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Mito e fiaba

6 Agosto 2018 , Scritto da Laura Nuti Con tag #laura nuti, #miti e leggende, #sezione primavera

 

 

 

 

 

Non sempre, comunque, è necessario o possibile distinguere il mito dalle altre storie tradizionali, in particolare dalla fiaba: spes­so libri di fiabe contengono storie che altrove sono indicate come miti e antichi miti vengono raccontati come fiabe.

Si possono invece individuare più facilmente gli elementi che il mito ha in comune con la fiaba e quelli per i quali se ne distin­gue. Ecco alcuni elementi di distinzione:

a) Le fiabe raccontano soprattutto la vita, i problemi, le aspi­razioni della gente comune, dei popolo i miti parlano di dèi, di eroi o comunque di figure lontane dalla gente comune per nascita e ambiente.

b)Le fiabe affrontano problemi riguardanti in modo particolare l'ambito familiare: matrigne o sorelle gelose, donne senza figli, genitori poveri che abbandonano i loro bambini.

Il mito tratta «grandi problemi», come la necessità di morire; questioni sociali, come la motivazione dell'istituzione monarchica; problemi morali, come l'obbligo di rispettare gli dèi.

Nella fiaba, gli elementi soprannaturali sono giganti, mostri, streghe, che possiedono oggetti magici (bacchette, polveri, stivali fatati e compiono sortilegi) nel mito compaiono gli oracoli,le divinità immortali, il Destino.

Le fiabe sono ambientate in tempi e luoghi indeterminati e i protagonisti sono indicati con nomi comuni (ad esempio: Caterina la sapiente; La volpe Giovannuzza, Giovan Balento) o con locuzioni nominali che spiegano le loro caratteristiche (ad esempio: Il principe azzurro; La bella addormentata nel bosco;Il gatto con gli stivali); il mito, a volte si svolge in un passato non definito, a volte, almeno per quanto riguarda i miti greci, ha una sua collocazione nel tempo (ad esempio fatti accaduti prima, dopo o durante la guerra di Troia). I luoghi e i personaggi, invece, sono sempre identificati con precisione.

I miti, quindi, hanno una natura pii complessa delle fiabe e in essi sono presenti riflessioni sul mondo, sulla vita, sulla storia dell'uomo e della divinità. Questi racconti tradizionali hanno però anche alcuni elementi comuni:

a) La prova o la missione difficile e pericolosa che l'eroe deve compiere per sopravvivere, per conquistare un regno, per eliminare un malvagio (ad esempio: Perseo deve uccidere il drago; Ercole è costretto a lottare contro Acheloo e Nesso).

b) Il motivo dell'«unico superstite» per cui solo l'eroe protagonista riesce a salvarsi e a superare le prove ad esempio: Ulisse è l'unico a salvarsi nel viaggio di ritorno da Troia; Ippomene è l'unico dei pretendenti alla mano di Atalanta che non viene ucciso).

c) Il ricorrere del numero tre o dei suoi multipli (ad esempio: Venere dà ad Ippomene tre mele d'oro; le Muse sono nove sorelle; Ercole compie dodici fatiche).

d) Il premio finale, per cui l'eroe riceve in premio un regno e si sposa la figlia del re (ad esempio: Perseo sposa Andromeda; Erco­le, Deianira; Ippomene, Atalanta).

e) La presenza di una moglie bisbetica che tiranneggia il mari­to (ad esempio i litigi fra Giove e Giunone).

f) La trasformazione e il mascheramento (ad esempio: Giove si trasforma in pioggia d’oro; Mercurio si traveste da pastore).

La presenza di questi elementi comuni è dovuta al fatto che mito e fiaba vengono soprattutto agli inizi raccontati a voce, quindi sono figli entrambi della stessa tradizione orale.

Chi narra una storia deve avere la capacità di tenere alta l'at­tenzione del suo pubblico, perciò i cantastorie fanno ricorso ad espedienti che permettono a chi ascolta di seguire agevolmente il racconto, di stupirsi, di immedesimarsi nel protagonista.

Anche nel narrare i miti, che riflettono problemi più com­plessi e profondi di quelli delle fiabe e degli altri racconti tradizio­nali, vengono usati gli stessi espedienti narrativi e probabilmente la sopravvivenza di certi miti rispetto ad altri dipende anche dall’efficacia con la quale questi meccanismi sono usati nella crea­zione della storia.

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