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Arte al bar: VAN GOGH La camera di Vincent ad Arles

14 Agosto 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #pittura

La camera di Vincent ad Arles di Van Gogh e l'omaggio di Walter FestLa camera di Vincent ad Arles di Van Gogh e l'omaggio di Walter Fest

La camera di Vincent ad Arles di Van Gogh e l'omaggio di Walter Fest


 


 

Non potevamo non parlarvi, amici della signoradeifiltri, di un artista importantissimo, un artista che, solo nominandolo, ti fa immaginare la bellezza dei colori e della natura. Chi di voi, vedendo un campo di girasoli, non penserebbe al grande pittore olandese?
Affezionatissimi lettori, oggi per voi Vincent van Gogh, e l'opera che andremo a descrivere sarà
 La camera di Vincent ad Arles.

Sono in compagnia di Monica la parrucchiera, oggi non lavora e - grazie ad un triplo caffè accompagnato da un bel cornettone alla fragola, vaniglia, pistacchio con panna - l'ho obbligata a sedersi con me di fronte a questo capolavoro. La nostra amica preferisce la tv, il cinema, la dance, ha un caratterino tutto sale e pepe, un vocione che fa a gara con Giovanna. Fortunatamente non ha molto tempo, altrimenti sarebbe la sua ideale compagna di gioco al biliardo. Lo ammetto, l'ho costretta a questo supplizio artistico perché sono sicuro che dopo cambierà opinione sull'arte. 

Descriveremo La camera di Vincent ad Arles di van Gogh immaginando di poterla vedere con la fantasia come se ne fossimo all'interno, per magia possiamo provare a toccarla  con le mani. I colori sono perfettamente intonati, l'atmosfera che si respira nella stanza è calda e rassicurante, il letto giallo appare, per la prospettiva, come su un piano inclinato. Stacca il rosso del lenzuolo, materia intensa fra le coperte e i cuscini gialli, il letto è attaccato di fianco al muro, le pareti della stanza sono celesti, così come le porte e il soffitto. Quadri pendenti, asciugamani verdi, tutto è ordinatamente disposto. Dalla finestra, dai montanti verde scuro, filtra la luce gialla sfumata di verde chiaro, la pennellata è netta e decisa, irradia di luce il tavolino di legno giallo e le sue cose.

Van Gogh ha usato il blu, il giallo che, miscelati insieme, diventano verde, poi il rosso che, insieme al giallo, diventa arancio, il bianco che, impastato lieve con il blu, diventa celeste, forse per sbaglio ha fatto un po' più scura una cornice del quadro vicina alla finestra, ma sì, per sbaglio, perché no? Invece il pavimento è di un marrone molto chiaro, tecnica arguta per aumentare la profondità proprio lì dove c'è l'altra sedia gialla di paglia.
 

- Dai, Monica sediamoci.


- Walter, poi che facciamo?


- Io avrei un idea per il letto.


- Mi dispiace, non si può.


- Ma con la fantasia si può tutto.
 

- Vuoi che ti faccio uno shampo con l'acqua gelata?
 

- Dai, che scherzavo, caso mai ci facciamo un pisolino, sai che questa stanza ti dà una sensazione di tranquillità, di pace interiore fatta di cose semplici, l'utilizzo di questi colori è riposante.
 

- Ma sai che hai ragione? Io adesso non mi alzo più da questa sedia!
 

- Monica, la sua stanza è dipinta con un senso di pace, forse è quella che cercava van Gogh, la rappresentazione di un desiderio inconscio, il pittore era un genio ma con una personalità sensibilissima, probabilmente, se fosse stato caratterialmente diverso, non avrebbe mai realizzato i suoi capolavori. Questa è un'opera dipinta nel 1888, nel formato 70x90 circa, di quest'opera realizzò tre versioni. La camera si trovava nella casa di Arles, dove Vincent van Gogh soggiornò, condividendola per un un breve periodo con Gauguin.
 

-  Mi piace quest'aria luminosa e serena, la nostra vita dovrebbe essere sempre cosi, tranquilla e colorata.
 

- Sì, amica mia, questa sensazione di quiete tutti noi sappiamo che esiste ed è quello che desideriamo di più, eppure i libri di storia sono pieni di guerre, morti ammazzati, gente affamata e impaurita; in tv e sui giornali troppe tristi notizie quotidiane, ma sarebbe bello vivere in santa pace, alzarsi la mattina da un letto arancione come questo, andare a lavorare, studiare, gioire, qualche volta anche piangere per poi sognare. Van Gogh, come tutti noi, era in cerca di questi momenti di pace, si potrebbe dire. Vabbè, ma se stiamo sempre in pace poi ci annoieremo, penseremo che la vita senza drammi sia finta, noi che ci sentiamo come gladiatori nell'arena, vivere o morire. Monica che ne pensi?
 

- Walter, la quotidianità è quasi follia. Io voglio vivere serena, voglio mangiare un gelato in santa pace, voglio correre, ridere, ballare. Posso incazzarmi se buco una ruota e faccio tardi al lavoro, qualcuno svelto mi frega il parcheggio, quando piove la città si allaga, gli automobilisti senza pietà ti fanno il bagno, ho perso un mazzo di chiavi, il moroso mi ha mollato, nel sampietrino un tacco 15 ho infilato, ma così è la vita, questo posso sopportarlo, invece, della guerra, della violenza, non ne posso più, mettete dei fiori nei vostri cannoni e non ne parliamo più. 
 

- Eh, già, peccato che il nostro tempo sia scaduto, Monica, non vorrei uscire dall'opera ma dobbiamo andare e chiudere questo articolo della signoradeifiltri. Allora, ti è piaciuta questa chiacchierata artistica?
 

- Sì, non è male l'arte, mi piace, direi che è molto riposante, forse ci rivediamo il prossimo giorno libero.
 

- E, durante la settimana, non ti interesserebbe un altro incontro con un'altra artista?
 

- Devo lavorare ma avvertimi prima, però ho un idea, vieni tu da me nel mio negozio, chi sarà l'artista?
 

- Marina... Marina Abramovic.
 

- La moglie del calciatore?
 

- No.
 

- Ah, peccato, va bene, fa lo stesso, tanto saremo tutte donne, se vuoi porta con te pure Dalia.
 

Signore e signori lettori del blog che valica le barriere della fantasia, salutiamo Monica la parrucchiera, Van Gogh e la sua stanza da letto, e vi diamo appuntamento per la prossima occasione, probabilmente in trasferta, per parlare dell'artista Marina Abramovic.

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