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Gli Etiopi, il deserto della Libia e le acque del Nilo

24 Settembre 2018 , Scritto da Laura Nuti Con tag #laura nuti, #miti e leggende, #sezione primavera

 

 

 

 

Dall’amore di Io e Giove nacque Epafo.

Epafo divenne un giovane molto orgoglioso che non sopportava le umiliazioni.

Un giorno Fetonte, il suo compagno di giochi, figlio del Sole, si vantò di essere superiore a lui.

- Mio padre è la luce del mondo - diceva - mentre tu non hai padre e tuo nonno è un semplice mortale!-

Epafo, ferito nell’orgoglio, rispose: - Sei uno sciocco, Fetonte! Tu credi a tutto ciò che ti dice tua madre, ma lei ti inganna: non sei figlio del Sole! In realtà non hai padre, come me, e neppure un nonno di cui andare fiero, mentre il mio è dio di un fiume ...-

Fetonte, colpito nel vivo, si recò da sua madre, la bella Climene, e le raccontò ciò che gli aveva detto Epafo. Fetonte piangeva disperatamente: - Mamma, non permettere che io sia umiliato! Dimmi la verità: sono veramente figlio del Sole? E se lo sono, dammene la prova! -

Climene, addolorata dal pianto del figlio e ferita anche lei nell’orgoglio, rispose: -   Ti giuro che sei figlio del Sole e se mento, chiedo agli dèi che non mi facciano più vedere la sua bella luce! Ma se le mie parole non ti bastano, allora va’ da lui e chiedigli la verità: il luogo dove tuo padre abita e sorge è qui vicino, ti sarà facile raggiungerlo –

Fetonte, pieno di gioia, non se lo fece dire due volte e subito si mise in viaggio. Lasciò l’Etiopia, attraversò l’India e finalmente arrivò alla casa di suo padre.

La reggia del Sole si ergeva alta nel cielo, scintillante d’oro e di rame, sorretta da immense colonne. Il frontone era rivestito di candido avorio e la porta mandava luci argentate.

Fetonte, dopo aver percorso una strada in salita, finalmente giunse in questa reggia lucente e subito si recò al cospetto di suo padre: non gli andò troppo vicino, però, perché non riusciva a sostenerne la vista.

Il Sole sedeva su un trono di smeraldi ed era avvolto in un manto di porpora. Alla sua destra e alla sua sinistra stavano il Giorno, il Mese, l’Anno, il Secolo e le Ore, disposte a una distanza uguale l’una dall’altra; poi c’erano la Primavera, incoronata di fiori, l’Estate, coperta di spighe intrecciate a ghirlanda, l’Autunno, odoroso di uva spremuta, e infine il gelido Inverno, dai capelli candidi e irrigiditi.

Il Sole, con il suo sguardo che vede ogni cosa, si accorse del giovane che osservava sbalordito e gli disse:

- Come mai sei venuto fin qui Fetonte, mio caro figlio? Che cosa vuoi? –

- O Sole, luce di tutto il mondo, dammi la prova che sei davvero mio padre e che mia madre non mente! Toglimi questo peso dal cuore! - rispose Fetonte.

Il Sole si commosse per la tristezza del suo figliolo: si tolse dal capo i raggi che sfolgoravano e si avvicinò al giovane, poi lo abbracciò e gli disse:

- Tua madre ti ha detto la verità: sei mio figlio! E per toglierti ogni dubbio, giuro che ti concederò qualunque cosa mi chiederai -

Subito Fetonte chiese al padre il permesso di guidare per un giorno il suo cocchio

 trainato dai cavalli alati.

Il Sole si pentì di aver giurato e scosse tristemente il capo, esclamando:

- Sono stato pazzo a farti quella promessa, perché mi chiedi l'unica cosa che non vorrei darti! Quello che desideri è molto pericoloso. Chiedi cose troppo grandi, Fetonte, non adatte a un fanciullo come te ... Nemmeno un dio oserebbe guidare il carro del Sole: nessuno all’infuori di me è capace di farlo! La via, all’inizio, è molto ripida e i cavalli, anche se freschi e riposati, faticano a salire; quando si giunge a metà, siamo così in alto che anche a me a volte viene paura se da lassù guardo il mare e la terra; infine, l’ultimo tratto è una discesa a strapiombo e richiede mano ferma: perfino Teti, la dea del mare, che mi accoglie nelle sue onde, teme sempre che precipiti ... Inoltre il cielo gira vorticosamente, senza fermarsi mai, trascinando con sé le stelle. E ci sono tanti altri pericoli: dovrai passare fra le corna che il Toro rivolge contro di te, sfuggire all’arco del Sagittario, alle fauci del Leone feroce, evitare le chele terribili che lo Scorpione e il Granchio fanno roteare da una parte e dall’altra del cielo! Come farai a controllare i cavalli che soffiano fiamme fuori dalla bocca e dalle narici? A stento obbediscono a me, quando sono lanciati nella loro corsa ... Sono tanto in pena per te, figlio mio! Chiedi un’altra cosa, non ti rifiuterò nulla, ma non questo. Esprimi un desiderio più saggio, che non ti porti alla rovina! -

Il padre aveva cercato di convincerlo, ma il giovane continuava a insistere e smaniava dal desiderio di guidare.

Alla fine il Sole fu costretto a cedere: doveva rispettare il giuramento! Così, sospirando, lo condusse al cocchio. Era tutto d’oro: l’asse, le stanghe, il cerchio delle ruote; solo i raggi erano d’argento, e i bordi sfavillavano di topazi e pietre preziose.

