguire gli ordini di Giove ...

Ed ecco, Noto esce furibondo dalla sua reggia di pietra: ha il corpo di un uccello gigantesco, coperto di piume nere; le grandi ali sono madide di pioggia, gli occhi mandano lampi; la barba incolta, la chioma, la fronte corrucciata, sono avvolte da scure nebbie. Vola sopra le nubi e le preme con forza; poi scuote le ali ...

Subito il cielo echeggia di tuoni, le saette fendo­no l’aria e la pioggia si rovescia scrosciando sulla Terra! Anche Iride, la dea dell’arcobaleno, vola in aiuto di Noto: solleva la lunga veste colorata per muoversi in fretta, poi raduna le nubi e le riempie d’acqua, per renderle più gonfie.

Giove osserva e riflette.

 

- Il cielo non basta... - pensa - Devo scatenare il mare! -

 

Allora si rivolge a Nettuno, suo fratello e re di tutte le ac­que. Il dio promette aiuto e convoca i fiumi.

 

- Non c’è tempo da perdere - dice loro, scuotendo la chioma azzurra - Parlo in nome di Giove, perciò non fate domande: date via libera alle correnti e lasciate che esse dila­ghino ovunque, senza alcun freno!-

 

I fiumi non osano replicare e subito aprono le bocche delle sorgenti: valanghe d’acqua precipitano rombando verso il ma­re...

Intanto Nettuno, col suo tridente, percuote il suolo: la terra trema e gli argini che trattengono i fiumi crollano rovi­nosamente. L’acqua si rovescia nelle campagne, travolge gli alberi, i campi di grano, i greggi, le case, i templi, gli uomini; ciò che non crolla, viene sommerso. Da quell’oceano di fango, affiorano solo le punte delle torri; poi anch’esse scompaiono. Non c’è più confine fra terra e mare: tutto è un’immensa di­stesa d’acqua fredda e grigia ...

Gli uomini, sconvolti, cercano scampo: alcuni fuggono so­pra le alture, altri salgono sulle barche e remano nella tempe­sta; sotto le prore, vedono i campi sommersi e i tetti delle lo­ro case; i pesci guizzano fra gli alberi dei giardini; dove prima pascolavano i greggi, ora le foche rotolano i loro corpi tozzi. Il lupo nuota accanto alle pecore; l’acqua insegue le tigri, i leo­pardi e il veloce cerbiatto; la corrente travolge il cinghiale ro­busto; gli uccelli, stanchi per il lungo volo, precipitano nei gorghi perché non c’è terra su cui posarsi. Il mare, orribilmen­te gonfio, ha coperto le valli e i flutti mescolano la loro bianca schiuma alla neve che copre le cime dei monti ...

Giove, dall’alto del cielo, osserva l’immane tragedia: il volto è di pietra, gli occhi lucenti; una mano stringe forte lo scettro, l’altra è premuta sul petto, per sostenere il peso che lo opprime.

 

- Nessuno ha chiesto perdono agli dèi e a me, che sono il padre di tutti i mortali. Solo imprecazioni, grida di rabbia e di odio, fino alla fine... – sospira - Basterebbe una parola, una parola pietosa e fermerei il diluvio: una parola, per crede­re di nuovo negli uomini e nel futuro!-

 

Ed ecco ...

 

- Perdonaci, re degli dèi e nostro padre: abbiamo merita­to la tua ira, ma vieni ugualmente in nostro aiuto ... -

 

Sono frasi dette con voce sommessa, ma vincono il fragore della tempesta e giungono dritte alle orecchie di Giove!

Egli scruta fra le nebbie, percorre con occhio attento il mare infuriato e vede ...

Su una piccola barca, un uomo e una donna, abbracciati, pregano devotamente: sono Deucalione, figlio di Prometeo, e sua moglie Pirra. Per nove giorni e no­ve notti hanno resistito alla bufera; ora si sentono vicini alla fine e vogliono morire insieme, pregando gli dèi. Di tanti uo­mini e donne che popolavano la Terra, solo loro sono rimasti: gli unici esseri capaci di pronunciare parole pietose.

Subito Giove scuote lo scettro e l’aquila che stava immo­bile sulla punta d’oro, vola in alto nel cielo. Eolo la vede ed esulta: è giunto il momento di fermare il diluvio! Il dio fa un cenno ... Subito cessano i tuoni e la coltre delle nubi si squarcia; Noto fugge nella sua reggia di pietra, mentre Aquilone e gli altri venti benigni soffiano con forza e disperdono le neb­bie scure.

Il padre Giove guida la piccola barca verso le terre della Focide, dove sorge il monte Parnaso: è così alto che le sue due cime sovrastano le nubi e toccano le stelle; solo quelle punte aguzze, coperte di alberi scuri, sporgono dal mare.

Lì Giove fa approdare i due sposi e quando essi pongono piede sulla terra, il cervo volante, sporgendosi da un ramo, li guarda incuriosito.

Pochi giorni prima quello strano insetto era un cacciatore di cervi, Cerambo, amico delle ninfe dei boschi. Quando il mare stava per sommergere la terra, le fanciulle divine lo avevano trasformato. Cerambo, sollevato in aria da solide ali, era sfuggito al diluvio volando sulla cima del monte Parnaso; lì si era rifugiato fra i rami di una quercia.

Da allora, la sua testa adorna di corna robuste, in ricordo dei cervi che uccise; questo insetto teme ancora di restare som­merso, perciò sta aggrappato alle foglie degli alberi...

 

 

Dopo aver condotto in salvo Deucalione e sua moglie, Giove torna veloce sull’Olimpo e convoca Nettuno.

