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Lo stregone

7 Agosto 2018 , Scritto da Lorenzo Barbieri Con tag #lorenzo barbieri, #racconto

 

 

 

 

Il Re era stato chiaro quando aveva ordinato ai suoi migliori cavalieri di andare nelle terre del mago Oblivius, dovevano cercarlo e, se possibile, ucciderlo. Sapeva bene che era un’impresa ai limiti delle possibilità, il mago era troppo potente e le spade non servivano a molto se non riuscivano ad avvicinarsi a lui. Sei cavalieri erano partiti, pronti a morire pur di portare a termine la missione.

Giunti senza troppi problemi nel regno del mago non trovarono molto. Una campagna brulla e desolata, senza dimore o castelli, solo una terra arsa, come se ci fosse passato sopra un vento di fuoco. Dopo aver percorso molta strada all’interno di quell’inferno, che ancora puzzava di fumo, videro un'enorme costruzione che si stagliava nel deserto. Erano i ruderi di un antico tempio. 

Quando arrivarono nelle vicinanze, tutti convennero che si trattava di una basilica cristiana distrutta. Quello che rimaneva era uno scheletro di pietra, alto e imponente, che dimostrava, con la sua grandezza, un antico splendore. Girarono tutto intorno per cercare il mago, si erano convinti che quei ruderi fossero la sua dimora. Avvertirono intorno a loro un’aria strana, si sentiva un odore molto intenso e forte, che sembrava avvolgere tutta al costruzione. Era un odore indefinito, un insieme fra il tanfo di una cloaca e un campo di fiori di lavanda. I cavalieri sguainarono le spade e si sparsero nell’area, dietro ogni colonna poteva esserci un pericolo. Il mago sapeva usare la magia e non aveva bisogno di avvicinarsi, loro dovevano per forza usare le spade. Dopo più di un’ora di questa ricerca alla fine si arresero e si sdraiarono per terra.

"Credo che non ci sia, abbiamo esplorato tutto il sito e non c’è niente, se avesse voluto ucciderci lo avrebbe fatto senza nemmeno che noi ce ne accorgessimo."

 

"Non credere, quello è un gran furbone, si sarà nascosto da qualche parte, doveva uscire allo scoperto se voleva ammazzare qualcuno, forse ne avrebbe uccisi due o tre di noi, poi penso che alla fine lo avremmo beccato."

Mentre parlavano sdraiati per terra, uno di loro alzò gli occhi  e si accorse di un fenomeno strano, le rovine in alto avevano una forma strana. Di quello che era stato una volta il tetto adesso restavano poche travi, mattoni e larghi squarci. Nel guardare quei vuoti, il soldato individuò due grandi occhi e, al centro, uno spazio molto più grande, come un’enorme bocca aperta per divorare chiunque si trovasse all’interno della costruzione. La vista di quella terrificante maschera gli procurò un brivido lungo la schiena. Quella visione era qualcosa di spaventoso e macabro.

Si alzò piano e, con la mano, invitò i suoi amici a fare altrettanto, ma con la massima cautela. I suoi commilitoni non capivano il senso di quella prudenza, ma, conoscendo le doti intellettive del loro compagno, fecero quanto diceva. Per prima cosa lo videro allontanarsi dal centro dei ruderi e mettersi all’aperto, poi, con colpi decisi della spada, cominciò a battere contro le colonne esterne della costruzione. A questo punto i compagni, incuriositi dalle sue manovre, chiesero spiegazioni.

"Insomma, Laerzius, si può sapere cosa ti è preso? Non vorrai abbattere le colonne con la spada."

 

"Ragazzi, per favore, abbiate fiducia in me, abbiamo corso un tremendo pericolo e, se non mi credete, basta che entrate un attimo dentro le mura e guardate in alto. Fissate bene lo spazio dove si vede il cielo e quello che resta della cupola. In quanto alle colonne, avete ragione, dobbiamo trovare un altro sistema per abbattere quanto è rimasto in piedi."

I compagni si riunirono e entrarono dentro dalla parte più corta, così potevano avere una visuale completa della navata in alto. Dopo essere rimasti un po’ di tempo a osservare, alla fine capirono il motivo e si precipitarono fuori in preda a una vera paura. Quello che avevano visto era davvero spaventoso. Insieme cercarono nei dintorni qualcosa di adatto a demolire le rovine.

Trovarono poco distante un tronco abbandonato bruciato, in parte, dal fuoco, ma ancora solido e robusto, dopo averlo sagomato con le spade, lo presero tre per lato e, come un ariete, presero a martellare le colonne portanti di quelle rovine, al primo colpo poderoso, assestato alla colonna più vicina, si udì chiaramente un cupo lamento. Era il segno che avevano indovinato la strategia per sconfiggere il mago. 

Continuarono senza sosta a martellare tutte le colonne e i muri esistenti, ma sempre dall’esterno verso l’interno. Ad ogni colpo i lamenti aumentavano d’intensità. Lo stregone, per mimetizzarsi era ricorso a quello stratagemma. Aveva  assunto quella forma, ma così non poteva reagire, per farlo doveva trasformarsi di nuovo in umano, ma, a quel punto, i cavalieri lo avrebbero  facilmente  ucciso, cosa che fecero lo stesso, quando delle maestose rovine non restò più nulla.

Quando cadde l’ultima pietra e l’interno delle rovine era, ormai, coperto solo da pietre sbriciolate, il mago si materializzò in un corpo umano, vecchio e rugoso. Era rimasto seppellito dalle stesse pietre in cui si era trasformato. Era moribondo, ma cercò lo stesso di alzare le mani per fare qualche incantesimo. Per non correre rischi, sei spade s’immersero in quella figura. A contatto dell’acciaio lo stregone si dissolse in una nuvola di polvere.

I guerrieri, dopo essersi congratulati a vicenda per la riuscita della loro missione, si accinsero a partire. Si erano allontanati di pochi metri dalle rovine quando nell’aria si udì, sinistra, una voce imperiosa e lugubre.

"Avete vinto una battaglia, poveri illusi, avete ucciso quel corpo ormai vecchio, ma il mio spirito non è morto, tornerò, potete essere sicuri, tornerò per portarvi tutti nelle viscere della terra." 

Dopo che i sei erano rimasti fermi ad ascoltare, atterriti e tremanti,si udì una grossa risata.

"Ah, ah ah ah ah, tornerò, tornerò!"

Mentre i guerrieri si allontanavano di corsa da quelle rovine, la voce dello stregone si faceva sempre più debole, più flebile, fino a svanire nel silenzio.  

 

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