Mentre Fetonte contemplava stupito questa meraviglia e ne studiava i particolari, da oriente l’Aurora, puntuale come sempre, spalancò le porte di rame e il cortile pieno di rose: le Stelle si dileguarono e anche Lucifero, per ultima, abbandonò il cielo.

Quando il Sole vide il mondo tingersi di rosso e la falce della luna dissolversi, ordinò alle Ore di aggiogare i cavalli. Subito le dee li condussero fuori dalle stalle e misero loro le briglie dorate. Scalpitavano e soffiavano fiamme.

Allora il padre spalmò il volto del figlio con un unguento sacro perché lo difendesse dal calore, gli pose in testa i raggi e gli disse sospirando, pieno di timori e di tristi presagi:

- Segui almeno questi consigli, figlio mio: non spronare cavalli, anzi, usa le briglie. È difficile trattenerli perché vogliono correre! Poi mantieniti a mezza strada, così il cielo e la terra riceveranno il giusto calore: se tu salissi troppo in alto, bruceresti le case degli dèi, se scendessi troppo in basso, la Terra andrebbe in fiamme. Buona fortuna, figlio caro! Spero che la sorte ti aiuti ... Ma perché non abbandoni la tua idea? Lascia andare me e rimani qui, al sicuro ...

Ormai Fetonte non lo ascoltava più: era balzato sul cocchio, stringeva fra le mani le briglie e, felice, salutava il padre, che lo guardava disperato.

Intanto i cavalli alati scalpitavano e percuotevano con gli zoccoli i cancelli d’argento; appena Teti li schiuse, si slanciarono fuori, agitarono le zampe nell’aria e squarciarono la nebbia, sollevandosi in alto ...

Piroente, Eoo, Etone e Flegetonte sono cavalli inquieti, ribelli, astuti. Si accorgono subito che il carro è più leggero, che la mano che li guida non è ferma e implacabile come sempre. Sta accadendo qualcosa di strano...

Allora i cavalli si scatenano, scalpitano, abbandonano la strada di sempre e si mettono a correre nel cielo, senza più ordine. Fetonte non sa come tenerli a freno, non sa più dove si trova. Si volge a guardare la Terra, infinitamente lontana ... Il terrore gli fa tremare le ginocchia:

- Perché non ho dato ascolto a mio padre? Perché sono stato tanto orgoglioso? Non m’ importa più di essere figlio del Sole: vorrei solo tornare a casa, abbracciare mia madre, scendere da questo carro maledetto! –

E intanto guarda avanti e indietro, cerca di capire dove può dirigersi, ma invano: non conosce il nome dei cavalli, non ha la forza di tirare le briglie ...

Un terribile mostro gli viene incontro: è lo Scorpione, con le pinze ricurve e la coda terribile. Sputa nero veleno e cerca di colpirlo con il pungiglione! Fetonte, atterrito, abbandona le redini: i cavalli, finalmente liberi, si lanciano all’impazzata nello spazio, senza più freni. Volano in alto, cozzano contro le stelle e poi si precipitano giù, verso la terra ...

I boschi bruciano, il grano ingiallisce, le città sono ridotte in cenere, la neve si scioglie sui monti, le sorgenti si prosciugano, il mare si ritira e lascia il posto a distese di sabbia. Il popolo degli Etiopi, per il gran calore, diviene nero; il territorio della Libia, per l’evaporazione, si trasforma in un deserto; il Nilo, spaventato, nasconde sotto terra le sue acque. La terra, arida, si apre e la luce accecante penetra nel regno dei morti, che tremano per il terrore.

Fetonte vede la Terra in fiamme, avvolta in una nuvola di fumo. Il calore è terribile, il cocchio incandescente, ceneri e lapilli sono ovunque; i cavalli trascinano il giovane in una corsa senza fine. Non c’è più scampo!

Allora la madre Terra, con la voce roca per il fumo e il calore, mentre cercava di proteggere le poche acque rimaste, si rivolse a Giove chiedendo aiuto:

- È la fine, re degli dèi! Non ho scampo se non intervieni! Che male ti ho fatto per meritarmi questo? Ormai il cielo è incandescente e anche la tua reggia sta per  crollare … Salva dalle fiamme ciò che resta, non aspettare ancora!

Giove chiamò a testimoni tutti gli dèi, compreso il Sole, che piangeva in silenzio, tristemente.

- Bisogna fermare il cocchio o tutto l'Universo sarà distrutto - disse.

Il suo tono era addolorato ma inflessibile: il suo caro nipote doveva morire. Salì sulla rocca più alta dell'Olimpo, afferrò un fulmine, lo librò e lo scagliò contro Fetonte!

Una rossa fiamma avvolse i capelli dello sventurato, che rovinò giù dal cocchio e precipitò verso la Terra, come una luminosa cometa.

Il corpo del giovane cadde nel Po e il fiume, con le sue acque, dolcemente gli tolse dal viso la nera fuliggine. Poi i pastori lo seppellirono e sulla sua tomba scrissero:

«Qui giace Fetonte, che volle guidare il cocchio di suo padre. Non seppe farlo e trovò la morte, ma la sua fu un’impresa grandiosa!»

Il Sole, affranto, nascose il volto distrutto dal dolore e per un giorno il mondo rimase senza sole ...

 

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