- Fratello, - gli dice - ferma la furia dei mare, arresta i fiumi: è tempo che il diluvio cessi e che la vita ritorni sulla terra!-

Subito il dio del mare depone a terra il tridente e chiama a gran voce suo figlio.

Tritone emerge dalle acque in tempesta: fra le onde affiorano le spalle coperte di alghe e la coda di pesce. Porta al collo una conchiglia cava e ritorta, legata a un filo di perle: è la buccina, il cui suono ha il potere di scatenare o di placare le bufere.

- Figlio, - esclama Nettuno - ordina ai fiumi di tornare nei loro letti e alle onde di placarsi! -

Il dio scuote la barba verde, coperta di gocce salate, porta alla bocca la conchiglia e soffia con tutto il suo fiato ... Un suono intenso si propaga sulla grande distesa grigia: i fiumi, i ruscelli, le fonti odono quel richiamo e subito, obbedienti, tornano nelle loro dimore.

Di nuovo si vedono spuntare le cime dei monti, poi le torri, i colli, gli alberi e i tetti delle case; infine riemerge la terra, gonfia d’acqua e coperta di fango: il diluvio è cessato!

Deucalione e Pirra, dall’alto del Parnaso, osservavano quel mondo desolato; i loro occhi erano colmi di lacrime.

- Moglie mia, - disse Deucalione rompendo per primo il silenzio - noi siamo gli unici esseri viventi rimasti sulla Terra: tutto il resto l’ha portato via il mare –

- Ringrazio gli dèi per averti salvato, caro sposo - rispose Pirra - Cosa avrei fatto senza di te, in questo mondo deserto? È terribile vivere soli!-

- Oh, se potessi anch’io creare gli uomini dalla terra e dare loro la vita, come fece mio padre ... - sospirò Deucalione - Sorgerebbero nuove città, le campagne avrebbero ricche messi e gli altari incenso odoroso ... Ma come possiamo, noi due, ridare vita alla Terra?-

- Preghiamo gli dèi!- esclamò Pirra - Loro ci hanno salvato dalle acque e loro ci daranno aiuto anche in questa difficile prova ... -

In mezzo a un prato coperto di fango, sorgeva un tempio, prima bianco e lucente, ora grigio e disadorno. Era dedicato a Temi, la dea che predice il futuro. Lì vicino scorreva un fiume, da poco rientrato nei suoi argini ma ancora gonfio di pioggia. I due sposi si avvicinarono, attinsero acqua e si bagnarono il capo per purificarsi; poi entrarono nel tempio.

Sull’altare nasceva il muschio e la fiamma era spenta. Pirra, con le dita delicate, strappò le erbe dal marmo prezioso; Deucalione, raccogliendo l’acqua nel cavo della mano, lavò gradini del tempio e li asciugò con la veste consunta. Poi i due sposi si inginocchiarono e, baciando la terra, pregarono così:

- Grande Temi, ormai l’ira degli dèi si è placata e il diluvio è cessato. Non lasciare che il mondo rimanga un deserto, insegnaci come porre rimedio a una tale rovina!

La dea si commosse e dette questo responso:

- La vostra preghiera è stata accolta: voi popolerete di nuovo la Terra! Ora lasciate il mio tempio, velatevi il capo, sciogliete le vesti e mentre vi allontanate, gettate dietro le spalle le ossa dell’Antica Madre... -

Deucalione e Pirra rimasero a lungo muti per lo stupore.

- Che cosa dobbiamo fare, moglie mia? - chiese infine Deucalione, desolato - Che cosa significano queste parole? -

-  Non so, ma io non spargerò al vento le ossa della mia cara madre: sarebbe un sacrilegio… - rispose Pirra - Perdonami o dea, ma non posso obbedirti! -

Poi si inginocchiò, raccolse una zolla fangosa dalla quale spuntavano fili d’erba e disse, piangendo: - Non ci saranno più uomini al mondo: solo la terra continuerà a generare frutti, a dare la vita ... -

A quelle parole, il volto di Deucalione s’illumina e i suoi occhi brillano di viva luce.

Tende le braccia a Pirra e la stringe a sé.

- La terra ... dare la vita ... Oh, mia saggia sposa! - esclama. - Tu hai saputo comprendere il volere della dea! È la Terra L’Antica Madre: da lei sono nati i primi esseri viventi, da lei nasceranno i nuovi! -

- E le pietre, che stanno dentro la terra, sono le sue ossa: queste dobbiamo gettarci dietro le spalle! - fa eco Pirra - Forse stiamo sbagliando, forse i nostri sono folli pensieri... ma perché non tentare?-

Così i due sposi si allontanano dal tempio, l’uno accanto all’altra, e, mentre camminano, lanciano all’indietro dei sassi, come ha ordinato la dea Temi.

Ed ecco, le pietre perdono la loro durezza, si ammorbidiscono, si allungano e cominciano a prendere forma... Una forma non ancora distinta, simile a quella di una statua appena iniziata, ma umana! I sassi scagliati da Pirra diventano donne, quelli lanciati da Deucalione, uomini; e quelle creature nuove sono tutte belle, giovani e serene.

Di nuovo il Sole brilla nel cielo e scalda la Madre Terra col suo abbraccio luminoso: fiori, piante e messi dorate spuntano nei campi e sulle colline; poi fanno la loro comparsa gli animali, gli uccelli, le eleganti farfalle. La terra diventa uno splendido giardino ...

Dall’alto dell’Olimpo, Giove osserva quel mondo nuovo e sorride ai suoi figli.

 

 

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